| Onorevoli Colleghi! -- La proposta di legge che
riproduce il testo unificato elaborato nella XI legislatura in
sede legislativa dalla II Commissione (Giustizia) della Camera
dei deputati è il risultato di un articolato dibattito e nasce
dalla consapevolezza che il problema della responsabilità
disciplinare dei magistrati non può essere risolto con una
mera elencazione di comportamenti chiaramente e visibilmente
devianti, cui siano collegate precise sanzioni.
Esso va iscritto in più ampio disegno riformatore rivolto
ad assicurare al cittadino che egli si troverà di fronte ad un
giudice o ad un pubblico ministero indipendenti e qualificati
sotto il profilo della diligenza, della preparazione, della
moralità e dell'equilibrio.
Un più compiuto disegno riformatore, che tenda a migliorare
la qualità dei magistrati, dovrà essere affrontato con
separata iniziativa legislativa. Attualmente il concorso
nozionistico, con cui essi sono avviati alla professione
giudiziaria, rappresenta se non l'unica certamente la più
importante garanzia richiesta a presidio della qualità dei
magistrati e dopo le leggi sulla progressione automatica, per
tutto il periodo della permanenza in carriera.
Non è solo con le sanzioni disciplinari, per quanto
perfetto possa essere il nuovo sistema legislativo, che si
migliora il servizio giustizia. Di ciò occorre avere piena
consapevolezza al fine di proseguire con coerenza la riforma
dell'ordinamento giudiziario, promessa dalla VII disposizione
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transitoria della Costituzione e pressoché inattuata.
In altri Paesi a tradizione costituzionale analoga alla
nostra ci si è resi conto più tempestivamente anche a livello
legislativo ed istituzionale che alla crescita del potere
della magistratura, a cominciare dal suo peso politico, deve
corrispondere una crescita di responsabilizzazione, secondo
una regola irrinunciabile per uno Stato che aspiri a rimanere
nell'alveo della democrazia. La via disciplinare è stata
perseguita come via d'intreccio con altre, ritenendosi
doveroso introdurre innovazioni in più direzioni: dal
miglioramento della selezione dei giudici alla assicurazione
di un loro continuo aggiornamento professionale, dalle misure
volte ad assicurare la massima trasparenza e pubblicità non
solo alle vicende processuali ma anche alle decisioni che
riguardano il personale della magistratura, all'espulsione dei
magistrati dagli incarichi extragiudiziari che comportino
gratificazioni elargite da gruppi esterni alla magistratura e
che perciò minano l'indipendenza del giudice e la sua immagine
di imparzialità.
La proposta di legge in esame si propone di andare oltre i
confini della responsabilità disciplinare, per accogliere
esigenze miranti a stimolare nella funzione giudiziaria non
solo diligenza, laboriosità, riservatezza e correttezza, ma
altresì quella imparzialità ed indipendenza che è al centro
del disegno costituzionale.
Nel merito, il testo della proposta di legge è diviso in
tre capi. Essi trattano dei punti essenziali della materia;
modificando in parte la legislazione precedente e
razionalizzando per altra parte il tessuto normativo
attualmente vigente, sparso in varie leggi e privo di un filo
conduttore unico.
Il capo I comprende le disposizioni generali concernenti i
doveri del magistrato, la fattispecie di illecito, le sanzioni
irrogabili, la composizione dell'organo di giudizio
disciplinare, la individuazione dell'organo di accusa, le
cadenze temporali del procedimento.
Il capo II raggruppa le norme procedimentali,
dall'esercizio dell'azione alla chiusura dell'istruttoria,
dalla discussione alle impugnative, dal rapporto con altri
giudizi ai provvedimenti cautelari.
Il capo III riguarda, infine, la materia delle
incompatibilità del magistrato.
Ci si augura una rapida approvazione della proposta di
legge nella consapevolezza della necessità di varare in tempi
celeri una normativa che non si limiti a prevedere e
sanzionare comportamenti devianti, ma li colleghi ad una più
attenta definizione del regime delle incompatibilità,
garantendo in questo modo al cittadino strumenti più efficaci
e moderni per controllare e migliorare la qualità dei suoi
giudici, da affiancare a quelli che, si auspica in un futuro
ben prossimo, verranno introdotti per misurare la
professionalità iniziale e stimolarla lungo il corso della
carriera.
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