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Testi integrali degli Atti Parlamentari della XII Legislatura

Documento


30099
DDL2482-0002
Progetto di legge Camera n. 2482 - testo presentato - (DDL12-2482)
(suddiviso in 15 Unità Documento)
Unità Documento n.2 (che inizia a pag.1 dello stampato)
...C2482. TESTIPDL
...C2482.
RELAZIONE
ZZDDL ZZDDLC ZZNONAV ZZDDLC2482 ZZ12 ZZRL ZZPR
    Onorevoli Colleghi! -- La proposta di riformare e
  coordinare i sistemi degli orari delle città per migliorare la
  qualità della vita è stata concretamente posta nell'agenda
  politica dalla battaglia delle donne del PCI-PDS che con la
  loro proposta di legge "Le donne cambiano i tempi" (del 1988)
  avevano indicato la possibilità di costruire su iniziativa del
  sindaco il "piano regolatore dei tempi".  Questa proposta di
  legge trovò una pratica applicazione e sperimentazione a
  Modena, su iniziativa del sindaco Alfonsina Rinaldi.
    Quando il Parlamento discusse ed approvò la legge n. 142
  del 1990 sugli statuti comunali, il suggerimento di attribuire
  al sindaco la facoltà di riorganizzare gli orari delle città
  trovò accoglienza nell'articolo 36 della medesima legge.  Lo
  strumento legislativo, insieme con la battaglia e la
  mobilitazione delle donne, ha conquistato nuovi alleati,
  soprattutto sindaci, amministratori, sindacalisti, docenti
  universitari.  Si sono così avviate nel nostro Paese
  sperimentazioni che riguardano ottanta comuni e sono state
  elaborate nove leggi regionali.
 
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    Tali esperienze sono partite dalle seguenti premesse.  Le
  nostre città soffrono di una organizzazione dei tempi sociali
  che provoca momenti di congestione e di affollamento con
  conseguente inquinamento e spreco di tempo (esempio: tutti
  sulla strada alla stessa ora per andare in ufficio) alternati
  a momenti di vuoto e deserto nell'uso delle strade o dei
  servizi; un'organizzazione dei tempi sociali che vede la
  coincidenza tra orari di lavoro ed orari dei servizi e dei
  negozi, per cui, per utilizzare i medesimi, è necessario o
  assentarsi dal lavoro oppure non partecipare alle attività
  lavorative extradomestiche.
    Inoltre, gli orari standardizzati dei servizi risultano
  inefficaci rispetto alle domande dei cittadini/e ed
  impediscono di valorizzare ed utilizzare nelle loro
  potenzialità le risorse ambientali, culturali, paesaggistiche
  delle nostre città.  Queste ultime sono cresciute attorno ad un
  modello temporale oggi in crisi ed in via di destrutturazione
  - il modello industrialista, taylorista e fordista - che ha
  proposto una organizzazione gerarchica dei tempi sociali
  attorno al primato del tempo di lavoro; che ha imposto alle
  città la scansione rigida ed uniforme dei tempi di lavoro; che
  ha plasmato di sé la cultura urbanistica.  In passato, ma anche
  oggi, la cultura urbanistica prevalente individua il principio
  ordinatore del funzionamento urbano nella divisione del
  territorio per zone omogenee ciascuna destinata ad una
  specifica attività. "Si tratta di una idea di ordine urbano
  profondamente impregnata dallo schema di divisione del lavoro
  del tipo uomo-capofamiglia-produttore di reddito,
  donna-dipendente-responsabile del lavoro di riproduzione.
  Secondo il criterio delle zone omogenee ci sono zone dove si
  abita, vicino alle quali si collocano i servizi connessi
  all'abitare (il commercio dei generi di prima necessità, i
  servizi per l'educazione e l'assistenza, i servizi sociali,
  eccetera) e zone dove si produce o si svolgono attività
  direzionali e terziarie, vicino alle quali si collocano i
  relativi servizi.  Il lavoro delle donne è reso frenetico da
  questo schema.  La doppia presenza delle donne
  (lavoro-famiglia) vuol dire anche doppia distanza: sommare lo
  spostamento maschile per il lavoro allo spostamento femminile
  per la riproduzione.  Con una organizzazione dei tempi e delle
  relazioni tra le funzioni (orari di apertura, turni, eccetera)
  che è rimasta vischiosamente attaccata a quel modello
  superato.  Tanto più che le ragioni delle donne (del lavoro di
  riproduzione e di cura) non hanno alcun peso nelle decisioni
  in materia di infrastrutture e servizi di trasporto.  L'analisi
  costi-benefìci dà valore solo al tempo monetizzabile: la città
  non è attrezzata per il tempo non monetizzabile delle donne"
  (la citazione è tratta da un articolo di Maria Rosa Vittadini,
  urbanista, docente di architettura all'università di
  Venezia).
    Oggi i modelli lavorativi sono in via di cambiamento.  La
  scansione rigida ed uniforme degli orari (otto ore per cinque
  giorni alla settimana) è gradualmente sostituita da un modello
  di orario flessibile ed intermittente che occupa i sabati e le
  domeniche, le notti, e si snoda su fascie orarie giornaliere
  molto diversificate tra loro.  Questi mutamenti degli orari di
  lavoro richiedono una armonizzazione con l'organizzazione
  sociale e le scansioni temporali delle città, oltreché la
  difesa dei diritti dei lavoratori interessati.  Infatti, quegli
  orari di lavoro diventano meno disagevoli se possono usufruire
  di orari di apertura dei servizi, dei negozi, dei trasporti.  I
  sistemi degli orari delle città devono articolarsi su nastri
  orari differenziati per favorire un incontro tra il lavoro e
  gli altri tempi di vita e per arricchire e personalizzare le
  modalità di uso delle città nel loro insieme.
    Quali sono state le linee guida dei progetti di
  riorganizzazione degli orari delle città?
    A) Favorire un rapporto più diretto e personalizzato tra
  cittadini, servizi e pubblica amministrazione, promuovendo una
  cultura che riconosca i diritti degli utenti;
    B) allargare i diritti di cittadinanza ed estendere in modo
  equo per tutti un'ampia possibilità di utilizzo delle
  opportunità sociali, culturali e formative presenti nella
  città;
 
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    C) ampliare le possibilità di uso della città attraverso la
  desincronizzazione regolata degli orari dei servizi, delle
  attività commerciali eccetera;
    D) favorire un uso del territorio, degli spazi urbani, dei
  trasporti, dei servizi, delle opportunità culturali e
  formative che migliorino la qualità della vita nelle città.
    E) rendere la città più disponibile nei confronti dei
  bambini, degli anziani, dei portatori di  handicap;  più
  accogliente nei confronti di chi è straniero.
    Esse, concretamente, si sono tradotte in progetti che hanno
  modificato gli orari di apertura dei servizi alle persone,
  delle scuole medie superiori, dei negozi; hanno sveltito i
  tempi per le certificazioni e per le pratiche burocratiche
  attraverso l'applicazione alle pubbliche amministrazioni dei
  processi di informatizzazione; hanno avviato interventi sul
  traffico; hanno ampliato le opportunità culturali e
  formative.
    La proposta di legge che qui presentiamo nasce da una
  valutazione delle sperimentazioni realizzate in ottanta città
  italiane (tra le altre: Roma, Milano, Novara, Varese, Genova,
  La Spezia, Savona, Livorno, Siena, Perugia, Ancona, L'Aquila,
  Catania).
    Nel corso di una audizione parlamentare promossa dal gruppo
  progressista, gli amministratori e le amministratrici
  coinvolte, gli esperti, le associazioni del volontariato, i
  dirigenti sindacali che vi hanno preso parte, hanno posto la
  necessità di una legge quadro sugli orari e sui tempi delle
  città, che si ponga come sostegno ed incentivo alle
  sperimentazioni.
    La nostra proposta di legge interviene sui punti critici
  che le esperienze avviate hanno messo in rilievo per dare ad
  essi una soluzione positiva.
    La presente proposta di legge:
      1) definisce gli indirizzi cui deve essere finalizzata
  una politica di riorganizzazione degli orari; sollecita tutti
  gli atti legislativi ed amministrativi regionali e comunali
  perché si armonizzino con le politiche di riorganizzazione dei
  tempi.  La proposta di legge suggerisce che la politica di
  riforma e riorganizzazione dei tempi delle città sia intesa e
  praticata come un parametro della qualità urbana, come un
  punto di vista da cui partire per progettare una qualità
  urbana rispettosa dei cittadini e delle cittadine in tutte le
  fasi del ciclo di vita, capace di valorizzare le vocazioni
  ambientali, paesaggistiche e culturali delle città
  medesime;
      2) rende cogente per il sindaco la responsabilità di
  promuovere e coordinare il piano territoriale degli orari.
  Esso deve essere realizzato attraverso una procedura negoziale
  che coinvolga tutte le forze sociali ed i decisori che hanno
  potere e competenze in merito agli orari delle città.  La
  nostra proposta di legge attribuisce, inoltre, al sindaco
  poteri di intervento sugli altri decisori in merito agli orari
  delle città qualora essi intendano sottrarsi al rispetto delle
  linee del piano territoriale elaborate con procedura
  democratica e negoziale.  Il sindaco agisce utilizzando non un
  potere impositivo ma una capacità ed un potere propositivi,
  creando ambiti di collaborazione verso soggetti o enti esterni
  alla amministrazione comunale;
      3) definisce norme che sollecitano e valorizzano la
  partecipazione popolare;
      4) definisce le linee di indirizzo in merito agli orari
  di apertura al pubblico dei pubblici servizi, delle attività
  commerciali, dei calendari scolastici, eccetera.
    Di particolare rilievo sono gli articoli 2, 11 e 12.
    L'articolo 2 prevede che l'organizzazione degli spazi e dei
  tempi delle città sia a misura delle esigenze dei bambini e
  delle bambine che sono chiamati a collaborare con il
  contributo delle loro idee attraverso forme di coinvolgimento
  che i singoli comuni decideranno, di volta in volta, in
  accordo con i genitori, le scuole, le associazioni dei bambini
  e dei ragazzi.
    L'articolo 11 prevede l'istituzione delle "banche dei
  tempi".  Le persone, i gruppi sociali che vogliono offrire una
  parte del proprio tempo per impieghi sociali, per forme di
  solidarietà, per aiutare l'ente locale
 
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  ad utilizzare determinati servizi in modo più ampio, per
  autorganizzare microasili o servizi di vicinato, possono
  dichiarare questa loro disponibilità alle associazioni di
  volontariato che otterranno dai comuni le attrezzature e le
  risorse necessarie per sostenere queste reti di mutualità e di
  reciproco aiuto.  Lo scambio di tempo tra individui e gruppi
  sociali consente di risparmiare denaro e di costruire una
  società più solidale ed efficiente.
    L'articolo 12 prevede l'istituzione di un Fondo per la
  liberazione dei tempi delle città che attinge le sue risorse
  dall'aumento da una quota dell'imposta di fabbricazione sulle
  benzine e sul gasolio per autotrazione nella misura di lire 50
  al litro.
 
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