| Onorevoli Colleghi! -- L'11 giugno prossimo gli elettori
sono chiamati a pronunciarsi su diversi referendum uno
dei quali riguarda il sistema di elezione del sindaco e dei
consigli comunali. Il referendum intende estendere a
tutti i comuni il sistema elettorale maggioritario attualmente
vigente per i comuni con popolazione inferiore ai 15 mila
abitanti.
La presente proposta di legge ha lo scopo di realizzare la
stessa finalità dell'iniziativa referendaria. Qualora si
registri un adeguato consenso, il Parlamento può anticipare e
rendere superfluo il referendum stesso.
E' opportuno precisare lo scopo dell'iniziativa
referendaria. Innanzitutto è utile ricordare, chiarire le
caratteristiche dei due sistemi elettorali attualmente in
vigore:
al di sotto dei 15 mila abitanti: sistema maggioritario;
l'elettore con un solo voto sceglie il sindaco e la relativa
lista; chi ottiene più voti vince e governa con la maggioranza
dei due terzi del consiglio. L'elezione avviene in un solo
turno;
al di sopra dei 15 mila abitanti: sistema proporzionale
con premio di maggioranza; il sindaco è collegato ad una o più
liste, l'elettore può esprimere due voti, uno per il sindaco e
uno per la lista anche in modo disgiunto, cioè anche se non
sono collegati tra loro; se nessun candidato a sindaco ottiene
la maggioranza assoluta dei voti si svolge il ballottaggio tra
i primi
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due arrivati con la possibilità di ulteriori collegamenti con
altre liste tra il primo e il secondo turno; chi vince ha il
60 per cento dei seggi del consiglio (distribuiti pro
quota tra le liste collegate).
Come si vede il referendum non si può ridurre affatto
al problema del numero dei turni (meno che mai, dall'esito del
referendum, qualunque esso sia, si potrebbero trarre
valutazioni da trasferire al sistema di elezione delle Camere
che è basato sui collegi uninominali ed è pertanto
assolutamente non comparabile con i sistemi di elezione per i
comuni). Il referendum pone infatti una questione
prioritaria: passare dalla coalizione di più liste alla lista
di coalizione, riducendo la frammentazione e proliferazione di
liste e partiti.
Gli obiettivi del referendum si possono così
riassumere:
1) rendere il sistema elettorale per tutti i comuni più
semplice e chiaro, in modo che l'elettore sappia con certezza
qual'è la conseguenza del proprio voto e possa votare con una
scheda comprensibile;
2) ridurre il numero eccessivo di sistemi elettorali oggi
in vigore ai diversi livelli (lo stesso sistema potrebbe
essere adottato per i consigli provinciali);
3) facilitare il processo di riaggregazione del sistema
politico, riducendo la frammentazione ed il numero eccessivo
di partiti e "partitini" (in media, il numero di liste
presentate con il sistema maggioritario è tra 3 e 4, con
l'altro sistema la media è superiore a 8, con punte di oltre
20 nei comuni maggiori);
4) facilitare la presentazione agli elettori di proposte
di governo degli enti locali e di coalizioni più omogenee e
coese. Infatti, perché mai forze politiche e associazioni che
vogliono governare assieme un comune, che hanno lo stesso
candidato a sindaco e lo stesso programma si presentano agli
elettori in modo diviso, con tre, cinque o anche nove liste
concorrenti e litigiose tra loro? La presentazione a livello
comunale di tutti gli stessi partiti e "partitini" presenti a
livello nazionale - al fine di difendere le proprie identità,
gelosie e rendite di posizione - toglie autonomia e
specificità all'elezione dell'ente locale. L'articolo 49 della
Costituzione parla di "partiti" per la politica "nazionale"!
Se si vuole superare davvero la partitocrazia questo è un
passaggio essenziale;
5) non è vero affatto - come ha sostenuto qualcuno - che
il referendum elimina l'elezione diretta del sindaco:
essa rimane perché l'elettore vota innanzitutto il sindaco e
rimangono i poteri del sindaco di nominare e revocare la
giunta e quello di determinare lo scioglimento del consiglio,
cioè quelle regole di tipo "presidenziale" (o meglio secondo
il modello Westminster) che possono dare stabilità e
governabilità e che non consentano "ribaltoni"; anzi, con il
referendum aumenta il potere e l'autonomia del sindaco;
infatti con il sistema basato sulla coalizione di tante liste,
i partiti possono più facilmente condizionare il sindaco;
6) con il sistema maggioritario l'elezione si svolge
efficacemente in un unico turno (il secondo turno non produce
maggiore legittimazione perché al secondo turno si verifica
costantemente una forte riduzione del numero di votanti: molto
spesso è maggiore il numero degli elettori corrispondenti ad
un 45 per cento del primo turno rispetto ad un 55 per cento
conseguito al secondo turno); comunque la questione del turno
unico o doppio non costituisce l'obiettivo principale del
referendum: il turno unico è senz'altro preferibile ma
non è essenziale, purché si passi dalla coalizione di tante
liste alla lista di coalizione; è importante che tale
caratteristica permanga anche nel caso di ballottaggio
escludendo la possibilità di collegamenti ulteriori tra il
primo e il secondo turno al fine di assicurare il
conseguimento delle finalità di cui al punto 4 (cioè la
presentazione agli elettori di proposte di governo e di
coalizioni politiche più omogenee e coese);
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7) per un altro verso il referendum esalta proprio
l'elezione diretta del sindaco perché impedisce la
presentazione di candidati alla carica di sindaco "fittizie",
cioè effettuate al solo scopo di ottenere un seggio nel
consiglio comunale o di contrattare qualcosa (presenze in
giunta, eccetera) per il secondo turno.
La presente proposta di legge intende realizzare le
suddette finalità di fondo del referendum. Essa si
differenzia dal referendum
solo perché attribuisce alla lista collegata al
sindaco vincente il 60 per cento e non i due terzi di seggi
del consiglio comunale. Inoltre, il testo proposto mantiene,
nei termini precisati, la previsione del ballottaggio qualora
nessun candidato a sindaco ottenga la maggioranza assoluta dei
voti validi al primo turno. Ma i proponenti sono ben
disponibili, e anzi personalmente più favorevoli, a modificare
la proposta prevedendo il turno unico.
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