| Onorevoli Colleghi! -- L'istituzione dell'Istituto
nazionale di biofisica (INB) ha lo scopo di mantenere in vita
e sviluppare una tradizione culturale e scientifica che risale
ad oltre vent'anni fa ed ha le sue lontane radici nelle
ricerche, teoriche e sperimentali, di natura interdisciplinare
ed alla frontiera fra le scienze fisiche in senso anglosassone
da un lato, e la biologia molecolare e biomedica dall'altro,
che nel nostro Paese hanno una forte tradizione.
Alla fondazione dell'Istituto contribuirebbero varie sedi,
il cui personale e le cui attività, scientifiche selezionate
nelle nostre facoltà universitarie, (soprattutto di medicina e
chirurgia, di ingegneria e di scienze naturali), garantiscono
caratura e massa critica competitiva su scala internazionale,
sia per i meccanismi meritocratici di cooptazione, sia per le
tematiche di avanguardia. La qualità e l'efficienza produttiva
sono meglio garantite dai piccoli
numeri e dall'omogeneità delle attività; furono proprio
queste le caratteristiche vincenti dei primi Istituti
nazionali, quali quello di fisica nucleare e quello di
geofisica, qui presi a modello.
L'opportunità di creare un Istituto nazionale di biofisica
si basa su una serie di ragioni, qui di seguito riepilogate.
Innanzitutto, la biofisica e le discipline ad essa affini e
collegate (quali la biologia molecolare, la bioingegneria, la
fisica medica e settori della fisiologia), per la loro
esponenziale crescita scientifico-tecnologica su scala
mondiale e per il loro impatto sullo sviluppo economico,
sanitario ed industriale, hanno ormai un loro posto di punta
negli ordinamenti scientifici ed accademici dei Paesi più
avanzati, fatta eccezione dell'Italia, ove, anche per
l'assenza di un peer review, materie innovative ed
interdisciplinari, quali la biofisica, vengono fortemente
penalizzate.
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Tale struttura appare l'unica in grado di rispondere alle
esigenze di coordinamento, prima ancora che di risorse
finanziarie, per la serie di attività tecnico-scientifiche,
universalmente considerate strategiche per il nostro Paese,
che caratterizzano la biofisica e che si svolgono nell'ambito
di più facoltà (medicina e chirurgia, ingegneria, scienze
naturali, farmacia, agraria) con enfasi diverse e con
risultati alterni.
Solo un Istituto nazionale può rappresentare un superamento
dei limiti (e delle pastoie burocratiche) in cui centri
interuniversitari e consorzi operano e può dare una risposta
organica che, nel tempo, garantisca certezza di
programmazione, indipendentemente dalla molteplice matrice
accademica e dall'inerzia insita in grossi sistemi quali
l'università italiana, inadeguata a sostenere settori in
rapida evoluzione come la biofisica.
La presente proposta di legge - inizialmente formulata al
termine di una lunga ed intensa fase istruttoria iniziata il
19 gennaio 1987 con l'istituzione da parte del Ministero della
pubblica istruzione di una Commissione nazionale per la
biofisica - colma la lacuna esistente in Italia. Già diverse
sedi istituzionali hanno ipotizzato o caldeggiato in questi
ultimi anni la formazione di un organismo con queste funzioni,
anche attraverso atti ufficiali: dal Ministero competente ai
comitati di medicina e di biotecnologia del Consiglio
nazionale delle ricerche (CNR) dall'Istituto superiore di
sanità al Consiglio nazionale della scienza e della
tecnologia. La presente proposta di legge attua un modello di
autonoma riorganizzazione della biofisica che potrà
coinvolgere, per la sua natura e per i meccanismi di
cooptazione rigorosamente meritocratici, il meglio degli
scienziati attivi in un vasto settore di discipline di
frontiera in grado di competere a livello internazionale. Per
statuto, infatti, l'appartenenza e la permanenza nell'Istituto
richiederanno il raggiungimento di un minimo standard
internazionale in termini di indicatori bibliometrici, quali
pubblicazioni e citazioni su riviste internazionali. La
costituzione dell'INB ha costi modesti per il bilancio dello
Stato (si prevedono 10 miliardi di lire per il primo anno) e
segue l'esempio di quanto già fatto con successo per la fisica
nucleare. Alle soglie del ventesimo secolo si può dire che la
biofisica, sia su scala internazionale sia nazionale, ha dato
alcuni tra i più significativi contributi alla conoscenza ed
alla tecnologia biomedica di base ed applicata, e per le sue
implicazioni fondamentali sta avendo un impatto orizzontale su
altri settori di importanza vitale per lo sviluppo industriale
del Paese, quali le biotecnologie di punta (vedi l'ingegneria
proteica), la biostrumentazione, l'elettronica molecolare e la
scienza dei materiali (biopolimeri). La domanda che viene
dalla biotecnologia e dalla biostrumentazione è una delle
motivazioni più pressanti. Risorse consistenti sono già state
stanziate dal Governo, attraverso un Piano nazionale
triennale, la legge n. 46 del 1982 e progetti finalizzati o
strategici, proprio nei settori in discussione, quali quello
di tecnologie (ingegneria proteica e reti neuronali) per la
bioelettronica. Con una frazione assai modesta di tali
risorse, ossia con costo aggiuntivo quasi zero rispetto alle
risorse allocate al settore, attraverso una strutturazione ed
un coordinanento dei gruppi operanti nelle università
italiane, l'INB viene posto in condizioni di raccordare le
forze esistenti nazionalmente - che sono oggi distribuite in
varie discipline ed in varie facoltà, soprattutto quelle di
ingegneria, scienze naturali e medicina e chirurgia, senza
adeguata massa critica - in modo da operare e competere su
scala internazionale. Non è, inoltre, un caso che numerosi
premi Nobel siano stati assegnati nell'ultimo decennio a
scienziati che operano all'intersezione fra le scienze fisiche
e le scienze della vita, campi di cui la biofisica rappresenta
una sintesi. Oggi, nel mondo accademico e scientifico italiano
si è raggiunta la massa critica nei settori abbracciati dalla
biofisica in modo valido sia da un punto di vista quantitativo
sia qualitativo, in grado, cioè, di rispondere alle necessità
imposte dal "sistema Italia" nell'ambito accademico (con la
introduzione della biofisica nei nuovi ordinamenti di studi
medici,
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tabella XVIII, e biologici, tabella XXV e fisici tabella XXI;
nel corso di laurea in fisica vi è da tempo un indirizzo
biofisico) ed ospedaliero (determinato dal progredire delle
conoscenze e quindi delle applicazioni mediche e cliniche),
nonché nel mondo industriale pubblico e privato, e negli enti
di ricerca (quali gli istituti ospedalieri a carattere
scientifico) che si differenziano sempre più in settori
scientifici e tecnologici di rilevanza biofisica. La vastità e
la profondità delle linee di ricerca coperte dalla biofisica
italiana erano dimostrate dal livello e dalle competenze del
corpo docente e tecnico presente nel nucleo embrionale
formalizzato nella Commissione nazionale per la biofisica,
largamente rappresentativo dei settori della ricerca biofisica
esistente su scala mondiale e competitivo sullo stesso
scenario internazionale nei rispettivi settori scientifici.
E' ormai chiaro che le opportunità scientifiche e lo
sviluppo tecnologico, industriale e sanitario, possibile
attraverso la ricerca biofisica in senso lato, sono
sfruttabili nella più alta misura solo da una fusione in un
unico organismo dei migliori ricercatori del settore,
indipendentemente dalla loro denominazione ufficiale sia essa
biofisica per sè, fisiologia, chimica-fisica e biochimica,
fisica e fisica medica, bioingegneria o biologia molecolare.
Tale riorganizzazione delle attività universitarie nell'INB
costituisce l'unica risposta adeguata a tale esigenza.
Per la sua natura la ricerca biofisica pone l'enfasi su:
a) la caratterizzazione sino al livello atomico
degli alti ordini di struttura tridimensionale (dal secondario
in su) di biopolimeri e della loro dinamica;
b) la teoria e l'interpretazione dei fenomeni
biologici basandosi su princìpi fondamentali della fisica ed
utilizzando gli strumenti più raffinati della matematica;
c) la simbiosi ed il reciproco stretto legame fra
ricerca fondamentale e sviluppo di nuove tecnologie e
metodologie di valenza industriale e sanitaria.
Le caratteristiche qualificanti delle attività
dell'Istituto saranno:
a) l'attuazione di programmi di ricerca scientifici
e tecnologici nel campo della biofisica;
b) la promozione di una attività didattica
interdisciplinare nel settore presso le università sedi di
strutture dell'Istituto;
c) la programmazione ed il coordinamento degli
interventi nel campo della ricerca fondamentale ed applicata
nei settori di competenza a livello interuniversitario e
inter-enti.
A questo fine l'Istituto potrebbe mettere a disposizione
delle sezioni afferenti, nell'ambito dei propri programmi di
ricerca, le proprie facilitazioni tecniche oggi disperse e
senza massa critica, nonché indicare linee di coordinamento a
livello nazionale, dell'attività dei relativi dottorati di
ricerca.
Il modello organizzativo e statutario più opportuno è
quello dell'Istituto nazionale di fisica nucleare, ossia
Laboratorio nazionale e sezioni, il cui innegabile successo
fornisce le più ampie ed attendibili garanzie.
La funzione del Laboratorio nazionale è quella di
concentrare le strumentazioni di maggior impegno e di
costituire un polo di riferimento tanto per le ricerche
programmate a livello nazionale quanto per gli scambi con
l'estero: l'esperienza dimostra che vi è un ampia
disponibilità tra i biofisici europei e non, a trascorrere
periodi anche lunghi di lavoro presso laboratori italiani ma
che spesso vi è qualche difficoltà derivante proprio dalla
mancanza di una sede di riferimento, accogliente sia sotto il
profilo della completezza delle dotazioni strumentali sia come
centro propulsore dell'attività scientifica. Alle sezioni è
demandato il compito di mantenere vivo, attraverso lo sviluppo
di proprie linee di ricerca concordate a livello nazionale e
vagliate da appositi comitati scientifici, il collegamento con
l'università (ed altri enti ed industrie) in tutte le sue
componenti e, quindi, anche con altre
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discipline affini e contigue; in questo quadro rientrano
ovviamente, anche la selezione, il reclutamento e
l'addestramento di giovani ricercatori e di giovani tecnici da
inserire nei quadri dell'Istituto o da avviare verso il
sistema industriale e produttivo o verso il sistema sanitario.
E', altresì prevista la formazione di sottosezioni presso sedi
ove non è ancora presente una massa critica adeguata alla
formazione di sezioni.
L'istituzione dell'INB è prevista all'articolo 1 della
presente proposta di legge, come ente di ricerca non
strumentale ai sensi dell'articolo 8 della legge di
istituzione del Ministero dell'università e della ricerca
scientifica e tecnologica, n. 168 del 1989. In questo quadro
si prevede l'autonomia scientifica, amministrativa,
finanziaria e di bilancio, nonché l'autonomia normativa con un
proprio statuto e successivi regolamenti.
Nell'articolo 2 sono previsti i compiti di ricerca
dell'INB, in collaborazione con università ed enti di
ricerca.
L'articolo 3 specifica come si sostanzia l'autonomia
normativa attraverso lo statuto e i regolamenti, di cui
vengono indicati i modi di adozione e di eventuali successive
modifiche. E' previsto che lo statuto venga approvato dal
Ministro dell'università e della ricerca scientifica e
tecnologica, in modo analogo a quanto previsto per le
università.
Nell'articolo 4 è prevista l'attivazione del Laboratorio
nazionale e di possibili sezioni convenzionate, con sedi nel
territorio nazionale presso università o altre istituzioni
di ricerca.
L'articolo 5 prevede come organi dell'INB il presidente, il
consiglio direttivo, la giunta, il collegio dei revisori dei
conti, specificandone la composizione; è stabilito che i
compiti degli organi dell'INB e le modalità di elezione dei
rispettivi componenti sono fissati dallo statuto e che le
modalità di funzionamento degli stessi sono determinate dal
regolamento.
Tra le possibili risorse dell'INB elencate nell'articolo 6,
è previsto che il Ministero dell'università e della ricerca
scientifica e tecnologica, provvede annualmente a finanziare
l'INB con voce specifica del proprio bilancio, dopo una
dotazione di lire 10 miliardi per il primo anno. Con
l'articolo 7 si specifica che la dotazione, organica di
personale previsto alla fine di un triennio di attività è
quella stabilita nella tabella allegata alla legge, ma, di
fatto, è limitata dai vincoli di bilancio dell'INB; l'organico
può essere integrato con personale di ricerca a trasferimento
o per comando, previo nullaosta degli enti di appartenenza.
La norma transitoria dell'articolo 8 prevede che le
funzioni degli organi direttivi siano svolte, in sede di prima
applicazione dagli organi corrispondenti del consorzio
interuniversitario denominato "Istituto nazionale biostrutture
e biosistemi" (INBB) e che il presidente sia nominato dal
Ministro dell'università e della ricerca scientifica e
tecnologica su indicazione del comitato ordinatore
dell'Istituto nazionale di biostrutture e biosistemi.
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