| Onorevoli Colleghi! -- Il pericolo degli effetti
negativi che potrebbero verificarsi dall'estrazione di
idrocarburi al largo delle coste venete, nel tratto di mare
territoriale che va dalla laguna veneta al delta del Po, non è
una tesi scioccamente difensivistica ma un problema serio che
necessita della massima attenzione, in quanto mette a rischio
il profilo altimetrico di dette zone ed anche, strettamente
legato ad esso, il futuro economico di preziose aree costiere.
E' noto, al riguardo, che autorevoli geologi sostengono
l'esistenza di un collegamento diretto tra l'estrazione del
metano al largo ed il verificarsi dei fenomeni di subsidenza
in provincia di Rovigo nel territorio del delta del Po.
Oggi, siamo tutti coscienti della straordinaria fragilità
dell'equilibrio ambientale in cui vivono i litorali di Venezia
e di Chioggia e della necessità di salvaguardia di tutto un
patrimonio artistico e storico che si può ben definire un bene
di rilevanza mondiale e non solo italiana. L'abbassamento del
suolo anche di pochi centimetri significherebbe l'aumento del
numero dei giorni di acqua alta in un anno con conseguenze
disastrose per Venezia. Inoltre causerebbe un aumento del
fenomeno di erosione delle spiagge con pesanti conseguenze
sull'economia turistica balneare dei litorali. Ed una volta
innescato il processo del fenomeno di subsidenza a poco
varrebbe l'arresto immediato delle trivellazioni. Lo Stato ha
speso fino ad oggi ingenti somme di denaro per gli interventi
di conservazione di un tale patrimonio, nonché per studi e
progetti di salvaguardia della laguna, riconoscendo le
conseguenze catastrofiche, che potrebbero derivare dalla
variazione degli equilibri
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ambientali, non solo per la popolazione ma anche per
l'economia stessa del Paese.
Oggi non si può rischiare, con leggerezza, di mettere
ulteriormente in pericolo il futuro di Venezia e del delta
padano. La nostra cultura e la nostra coscienza artistica e
storica non possono tornare indietro di almeno 40 anni in
cambio di un discutibilissimo calcolo economico basato
sull'estrazione di una quantità di idrocarburi non ben
definita e che non potrebbe comunque giustificare il danno
storico ed economico che potrebbe provocare.
La presente proposta di legge intende stabilire un'area di
rispetto che comprende le acque territoriali prospicienti le
coste della laguna veneta fino al parallelo passante per il
faro della foce del Po di Goro, una distanza sicura tra l'area
lagunare e il luogo di estrazione di idrocarburi, al fine di
evitare fenomeni di subsidenza in un prossimo futuro, tenendo
presente che la complessità geomorfologica e geografica
dell'area rendono imprevedibili gli effetti
dell'estrazione.
Inoltre, un apposito decreto del Ministro dell'ambiente
dovrà stabilire i termini e le modalità secondo i quali
cesseranno tutte le attività estrattive in atto al fine di
rispettare le condizioni di massima sicurezza.
Con la presente proposta di legge non si vuole mettere
assolutamente in discussione tutto il prelievo di metano
nell'alto Adriatico. Si tratta di scongiurare i pericoli della
subsidenza, se non quelli di altri imprevedibili e più
complessi effetti sull'equilibrio tettonico e geografico
dell'area della laguna veneta, un'area quest'ultima che ha di
per sé una struttura estremamente fragile ed instabile ed è
già fortemente segnata da interventi artificializzanti
susseguitisi nei secoli. L'estrazione degli idrocarburi al di
fuori della fascia di rispetto prevista, ha lo scopo primario
della conservazione del patrimonio artistico e culturale di
Venezia e di Chioggia, unico al mondo, e la conservazione
delle risorse naturalistiche del delta del Po.
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