| Onorevoli Colleghi! -- La difesa dei valori che hanno
consentito di fare dell'Italia una Nazione unica, pur nella
sua composita realtà, è un principio irrinunciabile e
tassativamente sancito dalla Costituzione della Repubblica.
Altrettanto irrinunciabile è la partecipazione di tutta la
Nazione italiana all'Unione europea.
Per raggiungere tali scopi, però, non basta solo l'unità
politica.
E' necessario perseguire la massima unità ed interazione
economica di tutte le regioni italiane, per far sì che il
ruolo dell'Italia possa avere il peso e la qualità che
merita.
I tentativi esperiti in passato attraverso lo strumento
legislativo dell'intervento straordinario non hanno consentito
al Mezzogiorno di recuperare il differenziale esistente con il
resto della Nazione, e quindi
le consistenti risorse investite negli anni passati risultano
oggi non utili per il rafforzamento della struttura produttiva
meridionale.
Nel frattempo, è cambiata anche la logica delle
agevolazioni.
Alla mera contribuzione di fonti in conto capitale è
subentrata la necessità di incentivi indiretti alle attività
produttive, facendo leva principalmente su quelli di carattere
fiscale.
In un recupero, anche sociale, del principio di uniformità
di trattamento delle aziende italiane, però, non può
sottacersi che al Mezzogiorno, ed alla Calabria in
particolare, vada concessa doverosamente qualche forte e
concreta occasione di rilancio economico.
In questo senso è mirata e giustificata la istituzione in
Calabria di una zona franca, con ubicazione nel porto di
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Corigliano Calabro ed in parte dell'adiacente agglomerato
industriale di Schiavonea, in territorio del comune di
Corigliano Calabro, in provincia di Cosenza.
La posizione della esistente e già funzionante
infrastruttura portuale è assolutamente strategica, in quanto
si trova di fronte ai Paesi del Nord Africa e sulla rotta più
breve per quelli dell'Est europeo.
Peraltro, si è discusso concretamente durante la recente
Conferenza di Casablanca della necessità di una zona franca
nel bacino del Mediterraneo per cui la proposta di
individuarla nel territorio di Corigliano Calabro è
perfettamente in linea con gli indirizzi strategici che
guardano ai Paesi nord-africani e dell'Est europeo per lo
sviluppo dei traffici mercantili.
Del resto, anche storicamente quel territorio, ricadente
nella più vasta Piana della Sibaridite, è stato l'approdo dei
primi scambi commerciali con la Grecia e con l'Egitto.
Ma, ad avvalorare oggi la scelta della zona franca nel
porto di Corigliano Calabro contribuiscono ulteriori dati
obiettivi ed inconfutabili:
consistenti investimenti pubblici già effettuati per la
realizzazione del porto e del confinante agglomerato
industriale, per lire 205 miliardi circa, che diventerebbero
troppo sottoutilizzati senza un adeguato progetto di
valorizzazione;
una produzione industriale limitata, ma molto
significativa se rapportata all'intera regione, a
dimostrazione che comunque in quel comprensorio ferve una
capacità di impresa;
una produzione agricola di elevatissima qualità ma spesso
dispersa ed incapace di canalizzare tutto il prodotto.
Ed inoltre, la esistenza di ben 23 zone franche all'interno
della Unione europea dà la dimensione dell'interesse per la
creazione di siffatti territori in regime di esenzione
fiscale, che da un lato non presuppongono oneri di
investimento infrastrutturale e dall'altro non diminuiscono le
entrate fiscali dello Stato, che se ne avvantaggia comunque al
termine del periodo di esenzione per le nuove realtà
produttive che nel frattempo si creeranno.
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