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Testi integrali degli Atti Parlamentari della XII Legislatura

Documento


30861
DDL2543-0002
Progetto di legge Camera n. 2543 - testo presentato - (DDL12-2543)
(suddiviso in 6 Unità Documento)
Unità Documento n.2 (che inizia a pag.1 dello stampato)
...C2543. TESTIPDL
...C2543.
RELAZIONE
ZZDDL ZZDDLC ZZNONAV ZZDDLC2543 ZZ12 ZZRL ZZPR
    Onorevoli Colleghi! -- Il Libro bianco della
  Commissione europea "Crescita, competitività, occupazione",
  ritiene che, tra le sfide e le vie da percorrere per entrare
  nel XXI secolo, vi sia, per la Comunità, l'obbligo di
  riflettere su un "nuovo modello di sviluppo".  Perché, dice
  appunto il Libro bianco Delors, quello "attuale sta portando
  ad una combinazione subottimale di due delle sue grandi
  risorse, e cioè lavoro e natura.  Questo modello è
  caratterizzato da un utilizzo insufficiente delle risorse di
  manodopera a fronte di un utilizzo eccessivo delle risorse
  naturali e si
  risolve in un deterioramento della qualità della vita.  E'
  necessario che la Comunità analizzi come promuovere la
  crescita economica in condizioni sostenibili, in un modo cioè
  che comporti una maggiore intensità occupazionale e una minore
  intensità di energia e un minor consumo di risorse
  naturali".
    Ma è anche utile richiamare due, tra gli strumenti di
  politica macroeconomica, che il Libro bianco menziona:
      "le imposte indirette sull'inquinamento costituiscono un
  mezzo potente per compensare eventuali sovvenzioni occulte,
 
                               Pag. 2
 
  nei casi in cui vengono generate delle diseconomie esterne a
  spese dell'intera società.  Pertanto, può essere necessario
  apportare un correttivo ai prezzi di mercato affinché
  includano il costo dei danni ambientali connessi all'utilizzo
  di determinati prodotti, come le fonti di energia, in funzione
  del loro contenuto di CO2;
      la normativa in materia fiscale ed in particolare i
  regimi che prevedono detrazioni d'imposta costituiscono un
  mezzo potente per incoraggiare le attività economiche
  sostenibili (per esempio la ricerca, ad uno stadio anteriore
  alla commercializzazione, avente per oggetto innovazioni
  "ecologiche"), ma nella situazione attuale hanno in molti casi
  un impatto ambientale negativo (per esempio i generosi regimi
  di detrazione d'imposta per l'uso delle automobili private, le
  imposte fondiarie e su fabbricati che promuovono lo sviluppo
  delle periferie, eccetera)".
    Per finire, anche sul piano della politica economica a
  breve termine, la leva fiscale è considerata raccomandazione
  significativamente utile.  Afferma, infatti il Libro bianco:
    "Per vincere la doppia sfida disoccupazione-inquinamento
  ambientale, si può prevedere un'operazione di scambio in cui
  una riduzione del costo del lavoro via i contributi sociali
  verrebbe compensata da un aumento dei prelievi a carico di chi
  inquina.  Una specifica e concreta proposta della Commissione,
  perfettamente coerente con la prospettiva di una
  trasformazione strutturale di lungo periodo, ha per oggetto
  l'ecotassa sull'energia  (carbon-energy tax):  essa
  permetterebbe di affrontare nel contempo le diseconomie
  esterne collegate al consumo di energia e il suo gettito
  alquanto consistente (circa 1 per cento del PIL) potrebbe
  essere un primo contributo per ridurre gli alti costi
  salariali a carico dei datori di lavoro".
    L'aver citato integralmente questi passaggi del Libro
  bianco Delors non è soltanto per richiamare la diretta
  documentazione della fonte comunitaria più autorevole, ma
  perché questo rapporto, nel suo complesso per le analisi
  riportate e per le prospettive indicate, contiene l'esito
  obbligato per i Paesi dell'Unione europea, tra cui l'Italia
  che è tra i fondatori, di attuare indirizzi politici adeguati
  ai fini di debellare la immensa piaga dell'occupazione e la
  ricostruzione dell'equilibrio del sistema ecologico così
  gravemente compromesso.
    La materia fiscale certamente è tra le più difficili da
  usare e da regolare.  In Italia specialmente, ormai è
  sufficientemente chiaro, occorre un nuovo patto fiscale tra
  Stato e cittadini.  Una vera riforma dunque semplice, rigorosa,
  equa.  Tra le pieghe di questa riforma c'è, a nostro avviso,
  quella che trova nell'ecologia un suo cardine ispiratore:
  appunto una "riforma tributaria ecologica".
    Vale la pena gettare un rapido sguardo su quanto sta
  succedendo negli altri Paesi europei non finalizzato al
  confronto, quanto piuttosto volto a comprendere strumenti di
  intervento e modalità attuative.  Va subito riconosciuto che,
  specialmente in campo ambientale, molti interventi, per essere
  efficaci, compreso particolarmente quello fiscale, richiedono
  un'applicazione di vasta dimensione.  Regole, anche molto
  innovative, non possono né debbono essere applicate in modo
  puntiforme o troppo disomogeneo.  Tuttavia se ciò è vero,
  bisogna pur che qualcuno inizi e bisogna pure iniziare da
  qualche parte.  Occorre cioè, come in una grande opera di
  risanamento, "aggredire" una parte e di là aprire prospettive
  più larghe.  Gli interventi di fiscalità ambientale finora
  avvenuti in alcuni Paesi europei hanno appunto questa
  caratterizzazione.  Vediamone sinteticamente alcuni.
  Belgio
    E' stata introdotta una tassa sul consumo energetico e
  il 1^ agosto 1993 è entrata in vigore una tassa sui
  combustibili da riscaldamento, gas ed elettricità.  Infine il
  1^ aprile 1994 è entrata in vigore anche una tassa sugli
  imballi.
 
                               Pag. 3
 
  Danimarca
    Ci sono diverse e varie "ecotasse" che hanno una reale
  incidenza e che assolvono anche funzioni prettamente
  economiche (aumento delle entrate, ristrutturazione e
  riorganizzazione fiscale).  Tuttavia c'è anche una tassa sul
  biossido di carbonio, in vigore dal 1992, che riguarda non
  benzina ed elettricità, ma solo petrolio e carbone.
    Inoltre ci sono "ecotasse" sullo smaltimento dei rifiuti
  con diverse norme che riguardano i contenitori per liquidi
  (lattine), gli accessori da tavola "usa e getta" e i rifiuti
  domestici e industriali.
  Finlandia
    E' il primo Paese europeo che ha introdotto una tassa
  sul CO2 e dal 1990 esiste un'imposta sulla produzione o
  importazione di combustibili fossili, non riguarda però i
  prodotti utilizzati in carburanti per aerei e aerocisterne.
  Olanda
    Dal 1992 c'è una tassa sui combustibili che interessa
  CO2 e consumo di benzina,  diesel  e combustibili da
  riscaldamento come carbone, gas, eccetera.  La suddetta tassa
  ovviamente varia da combustibile a combustibile a seconda del
  potere calorifico e delle emissioni di CO2.
  Norvegia
    Non solo c'è una tassa sul CO2, ma anche una sullo zolfo
  che riguarda l'olio minerale che ne ha alto contenuto.  Inoltre
  ci sono tasse che riguardano il settore del traffico come
  quella di circolazione annua, quella di registrazione del
  veicolo e infine quella di importazione per autoveicoli a
  motore oltre ovviamente a quella sulla benzina.  Anche la
  circolazione nel centro urbano è soggetta a tassazione.
  Svezia
    E' il primo Paese che ha introdotto una vera e propria
  riforma ecologica del fisco che è entrata in vigore nel 1993.
  Il suddetto sistema di ecotassazione si articola in una tassa
  sul consumo energetico cioè la tassa sul CO2 e l'IVA che è
  riuscita a far diminuire il consumo energetico anche grazie ad
  una serie di ulteriori misure quali la riduzione del contenuto
  di zolfo negli olii da riscaldamento, norme più severe su
  impianti di riscaldamento esistenti e nuovi e, per ultimo,
  grazie alla rigorosità dei controlli sulle emissioni
  industriali.  Le "ecotasse" sono solo una parte della riforma
  fiscale che comprende: la riduzione dell'imposta sul reddito
  per i privati mirate ad abbassare il costo del lavoro (come
  contromisura per favorire produzioni più costose che
  rispettino l'ambiente); l'abolizione delle tasse sui prodotti
  di lusso; la tassazione del 30 per cento sui redditi da
  capitale e in fine la riduzione al 30 per cento degli oneri
  deducibili.
  Germania
    Non esiste ancora una tassa sul CO2 e sul consumo
  energetico, ma la questione è allo studio del governo
  federale.
  Una riforma tributaria ecologica.
    Questa proposta di legge intende dunque intervenire nella
  normativa fiscale italiana apportando un indirizzo
  sostanzialmente nuovo per il nostro Paese.  Sottolineamo anzi
  che la presente proposta di legge intende lavorare a pressione
  fiscale invariata perché, da una parte, il carico tributario è
  già molto elevato e, dall'altra, non consente una riduzione
  delle entrate.  Non si tratta infatti di introdurre,  sic et
  simpliciter,  tasse o imposte in più, nominalmente di
  fiscalità ecologica.  Si tratta invece di introdurre anche in
  Italia regole fiscali che siano capaci di intercettare il
  "bisogno"
 
                               Pag. 4
 
  di ambiente, il prezzo delle risorse naturali e il costo
  degli inquinamenti qualitativi e quantitativi immessi
  nell'ambiente.  Ma soprattutto gettare le basi appunto di una
  "riforma tributaria ecologica" per la quale gettiti e prelievi
  siano orientati a quel necessario riordinamento dello sviluppo
  di cui abbiamo riferito all'inizio.  Una riforma, infine, che
  influisca positivamente sull'aumento dell'occupazione e sulla
  sua qualità, sulla formazione, sulla tutela ambientale del
  suolo, dell'aria e dell'acqua, e infine su una produzione
  attenta a quel mercato della qualità che, almeno in Italia,
  sta crescendo ma con eccessiva lentezza proprio perché non
  facilitato da regole di indirizzo anche fiscali.
    La proposta di legge prevede una delega al Governo perché
  la materia deve essere necessariamente coordinata a quella
  della più generale riforma fiscale.  Del resto l'attuale
  Governo, attraverso il Ministero delle finanze, ha già
  annunciato formalmente, con una nota dello scorso 3 maggio
  1995, di voler dare attuazione all'ordine del giorno n. 9
  684/6 concernente il potenziamento della fiscalità ecologica,
  accolto e approvato nella seduta dell'Assemblea del 20 luglio
  1994.  Nel riconoscere la necessità attuativa, il Ministero
  delle finanze precisa tuttavia che "occorrono interventi
  normativi di ampio respiro".  La nostra proposta di legge
  pertanto vuole inscriversi in tale opportuna esigenza.
    Infine il riassetto fiscale qui previsto coglie la piena
  intercettazione con la giusta domanda di autonomia impositiva
  regionale, o meglio di federalismo fiscale, proprio perché,
  nella materia ecologica, tale questione trova un punto di
  forza.
    I raccordi del ciclo acqua-aria-suolo che presiede alle
  politiche di indirizzo su energia, uso del territorio e in
  generale delle risorse naturali, trova nelle comunità locali
  così diversificate in un Paese come l'Italia, una ragione in
  più per un coordinamento regionale.
    Si pensi a un solo esempio, l'enorme dimensione della
  questione rifiuti che le comunità locali devono affrontare
  spesso in condizioni emergenziali e in presenza di una
  ragnatela diffusa di situazioni anche di attività abusive,
  comunque di illegalità nelle quali prolifera il malaffare.
    L'articolo 1 definisce i princìpi generali e i criteri
  guida della delega al Governo.  Con la lettera  e)  vengono
  precisati gli indirizzi per un federalismo fiscale che
  comprenda la valenza positiva e non vincolistica di uno
  sviluppo eco compatibile.
    La lettera  f)  intende dare attuazione alla
  recentissima proposta di modifica di direttiva comunitaria per
  una tassa sulle emissioni di biossido di carbonio e
  sull'energia.
    La lettera  g)  del medesimo articolo 1 intende dare
  attuazione alla corposa proposta che Legambiente da più tempo
  propone con chiarezza di analisi e di strumenti concreti.  Essa
  si inquadra in una prospettiva di più generale trasformazione
  del sistema tributario (che attualmente supera il 40 per cento
  del PIL a fronte di un debito pubblico di circa 2 milioni di
  miliardi), che dovrebbe partire dalla ricostruzione del
  rapporto di cittadinanza in cui ciascuno è tenuto a pagare le
  imposte secondo la propria capacità in cambio di servizi
  efficienti e di una generale assicurazione del livello minimo
  di vita.  La proposta di Legambiente è inquadrata anche in uno
  sforzo complessivo di semplificazione dell'obbligazione
  tributaria, di un suo decentramento e di ristabilimento
  dell'equità nella distribuzione del carico fiscale.  Un primo
  passo deve essere quello di spostare il peso della tassazione
  delle imposte sui redditi da lavoro (soprattutto dipendente) a
  quelle sui consumi.
    Infatti per effetto dell'ingiusta distribuzione del carico
  fiscale, che grava soprattutto sui redditi da lavoro,
  l'attuale sistema, a parole progressivo, nella realtà non lo
  è.  E' in questo contesto che la proposta di Legambiente
  prevede uno spostamento significativo di prelievo dai redditi
  da lavoro ai consumi di risorse ambientali finite nella
  direzione di uno spostamento significativo di base imponibile
  dal lavoro all'energia.  La struttura della proposta infine non
  ricalca il modello europeo.  I prodoti tassati e le imposte
  proposte sono stati individuati non automaticamente in base al
  contenuto di carbonio,
 
                               Pag. 5
 
  quanto piuttosto rispetto agli obiettivi che ci si proponeva.
  In particolare si è scelto di non tassare il settore
  industriale ed anzi di favorirlo attraverso una riduzione del
  costo del lavoro.  Infine la proposta di Legambiente tiene
  conto di diverse esigenze.  Prima tra tutte quelle di ottenere
  un effetto ambientale significativo, successivamente quella di
  ridurre il carico fiscale sul lavoro e, in terzo luogo,
  favorire una ripresa degli investimenti privati nel settore
  industriale.
    La lettera  h);  vuole consentire una più concreta
  attuazione dell'articolo 1 del decreto-legge 10 giugno 1994,
  n. 357, convertito, con modificazioni, dalla legge 8 agosto
  1994, n. 489 e della conseguente circolare n. 181/E del 27
  ottobre 1994 sul regime fiscale sostitutivo per nuove
  iniziative produttive.  Tale articolo, infatti, ha introdotto,
  per la prima volta in Italia, agevolazioni fiscali per
  soggetti imprenditoriali che svolgono un'attività in settori
  volti alla tutela dell'ecosistema, nel campo della promozione
  di fonti rinnovabili di energia e in quello della efficienza
  energetica, nel campo dell'agricoltura biologica, naturale e
  biodinamica, nel campo del risanamento idrogeologico del
  territorio, nel settore del ripristino ambientale, nell'ambito
  della progettazione di interventi
  per la riqualificazione, la sua manutenzione e il restauro
  dei centri storici.  Pur rappresentando una innovazione
  importante, le imprese che svolgono le sopra menzionate
  attività sono però praticamente penalizzate dal fatto che lo
  stesso articolo 1, al comma 2, precisa che "le cessioni di
  beni e le prestazioni di servizi effettuate in regime fiscale
  sostitutivo non costituiscono componenti negativi di reddito
  deducibili per le controparti".  Naturalmente siamo consapevoli
  che se così non fosse si aprirebbero varchi elusivi non
  controllabili con diminuzioni di gettito non trascurabili.
    Occorre perciò che, nell'ambito della delega, si rendano
  compatibili le due esigenze, altrimenti, di fatto, la positiva
  innovazione si scontrerebbe con limiti pressoché invalicabili
  per agire nel mercato trovando solo negli enti pubblici una
  controparte interessata all'offerta.
    Gli articoli 2 e 3 della presente proposta di legge
  introducono nell'ordinamento fiscale oneri deducibili per le
  persone fisiche e per le imprese che tendono a formare un
  "comportamento" fiscale indirizzato a contribuire e a
  sostenere la promozione dell'ambiente.  Anche le esenzioni di
  imposta previste con l'articolo 4 hanno le stesse finalità.
 
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