| Onorevoli Colleghi! -- Pur volendo, in assurda e denegata
ipotesi, riconoscere nella dinamica economica produttiva del
nostro Paese elementi di "sviluppo" sociale ed occupazionale,
non possiamo fare a meno di ricordare che alcuni anni fa, il
Ministro dell'ambiente dell'epoca, Ruffolo, parlò di risalire
"una china che si è creata in quaranta anni di sviluppo
selvaggio".
A nostro parere, si può definire sviluppo quella complessa
dinamica economica e sociale che fa progredire non solo
materialmente, ma anche spiritualmente un'intera comunità
nazionale, e non parte di essa a spese della restante. E con
un diffuso degrado morale.
Ora, in Italia, lo sviluppo che si è registrato è stato
caratterizzato da un lato dalla decadenza generale dei valori
morali e, dall'altro, dai privilegi per la più forte
area del centro-nord a scapito della popolazione meridionale,
dove sia il reddito pro capite che l'occupazione non
sono aumentati ma al contrario sono in profonda crisi
recessiva, mentre i servizi sono del tutto carenti o allo
sfascio.
Senza poterci ulteriormente addentrare nei dettagli e nelle
molteplici conseguenze che caratterizzano lo "sviluppo
italiano", non possiamo fare a meno di ricordare il suo
effetto negativo sull'ecosistema e sulla qualità della vita
che ne deriva, come è dimostrato dal pesante impatto
ambientale che quotidianamente si deve registrare.
C'è stato e c'è, in definitiva, un immenso costo sociale
indotto dall'economia capitalistica che di per sé è economia
di classe, ed in quanto tale è economia dei privilegi contro
le derivanti emarginazioni; come ogni economia capitalistica
essa si
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basa sulla cultura del mercato e del consumo, attraverso la
quale il benessere viene individuato esclusivamente nel
possesso di beni materiali inseriti in un ciclo permanente di
produzione-vendita-consumo, continuamente rinnovantesi
attraverso la perversa metodologia dell'usa e getta, in
alternativa ai beni immateriali ed a quelli durevoli.
Discende da tutto questo la nascita della "civiltà dei
rifiuti" che anche in Italia caratterizza il problema, immenso
ed irrisolto, del loro smaltimento.
La filosofia del risparmio, del riuso è pressoché
inesistente mentre, nonostante i vari segnali, ancora
imperversa uno sfrenato consumismo; inoltre la cultura della
raccolta differenziata dei rifiuti, del loro riciclaggio,
dell'utilizzazione del recupero energetico, non viene ancora
attuata in maniera complessiva e soddisfacente.
Scorie avvelenate, rifiuti industriali, ospedalieri,
tossici e nocivi e gli stessi rifiuti solidi urbani prendono
la strada del pericolosissimo incenerimento e della
termodistruzione oppure quella delle discariche sempre più
abusive.
Ecco perché, secondo noi, non si può proprio parlare di
"sviluppo" seppure "selvaggio".
La situazione che si presenta grave in tutto il Paese,
assume a Napoli ed in tutta la Campania aspetti e conseguenze
assolutamente inaccettabili.
Lo smaltimento dei rifiuti in generale e di quelli
industriali in particolare è tornato clamorosamente alla
ribalta con la scoperta del traffico - per lo più illegittimo
- tra nord e sud, di rifiuti più o meno nocivi e tossici.
Tutto ciò non è certo questione marginale, ma rappresenta un
problema di vaste dimensioni con ovvi riflessi sulla qualità e
salubrità della vita, nonché sull'economia regionale e
nazionale.
La gestione dello smaltimento dei rifiuti da parte degli
enti preposti, la mancata attuazione della normativa
esistente, dovuta anche alla carenza di disposizioni
applicative che tuttora si riscontra, per non dire del
processo avviato dalla CEE contro l'Italia, proprio per la
gestione dei rifiuti in Campania, evidenziano l'esistenza di
fenomeni diffusi di un macroscopico inquinamento con gravi
responsabilità degli operatori e dei pubblici poteri. Per non
parlare dell'altro, connesso "inquinamento": la presenza di
certa criminalità organizzata, che non ha mancato di farsi
sentire anche in questo comparto. In quanti comuni la raccolta
e lo smaltimento dei rifiuti sono gestiti attraverso appalti
singolari, illegittimi, se non illeciti? Se non, forse, da
imprese legate alla criminalità politica ed organizzata?
Chi controlla nella sostanza che ciò non avvenga, senza
accontentarsi della sola legittimità formale degli atti
amministrativi? Quali e quante industrie rispettano le norme
antinquinamento nelle loro attività? Quante fra loro
rispettano le normative di sicurezza nel raccogliere, nello
smaltire, nello sversare il prodotto di risulta e gli scarichi
di lavorazione della loro produzione?
E quanto alle discariche abusive non è forse vero che ne
vengono normalmente realizzate sul territorio e che attraverso
processi di accumulo, compattazione e seppellimento ormai non
c'è rivolo, ruscello, torrente o fiume che non venga inquinato
da abusivi sversamenti di rifiuti di ogni natura e genere,
inquinando il mare e le falde sotterranee?
Sono interrogativi inquietanti che stampa, mass
media, addetti ai lavori, politici pongono a se stessi ed
agli altri.
Ma le parole non bastano proprio più: c'è bisogno di fatti.
Ed è per questo che ritieniamo urgente ed improrogabile la
istituzione di una Commissione parlamentare d'inchiesta per
fare luce su questo grave problema dello smaltimento dei
rifiuti in Campania, dove esso assume, come detto, toni
allarmanti e non più sopportabili. Tale è infatti il compito
di cui - a nostro avviso - deve farsi carico il Parlamento che
dovrebbe rappresentare l'interesse diffuso e legittimo di
tutta la comunità ad avere aria salubre, fiumi e mare puliti,
acque pure, e non quello di convivere con "piccole Chernobyl",
con effluvi di sostanze tossiche e soprattutto interiorizzando
e normalizzando il fenomeno come prassi ordinaria e modello
esistenziale di convivenza obbligata con l'inquinamento.
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D'altronde, il problema dello smaltimento dei rifiuti e
della esistenza di discariche abusive non è certo nuovo, tanto
è vero che avevamo denunciato infinite volte, attraverso
interrogazioni ed altre iniziative, la gravità delle
situazioni che via via andavano verificandosi. Anche il
Ministro dell'ambiente, nel rispondere ad una nostra
interrogazione (n. 4-24267 del 20 febbraio 1991), riconobbe
che su circa 25 milioni di tonnellate di rifiuti ne sono
smaltiti solo 7.535. E sui 4 milioni di tonnellate di rifiuti
tossici e nocivi solo un terzo viene smaltito
correttamente.
Ma per comprendere appieno la gravità del punto cui siamo
arrivati, occorre ricordare che da anni si parla di discariche
abusive che nel sud vengono utilizzate - con evidenti consensi
locali - dalle grosse industrie di tutto il Paese che operano
con la complicità di autotrasportatori senza scrupoli, dai
quali non esigono la certificazione del deposito in un
impianto autorizzato che garantisca il corretto e legale
smaltimento; oppure attraverso altre illecite operazioni che
vedono un "traffico" sempre più intenso di false
certificazioni con un triste e preoccupante fiorire di
discariche abusive proprio in Campania: Castelvolturno, Villa
Literno, Giugliano, Ercolano, Villa di Briano, Vairano
Patenora, Pignataro Maggiore, Sessa Aurunca, Pianura,
Roccarainola, Cercola, Pozzuoli, Villaricca, Somma Vesuviana,
Maddaloni, Casal di Principe, Piedimonte Matese, Sant'Agata
dei Goti, Monteverde Irpino, Cava dei Tirreni sono i casi più
eclatanti, ma anche Acerra, dove in località Calabritto
(presso la Montefibre) erano sotterrati decine di bidoni di
scorie tossiche.
Per non parlare dell'assurdo caso del camionista avvelenato
e gravemente leso dai rifiuti della ECOMOVIL che scaricava.
Ma non basta: perfino le cave dalle quali si è estratto il
materiale per la costruzione della rete autostradale
(Caserta-Salerno e Napoli-Nola-Baiano) sono oggi divenute
discariche abusive.
Tutto ciò ha determinato la mutazione della zona flegrea i
cui laghi sono diventati fetidi acquitrini e squallidi
sversatoi ed ad oriente sino alle falde del Vesuvio,
trasformando tutta la zona in un'enorme "pattumiera" non solo
di rifiuti solidi urbani, ma anche industriali, sostanze
chimiche e perfino residui ospedalieri: una miscela esplosiva
di veleni abbandonati in siti non attrezzati con adeguata
impermeabilizzazione, con sufficienti strutture di sicurezza e
di riciclaggio, inquinando così territori, falde acquifere,
colture, quartieri, città.
Nella sola provincia di Napoli a fronte di tre milioni e
mezzo di abitanti, risultano prodotti - in media - quattro
milioni di tonnellate di rifiuti al giorno, ed esistono solo
10 discariche autorizzate e solo alcune di queste sono
attrezzate secondo i requisiti di legge. Purtroppo di ben
710.000 tonnellate di rifiuti tossici e nocivi si ignora del
tutto la destinazione.
In centinaia di casi si verificano alterazioni ambientali
con preoccupanti connessioni che rilevano un aumento di
malattie polmonari, della pelle, virali e allergiche.
Ma affare nell'affare è sicuramente quello del trasporto in
Campania di tonnellate di rifiuti tossici industriali dal nord
Italia con un giro di affari che sembra attestarsi intorno ai
1.500 miliardi sui quali, sembra certo, non manca di farsi
sentire la malavita organizzata. Secondo quanto denunciato da
qualche imprenditore - e riportato dalla stessa stampa -
esisterebbe un mercato clandestino con vantaggiose offerte che
arrivano dal sud e gestite da società milanesi, evidentemente
manovrate dalla malavita.
E' in questo quadro che si colloca dunque la necessità di
una Commissione di inchiesta che faccia luce sulle
responsabilità pubbliche e private che hanno portato al
peggior inquinamento dell'ambiente sia "naturale" che
"sociale". Affidiamo perciò alla sensibilità degli onorevoli
colleghi l'approvazione della nostra proposta di legge per una
sua rapida approvazione.
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