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Testi integrali degli Atti Parlamentari della XII Legislatura

Documento


3097
DDL0191-0002
Progetto di legge Camera n. 191 - testo presentato - (DDL12-191)
(suddiviso in 10 Unità Documento)
Unità Documento n.2 (che inizia a pag.1 dello stampato)
...C191. TESTIPDL
...C191.
RELAZIONE
ZZDDL ZZDDLC ZZNONAV ZZDDLC191 ZZ12 ZZRL ZZPR
    Onorevoli Colleghi! -- Pur volendo, in assurda e denegata
  ipotesi, riconoscere nella dinamica economica produttiva del
  nostro Paese elementi di "sviluppo" sociale ed occupazionale,
  non possiamo fare a meno di ricordare che alcuni anni fa, il
  Ministro dell'ambiente dell'epoca, Ruffolo, parlò di risalire
  "una china che si è creata in quaranta anni di sviluppo
  selvaggio".
    A nostro parere, si può definire sviluppo quella complessa
  dinamica economica e sociale che fa progredire non solo
  materialmente, ma anche spiritualmente un'intera comunità
  nazionale, e non parte di essa a spese della restante.  E con
  un diffuso degrado morale.
    Ora, in Italia, lo sviluppo che si è registrato è stato
  caratterizzato da un lato dalla decadenza generale dei valori
  morali e, dall'altro, dai privilegi per la più forte
  area del centro-nord a scapito della popolazione meridionale,
  dove sia il reddito  pro capite  che l'occupazione non
  sono aumentati ma al contrario sono in profonda crisi
  recessiva, mentre i servizi sono del tutto carenti o allo
  sfascio.
    Senza poterci ulteriormente addentrare nei dettagli e nelle
  molteplici conseguenze che caratterizzano lo "sviluppo
  italiano", non possiamo fare a meno di ricordare il suo
  effetto negativo sull'ecosistema e sulla qualità della vita
  che ne deriva, come è dimostrato dal pesante impatto
  ambientale che quotidianamente si deve registrare.
    C'è stato e c'è, in definitiva, un immenso costo sociale
  indotto dall'economia capitalistica che di per sé è economia
  di classe, ed in quanto tale è economia dei privilegi contro
  le derivanti emarginazioni; come ogni economia capitalistica
  essa si
 
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  basa sulla cultura del mercato e del consumo, attraverso la
  quale il  benessere   viene individuato esclusivamente nel
  possesso di beni materiali inseriti in un ciclo permanente di
  produzione-vendita-consumo, continuamente rinnovantesi
  attraverso la perversa metodologia dell'usa e getta, in
  alternativa ai beni immateriali ed a quelli durevoli.
    Discende da tutto questo la nascita della "civiltà dei
  rifiuti" che anche in Italia caratterizza il problema, immenso
  ed irrisolto, del loro smaltimento.
    La filosofia del risparmio, del riuso è pressoché
  inesistente mentre, nonostante i vari segnali, ancora
  imperversa uno sfrenato consumismo; inoltre la cultura della
  raccolta differenziata dei rifiuti, del loro riciclaggio,
  dell'utilizzazione del recupero energetico, non viene ancora
  attuata in maniera complessiva e soddisfacente.
    Scorie avvelenate, rifiuti industriali, ospedalieri,
  tossici e nocivi e gli stessi rifiuti solidi urbani prendono
  la strada del pericolosissimo incenerimento e della
  termodistruzione oppure quella delle discariche sempre più
  abusive.
    Ecco perché, secondo noi, non si può proprio parlare di
  "sviluppo" seppure "selvaggio".
    La situazione che si presenta grave in tutto il Paese,
  assume a Napoli ed in tutta la Campania aspetti e conseguenze
  assolutamente inaccettabili.
    Lo smaltimento dei rifiuti in generale e di quelli
  industriali in particolare è tornato clamorosamente alla
  ribalta con la scoperta del traffico - per lo più illegittimo
  - tra nord e sud, di rifiuti più o meno nocivi e tossici.
  Tutto ciò non è certo questione marginale, ma rappresenta un
  problema di vaste dimensioni con ovvi riflessi sulla qualità e
  salubrità della vita, nonché sull'economia regionale e
  nazionale.
    La gestione dello smaltimento dei rifiuti da parte degli
  enti preposti, la mancata attuazione della normativa
  esistente, dovuta anche alla carenza di disposizioni
  applicative che tuttora si riscontra, per non dire del
  processo avviato dalla CEE contro l'Italia, proprio per la
  gestione dei rifiuti in Campania, evidenziano l'esistenza di
  fenomeni diffusi di un macroscopico inquinamento con gravi
  responsabilità degli operatori e dei pubblici poteri.  Per non
  parlare dell'altro, connesso "inquinamento": la presenza di
  certa criminalità organizzata, che non ha mancato di farsi
  sentire anche in questo comparto.  In quanti comuni la raccolta
  e lo smaltimento dei rifiuti sono gestiti attraverso appalti
  singolari, illegittimi, se non illeciti?  Se non, forse, da
  imprese legate alla criminalità politica ed organizzata?
    Chi controlla nella sostanza che ciò non avvenga, senza
  accontentarsi della sola legittimità formale degli atti
  amministrativi?  Quali e quante industrie rispettano le norme
  antinquinamento nelle loro attività?  Quante fra loro
  rispettano le normative di sicurezza nel raccogliere, nello
  smaltire, nello sversare il prodotto di risulta e gli scarichi
  di lavorazione della loro produzione?
    E quanto alle discariche abusive non è forse vero che ne
  vengono normalmente realizzate sul territorio e che attraverso
  processi di accumulo, compattazione e seppellimento ormai non
  c'è rivolo, ruscello, torrente o fiume che non venga inquinato
  da abusivi sversamenti di rifiuti di ogni natura e genere,
  inquinando il mare e le falde sotterranee?
    Sono interrogativi inquietanti che stampa,  mass
  media,  addetti ai lavori, politici pongono a se stessi ed
  agli altri.
    Ma le parole non bastano proprio più: c'è bisogno di fatti.
  Ed è per questo che ritieniamo urgente ed improrogabile la
  istituzione di una Commissione parlamentare d'inchiesta per
  fare luce su questo grave problema dello smaltimento dei
  rifiuti in Campania, dove esso assume, come detto, toni
  allarmanti e non più sopportabili.  Tale è infatti il compito
  di cui - a nostro avviso - deve farsi carico il Parlamento che
  dovrebbe rappresentare l'interesse diffuso e legittimo di
  tutta la comunità ad avere aria salubre, fiumi e mare puliti,
  acque pure, e non quello di convivere con "piccole Chernobyl",
  con effluvi di sostanze tossiche e soprattutto interiorizzando
  e normalizzando il fenomeno come prassi ordinaria e modello
  esistenziale di convivenza obbligata con l'inquinamento.
 
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    D'altronde, il problema dello smaltimento dei rifiuti e
  della esistenza di discariche abusive non è certo nuovo, tanto
  è vero che avevamo denunciato infinite volte, attraverso
  interrogazioni ed altre iniziative, la gravità delle
  situazioni che via via andavano verificandosi.  Anche il
  Ministro dell'ambiente, nel rispondere ad una nostra
  interrogazione (n. 4-24267 del 20 febbraio 1991), riconobbe
  che su circa 25 milioni di tonnellate di rifiuti ne sono
  smaltiti solo 7.535.  E sui 4 milioni di tonnellate di rifiuti
  tossici e nocivi solo un terzo viene smaltito
  correttamente.
    Ma per comprendere appieno la gravità del punto cui siamo
  arrivati, occorre ricordare che da anni si parla di discariche
  abusive che nel sud vengono utilizzate - con evidenti consensi
  locali - dalle grosse industrie di tutto il Paese che operano
  con la complicità di autotrasportatori senza scrupoli, dai
  quali non esigono la certificazione del deposito in un
  impianto autorizzato che garantisca il corretto e legale
  smaltimento; oppure attraverso altre illecite operazioni che
  vedono un "traffico" sempre più intenso di false
  certificazioni con un triste e preoccupante fiorire di
  discariche abusive proprio in Campania: Castelvolturno, Villa
  Literno, Giugliano, Ercolano, Villa di Briano, Vairano
  Patenora, Pignataro Maggiore, Sessa Aurunca, Pianura,
  Roccarainola, Cercola, Pozzuoli, Villaricca, Somma Vesuviana,
  Maddaloni, Casal di Principe, Piedimonte Matese, Sant'Agata
  dei Goti, Monteverde Irpino, Cava dei Tirreni sono i casi più
  eclatanti, ma anche Acerra, dove in località Calabritto
  (presso la Montefibre) erano sotterrati decine di bidoni di
  scorie tossiche.
    Per non parlare dell'assurdo caso del camionista avvelenato
  e gravemente leso dai rifiuti della ECOMOVIL che scaricava.
    Ma non basta: perfino le cave dalle quali si è estratto il
  materiale per la costruzione della rete autostradale
  (Caserta-Salerno e Napoli-Nola-Baiano) sono oggi divenute
  discariche abusive.
    Tutto ciò ha determinato la mutazione della zona flegrea i
  cui laghi sono diventati fetidi acquitrini e squallidi
  sversatoi ed ad oriente sino alle falde del Vesuvio,
  trasformando tutta la zona in un'enorme "pattumiera" non solo
  di rifiuti solidi urbani, ma anche industriali, sostanze
  chimiche e perfino residui ospedalieri: una miscela esplosiva
  di veleni abbandonati in siti non attrezzati con adeguata
  impermeabilizzazione, con sufficienti strutture di sicurezza e
  di riciclaggio, inquinando così territori, falde acquifere,
  colture, quartieri, città.
    Nella sola provincia di Napoli a fronte di tre milioni e
  mezzo di abitanti, risultano prodotti - in media - quattro
  milioni di tonnellate di rifiuti al giorno, ed esistono solo
  10 discariche autorizzate e solo alcune di queste sono
  attrezzate secondo i requisiti di legge.  Purtroppo di ben
  710.000 tonnellate di rifiuti tossici e nocivi si ignora del
  tutto la destinazione.
    In centinaia di casi si verificano alterazioni ambientali
  con preoccupanti connessioni che rilevano un aumento di
  malattie polmonari, della pelle, virali e allergiche.
    Ma affare nell'affare è sicuramente quello del trasporto in
  Campania di tonnellate di rifiuti tossici industriali dal nord
  Italia con un giro di affari che sembra attestarsi intorno ai
  1.500 miliardi sui quali, sembra certo, non manca di farsi
  sentire la malavita organizzata.  Secondo quanto denunciato da
  qualche imprenditore - e riportato dalla stessa stampa -
  esisterebbe un mercato clandestino con vantaggiose offerte che
  arrivano dal sud e gestite da società milanesi, evidentemente
  manovrate dalla malavita.
    E' in questo quadro che si colloca dunque la necessità di
  una Commissione di inchiesta che faccia luce sulle
  responsabilità pubbliche e private che hanno portato al
  peggior inquinamento dell'ambiente sia "naturale" che
  "sociale".  Affidiamo perciò alla sensibilità degli onorevoli
  colleghi l'approvazione della nostra proposta di legge per una
  sua rapida approvazione.
 
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