| Onorevoli Colleghi! -- La difesa degli ecosistemi
marini costituisce uno degli obiettivi prioritari di una
politica ambientale che si proponga di coniugare le ragioni
della tutela dell'ambiente con quelle della crescita
socio-economica e che consideri la valorizzazione delle
risorse naturali come un imprescindibile fattore di sviluppo,
di cui tener conto nei diversi ambiti di programmazione.
Questo nuovo approccio emerge anche da alcuni recenti
interventi legislativi, che, nel sottolineare la centralità
degli interventi di conservazione e di ripristino degli
equilibri ambientali nell'ambito della complessiva azione di
valorizzazione delle risorse marine, hanno previsto il
trasferimento al Ministero dell'ambiente delle funzioni in
materia di difesa del mare, in precedenza attribuite al
Ministero della marina mercantile. La legge n. 537 del
1993, collegata alla manovra di finanza pubblica per l'anno
1994, ha sancito tale riallocazione di competenze e ha
disposto che, per l'esercizio delle medesime, il Ministero
dell'ambiente si avvalga del supporto tecnico-scientifico
dell'Istituto centrale per la ricerca scientifica e
tecnologica applicata al mare (ICRAM) e dell'Ispettorato
centrale per la difesa del mare.
I delicati equilibri che garantiscono la sopravvivenza
dell'ambiente marino sono infatti costantemente minacciati
dallo sviluppo di particolari attività antropiche, di cui
spesso si ignorano i pregiudizievoli effetti per la flora e la
fauna marine e che, per tali ragioni, non sono sottoposte ad
adeguate forme di regolamentazione. Una consapevole azione di
tutela presuppone pertanto un'attenta analisi - condotta
presso le più qualificate sedi amministrative e tecniche -
delle condizioni suscettibili
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di alterare l'ecosistema marino e degli interventi in
grado di contrastarne il progressivo degrado.
Tali considerazioni si impongono con particolare evidenza
con riferimento alla conservazione e alla tutela della
"posidonia oceanica", una pianta fanerogama, dalla struttura
nastriforme, che vive nel bacino del Mediterraneo e ricopre,
con un'elevata densità, sia i fondali solidi che quelli
mobili.
Questa specie svolge un ruolo fondamentale per la
preservazione dei sistemi biologici circostanti: la pianta
offre infatti un substrato idoneo per epifiti ed epizoi anche
su fondali spesso non adatti a tali organismi e costituisce un
riparo e un luogo di riproduzione per molte specie di pesci,
crostacei, molluschi ed altri invertebrati.
Due importanti catene alimentari sono inoltre associate
all'esistenza delle praterie posidoniche: una catena di
"pascolo", che comprende gli organismi che si cibano delle
piante viventi ed i loro predatori, ed una catena alimentare
per gli animali che si nutrono di detrito vegetale ed i
rispettivi predatori.
La posidonia, che si può trovare su fondali compresi tra
una profondità di poche decine di centimetri fino a circa 40
metri, contribuisce, inoltre, attraverso il suo processo
fotosintetico, a produrre una grande quantità dell'ossigeno di
cui necessita il mare.
La funzione delle praterie di posidonia è particolarmente
importante anche sotto il profilo sedimentologico: la capacità
della pianta di svilupparsi sia in estensione che in altezza
la rende, infatti, un ottimo strumento di intrappolamento
delle sostanze solide ed organiche sospese nella colonna
d'acqua; inoltre, il rallentamento del moto ondoso determinato
dalle foglie lunghe e flessibili favorisce la caduta
sedimentale, incrementando i depositi che naturalmente si
formano nelle praterie a causa della morte degli organismi
epifiti che vi si accumulano.
Occorre infine segnalare altri importanti effetti dovuti
alla resistenza e alla
compattezza delle formazioni di posidonia, che spesso vengono
a creare vere e proprie dighe tra il mare aperto e la costa,
attenuando l'effetto dei frangenti sugli arenili e impedendo
in tal modo i fenomeni erosivi delle spiagge.
Nonostante l'importanza della posidonia sia largamente
riconosciuta in campo scientifico, sono mancati finora nel
nostro Paese un programma di tutela di questa specie e
specifici interventi, diretti a contrastare il progressivo
arretramento delle praterie posidoniche e lo spopolamento dei
fondali, che interessa negli ultimi tempi vaste zone del
bacino del Mediterraneo.
Le ragioni principali di questo processo sono da ricercarsi
in diversi fattori, tra i quali possono con certezza
annoverarsi: l'inquinamento biologico, chimico o fisico dovuto
agli scarichi e la variazione della salinità delle acque;
l'azione di eradicazione dovuta alla pesca a strascico su
fondali inferiori a 40 metri di profondità; l'azione di
deviazione delle correnti; gli ancoraggi "selvaggi",
particolarmente frequenti in alcune aree; le barriere
artificiali costruite per porti, moli e strutture di vario
genere.
Qualora tale processo non dovesse essere arrestato, la
progressiva scomparsa delle praterie posidoniche
determinerebbe, come conseguenza immediata, la massiccia
erosione delle coste, e, nel più lungo periodo, un grave
squilibrio bioorganico dell'intero ecosistema marino del
bacino del Mediterraneo.
La lenta distruzione delle praterie rappresenta infatti un
dato particolarmente allarmante ove si consideri che le
caratteristiche di questa pianta sono la difficilissima
riproduzione e la crescita estremamente lenta, che avanza di
pochi centimetri l'anno.
Occorre pertanto intervenire con la massima tempestività ed
efficacia per scongiurare il degrado e l'arretramento delle
praterie, sia sottoponendo ad un'adeguata regolamentazione le
attività maggiormente dannose alla sopravvivenza della specie,
sia realizzando azioni di ripopolamento dei fondali.
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Provvedimenti di ripristino delle praterie scomparse
mediante interventi di riforestazione sono stati già attuati
con successo in Francia e Spagna e, per altre specie,
nell'area caraibica ed in Australia. Questi sistemi, invero
ancora allo stato sperimentale, permettono comunque di
ripristinare le condizioni pregresse e di recuperare ampie
zone dei fondali altrimenti destinate ad un degrado sempre più
accentuato.
Nel 1990 la posidonia è stata anche inserita, sotto il
patrocinio delle Nazioni Unite per l'ambiente e dell'Alleanza
mondiale per la natura, nella "lista rossa dei vegetali e dei
popolamenti marini minacciati del Mediterraneo".
Al fine di contribuire alla salvaguardia della specie e di
attuare un organico programma di tutela, è stata predisposta
la seguente proposta di legge, che, all'articolo 1, definisce
le finalità della nuova normativa e vieta le attività, le
opere e gli interventi, che determino, in modo diretto o
indiretto, il degrado, l'estinzione o la regressione della
specie "posidonia oceanica".
L'articolo 2 prevede una serie di adempimenti per il
Ministero dell'ambiente, che dovrà provvedere al censimento
delle praterie posidoniche, al controllo degli stati di
evoluzione della specie, alla localizzazione
delle zone per la realizzazione di nuove coltivazioni e
all'individuazione delle specie ittiche predatrici degli
erbivori delle praterie nonché di quelle da sottoporre a
regolamentazione nell'esercizio della pesca.
L'articolo 2 demanda inoltre ad appositi decreti
ministeriali l'individuazione delle attività, delle opere e
degli interventi che minacciano la specie "posidonia oceanica"
e la regolamentazione della pesca di talune specie ittiche.
Per assicurare un qualificato supporto tecnico-scientifico
agli organi competenti all'adozione dei predetti
provvedimenti, è prevista la costituzione di una commissione
di esperti, nominata dal Ministro dell'ambiente ed integrata
da rappresentanti delle organizzazioni di categoria dei
pescatori e delle associazioni ambientalistiche specializzate
nel settore della tutela delle acque. La Commissione potrà
avvalersi anche della collaborazione di università, enti,
associazioni o soggetti privati.
L'articolo 3 determina le sanzioni da irrogare in caso di
violazione dei divieti stabiliti dalla legge e individua gli
organi competenti a vigilare sul rispetto delle disposizioni
in essa contenute.
Infine, l'articolo 4 reca la norma di copertura finanziaria
dell'onere derivante dall'attuazione della legge, quantificato
in 2 miliardi di lire per l'anno 1995.
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