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Testi integrali degli Atti Parlamentari della XII Legislatura

Documento


31017
DDL2551-0002
Progetto di legge Camera n. 2551 - testo presentato - (DDL12-2551)
(suddiviso in 6 Unità Documento)
Unità Documento n.2 (che inizia a pag.1 dello stampato)
...C2551. TESTIPDL
...C2551.
RELAZIONE
ZZDDL ZZDDLC ZZNONAV ZZDDLC2551 ZZ12 ZZRL ZZPR
    Onorevoli  Colleghi! -- La difesa degli ecosistemi
  marini costituisce uno degli obiettivi prioritari di una
  politica ambientale che si proponga di coniugare le ragioni
  della tutela dell'ambiente con quelle della crescita
  socio-economica e che consideri la valorizzazione delle
  risorse naturali come un imprescindibile fattore di sviluppo,
  di cui tener conto nei diversi ambiti di programmazione.
    Questo nuovo approccio emerge anche da alcuni recenti
  interventi legislativi, che, nel sottolineare la centralità
  degli interventi di conservazione e di ripristino degli
  equilibri ambientali nell'ambito della complessiva azione di
  valorizzazione delle risorse marine, hanno previsto il
  trasferimento al Ministero dell'ambiente delle funzioni in
  materia di difesa del mare, in precedenza attribuite al
  Ministero della marina mercantile.  La legge n. 537 del
  1993, collegata alla manovra di finanza pubblica per l'anno
  1994, ha sancito tale riallocazione di competenze e ha
  disposto che, per l'esercizio delle medesime, il Ministero
  dell'ambiente si avvalga del supporto tecnico-scientifico
  dell'Istituto centrale per la ricerca scientifica e
  tecnologica applicata al mare (ICRAM) e dell'Ispettorato
  centrale per la difesa del mare.
    I delicati equilibri che garantiscono la sopravvivenza
  dell'ambiente marino sono infatti costantemente minacciati
  dallo sviluppo di particolari attività antropiche, di cui
  spesso si ignorano i pregiudizievoli effetti per la flora e la
  fauna marine e che, per tali ragioni, non sono sottoposte ad
  adeguate forme di regolamentazione.  Una consapevole azione di
  tutela presuppone pertanto un'attenta analisi - condotta
  presso le più qualificate sedi amministrative e tecniche -
  delle condizioni suscettibili
 
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  di alterare l'ecosistema marino e degli interventi in
  grado di contrastarne il progressivo degrado.
    Tali considerazioni si impongono con particolare evidenza
  con riferimento alla conservazione e alla tutela della
  "posidonia oceanica", una pianta fanerogama, dalla struttura
  nastriforme, che vive nel bacino del Mediterraneo e ricopre,
  con un'elevata densità, sia i fondali solidi che quelli
  mobili.
    Questa specie svolge un ruolo fondamentale per la
  preservazione dei sistemi biologici circostanti: la pianta
  offre infatti un substrato idoneo per epifiti ed epizoi anche
  su fondali spesso non adatti a tali organismi e costituisce un
  riparo e un luogo di riproduzione per molte specie di pesci,
  crostacei, molluschi ed altri invertebrati.
    Due importanti catene alimentari sono inoltre associate
  all'esistenza delle praterie posidoniche: una catena di
  "pascolo", che comprende gli organismi che si cibano delle
  piante viventi ed i loro predatori, ed una catena alimentare
  per gli animali che si nutrono di detrito vegetale ed i
  rispettivi predatori.
    La posidonia, che si può trovare su fondali compresi tra
  una profondità di poche decine di centimetri fino a circa 40
  metri, contribuisce, inoltre, attraverso il suo processo
  fotosintetico, a produrre una grande quantità dell'ossigeno di
  cui necessita il mare.
    La funzione delle praterie di posidonia è particolarmente
  importante anche sotto il profilo sedimentologico: la capacità
  della pianta di svilupparsi sia in estensione che in altezza
  la rende, infatti, un ottimo strumento di intrappolamento
  delle sostanze solide ed organiche sospese nella colonna
  d'acqua; inoltre, il rallentamento del moto ondoso determinato
  dalle foglie lunghe e flessibili favorisce la caduta
  sedimentale, incrementando i depositi che naturalmente si
  formano nelle praterie a causa della morte degli organismi
  epifiti che vi si accumulano.
    Occorre infine segnalare altri importanti effetti dovuti
  alla resistenza e alla
  compattezza delle formazioni di posidonia, che spesso vengono
  a creare vere e proprie dighe tra il mare aperto e la costa,
  attenuando l'effetto dei frangenti sugli arenili e impedendo
  in tal modo i fenomeni erosivi delle spiagge.
    Nonostante l'importanza della posidonia sia largamente
  riconosciuta in campo scientifico, sono mancati finora nel
  nostro Paese un programma di tutela di questa specie e
  specifici interventi, diretti a contrastare il progressivo
  arretramento delle praterie posidoniche e lo spopolamento dei
  fondali, che interessa negli ultimi tempi vaste zone del
  bacino del Mediterraneo.
    Le ragioni principali di questo processo sono da ricercarsi
  in diversi fattori, tra i quali possono con certezza
  annoverarsi: l'inquinamento biologico, chimico o fisico dovuto
  agli scarichi e la variazione della salinità delle acque;
  l'azione di eradicazione dovuta alla pesca a strascico su
  fondali inferiori a 40 metri di profondità; l'azione di
  deviazione delle correnti; gli ancoraggi "selvaggi",
  particolarmente frequenti in alcune aree; le barriere
  artificiali costruite per porti, moli e strutture di vario
  genere.
    Qualora tale processo non dovesse essere arrestato, la
  progressiva scomparsa delle praterie posidoniche
  determinerebbe, come conseguenza immediata, la massiccia
  erosione delle coste, e, nel più lungo periodo, un grave
  squilibrio bioorganico dell'intero ecosistema marino del
  bacino del Mediterraneo.
    La lenta distruzione delle praterie rappresenta infatti un
  dato particolarmente allarmante ove si consideri che le
  caratteristiche di questa pianta sono la difficilissima
  riproduzione e la crescita estremamente lenta, che avanza di
  pochi centimetri l'anno.
    Occorre pertanto intervenire con la massima tempestività ed
  efficacia per scongiurare il degrado e l'arretramento delle
  praterie, sia sottoponendo ad un'adeguata regolamentazione le
  attività maggiormente dannose alla sopravvivenza della specie,
  sia realizzando azioni di ripopolamento dei fondali.
 
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    Provvedimenti di ripristino delle praterie scomparse
  mediante interventi di riforestazione sono stati già attuati
  con successo in Francia e Spagna e, per altre specie,
  nell'area caraibica ed in Australia.  Questi sistemi, invero
  ancora allo stato sperimentale, permettono comunque di
  ripristinare le condizioni pregresse e di recuperare ampie
  zone dei fondali altrimenti destinate ad un degrado sempre più
  accentuato.
    Nel 1990 la posidonia è stata anche inserita, sotto il
  patrocinio delle Nazioni Unite per l'ambiente e dell'Alleanza
  mondiale per la natura, nella "lista rossa dei vegetali e dei
  popolamenti marini minacciati del Mediterraneo".
    Al fine di contribuire alla salvaguardia della specie e di
  attuare un organico programma di tutela, è stata predisposta
  la seguente proposta di legge, che, all'articolo 1, definisce
  le finalità della nuova normativa e vieta le attività, le
  opere e gli interventi, che determino, in modo diretto o
  indiretto, il degrado, l'estinzione o la regressione della
  specie "posidonia oceanica".
    L'articolo 2 prevede una serie di adempimenti per il
  Ministero dell'ambiente, che dovrà provvedere al censimento
  delle praterie posidoniche, al controllo degli stati di
  evoluzione della specie, alla localizzazione
  delle zone per la realizzazione di nuove coltivazioni e
  all'individuazione delle specie ittiche predatrici degli
  erbivori delle praterie nonché di quelle da sottoporre a
  regolamentazione nell'esercizio della pesca.
    L'articolo 2 demanda inoltre ad appositi decreti
  ministeriali l'individuazione delle attività, delle opere e
  degli interventi che minacciano la specie "posidonia oceanica"
  e la regolamentazione della pesca di talune specie ittiche.
    Per assicurare un qualificato supporto tecnico-scientifico
  agli organi competenti all'adozione dei predetti
  provvedimenti, è prevista la costituzione di una commissione
  di esperti, nominata dal Ministro dell'ambiente ed integrata
  da rappresentanti delle organizzazioni di categoria dei
  pescatori e delle associazioni ambientalistiche specializzate
  nel settore della tutela delle acque.  La Commissione potrà
  avvalersi anche della collaborazione di università, enti,
  associazioni o soggetti privati.
    L'articolo 3 determina le sanzioni da irrogare in caso di
  violazione dei divieti stabiliti dalla legge e individua gli
  organi competenti a vigilare sul rispetto delle disposizioni
  in essa contenute.
    Infine, l'articolo 4 reca la norma di copertura finanziaria
  dell'onere derivante dall'attuazione della legge, quantificato
  in 2 miliardi di lire per l'anno 1995.
 
DATA=950517 FASCID=DDL12-2551 TIPOSTA=DDL LEGISL=12 NCOMM= SEDE=PR NSTA=2551 TOTPAG=0006 TOTDOC=0006 NDOC=0002 TIPDOC=L DOCTIT=0000 COMM= FRL PAGINIZ=0001 RIGINIZ=010 PAGFIN=0003 RIGFIN=048 UPAG=NO PAGEIN=1 PAGEFIN=3 SORTRES= SORTDDL=255100 00 FASCIDC=12DDL2551 SORTNAV=0255100 000 00000 ZZDDLC2551 NDOC0002 TIPDOCL DOCTIT0002 NDOC0002



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