| Onorevoli Colleghi! -- La legge 1^ giugno 1990, n.
137, ha trasformato l'Ente Autonomo la Triennale di Milano da
istituzione meramente espositiva con attività periodica (una
rassegna ogni tre anni) in istituzione di attività permanente
con il compito di svolgere "attività di ricerca, di
documentazione e di esposizione settoriale e interdisciplinare
nei campi dell'architettura, dell'urbanistica, dell'arte
decorativa, del design, dell'artigianato, della
produzione industriale, della moda, della comunicazione
audiovisiva e di quelle espressioni artistiche e creative che
a diverso titolo ad essi si riferiscono".
Con questi presupposti il consiglio di amministrazione in
carica ha varato un intenso programma di attività
documentarie, espositive, convegnistiche, e pubblicistiche.
Dall'autunno 1994 il Palazzo dell'arte è aperto al
pubblico in modo continuativo.
Questo corso radicalmente nuovo della vita e dell'attività
dell'Ente, che ne rivoluziona il ruolo nel panorama culturale
italiano e la fruibilità da parte del pubblico, potrebbe
essere seriamente compromesso a causa del perdurare di
condizioni totalmente inadeguate riguardo alle risorse umane
di cui l'Ente dispone.
La definizione dei nuovi compiti dell'Ente sancisce precise
istanze espresse dal mondo della cultura da oltre un decennio
nei confronti di un'istituzione che sembrava portare in sé
potenzialità ben superiori alla semplice organizzazione
periodica di una Esposizione internazionale.
Tale attività, infatti, sebbene avesse contribuito in
passato a promuovere
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scambi culturali ed economici importanti ed a favorire
l'affermarsi di un'immagine "internazionale" di Milano e
dell'Italia, in particolare per quanto riguarda la qualità del
prodotto industriale, aveva subito il contraccolpo delle
trasformazioni culturali e sociali degli anni '70.
Nel 1975 l'Ente era stato inserito fra quelli previsti
dalla legge 20 marzo 1975, n. 70, per il riordinamento degli
enti pubblici, legge che tuttora ne condiziona il rapporto di
lavoro col personale dipendente nonché l'amministrazione e la
contabilità (ovviamente anche attraverso successivi
regolamenti che ad essa fanno riferimento).
Ma la solida tradizione, la sperimentata capacità di
aggregare forze intellettuali ed economiche, la disponibilità
di uno spazio unico in italia (e non solo) convogliavano sulla
Triennale le aspettative per la realizzazione, anche nel
nostro Paese, di una struttura destinata a comunicare cultura
in maniera adeguata alle trasformazioni in corso nel mondo
contemporaneo.
La volontà degli amministratori di allora, condivisa e
supportata dal personale, di rispondere a questa forte istanza
faceva sì che, dalla fine degli anni '70 e per tutti gli anni
'80, la Triennale fosse capace di offrire al pubblico un
cospicuo numero di mostre (alcune delle quali rimaste
memorabili) e di altre attività, riuscendo a riacquistare
credito sia sul piano economico (il finanziamento passò da 80
milioni a 5 miliardi annui) che su quello del prestigio, anche
internazionale, come dimostrano il successo delle ultime
esposizioni internazionali (1988 e 1992) e la riassunzione di
un posto privilegiato in seno al Bureau International des
Expositions.
La legge del 1990 ha costituito però un cambiamento
radicale, conferendo legittimità e nuovo impulso ad una
attività che, sebbene tra molte difficoltà, aveva
caratterizzato il precedente decennio. Ha dato, in
particolare, la possibilità di trattare a pieno titolo, in
aggiunta agli ambiti tematici tradizionali, nuove discipline
quali la moda e la comunicazione audiovisiva, nonché di
offrire legittimo spazio all'interdisciplinarietà.
L'attuale consiglio di amministrazione, insediatosi nel
luglio del 1993, ha quindi affrontato il compito di dare
attuazione a quella legge.
Come primo passo ha stipulato una convenzione con il comune
di Milano per l'uso permanente del Palazzo dell'arte. Ha poi
iniziato un piano di lavori volti a rendere il Palazzo un
centro di incontro per gli studiosi e il pubblico, un luogo
accogliente fruibile in qualsiasi giorno dell'anno.
Al piano terreno, su progetto di Umberto Riva, sono stati
sistemati ampi spazi di accoglienza e rappresentanza -
l'ingresso, con guardaroba e biglietteria, e l'"Impluvium",
destinato a convegni e incontri - mentre sono in corso di
realizzazione libreria e caffetteria; sempre al piano terra,
Gae Aulenti ha progettato la "Galleria", 1500 metri quadrati
di superficie espositiva allestiti in via permanente per
presentare mostre, sia prodotte sia ospitate, ottemperando ai
più aggiornati requisiti tecnici per la sicurezza e la
conservazione dei materiali esposti.
Al piano giardino, con affaccio sul parco Sempione, è in
corso di sistemazione il Centro di documentazione, progettato
da Angelo Cortesi, comprendente la biblioteca e l'archivio
storico e fotografico della Triennale, nonché gli archivi
informatizzati dei piani urbanistici (nazionale) e del
design (internazionale).
Dall'ottobre del 1994 il Palazzo è permanentemente aperto
al pubblico, con un programma fittissimo di attività.
Un discorso particolare meritano le attività permanenti,
varate anch'esse nel corso dell'ultimo anno nell'ambito di
quella competenza di ricerca e documentazione auspicata dalla
legge, i cui primi risultati saranno presto visibili: il Museo
del design, di cui un primo nucleo scaturirà dalla
mostra sul Design italiano dal '45 al '63, attualmente
in corso, l'Archivio internazionale del design e
l'Archivio nazionale dei piani urbanistici, ambedue
informatizzati (di cui è stato recentemente presentato un
primo campione) l'Osservatorio della moda e l'Archivio storico
della Triennale.
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Infine, la tradizionale e gloriosa Esposizione
Internazionale, arrivata alla sua diciannovesima edizione, sul
cui tema "Identità e differenze" si è dibattuto in un
seminario-mostra lo scorso novembre, si terrà nel 1996 con il
contributo di un gruppo internazionale di esperti.
Non solo la Triennale offre cultura e servizi, ma mette
parte dei suoi spazi a disposizione di chi voglia a sua volta
fare promozione di cultura su temi pertinenti con la sua
attività.
A questo punto non è difficile valutare come, in questi
ultimi mesi, si stiano verificando quelle condizioni,
perseguite da anni, tali da rendere la Triennale
un'istituzione vivace e moderna, capace di richiamare
competenze di altissimo livello, di compendiare tradizione e
attualità, di dialogare con analoghe istituzioni e con un
pubblico, di specialisti e appassionato, che sempre più
travalica l'ambito cittadino.
Risulta evidente quale importanza abbiano, in un quadro
come quello qui adombrato, le risorse umane che consentono
alle attività dell'Ente di prendere forma e di svilupparsi con
efficienza. Dalla prima idea, al progetto completo, alla
realizzazione concreta di un'attività, sino alla sua
comunicazione efficace, il personale dell'Ente, di questo vera
struttura portante, ne segue passo passo ogni fase. Le
iniziative, sempre nuove e diverse tra loro, richiedono
sensibilità per i contenuti, familiarità con discipline e
competenze diverse, capacità previsionali, organizzative e di
gestione dei rapporti umani, conoscenza delle procedure
amministrative, pianificazione e rispetto delle scadenze,
insomma una complessa professionalità coniugata ad un'alta
efficienza. Tradotto in termini di pianta organica, quanto
sopra detto significa una struttura consistente, ma pur sempre
agile, che dia ampio spazio e riconoscimento alle funzioni
intellettuali ed organizzative di alto livello.
La struttura attuale, composta da alcuni dipendenti con
lunga anzianità e consolidata esperienza e da altri reclutati
negli anni '80 con severi concorsi nazionali, svolge da anni
le funzioni sopra descritte in condizioni drammatiche: la
pianta organica
e le qualifiche rivestite sono ancora quelle risalenti
al primo inquadramento avvenuto in seguito alla legge n. 70
del 1975, vale a dire un organico di 21 elementi con
qualifiche che vanno dal III al VII livello (in realtà i
dipendenti effettivi sono addirittura 16).
Già prima dell'entrata in vigore della legge del 1990, in
ragione dell'attività realmente svolta, la Triennale aveva
chiesto di poter ampliare l'organico a 28 elementi con un
incremento proporzionalmente maggiore delle qualifiche
superiori.
I ripetuti blocchi delle assunzioni (che hanno impedito
persino di reintegrare i posti rimasti vuoti negli ultimi anni
per pensionamento, dimissioni o trasferimento di alcuni
dipendenti) e la legge intervenuta nel 1993 hanno aggravato e
congelato una situazione già insostenibile.
Il personale attualmente in forza (16 unità), preparato e
altamente motivato, ha finora supportato e reso possibile
quanto la Triennale ha realizzato, superando con abnegazione e
senso di responsabilità gli ostacoli e le difficoltà che hanno
scandito la lunga preparazione del "salto" compiuto dall'Ente
nell'ultimo periodo.
Ma la situazione è oggi al limite del collasso: per poter
consolidare e completare il proprio rinnovamento la Triennale
ha bisogno di rafforzare la propria struttura, rendendola
pienamente funzionale ai compiti statutari e conferendo il
giusto riconoscimento alle professionalità presenti.
Sarebbe insensato, ingiusto e deleterio, sia sotto il
profilo culturale che economico, troncare il processo di
sviluppo di questo Ente, che è oggi unanimemente riconosciuto
sia in Italia che all'estero.
Di qui l'esigenza che, all'interno della nuova tabella
organica, il consiglio di amministrazione sia messo in grado
di provvedere ad attribuire al personale interno le posizioni
corrispondenti alle attività svolte, nel pieno riconoscimento
delle professionalità acquisite e risultanti da atti certi e
documentati.
E' per i motivi sopra esposti che viene presentata la
seguente proposta di legge, intesa a consentire all'Ente
Autonomo la
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Triennale di Milano di assolvere ai propri compiti di
istituto anche attraverso l'incremento della pianta organica
ed il nuovo inquadramento del personale dipendente in
servizio, riconoscendo a quest'ultimo quelle funzioni di
ideazione, promozione, coordinamento e controllo sia delle
attività e procedure interne sia delle molte professionalità
esterne di cui l'Ente di volta in volta si avvale.
Il provvedimento prevede altresì di delegare il ridisegno
della pianta organica e
le modalità di inquadramento di cui sopra al consiglio di
amministrazione dell'ente, organo per sua natura atto a far
fronte ad esigenze mutevoli nel tempo e che vede al suo
interno e nel collegio dei revisori dei conti la presenza di
rappresentanti della Presidenza del Consiglio e dei Ministeri
vigilanti.
La presente proposta non rappresenta onere per lo Stato, in
quanto non comporta modifiche al contributo erogato all'Ente a
norma di legge.
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