| Onorevoli Colleghi! -- Con la presente proposta di
istituzione di una Commissione parlamentare di inchiesta sulle
convenzioni stipulate dalle unità sanitarie locali del Veneto
con strutture private, si intende affrontare il problema dei
rapporti tra la sanità pubblica e quella privata, diventato
ancora più scottante a seguito della attuazione della
riorganizzazione ospedaliera prevista dalla recente
legislazione regionale.
La finalità primaria della presente proposta di legge è
quella di far fronte alla preoccupazione che, in sede di
riorganizzazione ospedaliera, la regione Veneto adotti criteri
che, più o meno coscientemente, ridimensionino il servizio
pubblico favorendo quello privato. La possibilità è fondata e
tale preoccupazione può dunque essere giustificata.
Bisogna anche però tenere conto di due considerazioni:
a) l'istituto del "convenzionamento" è in corso di
sostituzione con quello dell'"accreditamento" di cui al comma
5 dell'articolo 8 del decreto legislativo n. 502 del 1992, e
successive modificazioni;
b) con l'accreditamento le strutture private
assumono dignità pari alle strutture pubbliche: cade l'obbligo
del ricorso prioritario alla struttura pubblica, l'assistito
acquisice l'effettivo diritto di libera scelta sulla base del
gradimento delle prestazioni offerte.
Non a caso il comma 7 dell'articolo 6 della legge 23
dicembre 1994, n. 724, ha abrogato quella parte del comma 5
dell'articolo 8
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del decreto legislativo n. 502 del 1992, la quale
stabiliva che le unità sanitarie locali per l'erogazione delle
prestazioni, si avvalgono dei propri presidi, delle aziende
ospedaliere e di altre istituzioni pubbliche (ospedali
militari) o private "sulla base di criteri di integrazione con
il servizio pubblico".
Va anche tenuto conto del fatto che (articolo 4 della legge
30 dicembre 1991, n. 412, richiamato dal comma 7 dell'articolo
8 del citato decreto legislativo n. 502 del 1992) è previsto
il pagamento delle prestazioni sulla base di una tariffa
adottata con legge regionale, valida sia per il pubblico (da
applicare entro tre anni) che per il privato (applicata dal 1^
gennaio 1995), che renderà la prestazione tanto più
vantaggiosa quanto migliori sono le capacità organizzative e
gestionali della struttura. In altre parole la preoccupazione
che la soppressione di determinati servizi pubblici possa
favorire quelli privati (meglio organizzati) dovrebbe venire
meno per il fatto che, con la nuova legislazione, la scelta
non è più condizionata dal diritto di priorità concesso al
servizio pubblico dalla legislazione precedente, ma è libera
manifestazione della volontà del cittadino che può scegliere,
tra pubblico e privato, quello che offre prestazioni
migliori.
Tutto ciò premesso, si deve inoltre giustificare il perché
si propone il mezzo della inchiesta parlamentare per far luce
su tale eventualità che può ancor più distorcere il problema
della "malasanità" nel nostro Paese. E ciò è dovuto al fatto
che ormai solo e soltanto il Parlamento, ancor più del mezzo
legislativo, che poi ha sempre problemi di incerta attuazione,
può costituire lo strumento idoneo a risolvere situazioni in
atto meritevoli di soluzioni chiare e durature.
Giustificata dunque la struttura prescelta, occorre
illustrare ulteriori considerazioni sul contenuto della
proposta di legge.
Chiara la motivazione sostanziale che la giustifica:
soprattutto in questi ultimi mesi nei quali, tra le altre, la
regione Veneto ha iniziato l'opera di riorganizzazione delle
strutture ospedaliere, i sindaci dei comuni ove insistono
nosocomi soggetti a forte ridimensionamento o chiusura,
sostenuti dalle popolazioni delle località interessate, hanno
organizzato pubbliche manifestazioni di protesta contro la
tanto decantata riorganizzazione ospedaliera. I criteri
adottati dalla regione Veneto nella ripartizione delle
competenze tra soggetti pubblici e privati sono rispondenti
soprattutto a interessi politici e particolaristici, anziché
essere razionali e tenere conto di eccezionalità di carattere
sociale, ambientale, turistico e viario.
Si riscontra pertanto in questi mesi nei quali la regione
Veneto studia ed attua la riorganizzazione ospedaliera, che,
ad esempio, si chiudono e si ridimensionano nel pubblico
servizi e reparti presenti nelle strutture ospedaliere private
convenzionate con le unità sanitarie locali.
Quando i sindaci e i comitati cittadini discutono con i
rappresentanti politici della regione Veneto della
riorganizzazione ospedaliera, che dovrebbe tendere ad una
razionalizzazione della spesa sanitaria e ad un miglioramento
del servizio stesso, e chiedono che vengano ripensate anche le
convenzioni con le strutture sanitarie ed ospedaliere private,
l'argomento volutamente non viene recepito e cade nel
vuoto.
Sempre più spesso l'autorità giudiziaria viene interessata
da parte di associazioni, enti pubblici, politici locali ed
anche da semplici cittadini della mancata od insufficiente
corresponsione dei servizi sanitari da parte delle strutture
private convenzionate.
L'autorità giudiziaria si vede, dunque, investita di un
compito arduo: quello di verificare la rispondenza al vero di
quanto da più parti lamentato in ordine alla mancata od
insufficiente corresponsione di servizi sanitari, così
malamente ripartiti tra pubblico e privato.
Risulta necessario, allora, armonizzare questo rapporto
attraverso l'individuazione e la repressione di comportamenti
ed azioni che dequalificano la realtà sanitaria ed ospedaliera
con l'obiettivo manifesto di favorire strutture private al di
là delle
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reali ed oggettive necessità tecniche e professionali.
La istituenda Commissione parlamentare di inchiesta avrà,
dunque, il compito di accertare la concreta situazione dei
servizi sanitari prestati ai cittadini e di rilevare le
irregolarità che, purttroppo, caratterizzano la ripartizione
degli stessi tra il settore pubblico e quello privato.
E confidiamo nella approvazione della stessa da parte degli
onorevoli colleghi, e soprattutto nel proficuo lavoro di
indagine a cui vorranno adempiere coloro che verranno chiamati
alla responsabilità operativa di tale Commissione, nella utile
prospettiva di fare la più ampia luce in un settore nel quale
tanti mali oscuri hanno così dolorosamente danneggiato il
nostro Paese.
Più precisamente, si intende sapere se le unità sanitarie
locali del Veneto abbiano, fino ad oggi, stipulato convenzioni
con soggetti privati sulla base di effettive necessità e
carenze della sanità pubblica o se, più verosimilmente,
abbiano soddisfatto interessi di parte; si vuole conoscere la
pregnanza e la frequenza dell'impegno della regione Veneto nel
controllare l'attività dei privati convenzionati; se la
normativa vigente, relativa al nuovo regime
dell'accreditamento che ha sostituito quello delle
convenzioni, ha effettivamente trovato applicazione.
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