| Onorevoli Colleghi! -- Intendiamo presentare questa
proposta di legge già proposta, nella scorsa legislatura,
all'attenzione degli onorevoli colleghi. L'argomento che
tratta e le soluzioni che propone sono ancor oggi pienamente
attuali e, pertanto la riproponiamo nella integralità
dell'articolato e della relazione.
Essa si inquadra nell'ambito dei temi riguardanti la
famiglia, di cui più volte ci siamo occupati ad esempio con la
legge quadro sulla famiglia che la nostra parte politica ha
presentato nel luglio del 1990.
Già in quella sede si è avuto modo di sottolineare
l'evoluzione della famiglia - sia in Italia che in Europa - e
del ruolo che essa svolge all'interno della società.
L'incremento dell'attività lavorativa femminile rappresenta
uno dei fenomeni che ha influito con maggior rilevanza sulla
struttura tradizionale della famiglia, e cioè sui ruoli che
tradizionalmente svolgono al suo interno i componenti del
nucleo familiare.
L'affermazione della donna nel mondo del lavoro, se da un
lato le ha finalmente riconosciuto la posizione di parità che
in una società dei consumi - alle soglie del duemila -
superata una struttura patriarcale non le poteva più essere
negata, dall'altro lato - se ne deve dare atto - richiede alla
donna sforzi e sacrifici assai maggiori di quelli cui "il
sesso forte" deve far fronte.
Sebbene la famiglia abbia attraversato un periodo di crisi
tuttavia, è stato
Pag. 2
dimostrato, essa non sta scomparendo, così come vorrebbero far
credere alcuni orientamenti interpretativi di questo fenomeno,
ed il grande sforzo che si richiede alla donna, cui poc'anzi
si accennava, è rappresentato per la maggior parte dal doppio
impegno sul piano del lavoro e - contemporaneamente - su
quello del nucleo familiare, che vede il momento della
maternità forse come punto centrale sia nella vita della
famiglia, che in quello della donna stessa.
L'esigenza, quindi, di un adeguamento della legislazione
sociale, si impone ancora una volta.
Gli asili-nido accolgono bimbi (o sarebbe meglio neonati)
in età sempre più tenera: spesso non hanno ancora raggiunto il
primo anno di età, e già sono staccati dalla madre che,
dovendo rientrare al lavoro, non può far altro che rivolgersi
all'asilo nido.
Con la nostra proposta di legge intendiamo quindi colmare
questo disagio e riconoscere alle lavoratrici madri la
possibilità di seguire da vicino i propri figli nei primi tre
anni di vita. In particolare si propone di dare alla donna che
lavora nel settore privato la possibilità di chiedere un
triennio di aspettativa, durante il quale le viene corrisposto
l'80 per cento dello stipendio a carico dello Stato.
In tal modo possiamo ottenere un doppio risultato:
consentire da un lato, come già detto, alla madre di seguire
da vicino il proprio figlio, anche per non sradicarlo dalla
famiglia in età così precoce; e dall'altro non inasprire
l'atteggiamento dei datori di lavoro sui quali non
graverebbero "le maternità" delle proprie dipendenti.
Abbiamo ritenuto di dover utilizzare lo strumento della
delega al Governo in quanto non deve sfuggire la complessità
del problema, che esige un ampio intervento di coordinamento
specie nella considerazione di una migliore ridistribuzione
della spesa pubblica: infatti lo Stato, attualmente, nella
gestione degli asili nido spende circa 800 mila lire per
ciascun bambino. Si propone, invece, di destinare il pubblico
danaro oggi speso per tali strutture alle mamme che, in tal
modo, seguirebbero da vicino i primissimi anni di crescita dei
figli.
Affidiamo quindi alla sensibilità degli onorevoli colleghi
l'approvazione della nostra proposta di legge che, senza
gravare di ulteriori spese lo Stato, anzi, attraverso una
migliore redistribuzione delle risorse, cerca di alleviare i
compiti richiesti alla donna per il suo nuovo ruolo sociale,
senza soffocare quello più naturale di madre di famiglia.
| |