| Onorevoli Colleghi! -- Intendiamo presentare questa
proposta di legge, già proposta nella scorsa legislatura,
all'attenzione degli onorevoli colleghi.
L'argomento che tratta e le soluzioni che propone sono
ancor oggi pienamente attuali e, pertanto la riproponiamo
nella integralità dell'articolato e della relazione.
E' ormai noto l'impegno della nostra parte politica per la
tutela della famiglia e per una sua completa rivalutazione che
- nel rispetto dei valori tradizionalmente affermati - tenda a
risolvere quelle problematiche che sono peculiari dell'attuale
momento storico. In altre parole una rivalutazione della
famiglia nel suo insieme e nei suoi singoli componenti, che
recuperi i
valori tradizionali senza che ciò vada a scapito dei ruoli
che la società di oggi ha finalmente riconosciuto anche alla
donna.
Il calo della natalità, già da tempo denunciato, non
presenta alcun cenno di inversione di tendenza e le cifre non
sembrano neppure stabilizzarsi: infatti già dal bollettino
ISTAT dell'ottobre 1990 si evinceva che il numero dei nati
vivi era sceso dal 1988 al 1989 di oltre 10 mila unità, mentre
per un confronto relativo al periodo più recente 342.179 sono
i nati vivi della seconda metà del 1989 (cioè da maggio a
dicembre), scesi a 235.661 nel periodo immediatamente
successivo, che corrisponde alla prima metà del 1990 (da
gennaio a maggio).
Pag. 2
Il confronto fra il numero delle nascite e quello dei morti
- relativo al primo mese del 1992 - riporta un saldo negativo
pari a 14.340 che non ha certo bisogno di commenti per farci
comprendere che la popolazione italiana continua a decrescere,
subendo un processo di involuzione, quasi fosse un "buco
nero".
Accanto alla contrazione dell'indice di natalità si deve
anche tener presente un calo della nuzialità: il numero dei
matrimoni infatti è sceso da 315.447 del 1988, a 311.611 nel
1989 e identica contrazione hanno subito le cifre relative al
periodo più recente.
E così potremmo continuare nell'analisi delle cifre che
riguardano gli altri aspetti di questo stesso fenomeno.
Potremmo individuare l'aumento dei procedimenti di
separazione, di divorzio, l'allungarsi del periodo che
intercorre fra la celebrazione del matrimonio e la nascita del
primo figlio; per non parlare della quasi scomparsa della
cosiddetta famiglia numerosa, visto che la nascita di un terzo
figlio finirà per rappresentare evento da prima pagina!
Tuttavia, pur risparmiandoci le cifre dei fenomeni che
siamo venuti esponendo, non possiamo però esimerci dall'esame
di ciò che riteniamo essere il secondo termine di paragone
della nostra indagine: il caro vita.
L'indice generale dei prezzi al consumo (considerati per
l'intera collettività nazionale, utilizzando cioè un parametro
omogeneo per tutti i cittadini, senza tener conto delle
differenze determinate dalla varietà delle classi sociali) ci
mostra che la media annua è andata aumentando di mese in mese,
fino a far registrare un indice di 131,2 già per il mese di
giugno 1990.
Orbene, delineato il problema attraverso le cifre - anche
se per grandi linee -
non resta che individuarne gli aspetti sociali, per poter
proporre gli strumenti giuridici più adatti alla sua
soluzione.
Onorevoli colleghi, non sono necessarie ulteriori cifre o
particolari argomentazioni per rendersi conto delle difficoltà
che ogni capofamiglia si trova a dover affrontare per
mantenere un decoroso livello di vita per i suoi figli e per
le altre persone a suo carico. A sostegno dell'impegno di
carattere economico che deve affrontare interviene lo Stato
attraverso l'istituto degli assegni familiari. Tale istituto
fa ormai parte integrante dell'ordinamento italiano, essendo
stato introdotto da lungo tempo, tanto che alcune disposizioni
recano la data del 1937 e sono state in seguito assorbite,
raccolte e riordinate in un testo unico (decreto del
Presidente della Repubblica 30 maggio 1955, n. 797) recante
per titolo "Approvazione del testo unico delle norme
concernenti gli assegni familiari".
Tale istituto però ha subito, come è noto, delle modifiche,
infatti nell'ambito della manovra finanziaria per il 1984 si è
tentata la sua abolizione nella rituale, affannosa ricerca di
fondi per il bilancio dello Stato. Successivamente il vecchio
assegno familiare è stato sostituito dall'assegno per il
nucleo familiare inteso, cioè, nel suo insieme.
Attraverso la nostra iniziativa intendiamo elevare i
parametri relativi al reddito familiare per restituire
consistenza a quell'aiuto economico che lo Stato dichiara di
voler riconoscere nell'ambito di una politica sociale per la
tutela della famiglia, anche in un'ottica di necessario
incremento del tasso di natalità.
La incontestabile evidenza degli argomenti esposti si
impone nella sensibilità degli onorevoli colleghi e consentirà
loro di attivarsi per un rapido esame ed approvazione di
questa nostra proposta di legge.
| |