| Onorevoli Colleghi! -- A seguito dell'entrata in vigore del
decreto legislativo 8 agosto 1991, n. 256, con cui è stata
recepita la direttiva n. 86/457/CEE che disciplina la
formazione specifica in medicina generale, si è elevata
sull'intero territorio nazionale la protesta corale di tutti i
medici che intendono accedere al Servizio sanitario nazionale
come medici di base; tale reazione ha trovato ampia
rispondenza sulla stampa nazionale.
La protesta - è bene chiarirlo subito - non è stata
determinata dal recepimento della citata direttiva CEE, che è
un atto dovuto, ma dal fatto che il suddetto decreto
legislativo, andando al di là ed al di fuori del semplice
recepimento, ha introdotto una serie di norme irrazionali che,
se applicate, determinerebbero delle assurde
sperequazioni, disattendendo i diritti dei medici che
entro il 31 dicembre 1994 saranno stati abilitati alla
professione superando le prove stabilite dalla commissione per
gli esami di Stato. Infatti, in base al citato decreto
legislativo n. 256 del 1991, i medici che intendono accedere
al Servizio sanitario nazionale nel ruolo di medici di base,
una volta superati gli esami di Stato, ora dovranno superare
un concorso selettivo. Ma non basta, poiché questo concorso
non è fine a se stesso, ma è la condizione indispensabile per
poter essere ammessi ad un corso biennale, e solamente così
ottenere un "attestato di formazione in medicina generale". Ma
il medico, con tanto di attestato, non avrà il posto garantito
nel Servizio sanitario nazionale, bensì solo il diritto
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ad essere inserito nelle graduatorie, con la "speranza"
di trovare un posto disponibile.
Indipendentemente dalla possibilità di trovare un posto
disponibile, questo sistema creato dal citato decreto
legislativo n. 256 del 1991 determina un problema che investe
la stessa università (il corso di studi in medicina e
chirurgia), poiché sovrappone al valore della laurea e al
rigore degli esami di Stato, un corso biennale obbligatorio
che ha tutte le caratteristiche di una vera e propria scuola
di specializzazione extrauniversitaria.
Ciò vuol dire - a chiare lettere - una delegittimazione del
prestigio delle nostre facoltà di medicina e chirurgia, quasi
che il corso degli studi universitari, confermato dall'esito
degli esami di Stato, non serva ad altro che a dimostrare -
rispetto alle conclamate esigenze di un medico di base
del Servizio sanitario nazionale - una inadeguata
preparazione dei medici.
I corsi di qualificazione, dovrebbero, poi, essere gestiti
da medici denominati "tutor", ma a questi docenti si
chiede come requisito semplicemente di essere convenzionati da
dieci anni e di avere almeno 750 mutuati. A dire il vero, ci
sembra che simili requisiti per chi dovrà svolgere i corsi che
portano all'"attestato" e che legittimano il medico di base,
siano per lo meno risibili.
Onorevoli colleghi, di fronte a questa situazione, con la
presente proposta di legge intendiamo apportare una serie di
modifiche al decreto legislativo 8 agosto 1991, n. 256, ed al
decreto legislativo 30 dicembre 1992, n. 502, che riteniamo
indispensabili per la tutela della categoria dei medici e del
prestigio delle nostre facoltà di medicina e chirurgia.
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