| Onorevoli Colleghi! -- Nella nostra civiltà di massa, di
urbanizzazione e "nevrosi industriale" lo sport, anzi, più
correttamente, "lo svago sportivo", diviene un necessario
antidoto contro la forzata vita sedentaria, contro
l'estenuante e meccanica ripetizione di movimenti, contro
l'angustia della malsana e inquinata vita cittadina.
Lo sport non nasce da una imposizione esterna, ma è
l'impulso di libertà, è energia vitale che accetta
volontariamente le regole del gioco e della competizione.
In realtà questa naturale spontaneità nel tempo è stata
guastata da una graduale e aberrante trasformazione che ha
fatto dello sport un fenomeno economico, pubblicitario,
esaltatore del divismo e oggi purtroppo fenomeno di
violenza.
Sembra assurdo che la cronaca spesso e volentieri si
trasformi in cronaca nera. Oggetto centrale di questa proposta
non è la violenza nello sport, ma la nostra speranza è che suo
scopo sia proprio la eliminazione della stessa.
Il problema nasce dall'esigenza di ricreare quella cultura
sportiva oramai persa che non sia solo giornalistica,
economica, spettacolare, ma miri soprattutto al recupero del
concetto di sport inteso come liberazione di energie umane,
momento di crescita di solidarietà e di "medicamento" per la
salute.
Destinatari di questo progetto sono soprattutto i giovani.
Non è stato difficile per una massa di adolescenti e di
giovani immaginare un modello di sport inteso come violenza,
contrapposizione, record,
Pag. 2
miliardi, divismo, antagonismo ed altro, ma solo perché manca
un modello diverso.
Le energie, la vitalità, l'interesse sono gli stessi. Tutto
sta ad indirizzarli nel modo giusto, così che lo sport diventi
un momento di "svago", di "crescita", di "solidarietà", di
"antirazzismo" di "educazione" al corretto uso delle proprie
energie fisiche e al corretto modo di stare insieme.
Dietro i lunghi striscioni degli ultras, dietro il
disprezzo del loro tifo offensivo si nasconde la mancanza di
ideali, la crisi della nostra società.
Non diamo a questi giovani più polizia, ma risposte
concrete e incentiviamoli proponendo loro dei modelli più
giusti, sicché la vita all'aperto, l'esercizio fisico,
l'abilità e la destrezza siano solo occasione per esprimere
una ben più intima ricchezza umana.
Innanzitutto bisogna recuperare il concetto di cultura
sportiva, in senso lato, facendo riferimento a tutti i tipi di
sport.
Se è vero che il calcio rimane lo sport di massa per
eccellenza e quindi più facile occasione di violenza è anche
vero che manca alcuna forma di incentivazione, da parte degli
organi competenti, per gli altri sport meno violenti: tennis,
pallacanestro, pallavolo, ed altro, sport cosiddetti di
"élite", ma che potrebbero attivare più giovani, sia come
spettatori passivi che come giocatori attivi, se il loro
esercizio
fosse più accettabile. Ci si riferisce, con ciò, alla carenza
di strutture pubbliche (esempio i circoli di tennis sono quasi
tutti privati).
Con la presente proposta si vuole indicare un programma,
realizzato poi di comune accordo dal Presidente del Consiglio
dei ministri e dal Ministro della pubblica istruzione, che
coinvolga gli studenti italiani come singoli o facenti parte
di associazioni, federazioni, comitati culturali, sportivi,
eccetera.
Il programma si realizza secondo alcuni momenti:
a) accertamento da parte di una commissione
appositamente istituita e nominata dal Presidente del
Consiglio dei ministri di concerto con il Ministro della
pubblica istruzione, sentito il CONI, dei requisiti
richiesti;
b) possibilità per i prescelti di partecipare
gratuitamente (viaggio, vitto e alloggio compresi) alle
manifestazioni sportive.
Il proponente si augura che gli onorevoli colleghi vogliano
comprendere le motivazioni di fondo che hanno determinato
l'intervento normativo: educare alla corretta fruizione dello
sport contribuisce, certamente, ad educare al rispetto di se
stessi e degli altri.
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