| Onorevoli Colleghi! -- L'agricoltura italiana, a
seguito degli accordi internazionali e interni all'Unione
europea, è interessata ad importanti processi di
trasformazione.
A motivo di ciò è molto importante che i diversi fattori
dell'organizzazione interna aziendale vengano attentamente
valutati e tenuti sotto controllo. Tra questi ha particolare
rilievo la meccanizzazione delle varie fasi di lavorazione
all'interno del ciclo produttivo, il cui costo incide
sensibilmente sull'intero costo di produzione.
Parlare di meccanizzazione in agricoltura, oggi, significa
parlare quasi totalmente di meccanizzazione per conto
terzi.
Il terziario agricolo è divenuto parte integrante del
settore primario e l'impresa agromeccanica è diventata oggi un
vero e proprio "fattore strutturale", dal quale l'agricoltura
moderna non può prescindere.
Una posizione che ha raggiunto grazie alle leggi di mercato
ed economiche. Quelle stesse leggi vigenti in tutti i settori
produttivi, i quali affidano al terziario la parte di servizi
che non possono gestire al proprio interno.
Alla certezza di queste affermazioni, si sovrappone la
paura che la potenzialità delle imprese agromeccaniche, la
professionalità ed il sacrificio degli imprenditori del
settore siano soffocati dal silenzio delle istituzioni, dal
colpevole disinteresse di quanti operano in agricoltura e
soprattutto dalla mancanza di programmazione.
La preoccupazione è che questo settore, che nel
disinteresse quasi generale si è posto al servizio
dell'agricoltura con risultati positivi indiscutibili e che
oggi è ancora vitale, si adegui alla situazione vissuta in
generale dalla nostra agricoltura e si trasformi in uno dei
tanti settori in difficoltà.
Pag. 2
I produttori agricoli dovrebbero essere i primi a chiedere
che il comparto della meccanizzazione agricola venga
razionalizzato. I produttori agricoli dovrebbero sentire
inderogabile la necessità di norme per disciplinare la
materia, nella prospettiva di potersi rivolgere a veri
professionisti.
Tale richiesta di riconoscere ufficialmente la figura
dell'imprenditore agromeccanico non nasce dalla volontà di
soddisfare un'esigenza "corporativa".
La confusione regnante nella meccanizzazione agricola è
deleteria per l'intero settore primario e provoca
un'involuzione, perché lascia spazio ad operatori occasionali,
a macchine superate ed antieconomiche.
Nell'intero Paese, secondo stime attendibili (e per
difetto), l'intera domanda di prestazioni agromeccaniche è
soddisfatta per il 40 per cento da forze "sommerse". Tutto
ciò, oltre a significare una perdita
secca per l'erario, quantificabile in lire 700 miliardi
annui, comporta forzatamente il soffocamento degli operatori
che agiscono alla luce del sole.
La presente proposta di legge tenta di dare risposta
organica a questa esigenza, pur demandando alle regioni ed
alle province autonome di Trento e di Bolzano la competenza in
materia, ai sensi dell'articolo 117 della Costituzione.
La proposta di legge, che è costituita da dieci articoli,
definisce il concetto di attività agromeccanica, i criteri per
l'esercizio di tale attività e per l'iscrizione nell'apposito
registro. E' prevista l'istituzione di una commissione, per
ciascuna regione e provincia autonoma, che ha il compito, tra
l'altro, di accertare i requisiti per l'iscrizione nel
registro.
Sono, inoltre, disciplinate le eventuali sanzioni
amministrative per chi esercita abusivamente tale
professione.
| |