| Onorevoli Colleghi! -- Si sta riproponendo la soluzione del
problema che da circa cinquanta anni amareggia i nostri
connazionali all'estero.
Dopo le deludenti vicende della XI legislatura appare
opportuno oggi affrontare, con maggiore determinazione e,
auspichiamo, con maggiore sensibilità in tutte le forze
politiche, la questione del voto degli italiani all'estero.
Il processo tecnologico ha, del resto, eliminato attraverso
lo sviluppo della telematica e dell'informatica le distanze
tanto che oggi i nostri connazionali, ovunque si trovino, sono
contestuali ai problemi del nostro Paese raggiunti come sono
dalle immagini per via satellitare.
E' un motivo di più che si aggiunge anche dal punto di
vista tecnico e che finisce per annullare ogni altra polemica
che diversamente sarebbe pretestuosa. E' necessario
riproporre nella presente legislatura la questione del voto
agli italiani residenti all'estero partendo dalle conclusioni
cui era giunto nella precedente legislatura il Parlamento.
Questo allo scopo di rispondere alle esigenze più volte
prospettate dai nostri connazionali residenti all'estero e per
dare un disegno compiuto anche alla riforma elettorale, che
non può rimanere monca della rappresentanza di una cospicua
parte dei nostri connazionali che con il loro lavoro
all'estero concorrono alla ricchezza nazionale offrendo il
loro contributo alla crescita complessiva del nostro Paese.
Del resto, l'esigenza di garantire ai nostri concittadini
la possibilità di votare nel luogo di residenza all'estero è
da tempo acquisita dalla coscienza collettiva; si
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tratta infatti di assicurare l'attuazione di specifici
dettati costituzionali come quelli degli articoli 3 (in
particolare, dove si afferma che "E' compito della Repubblica
rimuovere gli ostacoli di ordine economico e sociale, che,
limitando di fatto la libertà e l'eguaglianza dei cittadini,
impediscono il pieno sviluppo della persona umana e
l'effettiva partecipazione di tutti i lavoratori
all'organizzazione politica, economica e sociale del Paese") e
48 (che stabilisce: "Sono elettori tutti i cittadini, uomini e
donne, che hanno raggiunto la maggiore età").
Da ciò l'esigenza di predisporre sia una proposta di legge
costituzionale, sia una normativa ordinaria di attuazione.
In linea con tali premesse, si è ritenuto di integrare
l'articolo 48 della Costituzione, che disciplina l'elettorato
attivo, con un nuovo comma che, in raccordo con il principio
dell'eguaglianza sostanziale stabilita dall'articolo 3,
secondo comma, affidi alla legge ordinaria il compito di
assicurare le condizioni per un esercizio effettivo del
diritto di voto da parte degli elettori residenti
all'estero.
Si debbono inoltre apportare conseguenti variazioni agli
articoli 56 e 57 in quanto nel testo attuale si prevede la
ripartizione dei seggi tra le circoscrizioni o tra le regioni
in base alla popolazione residente in Italia, escludendo
perciò, implicitamente, l'istituzione di circoscrizioni
"estere".
Si prevede pertanto che i cittadini residenti all'estero
possano eleggere un determinato numero di componenti delle due
Camere in circoscrizioni appositamente istituite.
La revisione degli articoli 56 e 57 della Costituzione
potrà consentire ai cittadini italiani residenti all'estero di
esercitare il diritto di voto nel Paese di residenza, senza
dover affrontare l'onere del rientro temporaneo nel territorio
nazionale.
La presente proposta inoltre tiene conto delle indicazioni
già emerse nel corso dei lavori del Consiglio generale degli
italiani all'estero (CGIE), che come è noto, ha il compito di
esprimere pareri obbligatori in materia di voto degli italiani
all'estero e del vasto dibattito tra le forze politiche e
sociali che nel frattempo si è sviluppato.
La prevista determinazione del numero dei deputati e dei
senatori da eleggere da parte della comunità italiana
residente all'estero è sembrata necessaria per non ancorare al
numero, sempre fluttuante, dei cittadini non residenti nel
territorio nazionale una rappresentanza proporzionale che
potrebbe essere troppo spesso suscettibile di mutamenti.
E' evidente che esigenze di razionalizzazione impongono,
infine, di demandare al legislatore ordinario la soluzione di
problemi procedurali e di quelli legati alla ridefinizione
delle circoscrizioni. Sempre con la legge ordinaria, si dovrà
provvedere a rendere effettivo l'esercizio del diritto di voto
dei marittimi imbarcati su navi italiane in navigazione o in
sosta in porti esteri, nonché dei numerosi cittadini che in
sempre maggior numero si recano all'estero per lavoro o per
studio per un periodo limitato di tempo.
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