| Onorevoli Colleghi! -- Con l'articolo 117 della
Costituzione si attribuiscono alle regioni poteri normativi in
merito ad una lunga serie di materie specifiche, fra cui
l'istruzione artigiana e professionale.
L'esperienza ultraventennale dell'istituto regionale
consiglia, a nostro avviso, di rivedere l'elenco delle
competenze attribuite alle regioni con particolare
riferimento, per l'appunto, all'istruzione artigiana
professionale, per una serie di motivi che sinteticamente
andiamo ad esporre.
Il dato più eclatante (anche a livello di pubblica
opinione, specialmente nel momento attuale) è quello della
spesa, ingente quanto infruttuosa e, comunque,
incontrollabile. Ad una ricerca effettuata presso i competenti
uffici della Camera, ad esempio, non è stato possibile
conoscere i dati (né complessivi, né per singole regioni)
certi della spesa per formazione professionale, considerato
che questa viene effettuata, per alcuni programmi anche
attraverso
contributi comunitari e, comunque, in considerazione
del fatto che risulta pressoché impraticabile la
quantificazione a causa della polverizzazione della spesa
stessa delle varie voci dei bilanci regionali.
Un dato è certo (ed emerge anche dalle indagini della
magistratura): anche la formazione professionale è stata fonte
di sperperi e di illeciti arricchimenti da parte di
amministratori senza scrupoli che hanno frodato la Comunità
europea e lo Stato italiano, avallando la presenza di
fantomatici corsi di formazione professionale che, nel
migliore dei casi, occorrevano per supportare surrettiziamente
strutture alberghiere o associazioni agricole e simili.
Per altro, se si va a valutare la qualità e
diversificazione dell'offerta di formazione, in termini di
tipologia dei corsi e di qualità degli stessi, si può notare
una ripetitività priva di fantasia e certamente lontana da
ogni reale programmazione occupazionale sul territorio
regionale (di estetisti,
Pag. 2
parrucchieri, operatori sul computer è ormai piena
l'Italia!). C'è, non ultimo, il problema della cosiddetta
"spedibilità" del titolo conseguito. Il problema potrebbe
investire questioni di costituzionalità dal momento che
diplomi ed attestati hanno validità solo in ambito regionale,
sicché, per esempio, un parrucchiere che abbia seguito un
corso di formazione in Puglia potrà utilizzare il suo titolo
solo in quella regione.
Se a queste brevi valutazioni se ne aggiunge, in fine, una
di carattere più squisitamente politico, si vede come sia
opportuno e necessario intervenire in questo settore. La
valutazione è la seguente: l'istruzione in genere, anche
quella artigiana e professionale, deve avere un coordinamento
nazionale per cui sarà bene
pensare a ricondurla nel suo complesso sotto l'indirizzo e il
controllo del Ministero della pubblica istruzione. Tanto si
può fare nel momento in cui ci si accinge per l'appunto a
rivedere, nel loro complesso, le norme sulla pubblica
istruzione.
La proponente raccomanda dunque all'attenzione degli
onorevoli colleghi la presente proposta di legge
costituzionale che avrebbe il pregio di razionalizzare le
risorse economiche dell'istruzione artigiana e professionale
riconducendo questa nell'ambito della pubblica istruzione al
fine di fornire ai giovani un ventaglio di ipotesi lavorative
più credibili attraverso titoli realmente spendibili nel mondo
del lavoro. Il tutto sottraendo ad amministratori senza
scrupoli la possibilità di continuare a lucrare ai danni dei
cittadini.
| |