| Onorevoli Colleghi! -- Soltanto in Italia occorre aver
compiuto 25 anni per votare al Senato.
Nel resto d'Europa, anche per la Camera alta, dove c'è, si
vota a 18 anni, salvo quando essa è non elettiva (Gran
Bretagna) o non eletta direttamente, come in Irlanda, Francia
e Paesi Bassi. Fa eccezione la Grecia, dove si vota a 20
anni.
A quasi 20 anni dalla legge 8 marzo 1975, n. 39, che
abbassò la maggiore età da 21 a 18 anni, quest'altra
peculiarità italiana stride in contrasto con l'immagine di un
paese moderno alle soglie dell'Europa unita. Ma stride anche,
paurosamente, con gli interessi e la dignità dei giovani
compresi fra i 18 e i 25 anni. E con il dato che, abbassata la
maggiore età,
si è addirittura accresciuta di altri tre anni la distanza
temporale tra il conseguimento di questo requisito e
l'esercizio del diritto di voto per il Senato.
Sicché, nel 1975, non soltanto si trascurò l'equità di una
riduzione contestuale per le due Camere, ma si acuì la
sperequazione già inattuale. L'Italia si trova ora ad
affrontare questo problema in condizioni culturali migliori
rispetto al 1975.
Si tratta, peraltro, non solo di riconoscere un diritto
(che "non può essere limitato..."), sancito dal terzo comma
dell'articolo 48 della stessa Carta costituzionale; ma anche
di prendere atto, sebbene con ritardo, del livello di maturità
e del ruolo sociale conseguiti dai nostri
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giovani. E di considerare, finalmente in misura adeguata,
l'arricchimento che ne deriverebbe alla dinamica democratica
della nostra società.
Quanto alla questione relativa alla riduzione anche
dell'età per l'elettorato passivo al Senato, crediamo sia
necessario subordinarla al conseguimento dell'obiettivo
pregiudizialmente posto con la presente proposta.
Nel 1975, quando si approvò la "nuova" maggiore età, non si
procedette oltre per fedeltà alla filosofia della
intangibilità della Carta costituzionale.
Dopo che questa preclusione di principio è caduta diventa
per un verso più attuale e per altro verso sempre più
ineludibile il problema del pieno riconoscimento
dell'elettorato attivo a tutti i cittadini della
Repubblica.
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