| Onorevoli Colleghi! -- La conferenza di Rio de Janeiro ha
riportato con prepotenza all'attenzione del mondo il problema
"ambiente" ed ha indicato urgenze e linee di intervento.
Dare una definizione al termine "ambiente" non è cosa
facile; esso assume diversi significati: paesaggio, atmosfera,
suolo, acqua ed altro; oggi però esso assume sotto di sé altri
significati, come: pericolo, disastro ecologico, emergenza,
degrado.
Da ciò si deduce che se l'ambiente crea allarme sociale,
esso rappresenta elemento necessario per la sopravvivenza
umana e per ciò che la circonda. Diventa così inscindibile il
nesso biologico esistenziale, fisico e psichico, tra l'uomo e
l'ambiente, sì che questo costituisce il termine di proiezione
del primo e nel contempo il dato significativo dell'armonia
biologica tra gli stessi.
Perché l'uomo prendesse coscienza dell'importanza di tale
inscindibile legame, sono occorse le catastrofi ecologiche, il
degrado ambientale, l'emergenza, il pericolo. La salute, bene
tutelato dalla nostra Costituzione (articolo 32) non si limita
più all'incolumità fisica dell'uomo preso isolatamente, ma
inserito nella comunità, così che la sua tutela e protezione
si estende alla vita associata dell'uomo, assumendo un
contenuto di socialità e di sicurezza, per cui il diritto alla
salute piuttosto che come diritto alla vita e alla incolumità
fisica si configura come diritto all'ambiente salubre.
La presa di coscienza non basta; essa si deve tradurre in
un rimedio per ciò che è avvenuto e prevenzione per ciò che
potrebbe accadere, questa è una delle più importanti
responsabilità politiche nei confronti del corpo elettorale:
ecco perché noi, che di quella coscienza siamo i
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rapresentanti, proponiamo una legge-quadro sull'ambiente che
possa una volta per tutte dare una risposta organica
all'emergenza "ambiente".
1) Lo stato dell'ambiente:
Quando si parla di stato dell'ambiente si fa riferimento
alla situazione ambientale nella sua globalità, prescindendo
così dai confini che dividono ogni singola nazione; i fenomeni
ecologici infatti sono strumenti collegati tra loro da un
rapporto continuo di causa ed effetto. Così la distruzione
della foresta tropicale direttamente non riguarda l'Italia,
indirettamente però ne condiziona i fattori climatici.
Da ciò si deduce l'importanza di una collaborazione
internazionale per la difesa del pianeta; in attesa, però, che
tale collaborazione sia tradotta in accordi ed iniziative
normative, è necessaria una legislazione nazionale completa ed
organica che possa essere successivamente confrontata con
quella di altri Paesi.
Analizziamo brevemente i singoli aspetti dell'odierno stato
ambientale, in modo da intervenire per tamponare e prevenire i
problemi ad essi inerenti.
ARIA.
Il disagio provocato dall'inquinamento atmosferico è quello
che viene percepito maggiormente dalla popolazione soprattutto
in grandi centri urbani e nei grandi centri industrializzati.
L'aria inquinata è un sistema chimicamente e fisicamente
instabile per la "immissione" in essa di sostanze che ne
alterano il normale equilibrio. Le principali cause: le
emissioni di anidride carbonica e di altri gas generatori
dell'"effetto serra", le emissioni di clorofluorocarburi che
sono responsabili del "buco di ozono"; per non parlare delle
emissioni di biossido di zolfo, di piombo, monossido di
carbonio, delle piogge acide.
ACQUE.
Altro elemento fondamentale per la nostra esistenza è
l'acqua; essa viene rinnovata e utilizzata secondo cicli e
fasi ben determinate e che l'attività dell'uomo ha modificato,
alterandone così la qualità e la quantità.
Per quanto riguarda le acque superficiali, infatti, non
pochi sono i casi di bacini ad elevato rischio ambientale, per
esempio il bacino del Po, in cui si riversano gli scarichi
civili, industriali ed agricoli di una delle zone a più alta
densità di popolazione e attività agricola e industriale
d'Italia. Lo stesso dicasi per le acque del sottosuolo
continuamente minate dalla presenza nel terreno di diserbanti
(contaminazione da atrazina), nitrati, cloruri, solfati ed
altro. E' naturale poi che anche le acque costiere vengano
condizionate dalle alterazioni delle acque che in esse si
riversano.
SUOLO.
Le modificazioni del suolo sono dovute in parte a cause
naturali geologiche (sismicità, franosità), in parte
all'intervento devastante dell'uomo: deforestazione, crescita
dei centri urbani, sfruttamento al di là delle esigenze
effettive, abbassamento del suolo per l'estrazione di acque
dal sottosuolo, erosione delle coste.
FAUNA E FLORA.
L'inquinamento dell' habitat, la pesca e la caccia non
controllate hanno provocato uno squilibrio della fauna ed in
alcuni casi la sua completa distruzione, soprattutto se si
considera che l'Italia è un punto di passaggio obbligatorio
per la fauna migratoria.
Anche sulla flora l'intervento dell'uomo è stato
devastante: i disboscamenti, i decespugliamenti, le bonifiche,
l'industrializzazione, l'urbanizzazione, l'uso di diserbanti,
lo sfruttamento eccessivo delle piante per motivi estetici ed
erboristici.
La tutela del patrimonio floreale e faunistico è quella che
ha un bisogno immediato di essere realizzata; esistono già i
parchi nazionali, le riserve naturali, i parchi naturali
regionali, le aree marine, le riserve naturali marine. Ma
tutti sono in stato di abbandono e arretratezza.
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RUMORE.
Altra causa di danni per il benessere psicofisico è
l'inquinamento acustico, che sino ad ora non è stato oggetto
di alcuna legislazione. I fattori scatenanti del fenomeno sono
il traffico urbano, soprattutto in città ad alto tasso di
popolazione, il traffico in generale e quello aereo in
particolare.
RIFIUTI.
Esistono diversi tipi di rifiuti: quelli urbani,
provenienti dalle abitazioni domestiche e dagli insediamenti
civili, quelli speciali derivanti dalle lavorazioni
industriali e da attività agricole (zootecniche), quelli
ospedalieri; quasi tutti sono tossici e contaminanti
(soprattutto quelli ospedalieri), ma gli impianti per la loro
distruzione sono carenti o mal funzionanti.
Senza menzionare la penosa quantità complessiva di rifiuti
che in un anno vengono stimati nel nostro Paese, non si può
evitare di sottolineare l'imminente pericolo che tali quantità
rappresentano per l'equilibrio ambientale.
2) I responsabili del degrado ambientale.
L'unico vero responsabile del degrado ambientale è l'uomo;
non c'è fenomeno che non dipenda dal suo comportamento, a
partire dall'urbanizzazione spesso disarticolata, disorganica
e abusiva concentrata in grossi agglomerati urbani e con i
problemi ad essa inerenti: sfruttamento delle acque,
trasporti, smaltimento dei rifiuti, piani regolatori non
rispettati, carenti, del tutto inesistenti.
Si passa poi all'industrializzazione, che forse è una delle
principali cause del dissesto ambientale, non solo per gli
scarichi inquinanti, ma per la violazione di tutte quelle
norme inerenti alla depurazione e al controllo dei processi
produttivi. La logica del profitto ha portato, nel secondo
dopoguerra, ad uno sviluppo eccessivo e concentrato di poli
industriali che hanno arrecato danni irreparabili per un buon
70 per cento della nostra penisola.
In ultimo ma non per importanza, l'agricoltura, in parte
industrializzata essa stessa, in parte affidata ai
fitofarmaci, ai fertilizzanti, ai diserbanti, condizionata
dalla richiesta del mercato e quindi costretta a delle
trasformazioni del territorio nocive per l' habitat; si
pensi agli allevamenti zootecnici, che oltre a comportare
grosse trasformazioni del suolo producono rifiuti organici in
quantità superiori alle capacità di smaltimento del
terreno.
3) La legislazione in materia ambientale.
La normativa a difesa dell'ambiente è nata a cavallo degli
anni settanta, disarticolata e disorganica; tale legislazione
non ha vietato l'inquinamento ma ha delegato la pubblica
amministrazione decentrata (regioni, province, comuni) ad
intervenire per limitare il fenomeno. E' inutile dire che le
pubbliche amministrazioni sono assenti e disattente alla
applicazione della legge così che la magistratura si è trovata
spesso a fronteggiare tali comportamenti omissivi, con il
risultato di affidare la salvezza dell'ambiente alla maggiore
o minore sensibilità di un giudice.
Le associazioni ambientaliste hanno dato di sicuro una
svolta, spingendo il legislatore ad interventi più drastici e
a veri e propri divieti (cosiddetta legge Galasso).
Ciononostante tale normativa non è servita a tamponare il
fenomeno, questo perché: le leggi spesso enunciano princìpi ma
poi non stabiliscono precetti, divieti e sanzioni per il
rispetto di questi princìpi; le leggi delegano competenze e
controlli ad enti non idonei ad affrontare tali compiti; le
leggi rinviano la esecutività dei loro princìpi a futuri
regolamenti di esecuzione o a futuri decreti ministeriali che
non vengono prontamente emanati; le leggi rinviano ad altre
leggi precedenti o future, per stabilire i canoni, i limiti e
entità; le leggi stabiliscono princìpi generali e poi
aggiungono eccezioni che, grazie ad interpretazioni estensive,
diventano la regola.
Il presente progetto di legge quadro per l'ambiente si
prefigge lo scopo di ovviare a questi inconvenienti: esso
nasce all'insegna della prevenzione prevedendo progetti e
programmi e non intervenendo solo con divieti e sanzioni; ha
carattere sistematico
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nell'affrontare tutti i problemi ambientali con omogeneità
pur nella loro eterogeneità; affianca alla prevenzione tecnica
una programmazione e razionalizzazione economica compatibile
con il risanamento ambientale; prevede un potenziamento del
Ministero dell'ambiente e della sua struttura amministrativa;
coordina l'attività centrale con quella di altri Dicasteri e
con quella periferica regionale; istituisce nuovi organi di
programmazione, ricerca e controllo; adegua le diverse
esigenze dell'Italia meridionale e di quella settentrionale;
regola e disciplina gli strumenti per far fronte alle esigenze
finanziarie.
Proprio perché legge-quadro il presente progetto tocca i
momenti più salienti delle
problematiche ambientali: spetta così agli operatori del
diritto dare risposte concrete alle varie esigenze; spetta poi
ad ognuno di noi prendere coscienza della realtà che ci
circonda perché noi in prima persona siamo la causa del
degrado ambientale: la società del benessere basata sull'"usa
e getta" deve ridimensionare le sue abitudini e le sue
sfrenate regole consumistiche, non si può demandare alla legge
o all'intervento drastico del potere esecutivo ciò che è un
dovere-diritto di ogni cittadino: solo con questa
collaborazione avremo speranza di riuscire nel nostro intento
per la salvezza di noi tutti e per il dovere che abbiamo nei
confronti delle generazioni future.
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