| Onorevoli Colleghi! -- Nel prossimo decennio, nel nostro
Paese, su tre cittadini, uno si ammalerà di cancro; e su due
cittadini che svilupperanno cancro, uno ne morirà!
Sarebbe auspicabile dunque che il Parlamento intervenga
subito acché quanto sopra venga opportunamente considerato,
indicando le istituzioni di cui possono avvalersi le unità
socio-sanitarie locali per realizzare le azioni programmate ed
i progetti obiettivi indicati nel Piano sanitario
nazionale.
La legittimità di comprendere tra dette istituzioni la Lega
italiana per la lotta contro i tumori si evidenzia, dalle
seguenti osservazioni:
a) la Lega italiana per la lotta contro i tumori è
l'unica istituzione pubblica a carattere nazionale che svolge
attività integrativa al Servizio sanitario nazionale;
b) la composizione del Consiglio direttivo centrale
di questa istituzione è
garanzia di una varia e unitaria somma di competenze diverse.
Fanno, infatti, parte del Consiglio direttivo centrale otto
membri eletti dalle centinaia di migliaia di soci aderenti
alla Lega, otto membri in rappresentanza dei seguenti
organismi: Presidenza del Consiglio dei ministri, Ministero
della sanità, Ministero del lavoro e della previdenza sociale,
Ministero dell'interno, Consiglio universitario nazionale,
Consiglio superiore di sanità, presidenza del Consiglio
nazionale delle ricerche, Federazione nazionale degli ordini
dei medici, ed infine otto direttori o primari di istituti
nazionali a carattere scientifico, direttori di cliniche o
istituti universitari o primari di divisioni o servizi
oncologici. Si realizza così una vasta rappresentanza di
competenze in grado di garantire una visione complessiva,
superando scelte parziali o finalizzate all'orientamento
prevalente di questa o quest'altra struttura.
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Fin dal luglio 1984, la Commissione affari sociali della
Camera dei deputati approvò all'unanimità un ordine del giorno
con cui, considerati i complessi compiti svolti dalla Lega
italiana per la lotta contro i tumori, impegnava il Governo a
"determinare il pieno coordinamento dell'attività propria
della Lega italiana per la lotta contro i tumori con le
attività proprie dei vari organi del Servizio sanitario
nazionale e nel contempo ad elaborare proposte organiche di
intervento nel settore della prevenzione, cura e
riabilitazione delle malattie tumorali in Italia".
Quanto sopra esposto può ben giustificare la richiesta di
intervento legislativo, tanto più che l'articolazione della
istituzione in 92 sezioni provinciali, in comitati regionali e
delegazioni comunali e aziendali dimostra una concreta
possibilità operativa
unita alla partecipazione dei cittadini che è uno
degli elementi più caratterizzanti la riforma sanitaria.
I complessi compiti che la Lega stessa svolge nell'ambito
della prevenzione, educazione sanitaria, sostegno alla ricerca
e assistenza riabilitativa, non possono che intendersi come
attività integrativa di organici interventi attuati dallo
Stato tramite il Servizio sanitario nazionale (come ha tenuto
già ad affermare la Corte dei conti).
Di qui la inderogabile ed improcrastinabile necessità di un
riassetto istituzionale della Lega italiana per la lotta
contro i tumori, che consentirebbe al Parlamento italiano, di
dare assetto preciso ad una istituzione che rappresenta
un'utile cerniera fra le strutture tecniche-scientifiche, gli
operatori sanitari e la popolazione.
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