| Onorevoli Colleghi! -- Gli interventi straordinari nel
Mezzogiorno hanno contribuito, come è noto, al progresso della
società meridionale negli ultimi quarant'anni.
Il massiccio trasferimento di risorse pubbliche, intese a
dotare il territorio ed il tessuto economico di fondamentali
opere infrastrutturali, lo sviluppo di forti poli industriali,
l'incremento del reddito medio pro capite ed il
raggiungimento di un tenore di vita più elevato hanno reso
meno stridente il divario fra nord e sud.
Ma il Mezzogiorno è ancora oggi un'area dove sviluppo e
stagnazione coesistono.
Sussistono alcuni aspetti, alcuni nodi critici, facilmente
individuabili, contrastanti uno sviluppo organico e
globale.
La crescita è stata disuguale e disorganica, frutto in
parte di una politica di interventi giudicati dagli stessi
suoi sostenitori
eccessivamente centralizzati ed assistenziali.
Sono mancati gli impulsi e le spinte alla piena
realizzazione di quelle doti tecniche, imprenditoriali,
professionali, pur esistenti, e numerose, che favoriscono una
integrazione attiva del Mezzogiorno nella economia
nazionale.
I soggetti economici, gli operatori pubblici locali, e, più
in generale, le collettività meridionali hanno assimilato una
cultura distorta dell'intervento statale che non ha agito da
energetico, ma ha indebolito il senso di responsabilità e la
capacità di verifica delle proprie risorse e conoscenze,
applicabili ad interventi di programmazione e gestione delle
iniziative.
Dopo lunghi periodi d'incertezza normativa, il Parlamento
ha approvato una legge che, nel tentativo di superare gli
errori e le ingenuità del passato, ha avviato
Pag. 2
una nuova fase di crescita della società e della
economia meridionale.
Il principio innovante la precedente strategia di
interventi è sintetizzato nel concetto di sviluppo
"autocentrato ed integrato".
La legge 1^ marzo 1986, n. 64, aveva posto alle forze
imprenditoriali, politiche ed amministrative locali,
l'occasione di creare e migliorare le condizioni dello
sviluppo, restituendo loro piena soggettualità nelle
scelte.
Nell'ambito di tale sviluppo integrato, e nell'intreccio
funzionale fra interventi infrastrutturali, attività
direttamente produttive e sistemi di servizi, si pone l'opera,
audace ed ardimentosa, delle case di cura convenzionate sorte
nel Mezzogiorno d'Italia, come complementarietà al servizio
sanitario pubblico, in una strategia affascinante di programmi
che integrano, ed a volte sostituiscono quello pubblico in
settori ad alto livello.
Le cliniche riunite di Bari, ad esempio, sono un modello in
tal senso: al personale di 2.000 unità, si unisce un apparato
tecnico-professionale di primo piano, specie nel campo della
dialisi.
La legge della regione Puglia n. 51 del 30 maggio 1985
imponeva che, entro il 1988-1989, tutte le istituzioni
ospedaliere dovessero adeguarsi ai criteri normativi ed
edilizi contemplati dalla legge stessa.
Tale adeguamento, se risultava facile per gli enti
pubblici, creava difficoltà enormi, ed a volte insormontabili
per le istituzioni sanitarie convenzionate.
Urge quindi un intervento dello Stato per offrire al
privato convenzionato i modi ed i mezzi per adeguarsi alle
normative di legge.
E' apprezzabile la volontà di rinnovare, di incrementare le
dotazioni infrastrutturali, di dare decoro e funzionalità agli
ambienti, specie alle case di cura convenzionate,
a forte valenza pubblica, ma tutto ciò richiede
interventi massicci, quasi sempre non disponibili.
In un dibattito a Firenze, il futurologo americano John
Naisbitt ha affermato: "l'unico modo per creare o
rivitalizzare l'economia passa attraverso gli imprenditori e
le piccole e medie aziende che vanno dal basso verso
l'alto".
E in questo caso l'Italia occupa una posizione non
insignificante.
Non a caso il convegno di Firenze, che aveva visto la
mobilitazione massiccia del mondo produttivo e della classe
politica, era stato dedicato proprio alle risorse del lavoro
privato quale realtà multiforme, vitale, creatore di reddito e
di occupazione.
In Italia ostacoli fiscali, finanziari, tecnologici,
commerciali compromettono pesantemente la potenzialità di
crescita.
E' assurdo sovvenzionare il pubblico senza offrire
incitamenti, prestiti adeguati ed agevolati al privato
convenzionato.
Per l'ente pubblico ciò significa un cambiamento di ruolo
importante, in quanto da una funzione di controllo sul privato
si passa ad una funzione propulsiva e di complementarietà.
La modernizzazione del sistema sanitario pubblico si
avvantaggia dello stanziamento di fondi per nuovi investimenti
che dovrebbero ammontare, già per il prossimo anno, ad almeno
seimila miliardi di lire. Essi saranno finalizzati in maniera
specifica al miglioramento delle prestazioni sanitarie ed
all'assetto complessivo dell'intero servizio.
Con la presente proposta di legge si chiede allo Stato di
offrire mutui a tasso agevolato e di semplificarne al massimo
la concessione per dare incentivi e mezzi adeguati ai
protagonisti meridionali di una evoluzione ascendente,
collegata al dovere, umano e sociale, per organizzare ed
attuare, in modo autonomo, le migliori prestazioni.
| |