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Testi integrali degli Atti Parlamentari della XII Legislatura

Documento


3798
DDL0275-0002
Progetto di legge Camera n. 275 - testo presentato - (DDL12-275)
(suddiviso in 7 Unità Documento)
Unità Documento n.2 (che inizia a pag.1 dello stampato)
...C275. TESTIPDL
...C275.
RELAZIONE
ZZDDL ZZDDLC ZZNONAV ZZDDLC275 ZZ12 ZZRL ZZPR
    Onorevoli Colleghi! -- I beni culturali e ambientali, di
  cui l'Italia è così ricca, non vengono, specialmente nel
  Mezzogiorno, adeguatamente tutelati attraverso una normativa
  legislativa nazionale; eppure, per il centro storico di Lecce,
  ad esempio, risale al 1981 la notizia fornita dall'allora
  ministro Oddo Biasini, che esso era stato inserito nell'elenco
  dei "Beni culturali e naturali di valore universale" compilato
  dal Ministero per i beni culturali ed ambientali e sottoposto
  al vaglio dell'UNESCO.  Un riconoscimento di tale portata ci
  conforta nella presentazione della presente proposta di legge,
  volta al recupero ed alla protezione del patrimonio barocco
  della città attraverso provvedimenti urgenti, al pari di
  quanto è stato già fatto negli anni precedenti per il
  patrimonio archeologico della città di Roma (legge
  n. 92 del 1981); per la tutela del carattere monumentale e
  artistico della città di Siena (legge n. 3 del 1963 e
  successiva proroga con legge n. 75 del 1976), per la
  salvaguardia di Venezia (legge n. 798 del 1984), per il
  recupero dei Sassi di Matera (legge n. 771 del 1986), per
  Urbino (legge n. 462 del 1985), per Orvieto e Todi (legge n.
  230 del 1978, legge n. 526 del 1982 e legge n. 227 del 1984),
  per non citarne che alcuni.
    Al fine di rammentare, ove ve ne fosse bisogno, agli
  onorevoli colleghi la validità di un discorso sul patrimonio
  artistico della città di Lecce, riteniamo non superfluo
  qualche accenno di carattere storico ed artistico.  A
  "scoprire" il barocco leccese sono i viaggiatori di fine
  ottocento, Gregorovius e Bourget.  Proprio al primo si deve la
  definizione di Lecce "Firenze del
 
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  Barocco" (1875). " Le belle strade e piazze - scrive il
  Gregorovius - ricche di molti e leggiadri palazzi ed edifici,
  di chiese e di chiostri in uno stile architettonico per grande
  copia di ornamenti tutto proprio ed originale, porgono a Lecce
  le apparenze di una splendida ricchezza e di una grazia
  allegra e festosa...; sicché l'impressione che se ne riceve è
  di tutto armonico.
    In questa tendenza artistica non v'è nulla in tutta Italia
  che le si possa comparare.  Lecce può dirsi la Firenze
  dell'epoca barocca".
    "Un prezioso gioiello di città", la definisce Paul Bourget
  nel suo volume  Sensation d'Italie  (Paris 1891).  Non meno
  ammirati, anche se con diverse valutazioni critiche, il Briggs
  (In the Heel of Italy,  London 1910: "Gli edifici di
  Lecce... sono interessanti, pittoreschi, arditi... e se
  fossero disposti in ordine su due linee parallele formerebbero
  una delle più belle vie d'Europa") e tanti altri scrittori e
  saggisti che ne hanno parlato successivamente.  Ai giorni
  nostri Cesare Brandi  (Lecce gentile,  1974;  Pellegrino
  di Puglia,  1977: "La Piazza del Duomo è davvero una
  meraviglia da celebrare fra le meraviglie italiane"), Maurizio
  Calvesi e Mario Manieri-Elia  (Architettura barocca a Lecce
  e in Terra di Puglia,  1974;  Il rosone e la conchiglia,
  1979), Michele D'Elia e Cosimo Damiano Fonseca  (La
  Puglia tra Barocco e Rococò,  1982), ed altri, hanno dato
  vita ad una stimolante letteratura sul barocco leccese.  In
  questo sia pur breve panorama spicca per priorità e per
  l'oculata documentazione l'opera di Luigi De Simone Paladini
  (Lecce e i suoi monumenti,  1874).
    Alla specializzazione degli studi ed all'approfondimento di
  una così vasta ed interessante tematica hanno contribuito
  anche premi e convegni (fino al Congresso internazionale sul
  Barocco, del settembre del 1969, promosso dall'amministrazione
  provinciale) e le aggiornate analisi dello studioso Michele
  Paone  (Palazzi di Lecce, Chiese di Lecce, Elegia del
  Barocco).  La grazia del barocco leccese, il fascino della
  "deliziosa città-chiesa", la eleganza dei suoi  hotels
  particuliers,   sono stati messi in luce negli ultimi anni
  anche dalla "Mostra fotografica" realizzata dalla locale
  Azienda di soggiorno e turismo e già presentata a partire, dal
  1979, a Milano, Malta, Ravenna e Roma (Palazzo Venezia).
  Il riconoscimento del Barocco leccese nel progetto per gli
  itinerari turistico-culturali.
    Il barocco leccese, per l'indubbio valore artistico e
  culturale delle sue peculiari espressioni e dei suoi monumenti
  più significativi, ha avuto anni addietro un ulteriore
  riconoscimento, a livello governativo, nell'ambito del
  progetto speciale per gli "Itinerari turistico-culturali nel
  Mezzogiorno".  Il programma-stralcio dell'anzidetto progetto,
  approvato dal CIPE il 22 dicembre 1982, ha individuato,
  infatti, nella direttrice delle "capitali del Barocco"
  (Campania, Puglia, Basilicata, Calabria e Sicilia), due
  specifici tratti funzionali: il primo "Il Barocco a Napoli e
  in Campania", il secondo "Il Barocco a Lecce e nel
  Salento".
    Gli interventi di competenza statale (150 miliardi) e
  quelli di competenza regionale (100 miliardi) avrebbero dovuto
  essere completati da anni, ma l'attuazione del progetto e del
  suo primo programma-stralcio formulato dalla regione Puglia, è
  oggi ancora oggetto di pesanti critiche e non accenna a vedere
  la sua attuazione pratica.  Il ritardo iniziale sembra doversi
  attribuire a problemi procedurali e di coordinamento, al
  laborioso esame delle proposte e dei progetti predisposti per
  gli interventi a favore dei beni culturali propriamente detti,
  alla verifica della conformità delle stesse proposte alle
  esigenze sottolineate nella delibera del CIPE ed alle
  direttive programmatiche che successivamente il Ministro per
  gli interventi straordinari nel Mezzogiorno ha impartito, a
  suo tempo, alla Cassa ed agli enti e società ad essa collegati
  (INSUD, FORMEZ, IASM).  Non meno complesse sono risultate,
  almeno fino ad oggi, le procedure di attuazione degli
  interventi di competenza regionale.  Per stare alla Puglia a
  favore
 
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  della quale risulta approvato fin dal 1982 - per il
  programma-stralcio degli itinerari turistico-culturali -, il
  programma prevede "interventi per fruibilità di monumenti e
  aree archeologiche" (Allegato  A  alla delibera della
  giunta regionale n. 3046 del 1^ aprile 1983) per una spesa
  complessiva di lire 7 miliardi e 700 milioni che si riferisce
  agli itinerari "Barocco", "Castelli federiciani" e "Magna
  Grecia".
    Nell'ambito dell'itinerario "Barocco" sono considerati, per
  la città di Lecce, interventi a favore di tre soli complessi
  monumentali (monastero degli Olivetani, sistemazione di Piazza
  Duomo e dell'Anfiteatro Romano) con uno stanziamento di sole
  lire 1.250.000.000 che non corrisponde affatto alle complesse
  esigenze di intervento a favore di quegli importanti beni
  culturali, e che costituisce ben poca cosa per un serio,
  organico e razionale programma di tutela e valorizzazione
  delle tante espressioni del "Barocco leccese" presenti in
  tutto il centro storico di Lecce: chiese, edifici civili,
  complessi monumentali ed ex conventi, complessi ambientali,
  piazze, piazzette, corti, eccetera (si tenga conto anche della
  inadeguatezza, per molti aspetti, della legge n. 457).  La
  situazione non migliora neppure considerando gli interventi di
  competenza statale (sempre nell'ambito del progetto per gli
  itinerari turistico-culturali), giacché questi ultimi, almeno
  fino ad oggi, prendono in considerazione solo quattro chiese
  di Lecce (nel solo centro storico ce ne sono 11) con una
  previsione complessiva di spesa di appena 500.000.000 del
  tutto irrisoria ed assolutamente inadeguata alla importanza
  delle opere urgenti di restauro di cui hanno bisogno quelle
  stesse quattro chiese, in modo particolare la Chiesa di Santa
  Croce e la Chiesa del Rosario.
  Necessità di un programma specifico di salvaguardia del
  patrimonio monumentale ed architettonico leccese.
    E' necessario, quindi, che al di là della considerazione
  del tutto marginale ed eccezionale che il progetto speciale
  degli itinerari culturali riserva, in sostanza, a Lecce ed al
  suo barocco, lo Stato si faccia carico di uno specifico
  programma per la tutela, il recupero e la valorizzazione di
  quel cospicuo patrimonio storico-artistico ed ambientale,
  costituito essenzialmente dal barocco leccese, ma anche da
  altre importanti testimonianze di altra epoca.  Cesare Brandi
  (Corriere della Sera,  20 gennaio 1978 "Quel Barocco
  leccese che non è Barocco...") testualmente scrive: "Era nel
  Cinquecento una città quasi spagnola, fedelissima di Carlo V,
  bastionata contro i turchi da un architetto militare, Gian
  Giacomo dell'Acqua, che sapeva tanto bene di architettura
  balistica da fare i bastioni senza scarpate: rimane solo il
  Castello, ormai, perché il giro delle mura fu abbattuto.
  All'interno di questo giro, fin dal '500 fu un fervoroso
  costruire di palazzetti con caratteristiche ancora catalane,
  anche se, allora, Lecce non ebbe, come Palermo, un suo
  Carnelivaris".  Il Castello di Carlo V, le tre, delle
  originarie quattro porte cinquecentesche della città, alcune
  parti di muraglioni, miracolosamente sopravvissuti alle
  intemperie ed al degrado, ma non privi di deturpanti
  superfetazioni, costituiscono le testimonianze architettoniche
  e monumentali da recuperare al più presto alla fruibilità dei
  cittadini e dei turisti.  Ad esse vanno aggiunte testimonianze
  "minori" (ma tali sono se riferite alla grandiosità degli
  altri monumenti), quali le caratteristiche viuzze e piazzette,
  nelle quali spesso si nascondono splendide balconate erose dal
  tempo.
    Con la presente proposta di legge si intende intervenire
  con "provvedimenti urgenti" per porre tempestivamente fine al
  progressivo degrado di un così importante patrimonio
  artistico.
    La legge prevede interventi finanziari per un quadriennio
  (1994-1997) per i quali il Ministro del tesoro è autorizzato
  ad apportare, con propri decreti, le occorrenti variazioni di
  bilancio.
    A parte la presente proposta di legge, diverse proposte di
  legge sono state presentate nella IX, nella X e nella XI
  legislatura anche da altre parti politiche.
 
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    Vale la pena di rilevare l'istituzione di corsi
  parauniversitari per l'apprendimento di metodologie e
  tipologie del restauro e di corsi di formazione di manodopera
  specializzata.  Attualmente, infatti, in Lecce l'arte della
  scultura della pietra si va sempre più perdendo ed è legata
  alla presenza di pochissimi e molto anziani artigiani.  Nella
  istituzione di detti corsi, che offrirebbero ai giovani nuove
  possibilità occupazionali, conforta la significativa
  esperienza già realizzata in altre regioni italiane (si pensi
  ai corsi che si tengono in Ravenna per l'insegnamento della
  tecnica del mosaico ed ai corsi estivi per il restauro dei
  dipinti, legni antichi, ceramiche, che si tengono a Firenze, a
  cura dell'Istituto per l'arte ed il restauro) e la presenza,
  in Lecce, di istituzioni quali l'Istituto d'arte, l'Accademia
  di belle arti, l'Istituto per il restauro.
    Con la legge n. 449 del 1987 si è già proceduto ad un primo
  finanziamento di lire 10 miliardi per interventi in favore del
  barocco leccese.  La legge finanziaria 1988 prevedeva un
  rifinanziamento della legge n. 449 del 1987 e la somma di lire
  40 miliardi sui fondi FIO per interventi sul barocco di Noto e
  Lecce.  Le iniziative ora citate non possono rimanere isolate,
  ma hanno bisogno di essere rifinanziate con appositi
  provvedimenti legislativi fino al completamento delle opere di
  restauro.
  Durante la XI legislatura il provvedimento è stato varato in
  sede referente ma non è riuscito ad ottenere il trasferimento
  in sede legislativa per la opposizione dei due gruppi della
  sinistra.
    In conclusione, un patrimonio che rappresenta indubbiamente
  una delle più peculiari attrattive artistiche del Mezzogiorno,
  ci sembra meritevole di urgente salvaguardia ed intervento
  nell'ambito della politica culturale del nostro Paese, in
  relazione anche alla utilizzazione di esso come attrattiva in
  funzione dello sviluppo turistico del sud, da più parti
  concordemente auspicato, ma fino ad oggi oggetto di misure ed
  interventi scoordinati ed insufficienti.
    Interpretare e vivere il bene culturale come risorsa è
  auspicabile, infine, per offrire nuove opportunità di lavoro
  e, attraverso la fruibilità del bene, incrementare quel
  turismo che dovrebbe essere settore portante dell'economia del
  Mezzogiorno.  Per tutti questi motivi, onorevoli Colleghi, ed
  in assenza di leggi di programmazione nazionale, ritengo che
  siano più che maturi i tempi per produrre interventi
  legislativi atti a sostenere, fuor da ogni assistenzialismo,
  una economia fin qui fortemente penalizzata.  Raccomando,
  pertanto, alla vostra attenzione tale provvedimento, con
  l'urgenza che esso ormai merita.
 
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