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Testi integrali degli Atti Parlamentari della XII Legislatura

Documento


3821
DDL0279-0002
Progetto di legge Camera n. 279 - testo presentato - (DDL12-279)
(suddiviso in 15 Unità Documento)
Unità Documento n.2 (che inizia a pag.1 dello stampato)
...C279. TESTIPDL
...C279.
RELAZIONE
ZZDDL ZZDDLC ZZNONAV ZZDDLC279 ZZ12 ZZRL ZZPR
    Onorevoli Colleghi! -- Dopo la fase dell'Expò colombiana,
  attraverso la quale, grazie all'intervento straordinario dello
  Stato, Genova ha recuperato una vasta area del porto antico,
  il capoluogo ligure si ritrova a dover porre ogni attenzione
  ai problemi del suo centro storico, nel quale emergono
  quotidianamente i guasti di un degrado decennale, che rischia
  di distruggere la parte centrale di Genova, il suo cuore
  storico e tradizionale.
    Il lungo processo degenerativo di quello che è il più
  grande centro storico d'Europa appare visibile a chiunque ne
  percorra le strade, ne osservi gli edifici, ne analizzi la
  realtà socio-economica.  Non è del resto un caso che, con
  sempre maggiore frequenza, si debba assistere all'emergere
  della protesta, spesso esasperata, degli abitanti e degli
  operatori economici del centro storico genovese i quali
  vivono quotidianamente, in prima persona, il degrado di quella
  importante porzione di città.  Un degrado che si manifesta nel
  decadimento architettonico degli edifici, nel vero e proprio
  abbandono di numerose aree, nell'incuria di larghe zone, ma
  anche nella mancanza di pulizia dei vicoli, nella cattiva
  illuminazione, nella carenza di servizi sociali, nella
  coabitazione (determinata dalla presenza di una forte
  concentrazione di immigrazione extracomunitaria), nella
  microcriminalità diffusa, alimentata dallo spaccio della
  droga.
    Questo clima generale ha determinato una fuga dal centro
  storico, anche in zone che vantavano una lunga tradizione
  (Piazza delle Vigne, Via della Maddalena,
 
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  Via San Bernardo), sia da parte degli abitanti che delle
  attività commerciali.
    Oggi si può dire che il lungo processo degenerativo di
  quello che è il tessuto sociale ed urbanistico del centro
  storico genovese sta giungendo alla sua fase critica: o si
  blocca tale processo e lo si inverte attraverso un'organica
  opera di recupero, o il degrado rischia di "conquistare" non
  solo le vie, non solo gli edifici e le attività commerciali,
  ma anche l'identità propria e collettiva di quanti nel centro
  storico credono veramente.
    Appare dunque limitativo ridurre l'intero problema della
  sopravvivenza del "cuore" di Genova ad una risoluzione
  "minimalista" del degrado esteriore e della carenza di servizi
  che angustia quella porzione centrale di città.
    La questione è ben più complessa, sia in termini
  quantitativi che qualitativi, a cominciare dalle sue cause
  immediate e lontane.
    Al collasso del centro storico hanno certo contribuito
  indirettamente le maggiori e recenti operazioni urbanistiche:
  i centri direzionali, cresciuti nelle immediate vicinanze
  dell'arco portuale; la terziarizzazione spinta di alcuni
  quartieri residenziali otto-novecenteschi che ha vanificato la
  possibilità di reinserimento di attività economiche; la
  realizzazione dei quartieri collinari, tra l'altro gravemente
  carenti di servizi e già bisognosi di costosi programmi di
  manutenzione straordinaria.  Tutto questo ha allontanato dal
  centrocittà fasce di popolazione, i cui interessi lavorativi,
  culturali e ricreativi ancora gravitano su di esso, per le
  quali il centro storico costituiva una zona di possibile
  insediamento.
    Né si possono sottovalutare i ritardi programmatici e
  decisionali da parte delle giunte comunali via via succedutesi
  negli ultimi quarantacinque anni.  Il piano regolatore del
  1959, che prevedeva interventi distruttivi nel tessuto urbano
  storico, fu di fatto bloccato, mentre il nuovo piano iniziato
  nel 1968 ed adottato solo nel 1976, introducendo il principio
  dell'integrazione tra "Porto vecchio" e "centro storico", se
  offrì, in via di principio, importanti elementi descrittivi,
  non incise, in termini prescrittivi, sulla condizione generale
  dell'area presa in esame.
    Come aveva dichiarato l'ingegner Giorgio Olcese,
  coordinatore del VII dipartimento (Lavori pubblici) del comune
  di Genova (dal 1979 al 1991), "la procedura di una pratica
  edilizia attuativa è di una lentezza esasperante; ad esempio
  l'approvazione di uno strumento urbanistico deve passare i
  seguenti vagli: commissione edilizia, giunta e consiglio
  comunale, fase di pubblicazione, opposizioni dei privati,
  controdeduzioni del comune, quindi un lungo  iter
  regionale interno, in buona parte simmetrico.  Occorrono
  anni!  Tutto ciò determina una sostanziale situazione di
  immobilismo a fronte dei problemi acuti che di volta in volta
  si manifestano" (da  Genova, libro verde sul centro
  storico,  a cura dell'Associazione per la rinascita del
  Centro antico, Sagep Editrice, Genova, 1992).
    D'altro canto non si può affermare che i grandi interventi
  di recupero di complessi monumentali (S.  Agostino, S. Maria di
  Castello, facoltà di architettura, Palazzo Ducale) siano
  finora riusciti a spezzare il circolo vizioso del degrado
  complessivo.  Essi hanno certamente creato isole debitamente
  ripulite e restaurate, ma in contesti di poco modificati
  (l'affluenza, ad esempio, di studenti e di scolaresche è un
  primo passo per aprire il centro storico alla conoscenza degli
  abitanti e farlo rientrare nella memoria collettiva, ma non
  basta certamente alla sua rinascita).
    E non è stato sufficiente nemmeno il progetto del Porto
  antico, realizzato con l'Expò, per attivare quella sorta di
  processo positivo, da più parti ipotizzato, in grado di
  favorire il recupero del centro storico cittadino, attraverso
  la ricostruzione del legame fisico e funzionale della città
  antica con il mare.
    Si può anzi dire che, chiusi i battenti dell'Expò, la
  mancanza di un organico piano di riuso ed il venir meno degli
  interventi straordinari e, più in generale, dell'attenzione
  della pubblica amministrazione e delle autorità di pubblica
  sicurezza nei confronti del centro storico ha aumentato lo
  stato di frustrazione ed il senso di
 
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  abbandono del tessuto sociale della città antica.
    Posto dunque che sia gli interventi parziali, in grado di
  recuperare alcune zone del centro storico, intorno a cui
  attivare un processo che potremmo definire a "pelle di
  leopardo", sia il tentativo di saldare la "città alta" ed il
  Porto vecchio attraverso la città antica si sono dimostrati
  inadeguati, non appare sproporzionato definire come cruciale
  l'attuale stagione vissuta dal "cuore di Genova": o ci si
  attiva in modo serio ed organico o Genova rischia di vedere
  trasformato il centro storico in un'autentica "isola" lontana
  dalla vita dell'intera città, ad essa estranea, perfino ostile
  e perciò irrecuperabile.
    Da questo "grido d'allarme", che non è determinato da una
  visione parziale ed esasperata della realtà ma dal vissuto
  quotidiano (reso manifesto dalla stampa locale) di quanti nel
  centro storico genovese abitano o svolgono la propria attività
  lavorativa, nasce la necessità di un intervento
  "straordinario" mirato al recupero globale del più grande
  centro storico d'Europa, un recupero che le energie economiche
  e le capacità gestionali locali non possono compiere da sole,
  a causa della vastità e della complessità degli interventi (di
  ordine architettonico, edilizio, viario, ma anche economico e
  produttivo) e per la lentezza dell' iter  amministrativo,
  per cui appare necessario rispondere con uno strumento
  eccezionale, adeguato alla vastità dei problemi.
  Alcuni esempi significativi.
      Non è superfluo in questa nostra analisi aprire una
  parentesi per valutare alcune delle esperienze più
  significative compiute in diverse nazioni europee, accomunate
  dalla necessità di recuperare vaste porzioni dei centri
  urbani, e ciò al fine di dimostrare la necessità di strumenti
  legislativi straordinari, largamente utilizzati in contesti ed
  in realtà sociali spesso lontane tra loro.
    1) Il quartiere Kreuzberg di Berlino: il suo recupero è
  stato progettato, diretto e gestito dall'IBA, (una società
  privata di proprietà del Senato di Berlino, diretta dal
  senatore preposto all'edilizia) attraverso uno stanziamento
  straordinario del Senato di Berlino (con la fissazione di
  costi massimi e finanziamenti pari al 70 per cento del costo
  dei materiali).
    2) Il centro urbano di Halifax nel West Yorkshire: la regia
  del programma è stata fatta dal comune competente, attraverso
  un apposito gruppo di progettazione e con finanziamenti
  pubblici di varia provenienza  (Civic Trust, Business in the
  Community, English Heritage).
    3) Rivitalizzazione del centro urbano di Glasgow: il
  recupero dell'antico patrimonio abitativo è avvenuto sotto il
  diretto controllo della corporazione di abitazione  (Housing
  Corporation),  un'agenzia del Governo centrale, che stimola
  il coinvolgimento partecipativo e gestisce il programma,
  attraverso il supporto istituzionale e finanziario di diversi
  livelli di Governo.
    4) Il centro antico di Nantes: le campagne di intervento
  sono state affidate a Nantes Renaissance, una società a
  capitale misto, a larga maggioranza pubblica (con il compito
  di dare il supporto tecnico ed amministrativo alle azioni di
  recupero, di fornire assistenza per la presentazione della
  documentazione, di lanciare e gestire le campagne di
  intervento) finanziata dal fondo nazionale ANAH e con le
  detrazioni fiscali previste dall'OPAH  (Operations
  Programmés d'Amelioration de l'Habitat).
  L'intervento straordinario.
      La particolarità e la rilevanza, territoriale,
  architettonica e sociale del centro storico genovese impone
  una scelta che sia in grado di rispondere efficacemente alla
  complessità dei problemi dell'area in oggetto.  Non è infatti
  sufficiente tutelare, recuperare e rendere abitabili i
  manufatti edilizi e l'organismo urbano.  Per il centro storico
  genovese occorre "qualcosa di più": è necessario creare le
  condizioni per
 
                               Pag. 4
 
  una generale riqualificazione di quella porzione di città;
  per nuovi insediamenti "produttivi", compatibili con le
  peculiarità storiche, artistiche ed ambientali del luogo; per
  tutelare le generali ragioni di vita dei suoi abitanti e di
  quanti vi operano.
    Se, come crediamo, il centro storico genovese è un
  organismo vitale in stato di avanzato degrado, occorre dare
  all'insieme degli aspetti del suo degrado una risposta
  complessiva, all'altezza delle emergenze in atto.
    Ciò premesso, ci è parso necessario fissare le seguenti
  priorità:
        a)  riunificare le competenze relative agli
  interventi sul centro storico genovese e attualmente ripartite
  fra vari soggetti istituzionali (comune, provincia, regione,
  autorità centrale);
        b)  favorire il collegamento tra gli interventi di
  salvaguardia, recupero architettonico e la riqualificazione
  del tessuto socio-economico e produttivo del centro
  storico;
        c)  creare una autorità capace di operare con
  snellezza, con regole e logiche imprenditoriali, ma in
  costante rapporto con le amministrazioni locali e con le più
  qualificate espressioni della comunità scientifica e
  culturale;
        d)  garantire simmetrica efficacia agli interventi
  dell'autorità ed al controllo da parte del Parlamento e delle
  amministrazioni locali.
    In questo nuovo "quadro", capace di avviare concretamente e
  realisticamente il pieno recupero del centro storico genovese,
  l'intervento finanziario dello Stato può costituire un utile
  investimento produttivo i cui benefici si estenderebbero a
  tutta la città di Genova per la quale l'area antica
  costituisce non una marginale porzione, ma il senso stesso del
  suo esistere storico e la possibilità di sconfiggere i rischi
  di un diffondersi del degrado che tutta la coinvolgerebbe.
    Onorevoli colleghi, l'urgenza e la delicatezza degli
  interventi possibili nel centro storico genovese richiedono
  uno sforzo nuovo, coraggioso e concorde, all'altezza delle
  emergenze che affliggono il cuore di Genova.
    Di fronte ad una latitanza delle istituzioni il rischio è
  di consegnare una porzione importantissima della città ligure
  al degrado ed all'abbandono senza speranza.
    E' anche nel segno di una speranza autentica, dopo decenni
  di frustrazioni, stratificatesi sulle pietre del più grande
  centro storico d'Europa, che sollecitiamo l'approvazione della
  presente proposta di legge.
 
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