| Onorevoli Colleghi! -- Dopo la fase dell'Expò colombiana,
attraverso la quale, grazie all'intervento straordinario dello
Stato, Genova ha recuperato una vasta area del porto antico,
il capoluogo ligure si ritrova a dover porre ogni attenzione
ai problemi del suo centro storico, nel quale emergono
quotidianamente i guasti di un degrado decennale, che rischia
di distruggere la parte centrale di Genova, il suo cuore
storico e tradizionale.
Il lungo processo degenerativo di quello che è il più
grande centro storico d'Europa appare visibile a chiunque ne
percorra le strade, ne osservi gli edifici, ne analizzi la
realtà socio-economica. Non è del resto un caso che, con
sempre maggiore frequenza, si debba assistere all'emergere
della protesta, spesso esasperata, degli abitanti e degli
operatori economici del centro storico genovese i quali
vivono quotidianamente, in prima persona, il degrado di quella
importante porzione di città. Un degrado che si manifesta nel
decadimento architettonico degli edifici, nel vero e proprio
abbandono di numerose aree, nell'incuria di larghe zone, ma
anche nella mancanza di pulizia dei vicoli, nella cattiva
illuminazione, nella carenza di servizi sociali, nella
coabitazione (determinata dalla presenza di una forte
concentrazione di immigrazione extracomunitaria), nella
microcriminalità diffusa, alimentata dallo spaccio della
droga.
Questo clima generale ha determinato una fuga dal centro
storico, anche in zone che vantavano una lunga tradizione
(Piazza delle Vigne, Via della Maddalena,
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Via San Bernardo), sia da parte degli abitanti che delle
attività commerciali.
Oggi si può dire che il lungo processo degenerativo di
quello che è il tessuto sociale ed urbanistico del centro
storico genovese sta giungendo alla sua fase critica: o si
blocca tale processo e lo si inverte attraverso un'organica
opera di recupero, o il degrado rischia di "conquistare" non
solo le vie, non solo gli edifici e le attività commerciali,
ma anche l'identità propria e collettiva di quanti nel centro
storico credono veramente.
Appare dunque limitativo ridurre l'intero problema della
sopravvivenza del "cuore" di Genova ad una risoluzione
"minimalista" del degrado esteriore e della carenza di servizi
che angustia quella porzione centrale di città.
La questione è ben più complessa, sia in termini
quantitativi che qualitativi, a cominciare dalle sue cause
immediate e lontane.
Al collasso del centro storico hanno certo contribuito
indirettamente le maggiori e recenti operazioni urbanistiche:
i centri direzionali, cresciuti nelle immediate vicinanze
dell'arco portuale; la terziarizzazione spinta di alcuni
quartieri residenziali otto-novecenteschi che ha vanificato la
possibilità di reinserimento di attività economiche; la
realizzazione dei quartieri collinari, tra l'altro gravemente
carenti di servizi e già bisognosi di costosi programmi di
manutenzione straordinaria. Tutto questo ha allontanato dal
centrocittà fasce di popolazione, i cui interessi lavorativi,
culturali e ricreativi ancora gravitano su di esso, per le
quali il centro storico costituiva una zona di possibile
insediamento.
Né si possono sottovalutare i ritardi programmatici e
decisionali da parte delle giunte comunali via via succedutesi
negli ultimi quarantacinque anni. Il piano regolatore del
1959, che prevedeva interventi distruttivi nel tessuto urbano
storico, fu di fatto bloccato, mentre il nuovo piano iniziato
nel 1968 ed adottato solo nel 1976, introducendo il principio
dell'integrazione tra "Porto vecchio" e "centro storico", se
offrì, in via di principio, importanti elementi descrittivi,
non incise, in termini prescrittivi, sulla condizione generale
dell'area presa in esame.
Come aveva dichiarato l'ingegner Giorgio Olcese,
coordinatore del VII dipartimento (Lavori pubblici) del comune
di Genova (dal 1979 al 1991), "la procedura di una pratica
edilizia attuativa è di una lentezza esasperante; ad esempio
l'approvazione di uno strumento urbanistico deve passare i
seguenti vagli: commissione edilizia, giunta e consiglio
comunale, fase di pubblicazione, opposizioni dei privati,
controdeduzioni del comune, quindi un lungo iter
regionale interno, in buona parte simmetrico. Occorrono
anni! Tutto ciò determina una sostanziale situazione di
immobilismo a fronte dei problemi acuti che di volta in volta
si manifestano" (da Genova, libro verde sul centro
storico, a cura dell'Associazione per la rinascita del
Centro antico, Sagep Editrice, Genova, 1992).
D'altro canto non si può affermare che i grandi interventi
di recupero di complessi monumentali (S. Agostino, S. Maria di
Castello, facoltà di architettura, Palazzo Ducale) siano
finora riusciti a spezzare il circolo vizioso del degrado
complessivo. Essi hanno certamente creato isole debitamente
ripulite e restaurate, ma in contesti di poco modificati
(l'affluenza, ad esempio, di studenti e di scolaresche è un
primo passo per aprire il centro storico alla conoscenza degli
abitanti e farlo rientrare nella memoria collettiva, ma non
basta certamente alla sua rinascita).
E non è stato sufficiente nemmeno il progetto del Porto
antico, realizzato con l'Expò, per attivare quella sorta di
processo positivo, da più parti ipotizzato, in grado di
favorire il recupero del centro storico cittadino, attraverso
la ricostruzione del legame fisico e funzionale della città
antica con il mare.
Si può anzi dire che, chiusi i battenti dell'Expò, la
mancanza di un organico piano di riuso ed il venir meno degli
interventi straordinari e, più in generale, dell'attenzione
della pubblica amministrazione e delle autorità di pubblica
sicurezza nei confronti del centro storico ha aumentato lo
stato di frustrazione ed il senso di
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abbandono del tessuto sociale della città antica.
Posto dunque che sia gli interventi parziali, in grado di
recuperare alcune zone del centro storico, intorno a cui
attivare un processo che potremmo definire a "pelle di
leopardo", sia il tentativo di saldare la "città alta" ed il
Porto vecchio attraverso la città antica si sono dimostrati
inadeguati, non appare sproporzionato definire come cruciale
l'attuale stagione vissuta dal "cuore di Genova": o ci si
attiva in modo serio ed organico o Genova rischia di vedere
trasformato il centro storico in un'autentica "isola" lontana
dalla vita dell'intera città, ad essa estranea, perfino ostile
e perciò irrecuperabile.
Da questo "grido d'allarme", che non è determinato da una
visione parziale ed esasperata della realtà ma dal vissuto
quotidiano (reso manifesto dalla stampa locale) di quanti nel
centro storico genovese abitano o svolgono la propria attività
lavorativa, nasce la necessità di un intervento
"straordinario" mirato al recupero globale del più grande
centro storico d'Europa, un recupero che le energie economiche
e le capacità gestionali locali non possono compiere da sole,
a causa della vastità e della complessità degli interventi (di
ordine architettonico, edilizio, viario, ma anche economico e
produttivo) e per la lentezza dell' iter amministrativo,
per cui appare necessario rispondere con uno strumento
eccezionale, adeguato alla vastità dei problemi.
Alcuni esempi significativi.
Non è superfluo in questa nostra analisi aprire una
parentesi per valutare alcune delle esperienze più
significative compiute in diverse nazioni europee, accomunate
dalla necessità di recuperare vaste porzioni dei centri
urbani, e ciò al fine di dimostrare la necessità di strumenti
legislativi straordinari, largamente utilizzati in contesti ed
in realtà sociali spesso lontane tra loro.
1) Il quartiere Kreuzberg di Berlino: il suo recupero è
stato progettato, diretto e gestito dall'IBA, (una società
privata di proprietà del Senato di Berlino, diretta dal
senatore preposto all'edilizia) attraverso uno stanziamento
straordinario del Senato di Berlino (con la fissazione di
costi massimi e finanziamenti pari al 70 per cento del costo
dei materiali).
2) Il centro urbano di Halifax nel West Yorkshire: la regia
del programma è stata fatta dal comune competente, attraverso
un apposito gruppo di progettazione e con finanziamenti
pubblici di varia provenienza (Civic Trust, Business in the
Community, English Heritage).
3) Rivitalizzazione del centro urbano di Glasgow: il
recupero dell'antico patrimonio abitativo è avvenuto sotto il
diretto controllo della corporazione di abitazione (Housing
Corporation), un'agenzia del Governo centrale, che stimola
il coinvolgimento partecipativo e gestisce il programma,
attraverso il supporto istituzionale e finanziario di diversi
livelli di Governo.
4) Il centro antico di Nantes: le campagne di intervento
sono state affidate a Nantes Renaissance, una società a
capitale misto, a larga maggioranza pubblica (con il compito
di dare il supporto tecnico ed amministrativo alle azioni di
recupero, di fornire assistenza per la presentazione della
documentazione, di lanciare e gestire le campagne di
intervento) finanziata dal fondo nazionale ANAH e con le
detrazioni fiscali previste dall'OPAH (Operations
Programmés d'Amelioration de l'Habitat).
L'intervento straordinario.
La particolarità e la rilevanza, territoriale,
architettonica e sociale del centro storico genovese impone
una scelta che sia in grado di rispondere efficacemente alla
complessità dei problemi dell'area in oggetto. Non è infatti
sufficiente tutelare, recuperare e rendere abitabili i
manufatti edilizi e l'organismo urbano. Per il centro storico
genovese occorre "qualcosa di più": è necessario creare le
condizioni per
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una generale riqualificazione di quella porzione di città;
per nuovi insediamenti "produttivi", compatibili con le
peculiarità storiche, artistiche ed ambientali del luogo; per
tutelare le generali ragioni di vita dei suoi abitanti e di
quanti vi operano.
Se, come crediamo, il centro storico genovese è un
organismo vitale in stato di avanzato degrado, occorre dare
all'insieme degli aspetti del suo degrado una risposta
complessiva, all'altezza delle emergenze in atto.
Ciò premesso, ci è parso necessario fissare le seguenti
priorità:
a) riunificare le competenze relative agli
interventi sul centro storico genovese e attualmente ripartite
fra vari soggetti istituzionali (comune, provincia, regione,
autorità centrale);
b) favorire il collegamento tra gli interventi di
salvaguardia, recupero architettonico e la riqualificazione
del tessuto socio-economico e produttivo del centro
storico;
c) creare una autorità capace di operare con
snellezza, con regole e logiche imprenditoriali, ma in
costante rapporto con le amministrazioni locali e con le più
qualificate espressioni della comunità scientifica e
culturale;
d) garantire simmetrica efficacia agli interventi
dell'autorità ed al controllo da parte del Parlamento e delle
amministrazioni locali.
In questo nuovo "quadro", capace di avviare concretamente e
realisticamente il pieno recupero del centro storico genovese,
l'intervento finanziario dello Stato può costituire un utile
investimento produttivo i cui benefici si estenderebbero a
tutta la città di Genova per la quale l'area antica
costituisce non una marginale porzione, ma il senso stesso del
suo esistere storico e la possibilità di sconfiggere i rischi
di un diffondersi del degrado che tutta la coinvolgerebbe.
Onorevoli colleghi, l'urgenza e la delicatezza degli
interventi possibili nel centro storico genovese richiedono
uno sforzo nuovo, coraggioso e concorde, all'altezza delle
emergenze che affliggono il cuore di Genova.
Di fronte ad una latitanza delle istituzioni il rischio è
di consegnare una porzione importantissima della città ligure
al degrado ed all'abbandono senza speranza.
E' anche nel segno di una speranza autentica, dopo decenni
di frustrazioni, stratificatesi sulle pietre del più grande
centro storico d'Europa, che sollecitiamo l'approvazione della
presente proposta di legge.
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