| Onorevoli Colleghi! -- A tutti sono note le vicende
dell'EFIM, e dei riflessi sociali, morali ed economici che
esse hanno determinato nel nostro contesto produttivo, ma
nello stesso tempo molti ignorano che ai tanti danni cagionati
dalla dissennata amministrazione dell'Ente, debbono essere
aggiunti quelli derivanti dall'inattività del Governo.
Infatti, alle piccole e medie imprese coinvolte, non sono
stati finora saldati i rispettivi crediti, ma, contrariamente
a quanto promesso dagli organi competenti, il blocco dei
pagamenti di questi ultimi mesi - è già passato più di un anno
dallo scioglimento dell'Ente - ha ulteriormente aggravato le
condizioni delle circa 1.000 imprese fornitrici coinvolte,
mettendo sempre più a rischio i circa 40.000 posti di lavoro
che ad esse fanno capo, e questo perché la legge
che sopprime l'EFIM ha bloccato i pagamenti alle imprese
creditrici e nello stesso tempo impedisce loro di far valere i
propri diritti per recuperare i crediti vantati nei confronti
del gruppo statale.
Si tratta di una situazione assurda poiché le imprese, per
le fatture emesse e non pagate, hanno già versato l'IVA e,
avendole dovute inserire nel proprio fatturato, hanno dovuto
includere tali fatture nel reddito imponibile, col pagamento
delle relative imposte. Le stesse imprese inoltre continuano
ovviamente a dover pagare allo Stato, senza possibilità di
nessuna dilazione, i contributi previdenziali ed
assicurativi.
In sintesi, lo Stato non paga i propri debiti, usa la
propria autorità per bloccarne i pagamenti e pretende che
vengano pagati puntualmente i propri crediti.
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Al fine di tutelare i propri interessi numerose imprese
creditrici si sono coordinate in un comitato, con adesioni in
tutta Italia (Piemonte, Lombardia, Liguria, Veneto,
Trentino-Alto Adige, Lazio, Campania), o direttamente o
attraverso la rappresentanza delle associazioni di
categoria.
Obiettivo primario del comitato è di ottenere il pagamento
integrale di quanto dovuto, maggiorato degli interessi,
mediante l'adozione di un provvedimento legislativo che
consenta di "ridare ossigeno" ad imprese messe, oggi, in
difficoltà finanziarie da un loro debitore "commerciale"
(lo Stato), che è, contemporaneamente, loro
creditore sotto un profilo pubblico/amministrativo. Si vuole
pertanto permettere di "compensare" i crediti vantati verso le
società ex EFIM con i pagamenti che le stesse devono
effettuare allo Stato e ai suoi enti previdenziali.
E' opportuno, infine, sottolineare che la compensazione
permetterà al Governo di attenuare le contestazioni che la
Comunità europea ha avanzato alla legge di soppressione
dell'EFIM, in quanto "perturbatrice" delle leggi della
concorrenza.
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