| Onorevoli Colleghi! -- Ripresentiamo la proposta di legge
n. 3119 della XI legislatura (primo firmatario l'onorevole
Gastone Parigi) sulla detassazione degli utili prodotti dalle
imprese e reinvestiti
in costi pluriennali di generale utilità aziendale.
Poiché questo tema è diventato di attualità nei programmi
delle forze di governo e nel generale dibattito
politico-
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economico, riproponiamo, come contributo d'iniziativa
parlamentare, il progetto di legge con la relazione a suo
tempo predisposta:
"La forza produttrice di ricchezza e, quindi, di sviluppo
sociale, è l'impresa, intesa come punto di fusione tra uomo,
beni strumentali e risorse finanziarie: l'impresa, pertanto,
va posta al centro di ogni attenzione, in particolare quando
crisi congiunturali o, peggio, strutturali, operanti in uno
con un irrazionale sistema fiscale, ne erodono la capacità di
reddito sino ad espellerla dal mercato, con conseguente
impoverimento della collettività, aumento della disoccupazione
e caduta del gettito tributario per rarefazione generale della
base imponibile.
Questa è la situazione che caratterizza il mondo del
lavoro, in Italia, come drammaticamente dimostrato dagli ormai
dilaganti punti di crisi: interi comparti produttivi, infatti,
vanno "alla malora", in quanto obsoleti per mancato rinnovo
degli impianti e delle strategie di mercato.
Ciò posto, si rende necessario, anzi urgente, scegliere
nuovi criteri di politica industriale che, per quanto riguarda
gli investimenti e, quindi, la concreta difesa del lavoro,
puntino a detassare, attraverso una legge chiara, semplice ed
immediatamente operante, gli utili prodotti dalle imprese, non
distribuiti e, quindi, reinvestiti in costi pluriennali di
generale utilità aziendale.
Osserviamo, infatti, che il costo degli investimenti
operati, considerato nella dinamica aziendale, è utile
reinvestito, cioè non immediatamente goduto dagli aventi
diritto i quali, così decidendo, non guardano al contingente,
ma puntano al futuro:
l'utile reinvestito, dunque, non merita il taglio del fisco e
da qui la proposta di dedurre dall'utile imponibile una parte
dei costi degli investimenti e ciò indipendentemente dalle
regole degli ammortamenti, proprio per conferire allo sgravio
fiscale lo spessore di un provvedimento energico ed autonomo,
ancorché limitato nel tempo, e finalizzato a riattivare,
appunto, la propensione per gli investimenti, ormai divenuti
vitali per l'intera economia nazionale.
Ma tale misura non avrà carattere di generalità, e quindi
contenuto compiutamente economico e di rilancio globale,
ove:
non venisse estesa ad ogni fenomeno produttivo, quindi
anche al lavoro autonomo e ad ogni dimensione a cui pervenga
l'impresa;
non venisse considerata fattore di detassazione,
attraverso il suo riporto a nuovo, la perdita pregressa.
Questo ragionare in materia di fisco, riferito alle
imprese, coincide realisticamente con la improrogabile
necessità di ridare forza alle imprese, oggi afflitte da
impedimenti capaci di compromettere il futuro dell'economia
italiana e, quindi, del lavoro: gli infingimenti contenuti in
provvedimenti che concedono ciò che la non rimossa sistematica
di altri provvedimenti toglie sono dannosi più del male che si
vuole curare e da qui l'esigenza di intervenire in modo
drastico, scrollante ed univoco, anche al fine di restituire
alle aziende sicura redditività nello sviluppo e, quindi,
ampia, vera ed equa base di prelievo futuro per il fisco".
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