Banche dati professionali (ex 3270)
Testi integrali degli Atti Parlamentari della XII Legislatura

Documento


3891
DDL0288-0002
Progetto di legge Camera n. 288 - testo presentato - (DDL12-288)
(suddiviso in 19 Unità Documento)
Unità Documento n.2 (che inizia a pag.1 dello stampato)
...C288. TESTIPDL
...C288.
RELAZIONE
ZZDDL ZZDDLC ZZNONAV ZZDDLC288 ZZ12 ZZRL ZZPR
    Onorevoli Colleghi! -- Il Parlamento, nell'XI legislatura,
  si è impegnato molto sul tema della riforma dell'edilizia
  residenziale pubblica.
    L'VIII Commissione ambiente, territorio e lavori pubblici
  della Camera ha adottato un testo di legge quadro sul quale ha
  richiesto, il 28 ottobre 1993, il trasferimento in sede
  legislativa.  L'anticipata fine della legislatura ne ha
  impedito l'approvazione: tuttavia, la parte relativa alle
  norme in materia di alienazione degli alloggi di edilizia
  residenziale pubblica è stata stralciata ed approvata con la
  legge 24 dicembre 1993, n. 560.
    La presente proposta di legge fa riferimento a quel
  dibattito ed a quel testo, per riproporre l'urgenza di una
  svolta nella politica abitativa.  Un'innovazione necessaria che
  si alimenta oggi della volontà di
  contribuire, attraverso il rilancio dell'edilizia pubblica,
  alla ripresa dell'economia e dell'occupazione.
    E' dunque necessario che il Parlamento affronti il problema
  del finanziamento dell'attività edilizia residenziale pubblica
  come un capitolo essenziale della politica della casa e della
  politica economica.
    Occorre guardare al futuro e per far ciò è necessario
  garantire un flusso di spesa regolare e affidabile.
    Anche per la realizzazione dell'edilizia residenziale
  pubblica la via maestra è quella della creazione di un fondo
  nazionale per la casa, alimentato dalle entrate ordinarie
  dello Stato, dal quale derivino tanto la realizzazione di
  alloggi pubblici in affitto quanto le agevolazioni destinate
  ai cittadini per l'acquisto della proprietà della casa.
 
                               Pag. 2
 
    Senza questa scelta sarebbe vana la riforma degli enti
  responsabili dell'edilizia pubblica, i quali sarebbero
  chiamati solo a gestire il progressivo disfacimento del
  patrimonio esistente.
    Intorno all'edilizia residenziale si possono realizzare
  sinergie economiche capaci di rimodellare le città e di
  rendere moderno e razionale l'assetto dei grandi centri
  urbani.
    E' pensando ad una politica di grande respiro che avanziamo
  anche la proposta di riforma degli Istituti autonomi per le
  case popolari (IACP) e di tutto il sistema operativo
  dell'edilizia residenziale pubblica.
  La funzione economica e sociale dell'edilizia residenziale
  pubblica (ERP).
    La riforma degli Istituti autonomi per le case popolari si
  colloca all'interno del vasto e urgente problema della riforma
  dell'organizzazione dello Stato e, più in particolare, di
  quella del comparto delle autonomie locali, in quanto tali
  enti esercitano attività di prevalente contenuto sociale quali
  sono la costruzione e la gestione degli interventi di edilizia
  residenziale pubblica.
    La mancata emanazione di una legge di riforma ha creato una
  ulteriore situazione di incertezza sul profilo istituzionale
  dell'edilizia residenziale pubblica che ha prodotto notevoli
  impacci al legislatore regionale.  Sembra infatti che oggi da
  più parti l'edilizia residenziale pubblica venga considerata
  una mera attività economica, utile soprattutto come sostegno
  per l'occupazione e non piuttosto come mezzo per soddisfare
  bisogni primari e diritti fondamentali dei cittadini e delle
  famiglie.
    Senza negare il valore dell'intervento economico dello
  Stato nell'edilizia residenziale è da sottolineare la
  preminenza della funzione sociale dell'ERP.  Infatti la
  finalità che la Repubblica persegue quando favorisce l'accesso
  dei cittadini più deboli sul piano economico e sociale al
  godimento della casa è quella di rimuovere gli ostacoli che si
  frappongono alla libertà ed all'uguaglianza dei cittadini, di
  promuovere lo sviluppo della loro persona e la loro
  partecipazione all'organizzazione politica, economica e
  sociale del Paese, come vuole l'articolo 3 della Costituzione;
  sono ancora scopi della Repubblica quello di promuovere le
  condizioni che rendano effettivo il diritto al lavoro
  (articolo 4), quello di agevolare la formazione della famiglia
  (articolo 31) nonché quello di tutelare la salute dei
  cittadini.
    E' proprio dalla funzione economica e sociale cui l'ERP
  assolve che occorre partire per definire correttamente le
  linee della riforma degli enti attuatori.  Non vi è dubbio
  infatti che la crisi finanziaria e di assetto istituzionale
  degli IACP è andata di pari passo con l'appiattirsi della
  funzione degli alloggi popolari i quali, specie nelle grandi
  città, sono destinati quasi esclusivamente agli sfrattati,
  venendo così a surrogare parzialmente lo scomparso mercato
  legale dell'affitto.
    Occorre un rilancio su basi nuove di questa importante
  attività la quale, come si è detto, è anche parte
  dell'intervento economico pubblico e si inserisce nel quadro
  della programmazione regionale e nazionale.  Questa
  configurazione dell'attività attuativa dell'ERP costituisce la
  premessa necessaria perché essa sprigioni effetti di alto e
  ricco contenuto sociale.
  L'ERP per lo sviluppo economico.
    Il grande tema che sta dinnanzi al Paese per quanto
  riguarda tutta l'attività edilizia ivi compresa l'ERP è, come
  indicato da studi e convegni dedicati alla materia, la crisi
  dei grandi centri urbani, il sorgere di una vera e propria
  questione urbana che frena lo sviluppo del Paese.
    Dovremo trasformare intere parti delle città, specie delle
  più grandi, investendo soprattutto nelle aree e nelle funzioni
  strategiche, quelle capaci di definire l'assetto globale dei
  centri urbani.  Tale rilevantissimo impegno è necessario per
  riqualificare le reti dei trasporti, per sviluppare i sistemi
  di comunicazione, per consentire interconnessioni tra i vari
  sistemi, per migliorare
 
                               Pag. 3
 
  e rendere fruibili i servizi, ma anche per risanare
  l'ambiente i cui livelli di degrado minacciano la salute di
  tutti e per rendere belle ed accoglienti le case, le strade e
  tutto l'ambiente in cui trascorriamo la maggior parte della
  vita.
    Queste trasformazioni sono necessarie allo stesso sviluppo
  economico del Paese, il quale dipende proprio dalla intensità
  delle comunicazioni, dal tenore generale dei servizi, dalla
  qualità più che dalla quantità dei fattori produttivi e su
  questo giudizio ampie sono le convergenze, anche tra i partiti
  di maggioranza.
    A questa attività dovrà concorrere l'ERP e in questo senso
  vanno riformati gli IACP i quali, solo così, diverranno
  strumenti della programmazione, attuatori, con altri, dei
  progetti integrati entro i quali saranno iscritti la
  produzione e il recupero delle case pubbliche.  La produzione
  di case in affitto in questa cornice assume di per sé una
  grande funzione economica e sociale che impegna lo Stato, in
  quanto le esigenze di mobilità dei cittadini nelle aree urbane
  si sono moltiplicate.
    Su questa rotta la riforma degli IACP può contribuire a
  fare dispiegare all'ERP tutta la ricchezza delle funzioni
  sociali che essa racchiude e che sono indicate nei compiti che
  la Costituzione assegna alla Repubblica a tutela dei diritti
  dei cittadini.
  L'ERP e il progresso economico-sociale dei
  cittadini.
    La società italiana è maturata grandemente nel dopoguerra e
  oggi i cittadini del nostro Paese si rendono conto che per
  partecipare allo sviluppo del Paese e perché esso si consolidi
  e migliori la propria posizione di nazione moderna, progredita
  e prospera, sempre meglio inserita nell'Europa, è necessario
  che tutti facciamo fronte ai nostri doveri di solidarietà
  senza rinunciare ad usufruire dei nostri diritti, politici e
  sociali.
    Si ha diritto alla tutela della salute, allo studio, al
  lavoro, a beni immateriali quanto mai preziosi e difficili da
  conseguire:
  oggi si è più ricchi di quanto non lo si fosse ieri.
  La casa e l'ambiente urbano sono beni materiali la cui qualità
  incide grandemente sul conseguimento di quei diritti.  La
  qualità della democrazia stessa, che significa trasparenza ed
  efficacia nella gestione delle risorse, è condizione per il
  conseguimento di quei diritti e perciò questi sono altrettanti
  obiettivi di una moderna politica della cosa pubblica.
    Questi obiettivi non si realizzano affittando alloggi
  degradati, collocati in grandi quartieri squallidi e poveri di
  servizi come troppo spesso avviene, specie nelle periferie
  delle più grandi città italiane.
    Questi scopi si possono realizzare portando l'ERP nel cuore
  dei grandi progetti di trasformazione, di sviluppo
  economicosociale e di riqualificazione urbana e attuandone una
  gestione democratica e trasparente.  A questi obiettivi è
  rivolta la proposta di riforma degli IACP, che vuole essere di
  riforma sostanziale della stessa attività attuativa dell'ERP.
  L'edilizia pubblica può essere infatti un motore dei processi
  di riqualificazione urbana se non sarà più considerata una
  forma di investimento marginale, alla quale destinare magre
  risorse pubbliche, ma diventerà invece un cospicuo canale di
  spesa per la produzione di alloggi destinati soprattutto alla
  locazione nelle città.
  Canoni e corrispettivi per l'uso degli alloggi
  pubblici.
    La spesa dello Stato in tal senso potrà generare anche
  rientri economici significativi attraverso l'applicazione di
  canoni a base economica, a condizione che sia mantenuto il
  canone sociale per i cittadini più indigenti e in particolare
  per i pensionati a più basso reddito e che si tenga conto
  delle condizioni abitative nei grandi quartieri degradati,
  nelle case vecchie, negli stabili non ristrutturati.
    Occorre affermare che la funzione sociale dell'ERP deve
  essere assicurata dalla qualità della casa e dell'ambiente
  urbano circostante piuttosto che dal basso costo degli
  affitti.
 
                               Pag. 4
 
    Dove avanzerà il recupero edilizio ed urbanistico del
  patrimonio pubblico sarà possibile ed equo procedere
  all'applicazione di affitti remunerativi, mantenendo comunque
  una correlazione tra canoni e redditi familiari degli utenti
  che protegga le fasce sociali più deboli.
    Inoltre per i cittadini meno abbienti è necessario
  istituire un fondo sociale integrativo del costo della
  locazione da erogarsi agli enti o ai privati locatari; tutti i
  cittadini indigenti hanno pari diritto di fruire di tale
  sussidio, si trovino essi in alloggi pubblici o privati.  Nel
  quadro della riforma della legge dell'equo canone
  l'istituzione di tale fondo dovrebbe trovare spazio
  adeguato.
    Nella legge di riforma dell'ERP è possibile istruire un
  fondo integrativo dei canoni destinato ai comuni, ma
  circoscritto alla locazione di alloggi pubblici.
    E' importante che si crei trasparenza nella determinazione
  dei canoni di locazione dell'edilizia pubblica: per questo
  sarebbe opportuno scorporare dal canone tutto l'insieme di
  oneri che sono dovuti dagli utenti per la manutenzione, la
  gestione amministrativa e per eventuali servizi prestati
  dall'ente gestore.  L'utente di edilizia residenziale pubblica
  verrebbe assimilato ad un condomino e ne verrebbe stimolata la
  partecipazione attiva nella gestione del patrimonio.
    In linea di principio occorre che la legge distingua tra
  canone sociale, che deve fare riferimento alla capacità
  economica delle varie società regionali, e spese di gestione e
  amministrazione degli stabili, che sono rimborsi di costi
  sostenuti dagli enti pubblici.
  Un nuovo assetto istituzionale per l'ERP.
    L'attività attuativa dei programmi di ERP è oggi svolta da
  enti regionali non economici, gli IACP, coordinati,
  indirizzati e controllati dalle regioni; questo assetto è
  entrato in crisi sotto il profilo finanziario e organizzativo
  con la crescita del disavanzo pubblico e con una progressiva
  perdita di efficacia, e sotto il profilo istituzionale,
  moltiplicandosi le divergenze e spesso i conflitti tra le
  scelte regionali e gli indirizzi degli enti locali.
    Le ragioni di questa crisi, oltre che alla scarsità dei
  finanziamenti vanno fatte risalire ad un concreto
  atteggiamento amministrativo e politico della maggioranza;
  infatti l'assetto istituzionale dell'ERP qual è stato
  determinato dal decreto del Presidente della Repubblica 24
  luglio 1977, n. 616, è stato interpretato in chiave
  centralistica, al punto che la normativa inerente
  l'assegnazione degli alloggi, la determinazione dei canoni, la
  gestione degli immobili, la revoca delle assegnazioni è stata
  determinata dal CIPE e imposta a tutte le regioni con la
  delibera del 1981, attuativa dell'articolo 2 della legge n.
  157 del 1978.
    Inoltre, lo Stato centrale non si limita a ripartire i
  fondi tra le regioni sulla base del fabbisogno sociale, ma
  stabilisce  a priori  la destinazione degli stessi alla
  edilizia sovvenzionata o agevolata, al recupero o alla
  realizzazione di nuove costruzioni oltre a gestire
  direttamente l'edilizia cosiddetta sperimentale.
    In questo modo si nega tanto l'autonomia amministrativa e
  legislativa delle regioni quanto la loro capacità di
  programmare l'impiego delle risorse.
    Primo obiettivo è dunque di rendere coerente la
  distribuzione delle competenze per l'attuazione
  dell'ordinamento regionale.
    Perciò la proposta di legge conferisce piena autonomia
  normativa alle regioni sia in materia sociale sia in ordine
  alla programmazione degli interventi.
    Il secondo aspetto, di grande rilievo sotto il profilo
  istituzionale e che la proposta di legge pone in grande
  evidenza, è il riconoscimento della responsabilità dei comuni
  nella politica della casa.
    Si tratta di un riconoscimento poiché i comuni, in oltre
  dieci anni di emergenza abitativa, sono stati il punto di
  riferimento effettivo dei "senza casa" e degli sfrattati e la
  stessa legislazione nazionale ha affidato ai comuni capoluogo
  il compito di fare fronte ai bisogni più acuti di queste
  categorie di cittadini.
 
                               Pag. 5
 
    Si tratta d'altronde di dare coerenza all'ordinamento dello
  Stato italiano affidando alle autonomie locali l'esercizio di
  funzioni a prevalente contenuto sociale e spesso di natura
  veramente assistenziale quali sono la costruzione,
  l'assegnazione e la gestione di alloggi pubblici.
    La prassi centralistica che ha dominato l'attività del
  settore è stata il principale ostacolo incontrato dalle
  regioni nel dare attuazione ad una organica riforma dell'ERP e
  soprattutto nell'effettuare deleghe agli enti locali per la
  parte più operativa delle funzioni da esse esercitate
  attraverso gli IACP.
    Per queste considerazioni si ritiene che, contestualmente
  al trasferimento di funzioni normative e programmatorie dello
  Stato alle regioni, la legge di riforma debba trasferire ai
  comuni la responsabilità della costruzione e della gestione
  degli interventi di ERP.
    Dopo diciassette anni dalla emanazione del decreto del
  Presidente della Repubblica n. 616 del 1977 e dopo altrettanti
  di prassi centralistica questo percorso sembra ormai l'unico
  in grado di definire un quadro adeguato per la futura
  legislazione regionale di riforma del sistema attuativo
  dell'ERP.
    La proposta di legge si fonda dunque sul riconoscimento
  delle diversità sociali ed economiche delle varie aree del
  Paese e sul rispetto dell'autonomia politica delle regioni, ma
  anche sulla valorizzazione della capacità degli enti locali di
  scegliere modalità attuative e forme organizzative adeguate
  alla propria realtà.
  Statuti dei diritti degli utenti e statuti delle
  aziende.
    La gestione diretta dell'attività da parte degli enti
  locali, in astratto pure possibile, si prospetta
  insoddisfacente per ragioni di efficienza più che evidenti,
  data la condizione organizzativa degli apparati degli enti
  locali, ma anche perché una gestione diretta dell'ERP
  ostacolerebbe il riconoscimento dei diritti dei cittadini in
  quanto utenti.  Alla scuola dei fatti abbiamo imparato
  che spesso non riusciamo a far valere i nostri diritti
  davanti allo Stato, ai servizi pubblici; purtroppo i cittadini
  da soli non bastano di fronte agli apparati.
    Per questo sembra opportuno che il comune si collochi in
  una posizione che sia terza, distaccata rispetto a chi eroga
  il servizio, e dal punto di vista del cittadino, che controlli
  le aziende erogatrici.
    Ma per prima cosa, dunque, i comuni dovrebbero riconoscere,
  con appositi statuti e sulla base di criteri regionali, i
  diritti dei cittadini utenti dell'ERP ed anche i doveri che
  essi portano di fronte al Paese.
    Si tratta di materie che discendono dalla Costituzione ma
  assumono contenuti nuovi di cui occorre discutere, prima di
  tutto con i sindacati: c'è per esempio la responsabilità
  dell'utente sulla qualità della casa e dell'ambiente e con
  essa il suo diritto a servizi adeguati a questa
  responsabilità.  Lo statuto dei diritti degli utenti potrebbe
  individuare i modi della partecipazione degli stessi
  nell'attività gestionale.  Appositi regolamenti potranno
  disciplinare la gestione dell'ERP intervenendo sia sui
  comportamenti degli utenti sia sull'attività dell'azienda.
    Con queste premesse i comuni potranno porsi l'ambizioso
  obiettivo di essere l'unico centro di organizzazione e
  sviluppo dei sistemi informativi, che consentano la
  unificazione della raccolta delle informazioni. delle
  richieste e della documentazione riguardante i cittadini e
  necessarie ai fini della erogazione dei diversi servizi, dalla
  sanità alla scuola, dalla casa ai trasporti fino
  all'assistenza pubblica.  Il comune potrà assumere non solo
  funzioni di controllo amministrativo sugli atti delle aziende
  e di indirizzo sul loro operare bensì vere e proprie funzioni
  di vigilanza ispettiva sul rispetto degli statuti e dei
  regolamenti sia da parte delle aziende sia da parte dei
  cittadini.
    Oltre a tutto ciò i comuni potranno definire gli statuti
  delle aziende imprimendo loro i caratteri voluti in ordine
  alle necessità di rispettare i diritti dei cittadini, di
  amministrare nella trasparenza, di promuovere la
  partecipazione degli utenti e di
 
                               Pag. 6
 
  operare con economicità, efficacia e produttività per la
  costruzione e il miglioramento qualitativo del patrimonio e
  dell'ambiente urbano.
    Quanto alla scelta di attribuire le competenze ai comuni
  piuttosto che alle province, allo stato attuale è evidente
  quanto sia preponderante la presenza dei comuni nell'attività
  connessa alla politica della casa e quanto maggiore sia il
  loro peso nella vita nazionale.
  Risorse.
    Quanto alle risorse l'obiettivo riformatore che si indica è
  di costituire un Fondo nazionale finanziato dall'erario.
    Vi è poi una delicata risorsa alla quale attingere, che non
  va considerata di natura
  straordinaria se si vuole dare vita, con la riforma, ad una
  gestione economica corretta del patrimonio pubblico abitativo:
  i proventi della vendita di alloggi, di cui alla legge n. 560
  del 1993.
    La legge fissa dei limiti a tale attività per salvaguardare
  la consistenza patrimoniale dell'ERP, ma una quota di
  fabbricati è opportuno venderla anche per ragioni di
  efficienza gestionale: il patrimonio si deteriora rapidamente
  in quanto scarseggiano gli interventi manutentivi; infatti già
  ora ci troviamo in una situazione di vera emergenza
  manutentiva.
    Per attuare una buona gestione economica, l'ente pubblico
  dovrebbe cercare di mantenere nelle proprie mani un patrimonio
  certamente consistente ma soprattutto di notevole valore
  economico, cioè sano e rinnovato, ben ubicato e ben curato.
 
DATA=940420 FASCID=DDL12-288 TIPOSTA=DDL LEGISL=12 NCOMM= SEDE=PR NSTA=0288 TOTPAG=0027 TOTDOC=0019 NDOC=0002 TIPDOC=L DOCTIT=0000 COMM= FRL PAGINIZ=0001 RIGINIZ=010 PAGFIN=0006 RIGFIN=029 UPAG=NO PAGEIN=1 PAGEFIN=6 SORTRES= SORTDDL=028800 00 FASCIDC=12DDL0288 SORTNAV=0028800 000 00000 ZZDDLC288 NDOC0002 TIPDOCL DOCTIT0002 NDOC0002



Ritorna al menu della banca dati