| Onorevoli Colleghi! -- Nell'agosto del 1992 i sostenitori
dell'articolo 11 del decreto-legge 11 luglio 1992, n. 333,
convertito, con modificazioni, dalla legge 8 agosto 1992, n.
359, pensavano di aver trovato, con l'introduzione dei "patti
in deroga" a modifica dell'equo canone, una soluzione parziale
ma valida al problema della casa.
E' passato oltre un anno e questa speranza si è trasformata
in un'illusione. I "patti in deroga", lungi dall'aver portato
alla libera contrattazione tra privati, hanno determinato un
forzoso aumento dei fitti, in misura superiore al 100 per
cento, mentre non hanno eliminato il mercato parallelo della
casa. Anzi, essi hanno fatto proliferare altre forme di
contrattazione impropria (ad esempio, i contratti di
foresteria) che, eludendo la legge, consentono di praticare
canoni di gran lunga superiori a quelli consentiti dalla legge
e dagli accordi.
Invece di essere eliminato, il mercato nero degli affitti
si è rafforzato ed ha assunto nuove forme più sofisticate,
rendendo ancor più ingovernabile il settore della casa, dove
permane un forte squilibrio tra domanda ed offerta, vera causa
delle tensioni di oggi.
I presentatori della presente proposta di legge, nel
sottoporre all'attenzione del Parlamento e del Governo questo
problema, che rischia di diventare quantomai esplosivo ed
ingovernabile, ritengono necessario modificare l'articolo 11
del citato decreto-legge n. 333 del 1992 attraverso
l'introduzione di un meccanismo che sostanzialmente limiti al
50 per cento lo scarto tra l'equo canone e il canone
contrattato tra le parti con l'assistenza delle organizzazioni
sindacali del settore.
Un'altra norma di notevole importanza è volta a mantenere
un rapporto tra il tasso programmato di inflazione e gli
aggiornamenti dei canoni di locazione.
| |