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Testi integrali degli Atti Parlamentari della XII Legislatura

Documento


4157
DDL0308-0002
Progetto di legge Camera n. 308 - testo presentato - (DDL12-308)
(suddiviso in 9 Unità Documento)
Unità Documento n.2 (che inizia a pag.1 dello stampato)
...C308. TESTIPDL
...C308.
RELAZIONE
ZZDDL ZZDDLC ZZNONAV ZZDDLC308 ZZ12 ZZRL ZZPR
    Onorevoli Colleghi! - La proposta di legge che segue
  riproduce esattamente la proposta di legge n. 4585 che nella
  IX legislatura, esattamente il 7 aprile 1987, avevo presentato
  insieme a molti deputati del Movimento Sociale, uno del PSDI e
  tre della DC: alla mia firma, infatti, si aggiunse quella
  degli onorevoli Angelo Manna, Agostinacchio, Rauti, Belluscio,
  Comis, Fini, Matteoli, Mennitti, Pellegatta, Pellizzari,
  Pisicchio, Rallo, e Valensise.
    A distanza di anni nulla si è sostanzialmente modificato.
  Fatta eccezione, è il caso di dirlo, di una più diffusa ed
  estesa sensibilità morale, culturale e politica contraria alla
  legge n. 194 del 1978, che, almeno, ne pone in discussione
  taluni dei suoi aspetti più gravi.
    Dall'approvazione della legge 22 maggio 1978, n. 194, in
  Italia, l'aborto volontario non costituisce più un delitto per
  la legge e configura, anzi, un "diritto" soggettivo della
  gestante.  E' certamente un
  effetto della situazione normativa la dilatazione del numero
  degli aborti verificatisi negli anni successivi che vede
  l'Italia raggiungere e superare nel tasso di abortività
  (rapporto tra aborti e nati vivi) anche paesi come la Svezia,
  la Finlandia e l'Olanda(1).  Ciò conferma il potere che a volte
  hanno le leggi di cambiare - anziché interpretare e regolare -
  la mentalità ed il costume di un popolo suggerendo - almeno
  implicitamente - dei modelli di comportamento.
    La stima del numero degli aborti eseguiti già nel 1985 era
  già di 210.192 interventi "legali".  E complessivamente - si
  dice - supera oggi i due milioni.
    (1) Italia 355,8 per mille;  Svezia 355 per mille;  Norvegia
  271 per mille;  Finlandia 204 per mille;  Olanda 111 per mille;
  Cfr.  La relazione del Ministro della sanità alle Camere
  sull'attuazione della legge 194 per il 1985.
 
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    La cifra è lievemente inferiore a quella registrata negli
  anni precedenti ma non bisogna dimenticare che essa copre una
  sola parte della realtà dell'aborto e dell'applicazione della
  legge n. 194 del 1978.
    Da un lato, infatti, ci si avvia ad una crescente
  "privatizzazione" dell'aborto a causa della diffusione
  ambulatoriale di apparecchi come quelli di cui al metodo
  Karman, dell'uso di anticoncezionali abortivi e della
  crescente diffusione di farmaci di cui è accertato il
  carattere abortivo.  Inoltre, per quanto incerti, bisogna
  considerare i dati relativi all'aborto clandestino che la
  legge n. 194 non ha affatto eliminato.  Secondo un'associazione
  dichiaratamente favorevole all'aborto, l'AIED, nell'anno 1985
  a sette anni di distanza dall'entrata in vigore della legge si
  sarebbero ancora compiuti in Italia dai 140 mila ai 170 mila
  aborti clandestini.  Se si guarda alle donne che chiedono di
  abortire si può constatare che siamo di fronte a casi ben
  diversi da quelli "pietosi" propagandati all'epoca
  dell'introduzione della legge.  Oltre il 70 per cento degli
  aborti è praticato ogni anno da donne coniugate, non separate,
  né divorziate.  Oltre il 50 per cento degli aborti è compiuto
  su donne che hanno al massimo due figli.  Il numero maggiore di
  interruzioni di gravidanza riguarda donne tra i 25 e 29 anni.
  C'è infine, l'indice della "recidività": la percentuale delle
  "ripetitrici" sul totale di coloro che hanno abortito è
  passato in soli cinque anni dal 14 per cento al 28 per
  cento.
    Questi elementi dimostrano il fallimento del preteso
  intervento educativo e di prevenzione attribuito alla legge n.
  194 e confermano la prevalente utilizzazione dell'aborto come
  contraccettivo tardivo all'interno persino dello stesso
  matrimonio.  Nella sua relazione alle Camere sullo stato di
  attuazione della legge n. 194 l'allora Ministro della sanità
  onorevole Costante Degan ammise che la legge "ha determinato
  un uso dell'aborto a livello di normale contraccettivo
  (relazione 1985, Cfr.  Il Tempo,  6 marzo 1986).
    La situazione è ancora più grave per le minorenni.  Secondo
  dati dell'allora Ministro della giustizia onorevole Mino
  Martinazzoli, i giudici tutelari concedono l'autorizzazione
  all'aborto nel 98 per cento dei casi.
    La legge ha consentito dal 1978 al 1985, la realizzazione
  di 2 milioni 7 mila e 601 aborti nelle strutture pubbliche.  Un
  numero di vittime superiore a quello delle due guerre
  mondiali!...
    Parallelamente e per effetto anche dell'uso di aborto come
  mezzo di estremo "controllo" delle nascite, in Italia si è
  avviata una crisi di denatalità che ha portato il Paese al
  disotto della "crescita zero".
    Già nel corso del 1985, rendeva noto il professor Giancarlo
  Blangiardo, docente in demografia all'Università di Milano, ci
  sono stati in Italia meno di 600 mila nati.  Dieci anni prima
  erano stati 800 mila e venti anni prima oltre un milione.
    La popolazione italiana ha dunque dimezzato l'ammontare
  annuo delle nascite e rischia di essere marginalizzata e
  surclassata da immigrazioni, legali e clandestine, mentre la
  popolazione invecchia paurosamente e va riducendosi il
  potenziale quantitativo e qualitativo di energia fisica ed
  intellettuale del suo popolo.
    Di fronte agli esiti della legge n. 194, all'uso
  indiscriminato dell'aborto come mezzo di controllo delle
  nascite, alla crisi di denatalità di cui si vedono già i primi
  preoccupanti esordi, si avverte l'esigenza di una legislazione
  che aiuti la vita nascente, che incoraggi le famiglie di nuova
  formazione, che incentivi le nascite del terzo figlio, ed
  aiuti le madri in difficoltà, incerte sulla prosecuzione della
  gravidanza.
    Non si tratta ancora di risolvere totalmente il problema
  del diritto a nascere ma di un obiettivo intermedio sulla
  strada del ristabilimento delle condizioni favorevoli alla
  vita nascente nel nostro paese.  Da un lato, con l'istituzione
  di un Fondo di solidarietà per le future madri in difficoltà
  s'incoraggia la prosecuzione della maternità delle donne
  indigenti, dall'altro si disincentiva la pratica, spaventosa
  anche per proporzioni, dell'aborto come mezzo
 
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  di controllo delle nascite sopprimendo l'assistenza statale,
  sia pur non ponendo ancora in discussione la "legalità"
  dell'aborto.  Si tratta, in pratica, solo, ma ci sembra più che
  sufficiente per aspirare al vostro consenso, di una
  "legislazione premiale" in favore della vita nascente.
    Infine importa il rilevare che la proposta di legge n. 2492
  del 18 marzo 1988 (che riproduceva quella n. 4585 della IX
  legislatura) ebbe, nella decima legislatura, l'adesione di un
  numero ancor più vasto di deputati: Alessi, Andreoli,
  Antonucci, Berselli, Bonferroni, Ciccardini, Cimmino, Ciocci
  Carlo Alberto, Crescenzi, Del Donno, Foschi, Franchi,
  Gottardo, Loi, Mancini Vincenzo, Manna, Martinat, Martuscelli,
  Matteoli, Mazzone, Mensorio, Merloni, Mitolo, Nania, Parigi,
  Pazzaglia, Pellegatta, Pellizzari, Perrone, Rauti, Ricciuti,
  Rivera, Savio, Scovacricchi, Servello, Stegagnini, Tatarella,
  Torchio, Trantino, Vairo, Valensise, Viscardi.
    La proposta di legge venne ancora una volta ripresentata
  nella XI legislatura con il numero 847 ed oggi, con la sua
  riproposizione, sembrano aprirsi concrete prospettive per
  discuterla.
    Ciò a dimostrazione della validità della ipotesi normativa,
  resa oggi ancora più urgente dalla gravissima crisi
  demografica italiana che provocherà in tempi brevi uno
  spaventoso invecchiamento della popolazione e in prospettiva
  il suo dimezzamento nel volgere di due, tre generazioni.
 
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