| Onorevoli Colleghi! -- L'istituzione di una Commissione
parlamentare d'inchiesta sul Consiglio nazionale delle
ricerche (CNR) e sul funzionamento della struttura del
Ministro vigilante (già Ufficio del Ministro per il
coordinamento delle iniziative per la ricerca scientifica e
tecnologica, ora Ministero dell'università e della ricerca
scientifica e tecnologica) è ormai atto improcrastinabile per
il sostanziale silenzio serbato dal Governo nei confronti di
alcune centinaia di interrogazioni e di interpellanze
presentate fin dal febbraio 1981 da deputati e senatori di
gruppi di maggioranza e di opposizione nei confronti del CNR.
Laddove risposta vi è stata, questa generalmente ha "protetto"
le attività discutibili del suddetto ente e ha omesso di
considerare gli specifici quesiti posti dai parlamentari.
Il CNR ha ricevuto dallo Stato per l'attività ordinaria e
per i progetti finalizzati molte migliaia di miliardi. I conti
consuntivi, come è stato riscontrato dagli organi di controllo
e di vigilanza, sono deliberati con notevole, persistente
ritardo rispetto a quanto stabilito dal regolamento di
contabilità degli enti pubblici emanato con decreto del
Presidente della Repubblica n. 696 del 18 dicembre 1979, gli
stanziamenti per le attività di ricerca esterna non sono più
pubblicati sul Bollettino ufficiale dell'ente (parte V),
ma in un volume annuale che omette di riferire su una serie di
interventi finanziari (periodici, congressi, manifestazioni
varie, ed altro) riportati di contro nella citata
pubblicazione periodica cessata di fatto, ed i cui dati ultimi
risalgono al 1984. Inoltre, la mancata pubblicazione
dell'Annuario
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degli organi di ricerca (aggiornato al 1^ luglio 1978) e della
rivista La ricerca scientifica, sospesa nel 1977, non
consente di conoscere periodicamente la concreta attività
degli istituti, centri e gruppi di ricerca.
Invero, le uniche possibilità sono costituite
dall'occasionale pubblicazione di documentazione, se e quando
voluta dal presidente dell'ente, che comunque non supplisce la
doverosa, precisa, puntuale, periodica rendicontazione alla
comunità scientifica, al Governo, al Parlamento (organo che
pur approva gli stanziamenti senza avere mai avuto piena
cognizione dell'effettiva produttività scientifica e della
regolarità amministrativa).
Vi è in atto un ampio contenzioso civile, penale,
amministrativo e contabile che il Ministro vigilante non ha
mai esternato in dettaglio al Parlamento e che comunque indica
un grave stato di malessere ben oltre quella "patologia
dell'ente pubblico" comunemente ammessa dagli esperti di
diritto amministrativo. L'ente, sia durante la presidenza
Quagliariello sia durante l'attuale gestione, ha propagandato
il presunto impegno nel Mezzogiorno più con operazioni di
facciata che con concrete attività tali da fornire davvero
impulso alla ricerca scientifica in generale e soprattutto a
quelle attività economiche (agrarie, pastorali, industriali ed
altro) proprie dei territori in cui gli organi di ricerca del
CNR, spesso dotati di insufficiente personale e mezzi
finanziari limitati, si trovano ad operare. Anche alla
responsabilità del CNR risale l'aumento dei paurosi ritardi
nel campo della ricerca applicata e della innovazione: ritardi
che non verranno mai più colmati dal Mezzogiorno, stanti le
caratteristiche del comparto. Inoltre, vi è stata la
frammentazione delle strutture fisiche (unità di ricerca)
dovuta ad esigenze di soddisfazione di una variegata
"clientela" locale (accademica, politica) e tutto ciò ha
determinato interventi asfittici, privi giocoforza del
patrimonio umano e finanziario necessario per risolvere
seriamente annosi problemi.
Sempre in tale ottica clientelare-assistenzialista, si
inquadra l'asfittico e riduttivo problema delle borse di
studio e delle assunzioni ex articolo 36 della legge n.
70 del 20 marzo 1975 che alla loro scadenza, tra qualche anno,
creeranno un notevolissimo precariato, destinato ad aumentare
la disoccupazione intellettuale, oppure, nella migliore delle
ipotesi, l'emigrazione verso altre regioni dell'Italia
centrale e settentrionale e verso l'estero. Purtroppo, gli
stretti rapporti tra l'amministrazione dell'ente e le
organizzazioni sindacali inquadrate nella "triplice",
l'attività vessatoria dei presidenti Quagliariello e Rossi
Bernardi, avallata dai direttori generali Moretti, Donadio e
Colle non consente nell'ambito dell'ente una discussione
approfondita sulla reale redditività dei miliardi stanziati
per l'intervento straordinario nel Mezzogiorno. Sembra che
tale intervento sia stato prevalentemente finalizzato al
completamento delle operazioni immobiliari a Napoli, Palermo e
Catania effettuate o avviate dalla gestione Quagliariello,
arrecando così indubbio beneficio a chi ha dissipato svariate
decine di miliardi: gli edifici acquisiti, ormai da molti
anni, ancora non sono stati completati con le varie
ristrutturazioni giudicate necessarie e la prevista spesa di
alcune centinaia di miliardi per indefinibili e frammentate
aree e poli di ricerca, anche nel Sud e nelle isole, non può
non destare vivissime preoccupazioni. Oggi più di ieri, il
potere assoluto è nelle mani del presidente dell'ente che
usufruendo di gravi e permanenti disfunzioni interne, tra cui
le frequenti assenze e l'arrendevolezza del direttore
generale, è di fatto il "proprietario" di un ente pubblico
tanto da esautorare, vessare, perseguitare chiunque
all'interno si opponga alla di lui gestione, con esiti
disastrosi allorché gli organi di giustizia e di controllo
sono intervenuti, per ripristinare il rispetto dello Stato di
diritto.
Si può a buon diritto affermare che il CNR sembra essere,
anche per le capacità di penetrazione negli organi giudiziari,
amministrativi, parlamentari aventi funzioni molto delicate,
un pianeta inesplorato
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e non già una struttura la cui sede centrale si trova
nel centro di Roma.
Tuttavia, ben poco avrebbe potuto fare di male l'ente se
non avesse ottenuto il persistente quanto illegale avallo da
parte del Ministro vigilante che da anni usufruisce, a spese
del CNR, di personale (tempo fa anche molto numeroso) ivi
comandato. Alcuni di questi dipendenti sono stati addetti e
preposti a strutture con compiti di istruttoria di atti
provenienti dall'ente-datore di lavoro e perfino di controllo
e vigilanza sul CNR da cui dipendevano o dipendono...
Sul punto, l'acquisizione di idonee prove documentali e
testimoniali potrà bene illuminare la Commissione sulla
stretta connessione tra Ministro (e relativa struttura)
vigilante ed ente vigilato o presunto tale. Sembra esservi
stato tra le due strutture una sorta di indissolubile quanto
irregolare "sposalizio" che si è manifestato apertamente in
sede di proposta di reiezione di ricorsi straordinari contro
il CNR, risposte compiacenti (per il CNR) ad interrogazioni,
silenzio su altri atti del sindacato ispettivo parlamentare.
In tal modo, alcuni ben noti amministratori e dirigenti del
CNR ottenendo di fatto l'avallo dell'autorità vigilante hanno
dissipato pubblico denaro in operazioni patrimoniali,
inquadramenti di personale, cene, hanno licenziato,
"bilicenziato", sottratto promozioni, sottoposto a
procedimenti disciplinari i dipendenti colpevoli di non essere
acquiescenti ai voleri superiori, mentre altri dipendenti
colpevoli di gravi infrazioni non sono stati "disturbati"; e
hanno fatto quanto altro hanno voluto indipendentemente dalla
liceità degli atti e delle procedure.
Colleghi deputati, sono queste le principali ragioni per le
quali proponiamo, attendendo il vostro consenso, che sia
costituita una Commissione parlamentare d'inchiesta per far
luce sui singoli punti evidenziati dall'unito articolato che
sottoponiamo al vostro esame, non prima di richiamare la
vostra attenzione su quanto dichiarato dalla CISNAL il 15
ottobre 1986, in occasione della indagine conoscitiva svolta
ai sensi dell'articolo 144 del regolamento della Camera dei
deputati, per quanto riguarda il CNR:
"...La CISNAL altresì reputa indispensabile la creazione di
"parchi scientifici" che, sulla base delle esperienze di altri
paesi più avanzati, realizzino una concentrazione di attività
qualificate, rendendo più facile il collegamento tra i
ricercatori e consentendo il superamento di difficoltà
logistiche e burocratiche che allo stato attuale
contribuiscono in misura non irrilevante ai ritardi
complessivi delle attività del settore. Per quanto riguarda i
"parchi" si ritengono del tutto insufficienti le indicazioni
fornite da Rossi Bernardi e carenti i programmi del CNR...
...Per quanto riguarda il Mezzogiorno, la CISNAL esterna
infine la sua viva preoccupazione per lo stato di arretratezza
scientifica ribadito dalle cifre fornite dal presidente del
CNR. Ma anche in questo caso non si può pensare di risolvere
tutto con operazioni contabili che, allo stato attuale, non
farebbero altro che accrescere la già ingente mole dei residui
non utilizzati. La ricerca nel Mezzogiorno può e deve essere
sviluppata in presenza di più generali scelte sul modello di
sviluppo e attraverso programmi che puntino alla formazione di
quadri qualificati. I progetti accennati da esponenti
governativi appaiono estremamente vaghi e tendenti ad una
riproposizione, in chiave "tecnologica", di vecchie pratiche
assistenzialistiche. Vanno, ad avviso della CISNAL,
privilegiate attività connesse all'agricoltura e alle
biotecnologie, consone alle tradizioni culturali ed economiche
delle regioni meridionali e suscettibili di positivi sviluppi
anche in assenza di significativi insediamenti
industriali...
...La stessa CISNAL ritiene, comunque, che non si possano
risolvere i problemi con un mero aumento della dotazione di
fondi, che ci deve essere senz'altro anche se oggi "il collo
della bottiglia" è rappresentato dalla mancanza di ricercatori
qualificati. E' necessaria una politica di destinazione di
maggiori fondi a questo settore, ma accompagnata da programmi
precisi di informazione, poiché
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altrimenti vi sarà soltanto quella dispersione cui poco fa si
faceva cenno.
...In altri termini riteniamo che sia urgente la
costituzione di una banca dati del CNR (annunciata da tempo),
per la quale auspichiamo che anche il Parlamento faccia quanto
è possibile per accelerare i tempi. Questa banca dati sulla
ricerca costituisce un elemento fondamentale per la
circolazione delle informazioni oggi disponibili...
...In questa ottica è altresì opportuna la realizzazione
dei cosiddetti "parchi scientifici". Recentemente, il
presidente del CNR, nella redazione della sua relazione
annuale, ha fornito indicazioni alquanto vaghe e superficiali.
Siamo dell'avviso, invece, che vadano individuate aree ben
precise per la realizzazione di zone di concentrazione delle
attività di ricerca, anche allo scopo di far circolare la
conoscenza e di abbreviare i tempi della ricerca stessa...
...Per quanto riguarda il Mezzogiorno, il CNR ha
organizzato un convegno proprio su questo tema. Anche in
questo caso vale il discorso generale secondo il quale
non bastano le dotazioni di fondi se non si individuano dei
programmi precisi, poiché altrimenti si rischia di realizzare
una sorta di assistenzialismo tecnologico, con interventi a
pioggia attraverso contributi svincolati da programmi generali
che, nel Mezzogiorno, dovrebbero riguardare innanzitutto
l'agricoltura e le varie tecnologie. In altri termini si
tratta di quei settori nei quali si dovrebbe realizzare una
utilizzazione immediata delle risorse anche se non esistono
insediamenti industriali tradizionali che, in altre zone del
paese, potrebbero richiedere l'impiego di altro tipo di
ricerche...".
Da allora, nulla è mutato, se non l'aggravarsi dei problemi
enunciati dal "sindacato nazionale".
Anche per questo, l'inchiesta appare oltre che opportuna,
urgente, dinanzi al pericolo di una ulteriore e definitiva
marginalizzazione del Sud che l'Europa del 1994 già prefigura,
nel permanere di gravissime inadempienze e carenze gestionali
da parte del CNR sino ad oggi almeno.
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