| Onorevoli Colleghi! -- In migliaia di comuni, frazioni e
contrade, pure pullulanti di gioventù studiosa, continuano a
registrarsi paurose assenze e carenze di istituzioni
scolastiche, specialmente medie e superiori: sicché il
riconosciuto e consacrato diritto allo studio subisce, anno
dopo anno, compressioni e condizionamenti che producono
forzose rinunce, tradimenti delle naturali inclinazioni,
devianze di ogni genere, e, soprattutto, pendolarismi
stressanti e defatiganti sul piano psicofisico che non
consentono il meglio dell'applicazione e del rendimento.
Con la nostra proposta di legge, però, non ci peritiamo
affatto di chiedere che la Repubblica - alla quale pure
compete l'obbligo di facilitare sull'intero suo territorio
l'esercizio del sancito diritto - provveda con un sol colpo di
bacchetta magica alla capillarizzazione degli istituti di
istruzione di ogni tipo, alla concessione della gratuità di
tutti i libri di testo e alla dotazione delle attrezzature e
dei materiali didattici di cui tutto intero il mondo della
scuola italiana, da quello elementare a quello universitario,
abbisogna. Avendo individuato nel pendolarismo uno dei nodi
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cruciali del problema relativo al pernicioso disadattamento
della gioventù studiosa e alle sue drammatiche conseguenze (la
diffusione del pendolarismo è enorme, e specialmente nelle
regioni meridionali nelle quali gli studenti che vanno e
vengono devono fare i conti con una insufficienza dei
collegamenti e dei trasporti che si aggrava sempre di più, e
nelle quali - statistiche alla mano - il tasso di ripetenza è
quattro volte maggiore rispetto a quello che si registra nelle
regioni settentrionali e quattro volte maggiore è il tasso di
abbandono scolastico!), intendiamo invocare la concessione
della assoluta gratuità degli spostamenti ferroviari o
automobilistici a tutti quegli studenti che, avendo scelto un
tipo di scuola, sono costretti a frequentarlo ad oltre dieci
chilometri di distanza, ancorché nel comune di residenza.
Certo, sarà abbastanza facile opporre che questa Repubblica
"non può", dal momento che è protervamente ingolfata,
attraverso i suoi grandi sacerdoti, nella ricerca di una
fiscalizzazione senza fine e a tutti i costi (e a senso unico:
ché, si sa, alla fin fine verranno spremuti ancora e sempre
gli stessi...). Riteniamo, invece, con la nostra proposta di
legge, di invocare un doveroso, non paternalistico, incentivo
statale, prima ancora che allo studio, al suo non-abbandono,
alla non-devianza da esso, una sorta di premio di
incoraggiamento per quegli studenti che si sobbarcano di
sacrifici incredibili (e ad altissimo rischio!) pur di portare
a compimento il corso di studi prescelto. Lungi da noi
l'intenzione di invocare riconoscimenti ufficiali di diritti
privilegiati, noi crediamo di dover suggerire al regime dei
privilegi travestito da Stato di diritto l'adozione di un
provvedimento legislativo che incoraggi la gioventù studiosa
emarginata a proseguire o ad intraprendere gli studi più
consoni alle proprie attitudini e che elimini il pericolo
reale (che è sì degli studenti, ma è anche e soprattutto della
comunità nazionale) che, di fronte alle cronicizzate
"impossibilità" dei bilanci familiari e a quelle, altrettanto
cronicizzate, dei collegamenti e dei trasporti, certi giovani
- pure aventi, alla stregua di tutti i loro coetanei, il
diritto di andare a scuola e di accedere al tipo di istruzione
più adatto alle proprie vocazioni - debbano finire per
trovarsi nella penosa condizione di non poterlo esercitare
perché fin troppo costoso, alla luce degli immancabili rincari
delle tariffe del trasporto pubblico locale, rincari
rivelatisi tanto puntuali quanto irriguardosi del galoppare a
ritroso delle risorse dei soliti ignoti.
E, del resto, l'espansione urbanistica spesso incontrollata
e soprattutto priva di una contestuale programmazione a
livello dei servizi indispensabli, nonché la necessità di
dimensionare e localizzare (quando pure sia avvenuto!) edifici
scolastici e corsi di studio, sono aspetti dai quali, sì, non
si può e non si deve prescindere: ma sono pur sempre aspetti
che non possono e non devono penalizzare l'utenza scolastica
residente altrove e che ha il diritto di avanzare la medesima
domanda di scolarizzazione di quanti abitano in prossimità dei
plessi! Dovendo già affrontare tempi lunghi e disagi legati,
come abbiamo affermato, da una scarsa capillarità dei mezzi di
trasporto, gli studenti pendolari hanno, a parere nostro, il
diritto di chiedere che venga loro restituito, sotto forma di
abbuono, almeno il costo economico, se non quello psicofisico,
di residenze lontane dalle sedi di studio. La Repubblica che
per esigenze urbanistiche, e quindi sociali, ha ritenuto e
ritiene opportuno localizzare soltanto in alcuni centri le sue
aule (sicché non ha potuto e non può soddisfare, a tappeto,
l'intera domanda) non può continuare ad esigere la
penalizzazione, sacrificale, di una coatta mobilità. Né il
vigente regime degli "sconti sulle tariffe ordinarie" può
continuare a rappresentare l'incentivo, il riconoscimento, la
medaglietta, per chi si sottopone, senza avere alternativa, a
spossanti quotidiani andirivieni. Gli esiti degli abbonamenti
scontati non sono stati e non sono capaci di sventare i rischi
e diminuire i sacrifici fin qui descritti e statisticamente
denunciati. Sono stati insufficienti, e lo sono: le rinunce e
le devianze, culturali o sociali, sono aumentate.
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