| Onorevoli Colleghi! -- Decine di migliaia di insegnanti
hanno acquisito da tempo la maturità e l'esperienza necessarie
alla loro consacrazione morale e professionale di maestri,
attraverso anni e anni di precariato umiliante, di supplenze
disagevoli e mortificanti e, pure, avendo superato uno o più
concorsi con l'ottenimento della idoneità, restano tuttora
fuori dai ruoli delle scuole elementari e delle scuole
materne: restano, cioè, disoccupati, non godono di alcuna
protezione, e, dunque, non hanno prospettive di lavoro, devono
ritentare, devono sperare che andrà meglio la prossima volta,
e quando la necessità di
sostentare le famiglie e sé stessi, nelle lunghe intrepide
attese, non li espone ai rischi di facili allettanti
deviazioni (quanti insegnanti disoccupati, stanchi di
attendere manne impossibili, sono finiti e finiscono nei ruoli
più accessibili della delinquenza o del terrorismo!), devono
arrangiarsi, penosamente, devono accontentarsi di incarichi di
quattro soldi in una delle tantissime scuole autorizzate,
spesso di dubbia moralità, di cui l'Italia è gremita, devono
accettare un po' di lezioncine private che non garantiscono
nulla di edificante e nulla di sostanzioso!
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Siamo preoccupati dell'avvenire di queste decine di
migliaia di paria della scuola, e preoccupati altresì
dell'avvenire della scuola alla quale non possono giovare
affatto sfilze di concorsi e miriadi di attestati di idoneità
(decine di migliaia di concorrenti per poche centinaia di
posti quasi sempre aggiudicati in partenza per meriti
politici, e decine di migliaia di idonei, e cioè di
turlupinati con la patente governativa, di beffati a vita che
continueranno a sperare disperatamente).
Siamo anche convinti che la "rimoralizzazione" della
società italiana è un processo lungo e difficile, certamente,
ma che, comunque, non potrà mai essere concretamente avviato
se non quando saranno state smantellate tutte le occasioni che
il regime sa cercare e trovare (i concorsi, per esempio!) per
poter consolidare il suo sfrontato
strapotere che è fondato sul trionfo del distintivo sul
merito. Riteniamo, in sostanza, che soltanto la pratica
sostanziale degli autentici sistemi democratici potrà dare
sostanza ad una democrazia che sta tuttora impappinata fra le
enfasi dei discorsoni demagogici.
Condividiamo quindi la certezza che le migliaia di
insegnanti (i quali, tentando e ritentando concorsi
prefabbricati e previnti dai più distintivati colleghi, di
speranze vivono e disperati sono destinati a morire), meritino
- altro che una platonica idoneità! - la concreta
considerazione di una Repubblica fondata davvero sul lavoro,
il segno tangibile della sua onesta volontà di offrire loro,
finalmente, prospettive serie di una dignitosa situazione.
Sulla base di queste considerazioni formuliamo la seguente
proposta di legge.
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