| Onorevoli Colleghi! -- Con questa proposta di legge non
intendiamo entrare nel merito delle tante disfunzioni che
travagliano il mondo della giustizia, siano esse strutturali o
funzionali, perché un loro anche succinto esame richiederebbe
una relazione di diverse decine di pagine.
In questa sede ci limitiamo a considerare la situazione
degli "utenti" e degli "operatori" del diritto nell'ambito
degli uffici giudiziari del Veneto, che per la definizione
delle loro cause civili e penali gravate di appello devono
rivolgersi alla corte d'appello o alla corte di assise
d'appello di Venezia.
Il disagio materiale delle parti in causa e degli avvocati
di tutto il Veneto per le trasferte a Venezia - costi
economici a parte - è limitato, grazie alle buone
comunicazioni viarie e ferroviarie, alla ricerca
di un parcheggio, introvabile a Venezia quasi in ogni
momento dell'anno, ed al trasferimento o a piedi o con mezzi
nautici, certo non frequenti e soddisfacenti, alle sedi degli
uffici giudiziari.
Disagi, spese e contrattempi che potrebbero essere anche
pazientemente sopportati quando vi fosse la certezza di
ottenere giustizia in breve tempo.
Ma, come più volte denunciato dai vari consigli dell'ordine
degli avvocati e dei procuratori del Veneto, si tratta di una
illusione, poiché, per arrivare ad una sentenza in grado
d'appello si deve attendere, in media, dai sei ai sette anni,
con inevitabili ed evidenti ripercussioni di malumori e di
risentimenti, poiché il trascorrere degli anni incide
pesantemente sui costi, vanifica la fiducia nella giustizia,
discredita la magistratura.
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Per meglio comprendere questa situazione, abbiamo svolto
una schematica indagine statistica per la sola città di
Verona, dalla quale è risultato che, "quantitativamente" il
tribunale e la pretura della città scaligera, assieme, sono il
secondo "fornitore" di appelli per Venezia.
Infatti nel 1990, in sede penale, il tribunale di Verona ha
trasmesso per l'appello 202 cause, e la pretura 466. La corte
d'assise, a sua volta, ha trasmesso 10 procedimenti.
Complessivamente 678 cause.
L'anno successivo vi è stato, in sede penale, un minor
carico di appelli provenienti dalla pretura e,
complessivamente, con gli appelli del tribunale e della corte
d'assise, le cause trasmesse ammontarono a 458. Ma si trattò
di un fenomeno momentaneo poiché, subito dopo, nel 1992,
furono trasmessi, sempre in sede penale, 598 procedimenti, ivi
compresi gli 8 di corte di assise.
In parallelo, negli stessi anni, in sede civile, vennero
trasmesse per l'appello a Venezia: nel 1990, numero 385 cause;
nel 1991, numero 305; nel 1992, numero 367 che, sommate a
quelle penali, danno per ciascun anno i seguenti totali: 1990,
numero 1.143; 1991, numero 846; nel 1992, numero 1.049.
Sin qui abbiamo considerato il carico di lavoro trasmesso a
Venezia dal tribunale e della pretura di Verona, ma per
comprendere le ragioni ed i motivi di questa proposta di legge
è necessario vedere quale sia il carico complessivo di lavoro
della corte d'appello.
In sede penale, al 31 dicembre 1991, erano pendenti 5.959
appelli provenienti da tutto il Veneto. Nel corso dell'anno
pervennero altri 2.404 nuovi procedimenti e la corte ne definì
1.870, rinviandone 6.493 al nuovo anno (il 1992), con un
aumento di 534 cause in sofferenza rispetto alla chiusura
dell'anno precedente.
Più grave ancora la situazione delle cause in sede civile,
dove al 31 dicembre 1991 erano pendenti 7.445 appelli di
contenzioso ordinario, tralasciando nel conteggio quelli di
volontaria giurisdizione (94), e delle sezioni minori (19).
Nel corso dell'anno sopravvennero 1.954 nuovi procedimenti,
e la magistratura della corte ne esaurì 1.784. Pertanto, alla
fine del 1992, il carico pendente ammontava a 7.615 appelli,
con un aumento di 170 cause rispetto al 1991.
Di fronte a questa situazione che, esaminando le
statistiche anche degli anni precedenti al biennio 1991-1992,
denuncia presso la corte d'appello e la corte di assiste
d'appello un costante trend in aumento di cause in
sofferenza, ci sembra più che giustificato l'allarme lanciato
in particolare dal consiglio dell'ordine degli avvocati di
Verona anche perché, assommando i dati penali a quelli civili,
risulta che al 31 dicembre 1992 a Venezia erano
complessivamente pendenti 14.108 appelli.
Data la irreversibilità della tendenza, che diventa sempre
più pesante, l'unico rimedio possibile appare l'istituzione a
Verona di una sezione distaccata della corte d'appello e della
corte di assise d'appello di Venezia.
Venezia, in tal modo, sarebbe sollevata da un carico di
lavoro non indifferente, tenendo presente che a Verona
verrebbero radicati anche gli appelli provenienti dal
tribunale e dalle preture della provincia di Vicenza, come
quelli di Bassano del Grappa, consentendo così anche a quelle
parti in causa ed a quegli operatori di usufruire del più
agevole accesso agli uffici giudiziari di Verona (rispetto a
Venezia) e, altresì, abbreviando i tempi delle loro attese.
Per questi dati obiettivi sia nell'interesse del diritto
del cittadino di ottenere giustizia in tempi adeguati, sia per
allontanare l'ingiusto discredito che la situazione di fatto
fa ricadere sulla magistratura, siamo certi che gli onorevoli
colleghi vorranno dare la loro approvazione alla presente
proposta di legge, attesa da anni dalla popolazione
interessata ed in particolare dagli operatori del settore.
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