| Onorevoli Colleghi! -- La carenza di opportuni strumenti
urbanistici, la rarefazione delle aree edificabili, la
svalutazione e l'inflazione, il bisogno primario di un tetto
che la civiltà impone come fondamentale sede della famiglia
hanno reso gravissimo il problema delle costruzioni spontanee,
che la legislazione attuale punisce come abusive se prive dei
requisiti richiesti, quasi sempre impossibili per inerzie ed
omissioni della pubblica amministrazione.
Un censimento approssimativo stima in milioni i vani
"abusivi" oggi colpiti dalla legge, che, nel furore punitivo,
accomuna l'emigrante o il piccolo risparmiatore
al "palazzinaro", il sudore sociale cioè alla speculazione
affaristica.
Con la presente proposta intendiamo moralizzare un fenomeno
tanto spontaneo quanto necessitato, per così sanare modeste
situazioni sociali esistenti e non eludibili col processo
penale, versandosi a volte in un atipico stato di necessità ad
opera di chi, avendo accumulato come formica, si vede
perseguito come autore di illeciti penali e costretto a
fermare una speranza esistenziale, tale essendo la casa per
chi crede nel diritto riconosciuto anche all'animale, il
diritto alla tana.
Abbiamo limitato l'applicazione dell'amnistia a costruzioni
che non superino
Pag. 2
i 200 metri quadri (è a tutti nota la mancata certezza
giudiziaria a seguito della nota espressione "di piccola
estensione" del precedente provvedimento di amnistia) per
fondare un riferimento sicuro e perciò anelastico; abbiamo
altresì previsto l'uso abitativo esclusivo, permanente e
diretto per evitare furbizie interpretative e fissare punti
fermi di puntuale contenuto sociale e morale.
Abbiamo infine esteso l'ambito di applicazione sino al 6
aprile 1994, per un uso il più largo possibile della clemenza
legislativa per cittadini di cui lo Stato deve a volte
ricordarsi.
Confidiamo ora nella vostra civile comprensione e nei tempi
brevi non consueti spesso per i problemi urgenti.
Per evenienze drammatiche, strettamente connesse alla
denuncia prima e
alla pronuncia penale quindi, in molti centri abitati (per
esempio, vaste aree delle province di Catania e Caltanissetta,
da Adrano a Biancavilla, Paternò, S. Maria di Licodia, Gela e
così via) eroici e civili comitati di difesa della casa hanno
arginato con la protesta assemblando intere cittadinanze, con
decine di migliaia di cittadini in piazza (sinora senza
eccessi), il fenomeno legale ma iniquo della requisizione di
migliaia di costruzioni spontanee, necessitate, e secondo
canone "abusivo".
Ecco perché invochiamo urgenza: per dare segnale serio e
concreto di rispetto dell'umanissimo problema, con soluzioni
chirurgiche, tanto stretti sono i tempi d'intervento
legislativo-tampone, tanto logorate appaiono pazienza e
fiducia di tanti soggetti offesi da supponente, solidificata
incuria!
| |