| Onorevoli Colleghi! -- Riteniamo che oggi, a quarantasei
anni dall'entrata in vigore della Costituzione repubblicana,
si possa, con estrema serenità, proporre all'attenzione del
Parlamento l'opportunità sia di consentire ai componenti di
Casa Savoia di rientrare in Italia, sia di abrogare la norma
contro la ricostituzione del partito fascista.
I costituenti, quando posero le norme comprese nella XII e
nella XIII disposizione transitoria, dovevano assicurare con
particolari cautele la nascita dei nuovi istituti (repubblica
e democrazia) proteggendoli da iniziative o tentativi che in
quei momenti potevano sembrare possibili, data la tensione dei
confronti.
Però dobbiamo obiettivamente riconoscere che in questi
quarantasei anni, mai vi è stato tentativo alcuno contro le
istituzioni né da parte di molti italiani che si sentivano e
si sentono ancora sentimentalmente legati all'istituto
monarchico né, in particolare, da alcuno dei componenti di
Casa Savoia che, sempre, hanno rispettato il nuovo ordinamento
istituzionale della loro Patria, e di ciò va dato atto
rendendo onore anzitutto al comportamento di Umberto II, che
anelando alla Patria per morirvi, ha subìto l'ingiuria o del
disinteresse o del falso interesse e non un atto di giustizia
come la storia reclamava.
La storia, infatti, è armonia biologica dei fatti: il
presente, si voglia o no, costituisce continuazione del
passato, e nulla si edifica senza fondamenta.
Da tale considerazione discende la inopportunità (almeno)
storica e civile di mantenere in vita norme contingenti e
perciò "transitorie", testimonianze di tensioni,
Pag. 2
oggi eco lontana di tumulti di passioni contrapposte:
non vi sono pericoli di restaurazione violenta dipendenti dal
fomento di presenze dinastiche (Umberto II è alta prova di
sofferta e convinta volontà di omaggio alla concordia e alla
pacificazione nazionale) o di ricostituzioni impossibili
perché i regimi sono irripetibili termometri di situazioni e
condizioni consunstanziate ai tempi coi quali vivono, si
misurano e passano.
In altri e più delicati momenti la Repubblica ha consentito
la definitiva inumazione della salma di Mussolini e quella
decisione non determinò alcun turbamento né per l'ordine
pubblico né nelle coscienze degli italiani e venne
unanimemente apprezzata come espressione di maturità e di
superamento di posizioni passionali e divisorie.
Analogamente, è stato celebrato il centenario della nascita
di Mussolini in un clima di composta responsabilità, a
sostegno del principio che la storia non si consegna mai alla
cronaca.
E' giudizio di tutti nel bene e nel male, e non violenza di
abiure o di riproposizioni.
Riteniamo, quindi, che la Repubblica, superati più di
quarant'anni dalla promulgazione della sua Carta fondamentale,
ben possa consentire il rientro in Italia dei membri della ex
Casa regnante e che la terra italiana custodisca il sonno di
Vittorio Emanuele III e della regina Elena, convinti che non
sono gli ostracismi a difendere le istituzioni della Patria, e
così sopprimere la XIII disposizione transitoria.
Eguale logica di consolidamento istituzionale consente
l'abrogazione della XII disposizione transitoria, essendo il
partito fascista irricostituibile perché le riesumazioni non
sono la vita, così come certe dottrine dello Stato e certe
filosofie sociali non possono essere ridotte a sigle, schemi o
partiti ormai archiviati e solo memoria storica.
| |