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Testi integrali degli Atti Parlamentari della XII Legislatura

Documento


4526
DDL0364-0002
Progetto di legge Camera n. 364 - testo presentato - (DDL12-364)
(suddiviso in 12 Unità Documento)
Unità Documento n.2 (che inizia a pag.1 dello stampato)
...C364. TESTIPDL
...C364.
RELAZIONE
ZZDDL ZZDDLC ZZNONAV ZZDDLC364 ZZ12 ZZRL ZZPR
    Onorevoli Colleghi! -- In questi ultimi anni la sfiducia da
  parte di molti cittadini nei confronti della medicina
  ufficiale si dimostra crescente.
    Gli ultimi dati, provenienti da fonti diverse, ci indicano
  che oltre due milioni di italiani si rivolgono a medicine e
  terapie non ufficiali per curarsi.
    Il problema che il legislatore deve porsi nel momento in
  cui affronta la lettura dei cambiamenti o dei diversi
  indirizzi di vita organizzata ed individuale dei cittadini, è
  - primo fra tutti - quello di non violare i presupposti
  contenuti nella nostra Costituzione e di contribuire alla sua
  realizzazione attraverso leggi che la esaltino, rendendola
  operante.
    In questo caso specifico, la proposta di legge per il
  riconoscimento della digiuno-terapia
  fa riferimento ai seguenti articoli della
  Costituzione: articolo 3 (uguaglianza dei cittadini di fronte
  alla legge senza distinzione alcuna); articolo 9 (la
  Repubblica promuove lo sviluppo della cultura e la ricerca
  scientifica e tecnica); articolo 13 (la libertà personale è
  inviolabile); articolo 32 (la Repubblica tutela la salute come
  fondamentale diritto dell'individuo ed interesse della
  collettività...  Nessuno può essere obbligato ad un determinato
  trattamento sanitario se non per disposizione di legge.  La
  legge non può in nessun caso violare i limiti imposti dal
  rispetto della persona umana) e articolo 33 (l'arte e la
  scienza sono libere e libero ne è l'insegnamento...  Enti e
  privati hanno il diritto di istituire scuole ed istituti di
  educazione).
 
                               Pag. 2
 
    I princìpi informatori della proposta di legge sulla
  digiunoterapia partono dall'affermazione della libertà
  terapeutica nella reciprocità del rapporto fra il medico ed il
  paziente e del paziente verso sé stesso.  Non è peregrino né
  inutile partire da questa affermazione che articola in legge -
  in un Paese dove le vaccinazioni sono obbligatorie e l'unica
  medicina che gode dei canali di informazione, di propaganda e
  di diffusione è la medicina di Stato - un rapporto
  medico-paziente libero ed informato come garanzia per ogni
  libertà terapeutica.
    Il XXIII rapporto CENSIS così recita: "L'area di cura del
  sé corporeo è indubbiamente in espansione.  Solo dieci anni fa
  tale settore era riservato ad una utenza assai ristretta e
  circoscritta alle fasce economicamente più evolute della
  popolazione", attualmente questa domanda si sta sempre più
  massicciamente dirigendo verso altre terapie e metodi di
  guarigione e di attenzione al proprio corpo.
    Scopo di questa proposta di legge è di affrontare,
  affermando il diritto positivo, la libertà di scelta del
  cittadino nei confronti delle terapie con cui intende
  prendersi cura di sé stesso.  Tale libertà, perché sia
  autentica ed organizzata, deve essere resa praticabile da
  leggi di applicazione.
    Il richiamo nell'articolo 1 al "consenso libero ed
  informato" del cittadino pone l'accento sull'informazione
  sanitaria e di Stato che, einaudianamente, ponga in essere le
  condizioni del "conoscere per deliberare".  Lo Stato non è
  incolpevole della mancata informazione dei cittadini
  relativamente all'uso e all'abuso dei farmaci e degli alimenti
  killer;  alla pubblicità televisiva che li propaganda e
  alle vere e proprie "tossicodipendenze" da sostanze chimiche,
  che riguardano una larga fascia del Paese.
    Lo Stato è sicuramente colpevole, di fronte alla
  Costituzione, di non promuovere studi, scuole, esperienze,
  insegnamenti altri, da quelli della medicina convenzionale a
  cui è consegnato interamente il monopolio della salute
  individuale, senza garanzia alcuna - né economica, né
  istituzionale, né culturale o scientifica - per quei cittadini
  che si trovino nella circostanza di fare scelte diverse.
    I malati terminali o in gravissime condizioni che si
  rivolgono -  extrema ratio -  a medicine non convenzionali
  dopo avere fallito con la medicina ufficiale hanno il diritto
  ad essere informati sulle differenti metodologie e sugli
  statuti epistemologici di ognuna di esse, allo scopo di
  conoscerne tutte le possibilità e i limiti.  Hanno il diritto,
  cioè, di essere informati sulla qualità preventiva che deriva
  dal rispetto e dall'osservanza della  vis medicatrix
  naturae.
    Il concetto di prevenzione - se si escludono le tanto
  strombazzate campagne sulle vaccinazioni - manca completamente
  nella medicina ufficiale; momento unico, questo delle
  vaccinazioni, nel quale la prevenzione diventa merce e come
  tale può essere venduta procurando grandi guadagni alla case
  farmaceutiche.
    "Consenso libero ed informato" è ciò che rende possibile al
  cittadino la presa in carico della propria salute e
  l'eventuale scelta, consapevole di punti di riferimento
  adeguati alle proprie necessità di trattamento,
  ridimensionando il rapporto di delega.
    Ciò che, invece, viene chiesto al cittadino è di fidarsi
  del farmaco, ormai più ancora che del medico, e di non provare
  mai a fidarsi di sé stesso.  Ciò che gli viene concesso è al
  massimo un diritto del malato, non mai un diritto del sano.
    Il comma 3 dell'articolo 1 - considerato l'articolo 5 del
  codice civile (atti di disposizione del proprio corpo) e gli
  articoli del codice penale 580 (istigazione o aiuto al
  suicidio); 582 (lesione personale); 593 (omissione di
  soccorso) - dispone la prevalenza del consenso valido, libero
  ed informato sugli eventuali esiti della digiunoterapia.
    Il resto dell'articolato della proposta dispone:
      norme per la creazione di una commissione ministeriale
  con il compito di individuare i centri pilota e le figure
  professionali indispensabili per praticare la
 
                               Pag. 3
 
  digiunoterapia e con il compito di creare un albo nazionale
  dei centri di digiunoterapia;
      norme per la creazione di centri pilota, atti a praticare
  la digiunoterapia sotto controllo medico ed a concorrere alla
  formazione di una classe medica e paramedica adeguata;
      norme per il periodico resoconto dell'intera attività dei
  centri.
    E' opportuno ricordare che nel XVII secolo, sotto il regno
  dei Borboni a Napoli, si era creata una doppia scuola medica:
  l'Università, nella quale i medici si laureavano in medicina
  con il regolare corso di laurea, e il Collegio medico nel
  quale i medici si formavano "sul campo", alla scuola di
  medicina ospedaliera presso l'Ospedale degli Incurabili.
    Entrambe le scuole davano diritto all'esercizio della
  professione medica e sviluppavano un'interessante dialettica
  fra la scuola medica empirica e quella teorica.
    Questo doppio modello di formazione professionale,
  praticato per esempio in Germania  (Heil Praktiker),
  appare molto utile per comprendere un inquadramento
  legislativo che permetta di recuperare tutta l'esperienza
  empirica e di osservazione fatta da digiunoterapeuti
  non-medici di grandissimo nome, come per esempio il francese
  A. Mosséri.  Appare evidente che, a fronte delle numerosissime
  guarigioni da lui ottenute nella  Maison de l'hygiène
  naturelle,  ed ampiamente documentate, i processi subiti per
  esercizio abusivo della professione richiedono una onesta
  riflessione sulla definizione della formazione del medico.
    Inoltre, la scadenza del 1992 pone con forza il problema
  dell'armonizzazione delle differenti normative nazionali in
  materia di salute e di terapie anche non convenzionali, in una
  soluzione che esalti al massimo le differenze e non sia
  soppressiva di nessuna esperienza.
    La digiunoterapia, con la nuova lettura eupatica che deriva
  dalla osservazione e dall'esperienza (esperienza ed
  osservazione che non si imparano né si insegnano nelle
  Università della medicina ufficiale) ripropone la questione
  della "doppia scuola" medica e della formazione del medico.
    Il digiuno volontario è una pratica antichissima che
  compare, con una certa costanza, in ogni parte del mondo e
  presso l'intero genere umano.
    All'inizio della storia esso era già conosciuto in India,
  in Persia, in Cina ed in Grecia nel corso delle feste eleusine
  e nelle tesmoforie; digiunavano anche i Fenici, gli Egizi, gli
  Assiri ed i Babilonesi; i Druidi in Europa e gli Indiani
  d'America dell'epoca pre-colombiana.  E' tuttora adottato da
  molte tribù africane ed australiane.
    Questa pratica compare in tutte le religioni: nella
  giudeocristiana; nella religione islamica di cui è uno dei
  cinque precetti fondamentali; nel vedaismo; nel brahmanesimo;
  nell'induismo; nella tradizione yogica; nel giainismo.  E'
  tuttora praticato dai buddhisti tibetani.
    Praticavano il digiuno gruppi mistici o iniziatici come i
  pitagorici, gli esseni, i sufi, i catari, i terapeuti e molti
  celebri anacoreti.
    Era consigliato dai medici della Scuola Salernitana.
    Fra le figure più note della storia che ricorsero a lunghi
  digiuni nel momento cruciale della propria vita, vogliamo
  ricordare: Mosè che intorno al 1250 a.C. sul monte Oreb
  digiunò quaranta giorni prima di ricevere le tavole della
  legge e reiterò questa pratica per altri quaranta giorni prima
  di distruggere il Vitello d'Oro.
    Il profeta Elia, quattro secoli dopo, digiunò quaranta
  giorni nel deserto prima di salire anch'egli sul monte Oreb ed
  essere illuminato.
    Gesù, all'età di ventotto anni, per prepararsi alla
  predicazione, "digiunò nel deserto per quaranta giorni e
  quaranta notti, dopo di che ebbe fame" (Matteo 4.2).
    Pitagora, prima di andare in Egitto per apprendere nuovi
  insegnamenti, digiunò quaranta giorni.
 
                               Pag. 4
 
    San Francesco, a Fonte Colombo vicino a Rieti, digiunò
  quaranta giorni prima di dettare le regole del suo ordine.
    Ricorsero al digiuno molti altri personaggi celebri della
  storia: San Benedetto;  Francesco di Paola; Caterina da Genova;
  Bernardo di Chiaravalle;  Romualdo dei Camaldolesi;  Tommaso
  d'Aquino;  Ignazio di Loyola;  Francesco di Sales ed ancora - in
  tempi più recenti - Gandhi, Aurobindo, Yogananda, Krishnamurti
  ed il grande mistico Ab El Kader.
    Nonostante questi precedenti e questi esempi, a partire
  dalla fine del medioevo, il digiuno cadde in disuso come
  pratica collettiva diffusa.
    Dopo queste premesse è opportuno fare una netta distinzione
  fra il "digiuno igienico" e il "digiuno terapeutico".
    Il "digiuno igienico" non ha l'obiettivo immediato di
  guarire qualche malattia, ma piuttosto di preservare la
  salute.
    Questo digiuno dovrebbe interessare l'insieme della
  popolazione e dovrebbe essere proposto perché ha solo aspetti
  positivi.
    Raccomandare il "digiuno igienico" sarebbe, in ultima
  analisi, molto benefico per la salute dell'intera collettività
  e conseguentemente per il bilancio dello Stato.  Questo tipo di
  digiuno dovrebbe poter essere praticato all'interno della
  famiglia o presso centri igienici non-medici, senza bisogno di
  regolamentazione.
    Il "digiuno terapeutico" si differenzia dal digiuno
  igienico per il fatto che la persona che lo intraprende è già
  "malata".  Essa si augura, dunque, di utilizzare il digiuno
  come mezzo terapeutico nella speranza di "guarire".
    Ricordiamo che la nozione del "digiuno terapeutico"
  sottintende la nozione di trattamento, dunque la lotta contro
  la "malattia".
    Questa concezione si oppone a quella igienista che
  considera che l'organismo sviluppa una "malattia" per
  ritrovare la salute.
    Per gli igienisti il digiuno non può essere terapeutico.
  Esso non può essere effettuato che per mantenere o ritrovare
  la salute.
    Fatte queste precisazioni e comprendendo il ruolo
  "terapeutico" che certi medici vorrebbero vedere giocare dal
  digiuno, possiamo domandarci se il digiuno, in caso di
  malattia, è capace di preservare la vita.
    Esistono numerose testimonianze orali o scritte, fatte da
  digiunatori o dai loro terapeuti, che certificano la riuscita
  del "digiuno terapeutico" applicato, a volte, a casi molto
  difficili.
    Queste testimonianze pongono degli interrogativi alla
  medicina ufficiale, spesso incapace di risolvere molti casi,
  interrogativi che spingono alla conclusione che è opporturo
  ricorrere al "digiuno terapeutico" o digiunoterapia.
    Ai primi dell'ottocento nasce in America la Scuola
  igienista, che riprende ed approfondisce lo studio del digiuno
  come terapia atta a guarire anche le malattie gravi.
    Le regole della digiunoterapia, corredate dalle
  osservazioni fisiologiche e dalla lettura eupatica della
  malattia, si devono al medico americano Herbert M. Shelton,
  nato a Wylie (Texas) nel 1895, e fondatore della clinica
  "Scuola della salute", nella quale sorvegliò, in sessant'anni
  d'attività medica, oltre 20.000 digiuni.  Come egli stesso
  documenta - caso per caso, in un'amplia produzione
  scientifica, composta da più di quaranta libri - guarì
  malattie gravissime.
    Shelton è morto nel 1985 all'età di novant'anni.  In seguito
  alla sua opera la pratica del digiuno si diffuse con chiarezza
  metodologica in America ed altri paesi attraverso l'impegno di
  molti digiunoterapeuti.
    In Inghilterra la digiunoterapia è praticata da oltre
  quarant'anni dal dottor K. Sidhwa; in Francia, verso il 1950,
  fu introdotta da A. Mosséri e da D. Merien; in Svizzera dal
  dottor Bircher Benner e dal dottor E. Bauer; in Germania dal
  dottor O. Buchinger e dal dottor H. Lutzner; in Spagna dalla
  dottoressa M. Wilhelmi e, nel 1965 in Italia, M. Manca e D.
  Grassi, dopo aver constatato i grandi miglioramenti sulla loro
  salute apportati dalla digiunoterapia,
 
                               Pag. 5
 
  iniziarono a tradurre e a pubblicare le opere di
  Shelton.  Per noi italiani un'opera miliare in questo settore
  resta il libro pubblicato nel 1980 da F. Pizzi.
    Inoltre, in Italia, in questo ultimo decennio abbiamo avuto
  modo di constatare che il digiuno, come metodo di lotta
  politica attuata da migliaia di detenuti in sostituzione delle
  violenze precedenti, ha ottenuto non solo risultati positivi
  rispetto agli obiettivi prefissati, ma anche e soprattutto un
  profondo mutamento nella personalità e nei comportamenti delle
  persone che digiunavano.
    Il digiuno ha confermato così la proprietà di illuminazione
  e di crescita interiore, che può produrre nelle persone, quasi
  implicitamente, quando non sia usato "contro" qualcosa o
  "contro" qualcuno (come nel caso dei digiuni all'irlandese),
  ma per recuperare una speranza positiva.
    Da oltre dieci anni in Italia vi sono dei medici che curano
  con la sola digiunoterapia e che hanno a tutt'oggi seguito
  migliaia di pazienti.  Fra questi pionieri vanno indicati la
  dottoressa Sara Bringa, il dottor Sebastiano Magnano, il
  dottor Giuseppe Cocca, il dottor Salvatore Simeone, il dottor
  Mariano Spiezia e la dottoressa Maria Teresa Maresca.
    Secondo le osservazioni fatte dal dottor Shelton sulle
  guarigioni ottenute in sessant'anni di esperienza, la
  digiunoterapia agisce secondo i princìpi fisiologici che la
  natura stessa attua, laddove la  vis medicatrix naturae
  sia posta in condizione di agire liberamente.  Su questa
  stessa osservazione Hahnemann ha costruito il metodo
  sperimentale e clinico della medicina omeopatica che
  interviene laddove il processo naturale di riequilibrio sia
  deviato.
  Il digiuno è un riposo fisiologico.
    Così come le piante nei mesi invernali perdono le foglie,
  la linfa non circola più ed il metabolismo cessa per preparare
  il rinnovamento che apparirà in primavera, molti animali in
  certi periodi vanno in letargo.
    Tutti, inoltre, avranno osservato che quando un animale è
  malato, smette di mangiare e si accovaccia in un luogo
  riparato dormendo, anche per molti giorni, fino a quando il
  proprio corpo dall'interno e senza nessun intervento esterno
  lo guarisce.
    Grazie a questo principio già enunciato da Ippocrate  vis
  medicatrix naturae  e riconfermato da Paracelso "La natura è
  un grande medico e questo medico l'uomo lo porta in sé",  il
  dottor Shelton riuscì a guarire, con digiuni che andavano dai
  21 ai 42 giorni, paralisi, allergie, artriti, schizofrenie,
  calcolosi e malattie epatiche, ma anche sclerosi a placche,
  leucemie e tumori.
    Il punto critico di questa terapia risiede nel saper
  distinguere il momento in cui si passa dalla fase
  dell'autolisi (il corpo si nutre prelevando le proprie
  riserve: grassi, cisti, pus, cellule morte, eccetera) alla
  fase dell'inanizione (crisi irreversibile che conduce alla
  morte).
    A tale proposito è opportuno smentire quanto viene
  sostenuto in molti testi in auge negli anni cinquanta e
  sessanta nelle Università italiane, e tuttora accreditati da
  molti illustri personaggi del mondo accademico, e cioè che
  durante il digiuno, specie se prolungato, le cellule nobili
  dell'organismo, tra le quali quelle cerebrali, vengono
  danneggiate irreparabilmente.  Il dottor Shelton ha seguito,
  fino alla remissione della malattia, digiuni della durata di
  60 - 90 e 120 giorni.
    Oggi esistono molti studi scientifici, uno per tutti quello
  sulla fisiologia di Yeo - che mostra le perdite subite
  dall'organismo, in caso di privazione di cibo fino alla morte
  - dal quale si rilevano le perdite progressive percentuali:
  grassi 97 per cento; muscoli 30 per cento; fegato 56 per
  cento; milza 63 per cento; sangue 17 per cento; centri nervosi
  0 per cento.
    Un'ampia e documentata osservazione fisiologica, oltre che
  una bibliografia vasta ed omogenea, indicano chiaramente
 
                               Pag. 6
 
  quando il paziente sta passando dall'autolisi
  all'inanizione.
    La digiunoterapia, praticata in centri appositi, consente
  il continuo monitoraggio del paziente sì da porre riparo ad
  eventuali, anche gravi, complicanze.
    Per questo motivo riteniamo che sia giunto il momento di
  regolamentare la digiunoterapia come pratica medica, al fine
  di garantire i pazienti e i medici che intendano avvalersi di
  questa pratica naturale e ultra millenaria.
 
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