| Onorevoli Colleghi! -- La proposta di legge che presentiamo
alla vostra valutazione, e, ci auguriamo, alla vostra
approvazione, è nata da una constatazione che chiamiamo anche
voi a fare: nei centri urbani il rapporto tra cementificazione
territoriale e cittadini è schiacciante e le residue aree di
verde, esclusi i parchi pubblici, hanno reso l'ambiente delle
città italiane invivibile.
L'Italia, purtroppo, vanta un triste primato in Europa,
essendo agli ultimi posti per quanto riguarda il rapporto tra
verde ed abitante. Ed appunto ai parchi pubblici - quando ci
sono - bisogna ricorrere per tentare almeno un minimo di
riequilibrio del rapporto tra popolazione e verde urbano.
Ma il tessuto dei parchi pubblici urbani, molto rari ed
esigui, è caratterizzato da un verde concentrato e non
diffuso, non fruibile da tutti, a volte collocato nella
periferia o in aree urbane inaccessibili, per la distanza, per
il traffico caotico, per la carenza di mezzi pubblici, da
parte dei più.
Restano, invece, nelle piccole ma anche nelle grandi città,
ed ogni giorno diminuiscono - preda della cementificazione
pubblica e privata abusiva, e non - residuali aree
agricole.
Per i proprietari e per i conduttori di fondi è sempre più
difficile resistere alla tentazione di abbandonare la
coltivazione di questi fazzoletti di terra, per costruirvi
direttamente o cederne la proprietà a vantaggio
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della speculazione privata in costante agguato per le
potenziali rendite di posizione che è possibile trarne, anche
grazie all'assurdo rincorrersi dei condoni edilizi. Sono
continue poi le occupazioni temporanee e gli espropri per
pubblica utilità relativi ad opere che hanno contribuito in
misura notevolissima a dipingere di grigio il marginale
tessuto verde che i centri urbani offrivano.
D'altra parte, obiettivamente, la commercializzazione dei
prodotti agricoli ed il reddito derivante dalla coltivazione
dei fondi sono notoriamente colpiti da spese di produzione ed
imposte tali da renderli molto inferiori a quelli offerti da
altri comparti produttivi. Infine, anche il verde agricolo
urbano appartiene alla memoria storica delle nostre città ed
in quanto tale va difeso per non cancellarne le residue,
deboli tracce, sopravvissute miracolosamente alla marea della
cementificazione.
Siamo partiti da queste considerazioni, ed in particolare
dalla consapevolezza che il permanere delle aree agricole
nelle città offrirebbe un contributo significativo al
riequilibrio del rapporto tra verde ed abitante, per formulare
una proposta forse dirompente rispetto alle tendenze in atto,
che vedono queste aree destinate, sembra, a scomparire
progressivamente per cedere il passo all'impetuoso torrente
della cementificazione, avvalentesi di un articolato
che, pur nella sua incisività, ha dalla sua, a noi sembra, il
pregio "rivoluzionario" della brevità e della chiarezza. Si
tratta di un unico articolo con il quale viene imposto a tali
aree il vincolo assoluto di destinazione esclusivamente
agricola, il divieto di assoggettabilità ad occupazioni ed
espropri - salvo che questi siano finalizzati alla
realizzazione di parchi pubblici - la esenzione da imposte,
anche di successione e, qualora le aree siano coltivate,
altresì la esenzione fiscale della commercializzazione dei
relativi prodotti e del relativo reddito agricolo.
Crediamo, colleghi deputati, che la introduzione di queste
norme nel nostro ordinamento possa servire non solo ad
impedire gli ampi fenomeni speculativi in atto in danno delle
aree agricole residuali nei centri abitati ma anche a
valorizzarne la proprietà, non essendo punitive ma anzi idonee
a stimolare la coltivazione e la produzione agricola con le
previste esenzioni fiscali. Così da poter, con il vincolo di
destinazione e con la incentivazione alla produzione agricola,
assicurare il mantenimento di un rapporto ambientale più
equilibrato, nei centri urbani, tra la quota di verde e la
popolazione residente.
Confidiamo perciò nel vostro assenso alla nostra iniziativa
legislativa che riproduce quella già proposta il 24 giugno
1992 con il n. 1093 (nella XI legislatura).
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