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Testi integrali degli Atti Parlamentari della XII Legislatura

Documento


4617
DDL0374-0002
Progetto di legge Camera n. 374 - testo presentato - (DDL12-374)
(suddiviso in 8 Unità Documento)
Unità Documento n.2 (che inizia a pag.1 dello stampato)
...C374. TESTIPDL
...C374.
RELAZIONE
ZZDDL ZZDDLC ZZNONAV ZZDDLC374 ZZ12 ZZRL ZZPR
    Onorevoli  Colleghi! -- "Il nostro progresso
  spirituale ci farà smettere di uccidere gli animali per
  nutrirci" scrisse Gandhi, il padre della non violenza.
    Nella Genesi del Vecchio Testamento si legge: "Poi Dio
  disse: ecco, io vi do ogni erba che produce seme e che è su
  tutta la Terra e ogni albero in cui è il frutto che produce
  seme, saranno il vostro cibo".
    Filosseno di Mabbug, scrittore cristiano del V-VI secolo
  scrisse: "Procura d'esser magro, per passare dalla porta
  stretta, bevi acqua per bere la scienza, nutriti di vegetali
  per essere esperto dei misteri; mangia con moderazione per
  amare senza misura; digiuna per vedere.  Chi mangia vegetali e
  beve acqua, raccoglie visioni e rivelazioni celesti, la
  scienza dello spirito, la sapienza divina e la rivelazione
  delle verità nascoste...".
    Attraversando i secoli a grandi balzi giungiamo ai giorni
  nostri ed al Premio Nobel per la medicina del 1975, Renato
  Dulbecco, che asserisce: "Ho adottato una dieta vegetariana e
  la consiglio come misura dietetica antitumorale".  Dello stesso
  avviso si dichiara il professor Umberto Veronesi.  Le persone
  che, per una ragione o per l'altra, hanno adottato una dieta
  vegetariana sono, in Italia, diverse centinaia di migliaia.  Un
  piccolo esercito in costante crescita profondamente
  discriminato che non gode, a tavola, di alcun diritto.  I
  vegetariani infatti vengono trattati ancora come stravaganti e
  folkloristici individui che si privano delle gioie del palato,
  delle delizie della carne.  Insomma una sorta di masochisti un
  po' folli.  La massificazione culturale ed i comportamenti
  sociali delineati da  media  e consumismo hanno indotto
  una preoccupante
 
                               Pag. 2
 
  ignoranza anche in campo alimentare, in un Paese che
  si distingue proprio per la gran varietà della propria cucina
  tradizionale e regionale.
    La "grande abbuffata" degli anni '80 ha assordato le nostre
  orecchie con il rumore di auto di grossa cilindrata, di
  banchetti a base di cacciagione e porchetta, tintinnii di
  coppe di  champagne  e rampanti grida in borsa.  Tutto
  questo rumore sub-culturale, amplificato dalle televisioni, ha
  sovrastato la nostra capacità di captare le cose semplici,
  parche e naturali.  L'eccesso, l'accumulo hanno provocato il
  colesterolo nelle vene della nostra società, narcotizzando la
  capacità di pensare agli altri, di limitarsi all'ambito del
  necessario.  Abbiamo vissuto la politica e l'economia del
  superfluo, restringendo l'orizzonte della nostra conoscenza
  alla tavola imbandita di ogni bene, sordi ai lamenti di
  sofferenza di chi da quel tavolo non riusciva che a
  sgraffignare qualche briciola o neppure quella.  La crisi
  incombente in casa nostra, la bomba demografica e le
  raccapriccianti urla di disperate orde fameliche che premono
  alle frontiere esclusive del benessere stanno forse
  contribuendo a rispalancare le obese palpebre.  L'alimentazione
  vegetariana consentirà a tutti gli esseri umani di cibarsi,
  mentre quello dei carnivori rimane a tutt'oggi un esclusivo
  club ristretto e ingordo.  La malsana opulenza carnivora ha
  falsato i gusti alimentari degli italiani e l'odierno consumo
  di carne risponde non ad esigenze dietetiche bensì
  all'arroganza di un mercato drogato che impone, tramite i
  media,  i propri bisogni commerciali ai consumatori.  Ma
  quando mai si è visto nelle famiglie italiane mangiare carne
  due volte al giorno?  Solo la scellerata e aleatoria opulenza
  degli anni '80 ha consentito un simile spettacolo, la gran
  quantità di carne, pesce e insaccati nei nostri piatti ci ha
  fatto perdere familiarità con l'infinita varietà della dieta
  mediterranea.  Tanto che oggi al vegetariano, ritenuto un mero
  divoratore di mozzarelle, capita non di rado sentirsi dire:
  "ma ...tu cosa mangi?".
    Entrando nel vivo della scelta vegetariana, sono
  sostanzialmente tre le ragioni che inducono alla opzione
  vegetariana:
      1) motivazioni di ordine etico;
      2) tutela della propria salute e prevenzione delle
  malattie;
      3) contributo alla risoluzione del problema della fame
  nel mondo.
    Le motivazioni etiche si fondano sui princìpi della non
  violenza, della coesistenza pacifica e rispettosa delle altre
  creature.  Pur senza addentrarci nei numerosi anfratti di un
  fenomeno in continua crescita come quello dell'animalismo, si
  possono citare alcuni illustri esempi che ci forniscono la
  chiave di lettura di una sensibilità e di una cultura per
  certi aspetti rivoluzionarie.  Il rispetto e la considerazione
  per gli altri animali non è certo tema o scoperta dei giorni
  nostri.  Nel Vangelo della Pace e nel Vangelo dei Dodici
  Apostoli (ritenuti dall' establishment  vaticano
  "apocrifi" ma anteriori ai quattro vangeli canonici) è
  riportata la frase di Cristo: "Gli animali sono vostri
  fratelli e sorelle.  Chi si prende cura di loro si prende cura
  di Cristo.  Chi li maltratta lo fa soffrire".  Su questo tema,
  come sul Cristo vegetariano, la teologia si divide.  Certo è
  che lo scritto, eventuale "apocrifo", risale comunque a circa
  2000 anni fa.
    Significativo è l'esempio fornitoci dal movimento religioso
  dei Perfetti Catari diffusosi in Occitania (Europa
  occidentale) nel secolo XI, che adottò dieta vegetariana (o
  meglio vegana, escludendo anche latte e uova), vita povera e
  semplice.
    Questi precursori di San Francesco (che sicuramente lesse i
  Vangeli tradotti in volgare dai Catari durante la prigionia
  sotto i perugini) furono ben presto additati dalla Chiesa come
  "eretici" e perseguitati.  Essi scrivevano: "Dovete capire che
  bisogna amare Dio con verità...  Bisogna inoltre che facciate a
  Dio la promessa che non commetterete mai omicidio, che mai
  scientemente e volontariamente mangerete formaggio, latte,
  uova, né carne di uccello, di rettile, di animale proibita
 
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  dalla Chiesa di Dio".  Nel 1144 a Liegi e nel 1163 a Colonia
  vi furono i primi roghi di Catari vegetariani.  Il Papa
  Innocenzo III scatenò una vera e propria crociata contro i
  Catari condotta nel 1209 dal cavaliere Simon de Montfort.  Da
  allora questi "eretici" furono identificati principalmente per
  la loro dieta vegetariana inducendo nella Chiesa ufficiale
  timore e diffidenza verso chiunque rifiutasse cibo di
  provenienza animale.  Passando dalla religione alla scienza
  troviamo altri illustri esempi.
    Pitagora scrisse che "quelli che uccidono gli animali e ne
  mangiano la carne saranno inclini a massacrare i loro simili".
  Fino ad oggi però da Pitagora abbiamo accettato in eredità
  solo i teoremi matematici.
    Leonardo da Vinci disse a sua volta: "Tempo verrà in cui la
  nostra specie giudicherà l'uccisione di qualsiasi animale alla
  stessa stregua della soppressione di un uomo".
    Uno dei più accreditati uomini di scienza del nostro tempo,
  l'oncologo Umberto Veronesi, scrive: "Lo specismo connota nei
  riguardi degli animali un atteggiamento non dissimile da
  quello tipico del razzismo nei riguardi delle altre razze
  umane.  Così se centocinquanta anni fa, che un bianco uccidesse
  (o torturasse) un negro senza ragione, poteva sembrare un
  fatto complessivamente accettabile nella morale corrente di
  allora, oggi che un essere umano uccida un animale non umano,
  senza ragione è per la maggioranza degli uomini un fatto
  accettabilissimo".  Schierandosi decisamente sul fronte
  vegetariano, Veronesi continua: "Non penso che una persona
  sensibile ai problemi della sofferenza negli animali di
  laboratorio possa rimanere insensibile al trattamento crudele
  cui sono sottoposti gli animali di allevamento, considerati
  ormai delle "macchine di trasformazione" di una merce.  Anche
  la pratica della macellazione risveglia (almeno in me che,
  proprio per convinzioni filosofiche, sono vegetariano) un
  senso di ripugnanza, nel vedere come l'animale viene
  inizialmente solo stordito, poi sgozzato e infine fatto morire
  per dissanguamento".
    Esclusi gli animali di mare che, in quanto più muti dei
  loro colleghi di terra, vengono calcolati in quintali (più di
  4 milioni di quintali di pesci pescati ogni anno in Italia) le
  cifre del gran macello italico annuale si aggirano sul mezzo
  miliardo di animali (tra cui polli, ovini, suini, caprini,
  bovini ed equini).  Un rapido  excursus  nel poco
  conosciuto mondo degli allevamenti in batteria, dei macelli e
  delle raffinatezze gastronomiche può dare un'idea del perché,
  generalmente, chi entra in uno di questi luoghi cessa, a meno
  che non sia Attila, di mangiare carne.  Il  patè de foie gras
  viene ottenuto ingozzando fino allo stremo, con l'ausilio
  di imbuti, le oche per ottenere un fegato rigonfio.  L'aragosta
  bollita o arrostita viva soffre come qualsiasi altro animale.
  Provate a scottarvi un dito e riflettete su cosa avviene in
  quella pentola.  E' una morte lenta e atroce.  Sarebbe molto più
  civile decapitare prima l'animale.
    Negli allevamenti in batteria i polli sono in quattro o
  cinque in circa mezzo metro quadro di spazio disponibile.
  Siano essi "da carne" o galline ovaiole, l'immobilismo nella
  gabbia induce al frenetico cibarsi per l'ingrasso e ad una
  innaturale produzione di uova.  Onde non rischiare di
  danneggiare la "merce", ai polli viene smussato il becco con
  una apposita forbice.  Non tutti i pulcini che nascono nei
  forni dalle uova fecondate sono sani o desiderati.  Quelli che
  non hanno le caratteristiche richieste finiscono ancora vivi
  nel trita gusci.  Un giornalista, tale Martin Speich, in merito
  ad un allevamento di galline ovaiole scrisse: "Davanti, nel
  contenitore, tre uova; il quarto oggi non c'è; la macchina che
  le produceva è andata definitivamente fuori uso; i suoi resti
  giacciono sul fondo in rete.  Gli occhi chiusi, il becco
  semiaperto, verso il basso, come se volesse ancora mangiare;
  sono ben miseri resti, spoglie di una macchina il cui compito
  era mangiare, defecare e produrre uova.  Come lei, altre
  migliaia di macchine in questo stabilimento.  La rottura di una
  di esse, nella gabbia 52, fila centrale, blocco a sinistra,
  non ha praticamente alcuna influenza nella spettrale attività
 
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  che si svolge nelle altre 1300 gabbie.  Le urla di dolore
  degli animali beccati, calpestati e schiacciati dagli altri
  fanno parte del rumore di fondo di questa fabbrica animale,
  come il ronzio delle ventole, il crepitio delle migliaia di
  zampe che raschiano sul fondo in rete, lo schiamazzo
  continuo".
    Quando giunge il momento della morte liberatoria, polli e
  galline vengono appesi per le zampe e inviati con un nastro
  trasportatore alla ghigliottina.  Mentre molti Paesi europei
  hanno dimensioni minime per le gabbie (l'Olanda dal 2004 non
  avrà più batterie, la Svizzera le ha abolite nel 1991), in
  Italia non si scorge all'orizzonte alcun cenno di speranza e
  civiltà in tal senso.
    L'orizzonte dei maiali negli allevamenti intensivi non è
  molto più ampio, restringendosi alle sbarre di una cella che
  consente solo il cambiamento della posizione da eretta ad
  accucciata.  L'animale rinchiuso in gabbie singole non può
  muoversi, grufolare, grattarsi, farsi aiutare nella pulizia
  dai compagni.
    Le 15.000 papille gustative che possiedono i maiali devono
  accontentarsi di papponi molli atti all'ingrasso.  Non una
  variazione, non un filo d'erba.  Negli stabilimenti con più di
  500 capi aumentano notevolmente malattie polmonari e
  cardiache.  Gli animali spesso sono legati alle sbarre e ciò li
  induce a non alzarsi nemmeno per defecare.  Il mondo di un
  maiale, come quello di una mucca, di un vitello, di un
  cavallo, è costituito da pochi centimetri di cemento, acciaio
  e lamiera.  Oltre allo stress, alle stereotipie, agli squilibri
  psichici, gli animali allevati in batteria soffrono di
  infiammazioni articolari, artrite deformante, affezioni ai
  muscoli ed alle unghie che non essendo né consumate né
  tagliate, crescono a dismisura, torcendosi sotto la zampa o
  rientrando nelle carni.
    E dire che in Olanda da più di 35 anni l'allevamento
  "Geelen" che commercializza carne di maiale con il marchio
  speciale "cresciuti in libertà" guadagna molto di più di
  qualsiasi altro concorrente.
    In una relazione sull'allevamento, pubblicata su
  "Tierschutz" nel febbraio del 1987 si legge: "In un grande
  spazio verde, si vedevano maiali a perdita d'occhio.
  L'allevamento era strutturato in recinti di circa 1000 metri
  quadri, in cui si trovavano una decina di femmine ed un
  maschio; ogni recinto era letteralmente tappezzato di erba ed
  in ognuno vi erano abbeveratoio e capanno, adeguatamente
  "arredato" con strame nonché un pezzetto di bosco; un sentiero
  attraversava i vari recinti e ad ogni recinto una femmina ci
  accoglieva festosamente; dato che eravamo verso sera i piccoli
  erano rientrati nelle capanne; avvicinandoci ad esse, vedevamo
  la porta, formata da una cappa di gomma, sollevarsi e 9-11
  maialini correre strillando e saltellando verso la madre, per
  cercare protezione".
    Se la vita in libertà è decisamente diversa da quella
  infernale in batteria, la morte giunge comunque inesorabile
  per gli animali destinati a divenire carne o prosciutti.
  L'animale aspetta, in code interminabili, la conclusione del
  proprio triste e fugace passaggio terreno.  Nell'attesa sente
  l'odore del sangue dei compagni che lo precedono, gli strilli,
  i lamenti e la puzza della morte.  Per ogni animale da carne a
  quattro zampe è previsto lo stordimento con scarica elettrica
  e la fine con un colpo di pistola in mezzo agli occhi che fa
  giungere nel cervello un lungo chiodo.  La fretta, il
  nervosismo e il pressapochismo di molti operatori fanno sì che
  non sempre tutto vada liscio, che l'animale non sia stordito,
  che non muoia subito, che agonizzi.  In questi non rari casi
  Dario Argento non riuscirebbe certo a fare di meglio.
    Un problema a parte è costituito dai trasporti.  Gli
  animali, tra cui gli intelligentissimi cavalli e le
  ipersensibili mucche, vengono fatti viaggiare come sardine per
  centinaia di chilometri stivati in TIR e navi.  Sotto il sole,
  esposti al freddo, senza acqua e cibo per giorni, spesso
  bloccati alle frontiere, quasi sempre legati alle sbarre dei
  camion.  Quando giungono ai luoghi di smistamento, ai mercati,
  ai fori boari molti hanno le zampe spezzate, le
 
                               Pag. 5
 
  ferite da morsi non si contano, alcuni hanno partorito
  piccoli resi subito poltiglia da decine di zoccoli, altri sono
  morti di stenti.  I maltrattamenti, le bastonate, l'impiego di
  corde alle zampe, di pungoli e arnesi elettrici rappresentano
  la norma nei mercati del bestiame.
    Innanzitutto va smentita la presunta natura carnivora
  dell'uomo.  L'uomo, come i suoi progenitori primati, è un
  tipico animale vegetariano.  L'organismo dell'animale carnivoro
  tende ad espellere rapidamente le tossine di un alimento che
  inizia subito il processo putrefattivo: l'intestino dei
  carnivori è lungo tre volte il loro corpo, quello dei
  frugivori è lungo ben dodici volte il corpo.  L'uomo,
  anatomicamente frugivoro, inizia a mangiare animali nella
  preistoria, durante il pleistocene, quando l'ultima
  glaciazione distrusse gran parte delle foreste (e quindi dei
  vegetali di cui si nutriva).  L'uomo sconfinò nelle savane dove
  per sopravvivere fu costretto a uccidere e a divorare gli
  erbivori.  Passata la preistoria l'uomo ha perso il pelo ma non
  il vizio... di mangiare carne.  E' bene sapere che la
  decomposizione della carne nell'intestino produce acido urico,
  urati, ptomaine, creatina, acido lattico, indolo, putrescina,
  scatolo ed altre tossine costringendo fegato e reni ad un
  pluslavoro di smaltimento.  La carne favorisce inoltre
  l'insorgere della gotta, crea ipertensione, pletora.  E' un
  alimento pressocché privo di glicidi, sali minerali e vitamine
  e favorisce trombosi, embolie, calcoli biliari, ipertrofia
  prostatica e fibromi uterini.  A causa delle sostanze
  somministrate agli animali in vita, la carne contiene
  estrogeni, tra i quali il DES (dietilstiberolo, cancerogeno)
  cortisone, antibiotici, sulfamidici, antitiroidei, vaccini,
  anemizzanti, tranquillanti e ormoni vari (esemplare nel 1988
  il caso dei bambini ai quali era cresciuto il seno perché
  avevano mangiato omogeneizzati di pollo e tacchino
  estrogenati).
    Fra gli estrogeni più usati ed iniettati vi sono:
  progesterone, testosterone, 17 beta estradiolo e composti
  sintetici come il zeranolo, trembolone ed il famigerato
  dietilstilbestrolo.  Questi prodotti, in un mese di
  trattamento, sono capaci di fare aumentare il peso di un
  vitello da 200 chili di altri 3040 chili.  Il dottor Luciano
  Gregorio, del sindacato veterinari liberi professionisti
  (SIVELP), afferma: "I farmaci sono usati a piene mani per
  ingrassare artificiosamente gli animali in beffa ai divieti.
  Il mercato non consente spazio a chi ne fa a meno, quindi
  tutti li usano".
    Vietati, seppur senza effetti pratici in Italia, gli ormoni
  sono comunque consentiti in vari Paesi esteri.  E poi
  importiamo il 60 per cento del consumo nazionale.  I controlli
  presso gli allevamenti e le frontiere sono pressoché
  inesistenti e le industrie farmaceutiche produttrici delle
  sostanze chimiche atte a trattare le carni hanno raggiunto un
  giro di affari che sfiora il miliardo di dollari (il
  Messaggero,  6 marzo 1988).  Molti dati che indicano le
  necessità umane di assorbimento di proteine ed aminoacidi
  essenziali sono frutto di esperimenti sui ratti, ma poiché
  l'uomo non è un ratto, ha diversi parametri e differenti
  esigenze.
    Ricercatori forse più professionali ed attendibili mettono
  in guardia da un eccesso di proteine nella dieta, poiché
  l'alimentazione iperproteica sovraccarica il sistema urinario
  predisponendo a malattie croniche degenerative.  I sostenitori
  dell'alimentazione a base di carne agitano a mò di bandiera la
  vitamina B12 presente nel fegato di vitello e nelle carni,
  utile come antianemico.  Orbene il fabbisogno giornaliero di
  vitamina B12 per un uomo adulto è stato fissato dall'OMS e
  dalla FAO in 2 microgrammi al giorno.  Tralasciando il fatto
  che il nostro fegato ha scorte sufficienti di vitamina B12 per
  anni, la preziosa sostanza si trova in quantità anche nel
  lievito di birra, nell'alga nori, nel mis, nel tamari (sono
  sufficienti 5-10 grammi di nori o mezzo cubetto di lievito per
  soddisfare l'esigenza quotidiana di B12).  La carne contiene, a
  secondo dei casi, dal 14 al 20 per cento di proteine, mentre i
  formaggi vanno da un minimo del 25 al 45 per cento.  Anche i
  legumi contengono notevoli quantità di proteine (lenticchie 24
  per cento, soia 40 per cento).  L'uomo nei primi sei mesi di
  vita raddoppia il proprio
 
                               Pag. 6
 
  peso alimentandosi unicamente con il latte materno che
  contiene appena l'1,2 per cento di proteine.  Con un tale
  alimento superiamo il periodo più impegnativo della nostra
  vita.
    La carne se insaccata o inscatolata viene addizionata di
  nitriti di sodio, se "fresca", per mantenere il colore rosso e
  non dar luogo al tipico marrone marciscente, si aggiungono
  solfiti e meta bisolfiti (prodotti chimici dannosi).  La carne
  contiene inoltre le tossine sprigionate dagli animali al
  macello a causa del terrore e dell'agonia.  Non si salvano
  dall'inquinamento gli animali d'acqua che diventano veicoli di
  prodotti tossici quali il mercurio, il piombo, il rame o di
  infezioni come le salmonelle e l'epatite virale.  Secondo molti
  medici e scienziati, tra cui il professor Dulbecco, il
  professor Veronesi e i clinici americani Armstrong e Doll la
  carne è cancerogena.  Il professor Russel, nel saggio  Notes
  on the causation of cancer  scrive: "Ho rilevato che su 25
  nazioni la cui popolazione è prevalentemente carnivora,
  diciannove registrano un'alta percentuale di cancro e soltanto
  una presentava una percentuale bassa, mentre su 35 nazioni ad
  alimentazione prevalentemente vegetariana, nessuna presentava
  una percentuale notevole di cancro".  Il  Journal of the
  American Medical Association  scrive che il 97 per cento
  delle malattie cardiache, che causano più della metà dei morti
  negli Stati Uniti, si poteva prevenire con una dieta
  vegetariana (dati confermati dall'American Hearth
  Association).  I professori Iotekyo e Kipani dell'Università di
  Bruxelles, hanno potuto dimostrare che i vegetariani riescono
  a protrarre alcune particolari prestazioni fisiche per un
  tempo doppio e talvolta anche triplo, rispetto ai carnivori,
  prima di accusare stanchezza e si riprendono dalla fatica in
  un quinto del tempo necessario agli altri.  Nella lunga lista
  dei primati dei vegetariani vi è anche il caso di Hulda
  Crooks, 90 anni, che ha scalato per la ventiseiesima volta il
  Monte Whitney  (4000 metri), negli USA  (Paese Sera  12
  agosto 1986).  Il professor Marcello Ticca, dell'Istituto
  nazionale della nutri-
  zione ha presentato il 17 maggio 1992 la dieta piramide,
  molto simile alla dieta mediterranea, che prevede alla base,
  come elementi fondamentali, pasta, cereali, pane, latte,
  formaggio e patate, come cibi complementari frutta e verdura e
  in quanto cibi superflui carne, pesce e uova.  In tutte le
  scuole statunitensi, norvegesi e svedesi viene adottata e
  diffusa la dieta piramide, anche al fine della educazione
  alimentare.  La riconversione gastronomica dei Paesi del nord
  Europa e degli USA porterà oltre che un'ondata di salute, un
  beneficio economico per l'industria alimentare e per la cucina
  italiana, basata sulla dieta mediterranea, anche se
  ultimamente imbastardita da  hamburgher  e carni in
  scatola made in USA.
    Se fossimo tutti vegetariani non ci sarebbe nessuno
  costretto a morire di fame poiché il cibo sarebbe sufficiente,
  anzi abbondante, per tutti gli abitanti del pianeta.
    Le terre coltivabili e le foreste basterebbero a fornire
  cibo e vegetali a 25 miliardi di persone.  Oggi siamo 5
  miliardi e centinaia di milioni muoiono di fame nei paesi
  poveri.  Il nord ricco e industrializzato mangia carne, consuma
  risorse cerealicole o proteiche, inquina, distrugge foreste e
  degrada i suoli.  Il 40 per cento dei cereali prodotti nel
  mondo serve a nutrire gli animali da carne.  Negli USA la
  percentuale sale al 75 per cento.  Per produrre un chilo di
  carne occorrono da 5 a 16 chili di cereali.  Un sacco di grano
  "trasformato" in carne nutre un uomo, in pane ne nutre 7 ed in
  germogli ne nutre 20.  Per produrre un chilo di carne di maiale
  occorrono 6 chili di vegetali, per un chilo di pollo venti di
  mangimi, per un chilo di manzo 7 di vegetali.  Da 2600 grammi
  di proteine vegetali si ottengono appena 220 grammi di
  proteine animali.In Brasile la superficie a soia per il
  bestiame è cresciuta da 15 a 55 milioni di ettari.  Nel 1982 la
  produzione di soia per l'esportazione occupava 8,2 milioni di
  ettari, l'equivalente di farina per 40 milioni di maiali.
  Sfruttando la stessa superficie si potrebbero produrre fagioli
  neri ottenendo proteine per 35 milioni di persone o mais utile
  per 59 milioni di
 
                               Pag. 7
 
  persone.  Non che il "terzo mondo" non riceva cibo, lo riceve
  eccome.  Per le nostre vacche e per i maiali occidentali.
  Secondo la FAO nel 1981 il 75 per cento dei cereali importati
  dai Paesi del terzo mondo vennero utilizzati come cibo per il
  bestiame destinato poi all'esportazione.  In sostanza il 20 per
  cento della popolazione mondiale può concedersi il lusso di
  mangiare carne perché il restante 80 per cento patisce la fame
  e "rinuncia" alle risorse della terra che vengono destinate al
  bestiame.  Poi parliamo di "fratellanza e solidarietà".
    Non basta, gli allevamenti, oltre ai fertilizzanti di
  sintesi, sono responsabili dell'80-90 per cento delle
  emissioni di ammoniaca che provocano le piogge acide.  I
  rifiuti animali riversati nei fiumi raggiungono infine i mari
  dove provocano fenomeni di inquinamento ed eutrofizzazione.
  Esemplare al proposito il caso dell'Adriatico e delle sue
  alghe.
    In conclusione, chi mangia carne deve rendersi conto di che
  impatto umano ed ambientale ha la sua dieta.  Persino il
  World Watch Institut  ha lanciato l'allarme: "I carnivori
  stanno distruggendo la Terra.
  Così non può durare, non c'è cibo a sufficienza per
  tutti".
    Chiudete pure occhi e orecchie quando scorrono in
  televisione le immagini dei bimbi somali, ma rammentate che
  ogni vostro boccone di bistecca sottrae un pasto intero ad uno
  di quei bambini.  La fame nel mondo non è lontana, è in casa
  nostra perché siamo noi a crearla.  Un esame di coscienza
  farebbe bene a tutti.  E non vi è miglior metodo per
  sollecitare la coscienza e la riflessione che fornire spunti
  in tal senso.  Recarsi in tutti i luoghi ove ci si ciba e
  trovare ovunque anche i piatti vegetariani indurrà molti
  uomini a riflettere sull'alimentazione non-violenta, sulla
  propria salute, sul terzo mondo, sulla sofferenza degli
  animali.
    L'intento pratico e culturale della presente proposta di
  legge è quello di fornire ai vegetariani la possibilità di
  trovare ovunque piatti senza animali ed ai carnivori uno
  spunto di curiosità, riflessione ed approfondimento.
  L'attuazione della presente proposta di legge non comporta
  spese per alcuno ma solo l'adeguamento e la differenziazione
  delle abitudini alimentari.
 
DATA=940427 FASCID=DDL12-374 TIPOSTA=DDL LEGISL=12 NCOMM= SEDE=PR NSTA=0374 TOTPAG=0009 TOTDOC=0008 NDOC=0002 TIPDOC=L DOCTIT=0000 COMM= FRL PAGINIZ=0001 RIGINIZ=008 PAGFIN=0007 RIGFIN=042 UPAG=NO PAGEIN=1 PAGEFIN=7 SORTRES= SORTDDL=037400 00 FASCIDC=12DDL0374 SORTNAV=0037400 000 00000 ZZDDLC374 NDOC0002 TIPDOCL DOCTIT0002 NDOC0002



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