| Onorevoli Colleghi! -- Il diffondersi nel nostro Paese
delle malattie provocate da AIDS e di quelle ad esso
rapportabili ha assunto ampiezza e virulenza tali da
interessare l'intera collettività nazionale, configurandosi
come problema altamente sociale.
Al 31 marzo 1993 sono pervenute al Centro operativo AIDS
(COA) dell'Istituto superiore di Sanità 16.860 notifiche di
casi di AIDS; 1.080 in più rispetto al precedente trimestre.
Tra tutti i casi notificati fino ad oggi, 9.048 risultano
deceduti (vedi la tabella A allegata alla relazione). C'è da
dire poi che il numero dei casi notificati non rappresenta in
modo completo la dimensione del fenomeno AIDS nel Paese;
infatti, esiste un ritardo di notifica a causa del quale il
numero reale dei casi di AIDS diagnosticati sino ad oggi è
superiore al numero di notifiche di AIDS pervenute al COA alla
stessa data. Dalla distribuzione del ritardo di
di notifica osservata negli anni passati, si è stimato che il
40 per cento dei casi viene riportato con un ritardo di 90 o
più giorni rispetto alla data di diagnosi al 31 marzo 1993.
Aggiustando quindi i dati per il ritardo della notifica, il
numero di casi di AIDS si avvicinerebbe a quota 18.000.
L'esigenza di tutelare specificatamente questa malattia,
così come fu fatto per la tubercolosi dal 1928 a oggi,
rispetto ad altre malattie tipicamente sociali, trova la sua
ragione non solo nel dato di contagiosità ma nelle stesse
reazioni di rifiuto e di discriminazione già prodotte nei
confronti dei malati di tubercolosi da parte della
collettività.
Sul corpo sociale incombe perciò l'obbligo di assistere con
strutture sanitarie ed economiche gli ammalati di AIDS, siano
essi lavoratori o non lavoratori, così come è stato fatto in
passato con l'assistenza antitubercolare, originariamente
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riservata ai lavoratori ed ai loro familiari ed estesa
successivamente a tutti i cittadini colpiti da tubercolosi,
ancorché non assicurati o non assistibili per difetto
contributivo, possessori di reddito inferiore al minimo
imponibile IRPEF (mediante l'articolo 5 della legge 14
dicembre 1970, n. 1088, nel testo sostituito dall'articolo 5
della legge 4 marzo 1987, n. 88).
La semplice estensione di criteri analoghi nell'ambito dei
soggetti affetti da AIDS consentirebbe di garantire loro la
protezione sociale non solo quando siano lavoratori dipendenti
e come tali aventi titolo alla tutela, purché facciano valere
un anno di contribuzione nell'arco della vita assicurativa, ma
anche quando siano familiari a carico degli stessi
assicurati.
Sono considerati familiari: il coniuge; i figli ed
equiparati, minori o maggiorenni, se inabili o studenti; i
fratelli e sorelle a carico, minori e maggiorenni, se inabili
o studenti; i genitori.
Si ricorda - per inciso - che tra gli assicurati contro la
tubercolosi sono ricompresi: tutti i lavoratori dipendenti del
settore privato; i lavoratori dello spettacolo; i dirigenti di
aziende industriali; i titolari di pensione INPS; gli addetti
ai servizi domestici e familiari; i maestri delle scuole
elementari dello Stato, i direttori didattici e gli insegnanti
di asilo e di scuole elementari parificate; gli appartenenti
alle famiglie mezzadrili e coloniche; i detenuti e gli
internati in istituti di prevenzione e di pena che lavorano
all'interno o all'esterno degli istituti medesimi o in regime
di semilibertà; il personale sanitario, amministrativo,
salariato, dipendente da istituzioni pubbliche sanitarie,
ospedali civili e psichiatrici, cliniche eccetera; i religiosi
di ambo i sessi che prestino attività lavorativa alle
dipendenze di terzi, compresi gli enti ecclesiastici,
associazioni, case religiose.
Un primo risultato positivo scaturirebbe dal fatto che, per
beneficiare delle indennità economiche previste in analogia
alla disciplina dell'assistenza antitubercolare, gli assistiti
non ricoverati dovrebbero sottoporsi a controlli medici
periodici presso le apposite strutture sanitarie per le
necessarie constatazioni riguardanti la malattia da cui deriva
il diritto all'assistenza economica.
Altro risultato non da meno di quello sopra accennato
riguarda l'estensione agli ammalati di AIDS della normativa
sulla conservazione del posto di lavoro ora vigente per gli
assistiti in regime antitubercolare.
Le prestazioni economiche per gli assistiti ed i loro
familiari verrebbero poste a carico della nuova gestione
assicurativa per la tubercolosi e le malattie HIV, che
resterebbe affidata all'INPS e potrebbero consistere -
analogamente a quanto già avviene per la tubercolosi - nella
erogazione: di indennità giornaliere, durante il ricovero o
altre forme di cura; di indennità post-ricovero o cura
ambulatoriale; di assegno di cura e di sostentamento; alla
condizione che il curatore possa far valere almeno un anno di
contribuzione versata o dovuta nell'arco della vita
assicurativa.
In mancanza di assicurazione o in caso di difetto del
requisito contributivo, lo Stato dovrebbe provvedere ad
assistere gli ammalati mediante gli organi del servizio
sanitario nazionale, riconoscendo le stesse prestazioni
economiche nella misura prevista per gli assistiti TBC in
qualità di familiari di assicurato, a condizione che non
abbiano redditi superiori ai minimi assoggettati all'IRPEF.
Anche la nuova forma di tutela, come già quella
antitubercolare, dovrebbe essere attuata nelle sue varie fasi
nel rispetto più scrupoloso del segreto professionale da parte
di ogni operatore od ufficio a ciò adibito.
Inoltre, per gli assistiti che risultino assicurati per
l'invalidità, vecchiaia e superstiti con almeno un anno di
contribuzione effettiva, dovrebbero essere considerati come
periodi di contribuzione effettiva - ai fini del diritto e
della misura della pensione - i periodi di degenza in luogo di
cura, i periodi di trattamento post-ricovero, di cura
ambulatoriale e domiciliare e di godimento dell'assegno di
cura e sostentamento.
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La disposizione assume importanza particolare per gli
assistiti in giovane età e perciò con brevi periodi di
contribuzione, in quanto offre loro la possibilità di maturare
i requisiti per la pensione diretta ed eventualmente per
quella dei superstiti.
Il finanziamento della nuova prestazione assicurativa può
essere effettuato tramite l'avanzo di esercizio prodotto
annualmente dall'assicurazione contro la TBC.
L'onere di cui sopra è stato determinato tenendo conto di
un costo medio giornaliero per prestazioni economiche stimato
con riferimento alla TBC per l'anno 1993 in lire 52.000
comprensivo degli importi per contributi figurativi
pro-pensione (vedi tabella B).
Prevedendo un numero di assistibili per l'intero anno 1993
pari a 1.203 unità, l'onere complessivo ammonterebbe a 22.8
miliardi (52.000 X 1.203 X 365 giorni) (vedi tabella B).
I costi sono purtroppo destinati a crescere
progressivamente, in funzione dei tassi previsti di sviluppo
della malattia.
Considerando, però, gli effetti positivi della campagna di
prevenzione che il Ministero della sanità ha già avviato, la
crescente sensibilizzazione dell'opinione pubblica e i
risultati che verranno dalla ricerca scientifica, si può
presupporre che, nell'arco di qualche anno, si potrebbe
verificare un'inversione di tendenza.
Il fenomeno AIDS, in quanto rappresenta un momento di
virulenta aggressione del tessuto sociale, richiede efficacia
e tempestività di interventi che lo riconducano in termini
fisiologici al suo più basso regime.
A tal fine, riassumendo, occorrono i meccanismi e gli
istituti descritti sia riguardo alla normativa e alle
strutture attualmente in vigore nell'assicurazione contro la
tubercolosi, sia riguardo all'individuazione delle fonti di
finanziamento.
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