Banche dati professionali (ex 3270)
Testi integrali degli Atti Parlamentari della XII Legislatura

Documento


4676
DDL0380-0002
Progetto di legge Camera n. 380 - testo presentato - (DDL12-380)
(suddiviso in 10 Unità Documento)
Unità Documento n.2 (che inizia a pag.1 dello stampato)
...C380. TESTIPDL
...C380.
RELAZIONE
ZZDDL ZZDDLC ZZNONAV ZZDDLC380 ZZ12 ZZRL ZZPR
    Onorevoli Colleghi! -- La distruzione delle foreste del
  pianeta ha raggiunto livelli allarmanti.  L'Organizzazione
  delle Nazioni Unite per l'agricoltura, la FAO, ha rilevato nel
  1993 che il tasso di deforestazione nei Paesi tropicali è
  aumentato del 50 per cento negli ultimi dieci anni.  Questo
  significa che ogni anno scompaiono almeno 16 milioni di ettari
  di foresta tropicale.  La situazione nei Paesi sviluppati o
  nelle foreste temperate e boreali è altrettanto preoccupante:
  in Canada, negli Stati Uniti o nell' ex- Unione sovietica
  migliaia di ettari di foreste secolari vengono rase al suolo
  per rifornire il mercato mondiale di carta e legname.  Gli
  effetti di questo disastro sono ormai chiari: le foreste
  svolgono un ruolo fondamentale per gli equilibri ecologici del
  pianeta, per ciò che riguarda
  la stabilizzazione dei mutamenti climatici e la diversità
  delle specie in esse contenute.  Si calcola che in seguito alla
  deforestazione nei Tropici scompaiono ogni anno 27.000 specie
  animali e vegetali.  Considerando i popoli indigeni e le
  comunità locali, si calcola che almeno 200 milioni di indigeni
  vivono nelle foreste tropicali o ai margini delle stesse e
  traggono dalle stesse le fonti di approvvigionamento.
  Illustriamo brevemente la situazione per ciò che riguarda
  dapprima le foreste tropicali, per poi passare a quelle
  temperate.  Come già detto in precedenza, il tasso annuo di
  deforestazione nei Tropici è pari ad almeno 16 milioni di
  ettari.  Le cause sono molteplici, dall'agricoltura itinerante,
  alla distribuzione iniqua delle terre, allo sviluppo di
  infrastrutture, all'estrazione del legname.
 
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  La Banca mondiale ha ammesso - in una stima da molte parti
  considerata come conservativa - che l'estrazione del legname
  tropicale è responsabile, direttamente o indirettamente, per
  il 20 per cento della deforestazione  (World Bank
  Environment and Development Report,  1992).  Inoltre
  l'apertura di strade da parte delle compagnie del legname
  rende accessibili tratti di foresta vergine altrimenti
  inaccessibili: l'Unione mondiale per la conservazione della
  natura (IUCN), ad esempio, ha rilevato che oltre il 75 per
  cento delle aree coperte da foresta e disboscate dai contadini
  ogni anno in Africa era stato già saccheggiato per estrarne
  legname tropicale.  Il danno causato dall'attività di taglio è
  enorme.  In Sarawak e Malesia, ad esempio, per ogni 26 alberi
  rimossi per ricavarne legname pregiato almeno altri 33 sono
  danneggiati: in alcune zone più del 70 per cento degli alberi
  danneggiati muoiono a causa dei danni arrecati nelle attività
  di estrazione.  In Brasile l'estrazione di mogano nello Stato
  del Parà ha portato all'apertura di migliaia di chilometri di
  strade che poi vengono utilizzate dai senza terra per
  colonizzare la foresta.  L'estrazione ed il consumo di legname
  tropicale - nelle condizioni attuali - non soddisfano alcun
  criterio di compatibilità ambientale.  Secondo la stessa ITTO
  (l'organismo internazionale che è preposto a regolare il
  commercio di legname tropicale nel mondo), meno di un ottavo
  dell'uno per cento delle foreste tropicali è gestito in
  maniera sostenibile.  La Banca mondiale nella sua ultima
  Forest Policy  (maggio 1991), ha dovuto ammettere
  l'evidenza e proibire il finanziamento di ogni attività di
  taglio di legname a scopi commerciali nelle foreste primarie.
  Non è vero quindi che è possibile - allo stato attuale -
  sfruttare la foresta tropicale in maniera sostenibile per
  l'estrazione del legno.  Nel corso degli ultimi 40 anni il
  volume di commercio di legname tropicale è passato da 4,2 a 66
  milioni di metri cubi e nello stesso lasso di tempo è stata
  distrutta la metà delle foreste tropicali del pianeta.
    L'impatto dell'industria del legname tropicale sulla
  diversità biologica delle foreste tropicali è altrettanto
  notevole: uno studio commissionato dall' International
  tropical timber council  (ITTC) e pubblicato nel 1991 ha
  rilevato che solo in Africa ed Asia - regioni di provenienza
  della stragrande maggioranza del legname tropicale importato
  nel nostro Paese - almeno 304 specie di legno tropicale sono
  minacciate di estinzione.  Si continua a considerare il legname
  tropicale come il prodotto base per l'acquisizione di valuta
  pregiata da parte dei Paesi esportatori, senza riconoscere la
  necessità di diversificare il sistema produttivo delle
  economie in questione.  Il legname tropicale infatti
  rappresenta solo il 10 per cento del valore delle risorse
  presenti nelle foreste tropicali.  L'altro 90 per cento è
  rappresentato da altre risorse che possono essere estratte in
  maniera compatibile con gli equilibri ambientali e sociali.
  L'esempio delle riserve estrattive è uno dei tanti.  Uno studio
  effettuato da un' equipe  del Missouri Botanical Garden,
  ha dimostrato inoltre che le attività estrattive svolte in una
  foresta tropicale (che riguardano cioè prodotti quali noci,
  resine, olii, lattice o fibre, eccetera) possono arrecare
  profitti economici maggiori che nel caso dello sfruttamento
  commerciale delle risorse legnose.  Finora ogni tentativo volto
  ad affrontare il problema della deforestazione causata
  dall'estrazione e consumo di legname tropicale non ha portato
  alcun frutto.  Il Parlamento europeo si è più volte dichiarato
  sulla necessità di adottare una politica comunitaria sul
  commercio del legname tropicale, e più di recente (29 ottobre
  1993) ha chiesto, in una risoluzione adottata all'unanimità,
  che a partire dal 1995 venga permessa l'importazione solo di
  prodotti legnosi e derivati provenienti da foreste temperate,
  tropicali e boreali gestite in maniera compatibile.  A tale
  appello - però - il Consiglio dei ministri della Comunità
  europea non ha ancora dato seguito.  L'urgenza della situazione
  non permette ulteriori ritardi: né possiamo permetterci di
  attendere la conclusione,
 
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  peraltro piuttosto improbabile - del negoziato
  sull'ITTA (l'accordo internazionale per il commercio di
  legname tropicale).  In ogni caso, ci sembra necessario fissare
  dei termini perentori e - per quanto possibile - immediati.
    Perché le misure che proponiamo riguardano anche le foreste
  del Nord del Pianeta?  La taiga, o foresta di conifere
  dell'emisfero Nord, dalla Siberia al Canada agli Stati Uniti e
  Scandinavia rappresenta un terzo della copertura forestale
  mondiale.  Mentre in Brasile ed in Zaire il 60 per cento delle
  foreste primarie è ancora integro, in Canada le foreste
  secolari  (oldgrowth forests)  rappresentano solo il 50
  per cento della copertura originaria, negli Stati Uniti il 15
  per cento ed in Scandinavia meno del 5 per cento.  La
  distruzione delle foreste in Canada - ad esempio - procede a
  ritmi preoccupanti, al punto che i gruppi ambientalisti
  canadesi ed internazionali hanno ribattezzato il Canada, il
  Brasile del Nord.  Di recente il governo della Columbia
  britannica ha deciso di tagliare a raso il 64 per cento della
  superficie di una delle ultime foreste pluviali temperate
  sull'Isola di Vancouver.  Anche nel caso delle foreste boreali
  e temperate, una delle cause principali della distruzione è
  rappresentata dall'industria del legname e della carta.  Per
  ciò che riguarda la carta, ad esempio, il consumo mondiale
  raddoppierà nei prossimi 20 anni, soprattutto nel Nord del
  Pianeta.  Le foreste secolari di Svezia, Finlandia e Canada
  vengono tagliate a raso, senza alcuna garanzia che le foreste
  così distrutte possano ricrescere come prima.  Anche nelle
  foreste del Nord del Pianeta la distruzione dell'ecosistema si
  ripercuote sulle popolazioni indigene, sui Sami in
  Scandinavia, sugli Udege in Siberia o sui Nuu-Chah-Nulth in
  Columbia Britannica.  La diversità biologica delle foreste
  conifere è pregiudicata da una parte dalla coltivazione
  intensiva che comporta una selezione delle specie maggiormente
  commercializzabili, come nel caso della Finlandia, e
  dall'altra la scomparsa di specie animali e vegetali
  originarie.  In Svezia almeno 800 specie di insetti e 425
  specie di funghi sono minacciate di estinzione a causa
  dell'abbattimento delle foreste, mentre in Canada la stessa
  sorte potrebbe toccare ad animali quali il gufo macchiato
  (spotted owl).
    Considerando la responsabilità del nostro Paese quale uno
  dei principali importatori europei di legname e prodotti
  derivati dai Paesi tropicali e da Canada, Stati Uniti e
  Scandinavia, è necessario affrontare la questione con
  decisione e senza ulteriori ritardi.  Altri Paesi in Europa lo
  stanno già facendo: l'Olanda ha deciso di bloccare entro il
  1995 le importazioni di legname tropicale non sostenibile,
  l'Austria sta per discutere una proposta di legge sulla
  certificazione obbligatoria dei legnami tropicali, temperati e
  boreali, uno dei due rami del Parlamento Svizzero ha già
  approvato una proposta di legge per la certificazione
  obbligatoria, e lo stesso è in programma in Germania per
  l'anno prossimo.  Anche il Parlamento del Lussemburgo discuterà
  la materia.  Ci sembra anche necessario istituire un organismo
  apposito per la ridefinizione dei criteri di accettabilità,
  considerando l'inadeguatezza di quelli proposti dall'ITTO, e
  di quelli, più recenti, proposti dal  Forest Stewardship
  Council.  Il nostro Paese può in questo dimostrarsi
  all'avanguardia in Europa e nel mondo, approvando il pacchetto
  di misure proposte, redatte grazie al fondamentale supporto
  dell'associazione ambientalista  Greenpeace,  e compiendo
  così un primo significativo passo per dare attuazione agli
  impegni presi a Rio con la ratifica della convenzione sulla
  diversità biologica e la sottoscrizione dei princìpi sulle
  foreste.
    Salvaguardando dallo sfruttamento selvaggio le foreste,
  in primis  quelle primarie, s'intende preservare anche un
  inestimabile patrimonio biologico di risorse farmacologiche e
  di princìpi attivi che potranno dimostrarsi efficaci nella
  lotta di malattie quali l'AIDS, il cancro, la malaria.  Gli
  scienziati calcolano che una pianta su cinque delle foreste
  tropicali abbia proprietà antitumorali.  Vogliamo continuare a
  distruggere il laboratorio scientifico più perfetto del mondo
  senza averlo neanche visitato?
 
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