| Onorevoli Colleghi! -- "Non v'è dubbio che, tra i problemi
ambientali, l'inquinamento dell'aria, oltre ad essere uno fra
i più rilevanti, è fra quelli che vengono percepiti con
maggiore immediatezza e per i quali i cittadini chiedono con
più insistenza interventi di risanamento". Con queste parole
inizia il capitolo dedicato a "L'aria" della Relazione sullo
stato dell'ambiente del 1989, redatta dal Ministro
dell'ambiente.
Ed è certamente vero che ormai il problema della qualità
dell'aria, soprattutto nei grandi centri urbani, sta assumendo
sempre più rilevanza: il 1991, dal punto di vista ambientale,
sarà probabilmente ricordato come l'anno dell'emergenza-aria
in città come Milano, Torino,
Napoli, Roma e tutte le altre aree metropolitane, e non solo
in quelle.
E citiamo Milano e Torino in modo particolare per il fatto
che in queste due città, dotate di un sistema di monitoraggio
funzionante, si conoscono i dati del livello di inquinamento
dell'aria. Purtroppo in quasi tutte le altre grandi città
italiane non esiste una rete stabile, funzionante ed
attendibile, di monitoraggio della qualità dell'aria oppure si
sta provvedendo alla sua realizzazione o messa a punto con
molto ritardo.
Questo fatto evidenzia in modo drammatico l'arretratezza
con la quale il nostro Paese si appresta ad affrontare quella
che sarà probabilmente l'emergenza dei prossimi mesi e dei
prossimi anni.
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Tale ritardo è ancora più evidente se paragonabile a quanto
si sta predisponendo in altri Paesi.
Ad esempio, già nel 1986, il Consiglio federale svizzero ha
adottato una "Strategia contro l'inquinamento atmosferico", il
cui obiettivo minimo dichiarato è quello di far scendere le
emissioni, entro il 1995, ai livelli del 1960.
Attraverso un insieme di misure normative (quali ad esempio
l'obbligo del controllo periodico dei veicoli in circolazione
e dei loro gas di scarico, l'isolamento termico degli edifici,
limiti di velocità più restrittivi, rinuncia all'estensione
della rete stradale) viene previsto che le emissioni di
inquinanti, entro il 2000, diminuiranno per gli idrocarburi
del 15 per cento; per l'anidride solforosa e gli ossidi di
azoto di circa il 35 per cento.
Inoltre corollario fondamentale a tutta la strategia è
l'attenzione alla funzionalità degli organismi di monitoraggio
e controllo, individuati come cardine per il raggiungimento
degli obiettivi.
Altro esempio, ormai famoso, è il piano anti-inquinamento
predisposto dal South Coast Air Quality Management
District, l'organismo che controlla la qualità dell'aria
nella contea della California e che comprende la città di Los
Angeles.
Il Piano, una volta approvato dall'EPA (Environmental
Protection Agency) ha come obiettivo di raggiungere, entro
18 anni, il rispetto degli standard federali di
emissioni sia riguardo all'ozono che agli altri gas
inquinanti.
Il Piano, articolato in tre fasi temporali, prevede una
serie di norme molto rigorose riguardo al numero degli
autoveicoli per nucleo familiare. Nell'ultima fase del Piano
per tutti gli autoveicoli sarà obbligatoria la trazione
elettrica, l'obbligo del carburante al metanolo per tutti i
veicoli a noleggio e per gli autobus, un sistema di controlli
pubblici molto severo sui componenti chimici di vernici,
solventi, cosmetici, eccetera.
Inoltre, recentemente, è stato approvato il Clean Air
Bill: una legge valida in tutti gli Stati Uniti, che fissa
degli standard inimmaginabili fino a qualche
tempo fa per combattere l'inquinamento delle auto, le piogge
acide e il buco dell'ozono.
In particolare per il settore auto è prevista
l'installazione sulle vetture di sistemi di controllo che
durino almeno dieci anni. Le emissioni di biossido di azoto
dovranno essere ridotte del 60 per cento e quelle di ossido di
carbonio del 40 per cento entro il 2003.
Ma torniamo in Italia, per descrivere, attraverso
l'evidenza dei numeri, le caratteristiche del fenomeno
"inquinamento atmosferico".
Secondo le stime del Ministero dell'ambiente, nel 1986, in
Lombardia si sono avute le seguenti emissioni:
ossidi di zolfo 295.560 tonnellate;
ossidi di azoto 215.150 tonnellate;
particelle sospese 62.840 tonnellate;
monossido di carbonio 872.980 tonnellate;
composti organici volatili 122.800 tonnellate.
Per tutti gli inquinanti presi in esame, a livello
regionale, la Lombardia detiene il non certo invidiabile
primato di essere la regione con la quota più alta, assoluta e
in percentuale, di emissioni.
In totale quasi un milione e mezzo di tonnellate di gas
inquinanti immessi nell'atmosfera.
Ma la situazione è grave anche in altre regioni e
soprattutto nei grandi centri urbani e gli imputati principali
sono sicuramente gli autoveicoli e gli impianti termici.
Secondo i dati dell'ultima Relazione sullo stato
dell'ambiente, pubblicata nel marzo del 1992, si sarebbero
avute, in tutto il territorio nazionale, le seguenti emissioni
nel 1989:
ossidi di zolfo 1.981.700 tonnellate;
ossidi di azoto 1.933.800 tonnellate;
particelle sospese 548.800 tonnellate;
monossido di carbonio 6.589.300 tonnellate;
composti organici volatili 2.006.300 tonnellate.
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Dalla coscienza di questa situazione e dalla valutazione
delle carenze e del parziale insuccesso delle norme fin qui
emanate, prende spunto la presente proposta di legge.
In modo particolare condividiamo quanto scritto da
Gianfranco Amendola a proposito della legge 13 luglio 1966, n.
615, la cosiddetta legge antismog, e cioè che: "In generale si
può dire che i difetti principali della legge consistono nella
eccessiva frammentazione delle competenze, nella creazione di
nuovi organi non in grado di funzionare, nell'assenza di
finanziamenti, nell'assenza di previsioni di organi tecnici di
controllo".
Proprio su questi ultimi elementi è fondata la nostra
proposta: voler costituire un sistema unico, a livello
nazionale, di controllo sulle emissioni degli autoveicoli e
degli impianti termici.
Un sistema di controllo inserito in un circuito virtuoso
formato da: standard di emissioni; certezza del
controllo; prescrizioni; adeguamento; sanzioni. Un circuito
che noi pensiamo possa far nascere anche un rapporto diverso,
sia d'uso che di manutenzione, nei confronti dell'auto e
dell'impianto di riscaldamento.
Soprattutto un circuito che consente comunque di tenere
sotto osservazione e di intervenire direttamente e in tempo
reale, a livello prescrittivo, su due fonti inquinanti. Questo
rappresenterebbe un notevole passo in avanti rispetto
all'attuazione di una reale politica di prevenzione e
diminuzione delle emissioni. Anche in ragione del fatto che le
misure contenute nella presente proposta di legge tengono
conto delle esperienze più avanzate, ma riproducibili su vasta
scala, che si stanno realizzando in Italia. Parliamo ad
esempio dei controlli sugli autoveicoli che in base ad accordi
volontari con le case automobilistiche si stanno realizzando
in molte città. Oppure, relativamente agli impianti termici,
parliamo dei controlli sulle emissioni e sul rendimento di
combustione realizzati dalla CREA (Cooperativa romana energia
ambiente) per conto del comune di Roma, già da alcuni anni.
Inoltre, avendo inserito anche la sicurezza tra i parametri da
sottoporre a controllo periodico, sia per gli autoveicoli che
per gli impianti termici, intendiamo tutelare e preservare i
cittadini dai numerosi incidenti che ogni anno si verificano
nel nostro Paese.
Ci riferiamo agli incidenti domestici per quanto riguarda
le caldaie, provocati per lo più da scoppio o da fughe di
ossido di carbonio, per cattiva combustione.
Ci riferiamo agli incidenti su strada provocati dal cattivo
funzionamento degli autoveicoli (freni, gomme, assetto,
eccetera) e dunque pensiamo alla sicurezza degli
automobilisti, ma più in generale alla sicurezza dei pedoni e
dei cittadini.
Qualità dei combustibili.
Con l'articolo 1 si vieta l'uso di taluni combustibili per
il funzionamento degli impianti termici e si pone un limite
obbligatorio, non superiore allo 0,1 per cento in peso, alla
presenza dello zolfo nel gasolio usato per riscaldamento o per
veicoli a motore.
Veicoli a motore.
Con l'articolo 2 affidiamo a un decreto del Presidente del
Consiglio dei ministri il compito di determinare gli
standard minimi di sicurezza che devono essere garantiti
da tutti i veicoli a motore.
Con l'articolo 3 definiamo il sistema e le modalità dei
controlli sull'effettività del rispetto di quegli standard
di sicurezza. Spetta alle case produttrici
responsabilizzarsi e autorizzare e attrezzare la propria rete
di vendita e di concessionari per effettuare controlli annuali
dei quali rilasciare certificazione. Alla provincia,
all'ispettorato compartimentale della motorizzazione,
avvalendosi dell'ACI, o su segnalazione della polizia
municipale, nel proprio ambito territoriale spetta il compito
di controllare l'attività dei certificatori,
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anche attraverso verifiche a campione effettuate sul parco
veicoli circolante.
Con l'articolo 4 si stabiliscono i livelli di
responsabilità e le sanzioni per chi non si attiene a quanto
previsto dalla legge.
Impianti termici.
Con l'articolo 5 viene stabilito il censimento, da parte
dei comuni e delle province, degli impianti termici destinati
al riscaldamento e alla produzione di acqua calda per usi
igienico-sanitari.
Con l'articolo 6 viene fissata la responsabilità del
proprietario, o per esso di un terzo, rispetto alla conduzione
e alla manutenzione degli impianti.
Con l'articolo 7 si affida alle province e ai comuni con
più di 40 mila abitanti il compito di abbinare ai controlli
sull'efficienza energetica degli impianti anche i controlli
sulle emissioni, sulla sicurezza, sulla conduzione e sul
combustibile utilizzato.
Con l'articolo 8 si precisano, rispetto a precedenti
disposizioni, limiti più rigorosi nella valutazione dei
rendimenti di combustione.
Con l'articolo 9 vengono dettate norme relative agli
impianti termici di potenza inferiore alle 30.000 kcal/h,
nonché sul loro controllo.
Infine l'articolo 10 stabilisce che, su richiesta e a spese
del proprietario e dell'utente dell'impianto di riscaldamento,
l'ente locale provvede ad effettuare i relativi controlli.
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