| Onorevoli Colleghi! -- "Nel corso degli ultimi trent'anni
l'alimentazione degli italiani è profondamente cambiata. Lo
sviluppo dell'economia, i grandi mutamenti sociali, la spinta
a raggiungere un più elevato tenore di vita, hanno fatto
emergere la tendenza a consumare con maggior frequenza e in
più larga misura quei generi alimentari un tempo considerati
rari e pregiati. La possibilità di nutrirsi con una maggiore
varietà e ricchezza di cibi ha portato indubbi benefìci, con
la scomparsa pressoché totale delle cosiddette carenze
nutrizionali. Per contro, la prevalente tendenza a mangiare
più del necessario, spesso accompagnata da notevoli squilibri
fra i vari componenti della dieta, ha portato gli italiani ad
essere più
esposti ad altri gravi rischi, come la maggiore incidenza di
obesità, di ipertensione, di aterosclerosi, di diabete,
eccetera".
Con queste affermazioni non certo rassicuranti, inizia la
pubblicazione, a cura dell'Istituto nazionale della
nutrizione, riguardante le linee guida per una sana
alimentazione.
E' ormai evidente, nella comunità scientifica
internazionale, l'interdipendenza sempre più estesa tra
nutrizione e salute.
Infatti già dalla fine degli anni sessanta si cominciò a
lavorare presso il Codex Alimentarius Who/Fao sulla
etichettatura nutrizionale dei prodotti alimentari. A tali
lavori parteciparono i paesi membri del Codex Alimentarius,
numerose organizzazioni internazionali e la CEE: infine nel
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1975 le "linee guida" sulla etichettatura nutrizionale sono
state adottate dalla Commissione del Codex.
E proprio sulla base di tale lavoro anche la Comunità ha
emanato una direttiva del Consiglio, la 90/496/CEE del 24
settembre 1990, riguardante la etichettatura nutrizionale dei
prodotti alimentari.
La Repubblica federale di Germania e i Paesi Bassi hanno
già una legislazione in vigore, la Gran Bretagna nel luglio
1987 ha emesso alcune raccomandazioni sulla etichettatura
nutrizionale, mentre negli Stati Uniti, sin dagli anni
settanta, l'etichettatura nutrizionale è un'indicazione
volontaria che segue regole fissate dalla Food and Drug
Administration. Attualmente gran parte delle aziende di
prodotti alimentari riporta le informazioni nutrizionali.
Alcune catene di supermercati impiegano addirittura
particolari simbologie (un bollino di diversi colori applicato
sulla confezione), per indicare all'acquirente, ad esempio,
gli alimenti poveri di sale, quelli con un ridotto tenore di
grassi o di zuccheri.
In Italia, come dimostra una accurata indagine del Comitato
difesa consumatori, è ancora esiguo il numero di articoli con
etichetta nutrizionale, anche se, soprattutto negli ultimi
tempi, molte aziende iniziano ad introdurre riferimenti, anche
nella pubblicità, ai valori nutrizionali. Di particolare
rilievo, per il numero dei prodotti e per il numero di
consumatori raggiunti, è l'iniziativa promossa dalla COOP
ITALIA.
Secondo l'indagine citata si possono distinguere, nelle
etichette attualmente adottate in Italia, quattro livelli di
informazione:
1) la versione più semplice si limita a riportare, in
aggiunta agli obblighi di legge, il valore calorico riferito
al peso o al volume;
2) nel secondo livello si specifica, oltre al valore
calorico, la percentuale di: grassi, proteine e
carboidrati;
3) in alcuni casi si differenzia il tipo di grassi
(saturi o insaturi) e di carboidrati: semplici come lo
zucchero da cucina, o complessi come quelli presenti nel pane,
nella pasta, nelle patate, eccetera;
4) l'informazione raggiunge il massimo quando si trovano
le diciture sul contenuto di sali minerali (sodio, calcio,
eccetera), vitamine, fibre e alcool. A volte viene anche
presentato un grafico che illustra il profilo nutritivo dei
singoli componenti, vale a dire l'apporto percentuale in
funzione del fabbisogno energetico quotidiano.
Dal punto di vista della terminologia, siamo nella
confusione più totale. Per indicare, ad esempio, lo stesso
principio nutritivo si usano indifferentemente i termini:
protidi e proteine, lipidi e grassi, glucidi e carboidrati
oppure valore calorico e valore energetico.
Insomma, pur non togliendo meriti alle iniziative spontanee
delle singole aziende, l'assenza di una normativa chiara
favorisce la confusione nel linguaggio e nel tipo di
messaggio, disorientando invece di guidare il consumatore
verso acquisti consapevoli.
E' necessario, oltre alla determinazione di norme chiare ed
obblighi precisi per le aziende, intervenire sui meccanismi di
mercato, al fine di facilitare la diffusione e la comprensione
della etichettatura nutrizionale. Più in generale dobbiamo
porci l'obiettivo di una maggiore "trasparenza" dei prodotti,
della loro presentazione, della relativa pubblicità. E solo un
consumatore informato può divenire realmente soggetto attivo
all'interno del mercato e dell'universo delle merci; riuscendo
con il proprio comportamento, con le proprie scelte anche a
riorientare le politiche aziendali, il mondo della produzione.
Insomma il consumatore informato può essere uno dei
protagonisti in quel complesso processo che deve portarci alla
riconversione ecologica dell'economia.
Proprio da queste considerazioni prende l'avvio la presente
proposta di legge: è tempo che il Parlamento, che così poco si
preoccupa dei problemi dei consumatori, intervenga con una
disciplina chiara e semplice in grado di fornire ai
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cittadini elementi preziosi di conoscenza, nonché di
determinare una alimentazione sempre più cosciente ed
equilibrata.
L'articolo 1 definisce l'ambito di applicazione della
legge, mentre l'articolo 2 fornisce le definizioni. Con
l'articolo 3 viene definita l'obbligatorietà della
etichettatura nutrizionale, mentre con l'articolo 4 si
individuano le informazioni da riportare in etichetta. Gli
articoli 5 e 6 forniscono gli elementi tecnici riguardanti i
fattori di conversione e le unità di misura.
L'articolo 7 stabilisce le modalità della etichettatura.
L'articolo 8 detta norme per i prodotti alimentari non
confezionati, mentre con l'articolo 9 viene prevista la
obbligatorietà, per una serie di prodotti, di
riportare ulteriori informazioni per il consumatore.
Vengono poi attribuite, con l'articolo 10, nuove competenze
all'Istituto nazionale della nutrizione, mentre l'articolo 11
garantisce ad ogni cittadino il diritto di informazione ed
accesso riguardo l'attività dell'Istituto nazionale della
nutrizione.
Con l'articolo 12 si prevedono norme per la presentazione e
la pubblicità dei prodotti alimentari muniti di etichettatura
nutrizionale, mentre l'articolo 13 determina l'attività di
controllo sulla applicazione della legge.
Infine, l'articolo 14 stabilisce le sanzioni per i
trasgressori alle norme della legge.
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