| Onorevoli Colleghi! -- In tutto il continente americano,
come in Australia o nell'Africa australe, non esiste una sola
scuola statale italiana e la normativa relativa alle scuole
legalmente riconosciute operanti in Italia non può essere
ugualmente applicata alle scuole legalmente riconosciute
operanti all'estero ed in particolare a quelle dei territori
d'oltre oceano.
Le differenze di compiti e di funzioni sono enormi.
In Italia le scuole legalmente riconosciute hanno funzione
complementare rispetto alle scuole statali mentre, oltre
oceano, ed in particolare in America, hanno funzione
sostitutiva.
In Italia le scuole legalmente riconosciute hanno
prevalentemente il compito
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di recuperare al mondo scolastico alunni che, per ragioni
diverse, hanno perso il passo rispetto ai loro coetanei; in
America le scuole legalmente riconosciute hanno il compito di
diffondere la nostra lingua e la nostra cultura tra i
discendenti dei nostri emigrati, i quali desiderano
avvicinarsi e riscoprire la lingua e la cultura delle loro
radici con una domanda scolastica sempre crescente, domanda
che non possiamo lasciare disattesa.
I più di 6.000 discendenti dei nostri emigrati che ogni
anno a Buenos Aires frequentano i corsi di lingua italiana
della "Dante Alighieri" ne sono una prova.
Tuttavia non è solo per ragioni etiche, morali e
sentimentali, già di per se stesse pienamente valide, che
dobbiamo soddisfare questa domanda di lingua e di cultura
italiana che ci viene d'oltre oceano, ma anche perché, come
conseguenza di più stretti rapporti culturali, si faranno più
frequenti e consistenti anche i rapporti commerciali,
industriali, di scambi tecnologici ed in ogni altro campo di
attività umana.
Non dimentichiamo che, fra i giovani che frequentano per
diversi anni le scuole italiane, cioè che si avvicinano ed
assorbono la nostra lingua e la nostra cultura, uscirà una
buona parte della classe dirigente di domani delle varie
attività produttive in questi Paesi.
La popolazione scolastica delle nostre scuole d'oltre
oceano, ed in particolare di quelle d'America, ha
caratteristiche completamente diverse dalla popolazione
scolastica delle nostre scuole in Europa o nel bacino del
Mediterraneo.
Queste scuole sono frequentate dai discendenti dei nostri
connazionali emigrati, spesso di seconda o terza generazione,
sono cioè giovani che non pensano ad un loro più o meno vicino
ritorno in Italia, ma vedono il futuro nello stesso Paese in
cui vivono; per questo la nostra lingua e la nostra cultura
devono, molto spesso, trovare posto a fianco della lingua e
della cultura locale in una integrazione di studi e di
culture.
Mentre in Australia sono consentiti solo corsi integrativi
di lingua e cultura italiana ed è questo l'unico mezzo a noi
possibile per diffondere la nostra lingua e la nostra cultura
in quel continente, in America hanno invece piena validità le
scuole italiane bilingui, nelle quali gli insegnamenti in
lingua italiana trovano, nelle diverse scuole, spazi diversi,
secondo i diversi accordi culturali siglati con i singoli
Stati.
Compito della nostra diplomazia è di raggiungere accordi
con i diversi Paesi che consentano, nelle scuole italiane
bilingui, di svolgere almeno il 50 per cento delle lezioni in
lingua italiana e che riconoscano bilateralmente i titoli di
studio rilasciati da queste scuole, sia a livello finale sia
in qualsiasi anno intermedio del ciclo di studi.
Mentre il compito della diplomazia è proiettato verso il
futuro ed è condizionato dalle esigenze dei diversi Paesi
interessati, compito del Parlamento è oggi quello di approvare
una legge organica che, prendendo atto della realtà della
emigrazione italiana d'oltre oceano, regoli il funzionamento
di queste scuole e corsi di lingua italiana tenendo conto
delle loro peculiari caratteristiche e delle loro particolari
esigenze.
Né possiamo dimenticare, fra le Istituzioni scolastiche
italiane d'oltre oceano, le scuole di cantiere, alcune
legalmente riconosciute, altre riconosciute con presa d'atto,
che, tra mille difficoltà, cercano di impartire ai figli dei
dipendenti che lavorano nel cantiere, una istruzione ed una
cultura quanto più possibilmente simile a quella delle scuole
italiane.
Una delle esigenze fondamentali e contemporaneamente una
delle maggiori difficoltà, per il buon funzionamento delle
istituzioni scolastiche italiane d'oltre oceano, è quella del
reperimento del personale docente.
In molti Paesi d'oltre oceano, nei quali già da molti anni
la nostra emigrazione ha terminato il suo flusso, il
reperimento in loco dei docenti capaci di insegnare in
lingua italiana e provvisti dei titoli di studio necessari è
pressoché impossibile, tanto che in alcuni Paesi, come in
Colombia o in Perù, gli insegnamenti in lingua italiana sono
al di sotto di quelli che gli accordi culturali consentono; in
altri Paesi
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si fa largo ricorso a docenti laureati sul posto che non
possono riflettere, nel loro insegnamento, la cultura, la
didattica e la metodologia che caratterizzano la scuola
italiana di oggi; in altri Paesi la maggior parte degli
insegnanti è in età avanzata e, quando essi lasceranno
l'insegnamento, non sarà possibile sostituirli con insegnanti
adeguatamente preparati assunti sul posto. In Australia ed in
Canada i corsi integrativi di lingua italiana sono
numericamente inferiori alle necessità per mancanza di
insegnanti.
Non è difficile trovare insegnanti disposti a recarsi
presso scuole aventi la sede in Europa o nel bacino del
Mediterraneo o nel vicino o medio oriente. Chi insegna in
queste scuole rimane, possiamo dire, vicino alla porta di casa
e, quando lo ritiene opportuno, può anche passare un fine
settimana a casa propria. Inoltre i compensi, anche di chi è
assunto sul posto, sono dignitosi.
Diverso è il caso di chi si reca ad insegnare nelle scuole
o nei corsi di lingua italiana d'oltre oceano. Non si può
certo pensare che, alle condizioni attuali, insegnanti non di
ruolo siano disposti a trasferirsi a proprie spese in quelle
sedi (costo del viaggio non meno di un milione di lire) per
ricevere poi, come assunti sul posto, alle condizioni previste
dalle leggi locali, degli stipendi equivalenti più o meno alle
300.000 lire italiane mensili. Per quanto il costo della vita
in quei Paesi sia modesto, tali compensi sono umilianti e
indecorosi, tanto che costringono gli insegnanti locali delle
scuole locali a lavorare fino a 40 e più ore settimanali per
mantenere la propria famiglia, con quali risultati didattici
si può ben immaginare.
Nè si può pensare di soddisfare tutte le esigenze di queste
scuole con l'invio di tanti insegnanti di ruolo ai sensi
dell'articolo 14 del testo unico delle norme legislative sulle
scuole italiane all'estero approvato con regio decreto 12
febbraio 1940, n. 740, perché il costo a carico dello Stato
italiano sarebbe proibitivo e addiritura improponibile.
La presente proposta di legge intende creare validi
incentivi per invogliare giovani insegnanti non di ruolo,
provvisti già dell'esperienza di qualche anno di insegnamento,
a chiedere di essere assegnati alle scuole italiane d'oltre
oceano, risolvendo così il problema del reperimento degli
insegnanti per queste scuole con solo un modesto aggravio di
spese per l'Amministrazione dello Stato, che può essere
largamente compensato con un risparmio in altre voci di
spesa.
Innanzitutto gli aspiranti devono essere opportunamente
preparati per l'insegnamento in queste scuole o corsi che
presentano caratteristiche tutte proprie, in particolare per
quanto riguarda le scuole bilingui.
Lo Stato deve poi contribuire in larga misura al pagamento
del loro viaggio per raggiungere la sede.
Inoltre si devono applicare, anche ai docenti che insegnano
nelle istituzioni scolastiche italiane d'oltre oceano anche se
lagalmente riconosciute le norme previste dalla cosiddetta
legge del "doppio canale" (decreto-legge 6 novembre 1989, n.
357, convertito, con modificazioni, dalla legge 27 dicembre
1989, n. 417) consentendo il passaggio in ruolo dopo 360
giorni effettivi d'insegnamento, alle condizioni che nella
presente proposta di legge vengono esposte. Ciò è pienamente
giustificato considerando i diversi compiti e le diverse
funzioni che hanno le Istituzioni scolastiche italiane d'oltre
oceano rispetto a quelle funzionanti in Italia ed anche
rispetto a quelle funzionanti in Europa, come già illustrato
all'inizio della presente relazione.
Si vuole precisare che non si propone assolutamente un
passaggio in ruolo indiscriminato, che sarebbe quanto mai
pregiudizievole per il buon funzionamento di queste
Istituzioni, in quanto la presente proposta di legge prevede
una griglia la quale consente il passaggio in ruolo solo a chi
ha realmente i titoli validi per poterlo richiedere.
E' infine necessario, nel contesto delle particolari
condizioni locali, venire incontro agli alunni meritevoli e
meno abbienti che desiderano frequentare scuole italiane,
sostenere gli enti gestori che, con i loro sforzi e sacrifici,
hanno creato e tengono in vita le tante Istituzioni
scolastiche italiane
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d'oltre oceano ed infine restringere la forbice, oggi enorme,
veramente umiliante, che distanzia le retribuzioni degli
insegnanti assunti sul posto da quelle degli insegnanti
inviati dall'Italia.
E' da considerare di grandissima rilevanza la questione
degli stipendi percepiti dagli insegnanti assunti in loco
che non solo sono privi di qualsiasi dignità ma non
consentono, in assoluto, la possibilità di realizzare questa
grande impresa che attiene a coltivare, ad esaltare, a
promuovere, a difendere la nostra cultura e la nostra lingua
nel mondo. Poniamo questa questione degli insegnanti
all'estero come problema di fondo che deve essere affrontato
con grande senso di responsabilità; in questo quadro dovranno
essere riesaminati
con equità gli assegni di sede al personale direttivo e
docente di ruolo in servizio all'estero, che indubbiamente
sono enormemente lievitati anche perché erroneamente (essendo
pagamenti fatti in dollari) sono stati aumentati in
correlazione agli aumenti del costo della vita e alla
svalutazione, aumento che assolutamente non doveva applicarsi.
A titolo di esempio: l'insegnante assunto sul posto in
qualsiasi Paese dell'America Latina, guadagna attorno alle
300.000 lire al mese, mentre l'assegno di sede di un
professore di ruolo in servizio all'estero nelle stesse sedi
si aggira oggi tra i 6 e gli 8 milioni di lire al mese. Per
non parlare di un addetto ad un istituto di cultura, il cui
stipendio supera i 15 milioni di lire al mese.
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