| Onorevoli Colleghi! -- 1. Definizione del PVC.
La sigla "PVC" indica il cloruro di polivinile, una
plastica altamente versatile di grande utilizzo nei più
svariati settori. In PVC sono fatte alcune bottiglie per il
confezionamento dell'acqua, contenitori e pellicole
alimentari, carte di credito, dischi, carte da parati, infissi
per porte e finestre, tubi di scarico fognario, grondaie,
piastrelle per la pavimentazione, interni d'auto, mobili da
giardino, prodotti sanitari, rivestimenti esterni di cavi,
eccetera. Il PVC deriva dalla polimerizzazione del CVM
(cloruro di vinile monomero o cloruro di etilene) ottenuto, a
sua volta, dalla clorazione dell'etilene che ha origine da
prodotti petroliferi. Al termine del processo
di polimerizzazione, il PVC si presenta in forma
granulare ed è pressocché inutilizzabile tal quale. Per poter
trovare applicazione di mercato, al PVC vengono aggiunte
quantità variabili di altre sostanze ed elementi necessari per
conferirgli le caratteristiche di cui necessita.
Il PVC è stato il primo prodotto sintetico ad essere
brevettato (1913) ed ha subìto un grande sviluppo negli ultimi
decenni. Ciò è da ascriversi con buona probabilità al fatto
che, essendo una plastica strettamente legata all'industria
del cloro, elemento fondamentale della sua costituzione,
risulta essere un prodotto a basso costo. Il cloro, infatti, è
stato per lunghi anni un semplice prodotto di scarto
dell'industria della soda caustica utilizzata nei più svariati
processi industriali. L'elevata
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disponibilità di cloro sul mercato è stata assorbita da
svariati settori quali quello del DDT, dei PCB, dei pesticidi
e dei solventi. Man mano che l'uso di questi prodotti, a
seguito della loro elevata pericolosità per la salute umana, è
stato bandito, il cloro ha trovato uno sbocco sempre maggiore
nell'industria del PVC. Attualmente vengono prodotti circa 18
milioni di tonnellate all'anno di PVC nel mondo, che assorbono
il 30 per cento della produzione totale di cloro. Il PVC ha
progressivamente sostituito gli altri materiali tradizionali,
nonostante il suo intero ciclo vitale ponga dei seri rischi
per la salute ambientale ed umana.
2. Problemi ambientali e rischi per la salute.
a) Produzione:
come accennato, il PVC si forma per polimerizzazione del
CVM prodotto a partire dal dicloroetene (DCE). Al contatto,
questo prodotto altamente tossico viene facilmente assorbito
dalla pelle. Se ingerito, può causare il cancro e
malformazioni alla nascita, danni al fegato, ai reni e ad
altri organi, emorragie ed aneurismi. Il DCE è un prodotto
altamente infiammabile che in caso di combustione, genera gas
contenenti acido cloridrico e fosgene, entrambi estremamente
tossici. Il 95 per cento della sua produzione è destinato alla
formazione del monomero del PVC, un gas estremamente
cancerogeno ed infiammabile. L'avvelenamento da CVM determina
decalcificazione ossea, deformazione delle dita, lesioni
cutanee, impotenza, difficoltà respiratorie, danni al fegato
ed alla circolazione sanguigna ed una forma di cancro al
fegato detta angiosarcoma. Al 1990 erano 157 i casi di decesso
per questo tipo di tumore causato dall'esposizione al CVM,
mentre gli esperti ne prevedono tra 140 e 150 nei prossimi
trenta anni. Nonostante gli addetti alla sua produzione
rappresentino la categoria a maggiore rischio, il CVM viene
rilasciato in gran quantità soprattutto dagli scarichi
atmosferici. Nel 1992, l'ENICHEM ha dichiarato di aver immesso
in atmosfera 2.136 tonnellate di DCE e oltre 1.036 tonnellate
di CVM.
b) Trasporto:
molto spesso il CVM viene prodotto in stabilimenti che
possono distare migliaia di chilometri da quello dove avviene
la sua polimerizzazione in PVC. Per il trasporto, il CVM viene
compresso fino alla sua liquefazione. Ogni perdita può
provocare un'esplosione, in quanto il suo punto di
infiammabilità e la sua temperatura critica sono molto bassi.
Tra il 1964 ed il 1980, sono stati documentati 17 incidenti
occorsi durante il trasposto di CVM che hanno richiesto
l'evacuazione delle popolazioni adiacenti al luogo del
rilascio. In Italia, decine di migliaia di tonnellate di CVM
attraversano ogni giorno, su gomma e rotaia, aree urbane
densamente popolate.
c) Additivi:
il PVC puro è un composto altamente instabile, duro e
fragile. Per poter essere impiegato ha quindi bisogno di
essere mescolato ad altri prodotti che sono a loro volta
tossici e nocivi. Nel prodotto finito questi additivi possono
costituire dal 40 al 60 per cento in peso. Normalmente,
metalli pesanti quali bario, stagno e cadmio vengono impiegati
come stabilizzanti, bromuri e composti del fosforo come
ritardanti ed ignifughi, ftalati come plasticizzanti. In
Europa occidentale, si produce annualmente circa un milione di
tonnellate di plasticizzanti, il 77 per cento del quale viene
impiegato nella produzione di PVC che ne può contenere
quantità variabili tra il 10 ed il 12 per cento, sino al 60
per cento nei prodotti più flessibili. Nel 1987 sono stati
prodotti 4 milioni di tonnellate in tutto il mondo di
dietilesilftalato o DEHP, il plastificante più comunemente
impiegato. Questo composto si ritrova in moltissimi organismi
viventi (pesci, uova di uccelli marini, mammiferi marini e
piante di mais) e si sospetta che sia cancerogeno per l'uomo.
L'1 per cento di DEHP prodotto finisce
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nelle acque di scarico ed un quantitativo simile viene
rilasciato nel corso del suo mescolamento alla plastica. La
sua presenza nelle pellicole alimentari può essere fonte di
contaminazione degli alimenti, in special modo di latticini e
di quelli ad elevato contenuto di materia grassa. In Austria
l'uso del DEHP è vietato nelle confezioni a diretto contatto
degli alimenti, in Svizzera nei giocattoli destinati ai
bambini inferiori ai tre anni, mentre in Germania se ne
sconsiglia l'uso negli anelli stimolanti la dentizione dei
neonati. Le conseguenze ecotossicologiche del DEHP lo hanno
posto tra le sostanze ambientalmente più tossiche in Olanda e
negli Stati Uniti. I metalli pesanti usati come stabilizzanti
costituiscono un problema durante la fasi di smaltimento. Nel
1987, la Danimarca ha bandito l'uso del cadmio nel PVC, mentre
la Comunità europea ne ha raccomandato lo smaltimento.
d) La combustione del PVC:
in caso di incendio, il PVC può dar luogo a combustioni
lente che danno origine a nubi che contengono, tra l'altro,
acido cloridrico, diossine, furani e metalli. Per questi
motivi, il Ministero della sanità e l'Ufficio federale per
l'ambiente tedesco propongono di bandire l'uso di plastiche
contenenti cloro e bromo in manufatti soggetti a rischio di
incendio. Il Ministero della sanità raccomanda altresì,
qualora queste plastiche fossero coinvolte in incendi, di
eliminare le ceneri per mezzo di ditte specializzate, per
limitare i danni da contaminazione da diossine e furani.
e) Oggetti non durevoli:
i beni non durevoli possono definirsi quelli che hanno un
ciclo vitale inferiore ai due anni. In Europa occidentale,
circa il 18 per cento del PVC prodotto viene impiegato nel
settore degli imballaggi. Questi manufatti rappresentano un
problema soprattutto per il loro continuo apporto in cloro nei
rifiuti solidi urbani (RSU). Il PVC presente nei RSU, pur
essendo poco rappresentativo in termini di peso, è
responsabile dell'apporto di cloro fino al 60 per cento del
totale. Quando i rifiuti sono destinati all'incenerimento
volto al recupero energetico, l'alta concentrazione di cloro
nel polimero rende questo processo estremamente più difficile
e meno remunerativo, date le caratteristiche ignifughe del
PVC. Inoltre, in fase di incenerimento, il PVC rilascia
notevoli quantità di acido cloridrico, diossine e furani
estremamente dannosi per la salute umana e per l'ambiente. Si
stima che l'incenerimento di 1 chilo di PVC generi 50
microgrammi di diossina. I residui di incenerimento
contengono, inoltre, elevate concentrazioni di metalli pesanti
utilizzati come stabilizzanti nella produzione del PVC, che
rendono più complesso lo smaltimento delle ceneri. Nel caso di
smaltimento nelle discariche, il PVC tende a degradarsi
rilasciando gli additivi che lo compongono, alcuni dei quali
estremamente pericolosi. In questo contesto, quello che viene
normalmente trattato come un RSU dovrebbe invece seguire
metodi di smaltimento più appropriati al suo livello di
potenziale pericolo ambientale.
f) Beni durevoli:
in questi ultimi anni l'uso del PVC ha trovato nel
settore edile uno sbocco applicativo particolarmente
favorevole. Attualmente si stima che in un Paese
industrializzato europeo si destini il 58 per cento circa
della produzione di PVC al settore dell'edilizia. In Italia il
50 per cento del PVC prodotto (pari a circa 500.000 tonnellate
all'anno) è impiegato nel settore edile dove viene utilizzato
nelle tubature di scarico, grondaie, infissi per finestre,
isolamento dei cavi elettrici, carte da parati,
pavimentazioni, pannelli di rivestimento, eccetera. In alcuni
Paesi del nord Europa dove gli interni degli edifici sono
costituiti in buona parte da PVC, è stata recentemente
ventilata l'ipotesi che i plastificanti che si liberano dal
polimero possano essere responsabili di alcune sindromi di
depressione che interessano le persone che stazionano per
lunghi periodi
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nei locali. Il PVC viene anche impiegato nel settore
automobilistico per gli interni di auto (similpelle dei
sedili, pannelli interni, volanti, cruscotti, eccetera). Data
la presenza massiccia di questo materiale, i conducenti di
taxi e gli autisti di auto sono stati considerati "soggetti a
rischio" in una recente ricerca commissionata dalla Comunità
europea. L'impiego del PVC nel settore automobilistico pone
poi il serio problema della rottamazione delle auto che viene
effettuata ignorando i pericoli connessi ad un non corretto
trattamento di questa plastica.
g) Riciclaggio:
data la grande eterogeneità di formulazione del PVC, è
materialmente impossibile trattarlo come materiale omogeneo.
Ciò comporta un notevole svantaggio nella politica del
riciclaggio volta alla riduzione del volume totale dei
rifiuti. Attualmente in Italia solo 80.000 tonnellate all'anno
di PVC, pari all'8 per cento, vengono riciclate. Inoltre, non
si può parlare di vero riciclaggio in quanto il PVC ritrattato
non possiede le qualità del prodotto originario e può essere
pertanto impiegato in applicazioni di minor interesse
commerciale. Ciò comporta che la minima frazione di PVC
riciclato non consente un minor utilizzo di materia prima
nelle produzioni principali, spirito che dovrebbe essere alla
base della politica del riciclaggio. Al contrario, il
commercio dei materiali plastici destinati al riciclaggio può
rappresentare una importante via di occultamento. Si stima che
il 40 per cento delle plastiche che vengono inviate agli
impianti di riciclaggio finisca in discariche abusive e venga
gettato in mare durante il trasporto.
3. Cosa succede all'estero.
L'industria del cloro e le sue diverse applicazioni sono
oggetto di un crescente interesse da parte degli organi di
controllo, a seguito delle accertate conseguenze ambientali e
sanitarie. Anche la produzione e l'uso del PVC stanno subendo
un progressivo ridimensionamento che cresce man mano che si
acquisiscono dati sul suo reale e potenziale impatto
ambientale. Le azioni finora intraprese riguardano sia
iniziative governative sia decisioni di produttori ed
utilizzatori di PVC:
a) Austria:
la AEG (componenti elettronici), la
Volkswagen (autoveicoli) e la Herlitz (prodotti
per uffici) hanno deciso di eliminare l'uso del PVC dai loro
prodotti. Alcune regioni (Bassa ed Alta Austria, Tirolo e
Voralberg) e i comuni di Vienna, Linz, Salisburgo, Innsbruck,
Graz, Bregenz, Feldkirch, Dornbirn, St. Valentine, Hochst,
Wolfsberg e Judenburg hanno deliberato l'eliminazione del PVC
nel settore dell'imballaggio, per le pavimentazioni e gli
infissi delle finestre o una più generale progressiva
eliminazione del PVC negli edifici pubblici. A Vienna, il
nuovo ospedale SMZ-Ost Hospital è quasi del tutto privo
di PVC, cosi come lo è la linea metropolitana e gran parte del
sistema di trasporto pubblico.
b) Belgio:
nel giugno del 1993 è stata approvata alla prima Camera
del Parlamento una legge sulla tassazione delle bottiglie in
plastica per alimenti. Per le bottiglie in PVC è stata
proposta l'aliquota maggiore pari a 15 franchi per
bottiglia.
c) Danimarca:
il Grena Hospital ha iniziato la sostituzione dei
prodotti in PVC sin dal 1986 ed ha finora ridotto il suo
consumo del 70 per cento.
La catena di supermercati IRMA ha ridotto del 99 per cento
la vendita di prodotti contenenti PVC. Il comune di Aahus ha
deciso di eliminare l'uso del PVC negli ospedali ed altri
edifici pubblici. Per facilitare questo processo di
sostituzione è stato pubblicato un manuale contenente oltre
500 articoli ospedalieri e per uffici privi di PVC.
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d) Germania:
allo stato attuale, tre Stati e ottanta comuni hanno
avviato il processo di divieto nell'uso di PVC. La Sony
Europe ha deciso di eliminare ogni tipo di plastica per il
confezionamento dei suoi prodotti. Nel caso di impossibilità
di utilizzo di altro materiale, il PVC sarà sostituito con
altri polimeri senza cloro. La AEG ha deciso di produrre
manufatti privi di PVC. La Mercedes, Volkswagen, Bmw ed
Opel hanno programmi per un minimo impiego di PVC nelle
loro vetture. La catena di distribuzione Tangelman e la
produttrice di cosmetici Wella hanno sostituto il PVC
impiegato negli imballaggi.
e) Giappone:
nella prefettura di Chiba, le assemblee delle città di
Abiko e Narasion hanno emesso risoluzioni per la riduzione del
quantitativo di PVC utilizzato.
f) Lussemburgo:
nel 1991 il Consiglio della capitale ha deciso di non
permettere più l'utilizzo di tubi di scarico in PVC per il
sistema fognario della capitale. Questo provvedimento riguarda
tanto le costruzioni pubbliche che quelle private.
g) Norvegia:
il comune di Bergen ha deciso di eliminare
progressivamente l'uso del PVC dagli edifici pubblici.
h) Svezia:
il progetto di legge sullo sviluppo sostenibile, votato
dal Governo svedese nel 1993, pone in rilievo la necessità di
eliminare il PVC nei prodotti a breve ciclo vitale, a seguito
dei problemi ambientali connessi al suo uso. La compagnia IKEA
ha deciso di eliminare l'uso del PVC in tutte quelle
applicazioni per le quali siano disponibili alternative. La
Tarkett, produttrice di pavimenti plastici, ha deciso
nel luglio 1993 di eliminare progressivamente il PVC dai suoi
prodotti, riconoscendo l'impossibilità di obiettare
ragionevolmente alle accuse circa l'impatto ambientale globale
di questa plastica.
i) Svizzera:
dal 1^ novembre 1991 è in vigore il divieto di utilizzo
di bottiglie in PVC per acque minerali. La catena di
distribuzione Migros ha eliminato il 75 per cento del PVC
usato nei suoi punti vendita.
4. Perché una legge italiana sul PVC.
Le informazioni circa i diversi aspetti che riguardano
l'impatto ambientale del PVC ed i rischi per la salute
connessi alla sua produzione, utilizzo e smaltimento sono
continuamente aggiornate dalle ricerche condotte da chi ne
vorrebbe vedere l'eliminazione totale e da chi, invece,
sostiene la sua innocuità. Nonostante ciò, esistono alcuni
punti fermi incontrovertibili relativi ad esempio alla
cancerogenicità del cloruro di vinile monomero, alla
produzione di diossine durante processi di ossiclorurazione
dell'etilene e della produzione del CVM, della creazione di
diossine ed acido cloridrico durante la fase di incenerimento
del PVC, della tossicità di alcuni composti ed elementi che
vengono impiegati in quantità diverse nella formulazione del
prodotto finale e nel rilascio di svariati tipi di
organocloruri nell'ambiente attraverso emissioni atmosferiche
e reflui dei processi industriali. In questi ultimi anni
l'industria ha cercato di sminuire la portata dei problemi
connessi alla chimica del cloro ed al suo utilizzo nel settore
delle plastiche, contestando la mancanza di fondamenti
scientifici sufficienti per giustificare un bando totale
nell'utilizzo di questo elemento. E' però inconfutabile che
dovere di un Governo e di un Parlamento responsabile è quello
di prendere qualsiasi misura atta a prevenire ogni forma di
attentato alla salute dei cittadini che rappresenta e
all'ambiente in cui opera. Le informazioni esistenti sono tali
e tante che non è più possibile accettare la mancanza di
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una regolamentazione di un settore tanto delicato e dal
potenziale distruttivo di tale portata. La presente proposta
di legge si propone quindi di gettare le basi per affrontare
un problema che riguarda la salute nostra e delle generazioni
future. Il buon senso vuole che anche nell'incertezza
dell'entità del danno si legiferi applicando misure
restrittive che possano impedire di dover affrontare
situazioni emergenziali e di dover intervenire quando un
problema si manifesta in tutta la sua gravità.
Nonostante ciò, considerando che esiste un dibattito
scientifico ancora aperto che riguarda alcuni particolari
aspetti dell'uso del PVC, si ritiene opportuno limitare il
divieto dell'uso di questa plastica in quelle applicazioni che
più da vicino minacciano la salute dei lavoratori e dei
cittadini e l'integrità dell'ambiente. Si richiedono inoltre
maggiori approfondimenti atti a chiarire i rischi connessi a
quegli utilizzi delle plastiche contenenti cloro per i quali
la letteratura scientifica è ancora frammentaria. L'adozione
di una legge siffatta,
oltre che tutelare gli interessi della comunità, sarà un
deterrente indispensabile per evitare di assistere al
trasferimento nel nostro Paese di produzioni altrove vietate o
strettamente limitate.
L'articolo 1 della presente proposta di legge stabilisce, a
partire dal 1^ gennaio 1996, il divieto della utilizzazione
del PVC in alcuni settori, mentre l'articolo 2 detta norme
circa le utilizzazioni consentite.
Con l'articolo 3 sono previsti incentivi per la
riconversione industriale. In alcuni settori di particolare
rilievo per la salute è previsto un programma di ricerca
(articolo 4) nonché campagne informative dei cittadini
(articolo 5).
Viene previsto che le amministrazioni pubbliche privilegino
il ricorso a materiali sostitutivi del PVC per le loro
forniture (articolo 6). Con gli articoli 7 e 8 sono stabiliti
i controlli e le sanzioni. Infine l'articolo 9 prevede una
relazione al Parlamento sullo stato di attuazione della
legge.
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