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Testi integrali degli Atti Parlamentari della XII Legislatura

Documento


5343
DDL0430-0002
Progetto di legge Camera n. 430 - testo presentato - (DDL12-430)
(suddiviso in 11 Unità Documento)
Unità Documento n.2 (che inizia a pag.1 dello stampato)
...C430. TESTIPDL
...C430.
RELAZIONE
ZZDDL ZZDDLC ZZNONAV ZZDDLC430 ZZ12 ZZRL ZZPR
    Onorevoli Colleghi! -- 1.  Definizione del PVC.
      La sigla "PVC" indica il cloruro di polivinile, una
  plastica altamente versatile di grande utilizzo nei più
  svariati settori.  In PVC sono fatte alcune bottiglie per il
  confezionamento dell'acqua, contenitori e pellicole
  alimentari, carte di credito, dischi, carte da parati, infissi
  per porte e finestre, tubi di scarico fognario, grondaie,
  piastrelle per la pavimentazione, interni d'auto, mobili da
  giardino, prodotti sanitari, rivestimenti esterni di cavi,
  eccetera.  Il PVC deriva dalla polimerizzazione del CVM
  (cloruro di vinile monomero o cloruro di etilene) ottenuto, a
  sua volta, dalla clorazione dell'etilene che ha origine da
  prodotti petroliferi.  Al termine del processo
  di polimerizzazione, il PVC si presenta in forma
  granulare ed è pressocché inutilizzabile tal quale.  Per poter
  trovare applicazione di mercato, al PVC vengono aggiunte
  quantità variabili di altre sostanze ed elementi necessari per
  conferirgli le caratteristiche di cui necessita.
    Il PVC è stato il primo prodotto sintetico ad essere
  brevettato (1913) ed ha subìto un grande sviluppo negli ultimi
  decenni.  Ciò è da ascriversi con buona probabilità al fatto
  che, essendo una plastica strettamente legata all'industria
  del cloro, elemento fondamentale della sua costituzione,
  risulta essere un prodotto a basso costo.  Il cloro, infatti, è
  stato per lunghi anni un semplice prodotto di scarto
  dell'industria della soda caustica utilizzata nei più svariati
  processi industriali.  L'elevata
 
                               Pag. 2
 
  disponibilità di cloro sul mercato è stata assorbita da
  svariati settori quali quello del DDT, dei PCB, dei pesticidi
  e dei solventi.  Man mano che l'uso di questi prodotti, a
  seguito della loro elevata pericolosità per la salute umana, è
  stato bandito, il cloro ha trovato uno sbocco sempre maggiore
  nell'industria del PVC.  Attualmente vengono prodotti circa 18
  milioni di tonnellate all'anno di PVC nel mondo, che assorbono
  il 30 per cento della produzione totale di cloro.  Il PVC ha
  progressivamente sostituito gli altri materiali tradizionali,
  nonostante il suo intero ciclo vitale ponga dei seri rischi
  per la salute ambientale ed umana.
  2.  Problemi ambientali e rischi per la salute.
      a)  Produzione:
      come accennato, il PVC si forma per polimerizzazione del
  CVM prodotto a partire dal dicloroetene (DCE).  Al contatto,
  questo prodotto altamente tossico viene facilmente assorbito
  dalla pelle.  Se ingerito, può causare il cancro e
  malformazioni alla nascita, danni al fegato, ai reni e ad
  altri organi, emorragie ed aneurismi.  Il DCE è un prodotto
  altamente infiammabile che in caso di combustione, genera gas
  contenenti acido cloridrico e fosgene, entrambi estremamente
  tossici.  Il 95 per cento della sua produzione è destinato alla
  formazione del monomero del PVC, un gas estremamente
  cancerogeno ed infiammabile.  L'avvelenamento da CVM determina
  decalcificazione ossea, deformazione delle dita, lesioni
  cutanee, impotenza, difficoltà respiratorie, danni al fegato
  ed alla circolazione sanguigna ed una forma di cancro al
  fegato detta angiosarcoma.  Al 1990 erano 157 i casi di decesso
  per questo tipo di tumore causato dall'esposizione al CVM,
  mentre gli esperti ne prevedono tra 140 e 150 nei prossimi
  trenta anni.  Nonostante gli addetti alla sua produzione
  rappresentino la categoria a maggiore rischio, il CVM viene
  rilasciato in gran quantità soprattutto dagli scarichi
  atmosferici.  Nel 1992, l'ENICHEM ha dichiarato di aver immesso
  in atmosfera 2.136 tonnellate di DCE e oltre 1.036 tonnellate
  di CVM.
      b)  Trasporto:
      molto spesso il CVM viene prodotto in stabilimenti che
  possono distare migliaia di chilometri da quello dove avviene
  la sua polimerizzazione in PVC.  Per il trasporto, il CVM viene
  compresso fino alla sua liquefazione.  Ogni perdita può
  provocare un'esplosione, in quanto il suo punto di
  infiammabilità e la sua temperatura critica sono molto bassi.
  Tra il 1964 ed il 1980, sono stati documentati 17 incidenti
  occorsi durante il trasposto di CVM che hanno richiesto
  l'evacuazione delle popolazioni adiacenti al luogo del
  rilascio.  In Italia, decine di migliaia di tonnellate di CVM
  attraversano ogni giorno, su gomma e rotaia, aree urbane
  densamente popolate.
      c)  Additivi:
      il PVC puro è un composto altamente instabile, duro e
  fragile.  Per poter essere impiegato ha quindi bisogno di
  essere mescolato ad altri prodotti che sono a loro volta
  tossici e nocivi.  Nel prodotto finito questi additivi possono
  costituire dal 40 al 60 per cento in peso.  Normalmente,
  metalli pesanti quali bario, stagno e cadmio vengono impiegati
  come stabilizzanti, bromuri e composti del fosforo come
  ritardanti ed ignifughi, ftalati come plasticizzanti.  In
  Europa occidentale, si produce annualmente circa un milione di
  tonnellate di plasticizzanti, il 77 per cento del quale viene
  impiegato nella produzione di PVC che ne può contenere
  quantità variabili tra il 10 ed il 12 per cento, sino al 60
  per cento nei prodotti più flessibili.  Nel 1987 sono stati
  prodotti 4 milioni di tonnellate in tutto il mondo di
  dietilesilftalato o DEHP, il plastificante più comunemente
  impiegato.  Questo composto si ritrova in moltissimi organismi
  viventi (pesci, uova di uccelli marini, mammiferi marini e
  piante di mais) e si sospetta che sia cancerogeno per l'uomo.
  L'1 per cento di DEHP prodotto finisce
 
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  nelle acque di scarico ed un quantitativo simile viene
  rilasciato nel corso del suo mescolamento alla plastica.  La
  sua presenza nelle pellicole alimentari può essere fonte di
  contaminazione degli alimenti, in special modo di latticini e
  di quelli ad elevato contenuto di materia grassa.  In Austria
  l'uso del DEHP è vietato nelle confezioni a diretto contatto
  degli alimenti, in Svizzera nei giocattoli destinati ai
  bambini inferiori ai tre anni, mentre in Germania se ne
  sconsiglia l'uso negli anelli stimolanti la dentizione dei
  neonati.  Le conseguenze ecotossicologiche del DEHP lo hanno
  posto tra le sostanze ambientalmente più tossiche in Olanda e
  negli Stati Uniti.  I metalli pesanti usati come stabilizzanti
  costituiscono un problema durante la fasi di smaltimento.  Nel
  1987, la Danimarca ha bandito l'uso del cadmio nel PVC, mentre
  la Comunità europea ne ha raccomandato lo smaltimento.
      d)  La combustione del PVC:
    in caso di incendio, il PVC può dar luogo a combustioni
  lente che danno origine a nubi che contengono, tra l'altro,
  acido cloridrico, diossine, furani e metalli.  Per questi
  motivi, il Ministero della sanità e l'Ufficio federale per
  l'ambiente tedesco propongono di bandire l'uso di plastiche
  contenenti cloro e bromo in manufatti soggetti a rischio di
  incendio.  Il Ministero della sanità raccomanda altresì,
  qualora queste plastiche fossero coinvolte in incendi, di
  eliminare le ceneri per mezzo di ditte specializzate, per
  limitare i danni da contaminazione da diossine e furani.
      e)  Oggetti non durevoli:
      i beni non durevoli possono definirsi quelli che hanno un
  ciclo vitale inferiore ai due anni.  In Europa occidentale,
  circa il 18 per cento del PVC prodotto viene impiegato nel
  settore degli imballaggi.  Questi manufatti rappresentano un
  problema soprattutto per il loro continuo apporto in cloro nei
  rifiuti solidi urbani (RSU).  Il PVC presente nei RSU, pur
  essendo poco rappresentativo in termini di peso, è
  responsabile dell'apporto di cloro fino al 60 per cento del
  totale.  Quando i rifiuti sono destinati all'incenerimento
  volto al recupero energetico, l'alta concentrazione di cloro
  nel polimero rende questo processo estremamente più difficile
  e meno remunerativo, date le caratteristiche ignifughe del
  PVC.  Inoltre, in fase di incenerimento, il PVC rilascia
  notevoli quantità di acido cloridrico, diossine e furani
  estremamente dannosi per la salute umana e per l'ambiente.  Si
  stima che l'incenerimento di 1 chilo di PVC generi 50
  microgrammi di diossina.  I residui di incenerimento
  contengono, inoltre, elevate concentrazioni di metalli pesanti
  utilizzati come stabilizzanti nella produzione del PVC, che
  rendono più complesso lo smaltimento delle ceneri.  Nel caso di
  smaltimento nelle discariche, il PVC tende a degradarsi
  rilasciando gli additivi che lo compongono, alcuni dei quali
  estremamente pericolosi.  In questo contesto, quello che viene
  normalmente trattato come un RSU dovrebbe invece seguire
  metodi di smaltimento più appropriati al suo livello di
  potenziale pericolo ambientale.
      f)  Beni durevoli:
      in questi ultimi anni l'uso del PVC ha trovato nel
  settore edile uno sbocco applicativo particolarmente
  favorevole.  Attualmente si stima che in un Paese
  industrializzato europeo si destini il 58 per cento circa
  della produzione di PVC al settore dell'edilizia.  In Italia il
  50 per cento del PVC prodotto (pari a circa 500.000 tonnellate
  all'anno) è impiegato nel settore edile dove viene utilizzato
  nelle tubature di scarico, grondaie, infissi per finestre,
  isolamento dei cavi elettrici, carte da parati,
  pavimentazioni, pannelli di rivestimento, eccetera.  In alcuni
  Paesi del nord Europa dove gli interni degli edifici sono
  costituiti in buona parte da PVC, è stata recentemente
  ventilata l'ipotesi che i plastificanti che si liberano dal
  polimero possano essere responsabili di alcune sindromi di
  depressione che interessano le persone che stazionano per
  lunghi periodi
 
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  nei locali.  Il PVC viene anche impiegato nel settore
  automobilistico per gli interni di auto (similpelle dei
  sedili, pannelli interni, volanti, cruscotti, eccetera).  Data
  la presenza massiccia di questo materiale, i conducenti di
  taxi e gli autisti di auto sono stati considerati "soggetti a
  rischio" in una recente ricerca commissionata dalla Comunità
  europea.  L'impiego del PVC nel settore automobilistico pone
  poi il serio problema della rottamazione delle auto che viene
  effettuata ignorando i pericoli connessi ad un non corretto
  trattamento di questa plastica.
      g)  Riciclaggio:
      data la grande eterogeneità di formulazione del PVC, è
  materialmente impossibile trattarlo come materiale omogeneo.
  Ciò comporta un notevole svantaggio nella politica del
  riciclaggio volta alla riduzione del volume totale dei
  rifiuti.  Attualmente in Italia solo 80.000 tonnellate all'anno
  di PVC, pari all'8 per cento, vengono riciclate.  Inoltre, non
  si può parlare di vero riciclaggio in quanto il PVC ritrattato
  non possiede le qualità del prodotto originario e può essere
  pertanto impiegato in applicazioni di minor interesse
  commerciale.  Ciò comporta che la minima frazione di PVC
  riciclato non consente un minor utilizzo di materia prima
  nelle produzioni principali, spirito che dovrebbe essere alla
  base della politica del riciclaggio.  Al contrario, il
  commercio dei materiali plastici destinati al riciclaggio può
  rappresentare una importante via di occultamento.  Si stima che
  il 40 per cento delle plastiche che vengono inviate agli
  impianti di riciclaggio finisca in discariche abusive e venga
  gettato in mare durante il trasporto.
  3.  Cosa succede all'estero.
      L'industria del cloro e le sue diverse applicazioni sono
  oggetto di un crescente interesse da parte degli organi di
  controllo, a seguito delle accertate conseguenze ambientali e
  sanitarie.  Anche la produzione e l'uso del PVC stanno subendo
  un progressivo ridimensionamento che cresce man mano che si
  acquisiscono dati sul suo reale e potenziale impatto
  ambientale.  Le azioni finora intraprese riguardano sia
  iniziative governative sia decisioni di produttori ed
  utilizzatori di PVC:
      a)  Austria:
      la  AEG  (componenti elettronici), la
  Volkswagen  (autoveicoli) e la  Herlitz  (prodotti
  per uffici) hanno deciso di eliminare l'uso del PVC dai loro
  prodotti.  Alcune regioni (Bassa ed Alta Austria, Tirolo e
  Voralberg) e i comuni di Vienna, Linz, Salisburgo, Innsbruck,
  Graz, Bregenz, Feldkirch, Dornbirn, St.  Valentine, Hochst,
  Wolfsberg e Judenburg hanno deliberato l'eliminazione del PVC
  nel settore dell'imballaggio, per le pavimentazioni e gli
  infissi delle finestre o una più generale progressiva
  eliminazione del PVC negli edifici pubblici.  A Vienna, il
  nuovo ospedale  SMZ-Ost Hospital  è quasi del tutto privo
  di PVC, cosi come lo è la linea metropolitana e gran parte del
  sistema di trasporto pubblico.
      b)  Belgio:
      nel giugno del 1993 è stata approvata alla prima Camera
  del Parlamento una legge sulla tassazione delle bottiglie in
  plastica per alimenti.  Per le bottiglie in PVC è stata
  proposta l'aliquota maggiore pari a 15 franchi per
  bottiglia.
      c)  Danimarca:
      il  Grena Hospital  ha iniziato la sostituzione dei
  prodotti in PVC sin dal 1986 ed ha finora ridotto il suo
  consumo del 70 per cento.
    La catena di supermercati IRMA ha ridotto del 99 per cento
  la vendita di prodotti contenenti PVC.  Il comune di Aahus ha
  deciso di eliminare l'uso del PVC negli ospedali ed altri
  edifici pubblici.  Per facilitare questo processo di
  sostituzione è stato pubblicato un manuale contenente oltre
  500 articoli ospedalieri e per uffici privi di PVC.
 
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      d)  Germania:
      allo stato attuale, tre Stati e ottanta comuni hanno
  avviato il processo di divieto nell'uso di PVC.  La  Sony
  Europe  ha deciso di eliminare ogni tipo di plastica per il
  confezionamento dei suoi prodotti.  Nel caso di impossibilità
  di utilizzo di altro materiale, il PVC sarà sostituito con
  altri polimeri senza cloro.  La  AEG  ha deciso di produrre
  manufatti privi di PVC.  La  Mercedes, Volkswagen, Bmw  ed
  Opel  hanno programmi per un minimo impiego di PVC nelle
  loro vetture.  La catena di distribuzione  Tangelman  e la
  produttrice di cosmetici  Wella  hanno sostituto il PVC
  impiegato negli imballaggi.
      e)  Giappone:
      nella prefettura di Chiba, le assemblee delle città di
  Abiko e Narasion hanno emesso risoluzioni per la riduzione del
  quantitativo di PVC utilizzato.
      f)  Lussemburgo:
      nel 1991 il Consiglio della capitale ha deciso di non
  permettere più l'utilizzo di tubi di scarico in PVC per il
  sistema fognario della capitale.  Questo provvedimento riguarda
  tanto le costruzioni pubbliche che quelle private.
      g)  Norvegia:
      il comune di Bergen ha deciso di eliminare
  progressivamente l'uso del PVC dagli edifici pubblici.
      h)  Svezia:
      il progetto di legge sullo sviluppo sostenibile, votato
  dal Governo svedese nel 1993, pone in rilievo la necessità di
  eliminare il PVC nei prodotti a breve ciclo vitale, a seguito
  dei problemi ambientali connessi al suo uso.  La compagnia IKEA
  ha deciso di eliminare l'uso del PVC in tutte quelle
  applicazioni per le quali siano disponibili alternative.  La
  Tarkett,  produttrice di pavimenti plastici, ha deciso
  nel luglio 1993 di eliminare progressivamente il PVC dai suoi
  prodotti, riconoscendo l'impossibilità di obiettare
  ragionevolmente alle accuse circa l'impatto ambientale globale
  di questa plastica.
      i)  Svizzera:
      dal 1^ novembre 1991 è in vigore il divieto di utilizzo
  di bottiglie in PVC per acque minerali.  La catena di
  distribuzione Migros ha eliminato il 75 per cento del PVC
  usato nei suoi punti vendita.
  4.  Perché una legge italiana sul PVC.
      Le informazioni circa i diversi aspetti che riguardano
  l'impatto ambientale del PVC ed i rischi per la salute
  connessi alla sua produzione, utilizzo e smaltimento sono
  continuamente aggiornate dalle ricerche condotte da chi ne
  vorrebbe vedere l'eliminazione totale e da chi, invece,
  sostiene la sua innocuità.  Nonostante ciò, esistono alcuni
  punti fermi incontrovertibili relativi ad esempio alla
  cancerogenicità del cloruro di vinile monomero, alla
  produzione di diossine durante processi di ossiclorurazione
  dell'etilene e della produzione del CVM, della creazione di
  diossine ed acido cloridrico durante la fase di incenerimento
  del PVC, della tossicità di alcuni composti ed elementi che
  vengono impiegati in quantità diverse nella formulazione del
  prodotto finale e nel rilascio di svariati tipi di
  organocloruri nell'ambiente attraverso emissioni atmosferiche
  e reflui dei processi industriali.  In questi ultimi anni
  l'industria ha cercato di sminuire la portata dei problemi
  connessi alla chimica del cloro ed al suo utilizzo nel settore
  delle plastiche, contestando la mancanza di fondamenti
  scientifici sufficienti per giustificare un bando totale
  nell'utilizzo di questo elemento.  E' però inconfutabile che
  dovere di un Governo e di un Parlamento responsabile è quello
  di prendere qualsiasi misura atta a prevenire ogni forma di
  attentato alla salute dei cittadini che rappresenta e
  all'ambiente in cui opera.  Le informazioni esistenti sono tali
  e tante che non è più possibile accettare la mancanza di
 
                               Pag. 6
 
  una regolamentazione di un settore tanto delicato e dal
  potenziale distruttivo di tale portata.  La presente proposta
  di legge si propone quindi di gettare le basi per affrontare
  un problema che riguarda la salute nostra e delle generazioni
  future.  Il buon senso vuole che anche nell'incertezza
  dell'entità del danno si legiferi applicando misure
  restrittive che possano impedire di dover affrontare
  situazioni emergenziali e di dover intervenire quando un
  problema si manifesta in tutta la sua gravità.
    Nonostante ciò, considerando che esiste un dibattito
  scientifico ancora aperto che riguarda alcuni particolari
  aspetti dell'uso del PVC, si ritiene opportuno limitare il
  divieto dell'uso di questa plastica in quelle applicazioni che
  più da vicino minacciano la salute dei lavoratori e dei
  cittadini e l'integrità dell'ambiente.  Si richiedono inoltre
  maggiori approfondimenti atti a chiarire i rischi connessi a
  quegli utilizzi delle plastiche contenenti cloro per i quali
  la letteratura scientifica è ancora frammentaria.  L'adozione
  di una legge siffatta,
  oltre che tutelare gli interessi della comunità, sarà un
  deterrente indispensabile per evitare di assistere al
  trasferimento nel nostro Paese di produzioni altrove vietate o
  strettamente limitate.
    L'articolo 1 della presente proposta di legge stabilisce, a
  partire dal 1^ gennaio 1996, il divieto della utilizzazione
  del PVC in alcuni settori, mentre l'articolo 2 detta norme
  circa le utilizzazioni consentite.
    Con l'articolo 3 sono previsti incentivi per la
  riconversione industriale.  In alcuni settori di particolare
  rilievo per la salute è previsto un programma di ricerca
  (articolo 4) nonché campagne informative dei cittadini
  (articolo 5).
    Viene previsto che le amministrazioni pubbliche privilegino
  il ricorso a materiali sostitutivi del PVC per le loro
  forniture (articolo 6).  Con gli articoli 7 e 8 sono stabiliti
  i controlli e le sanzioni.  Infine l'articolo 9 prevede una
  relazione al Parlamento sullo stato di attuazione della
  legge.
 
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