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Testi integrali degli Atti Parlamentari della XII Legislatura

Documento


5393
DDL0436-0002
Progetto di legge Camera n. 436 - testo presentato - (DDL12-436)
(suddiviso in 6 Unità Documento)
Unità Documento n.2 (che inizia a pag.1 dello stampato)
...C436. TESTIPDL
...C436.
RELAZIONE
ZZDDL ZZDDLC ZZNONAV ZZDDLC436 ZZ12 ZZRL ZZPR
    Onorevoli Colleghi! -- La proposta di legge che presentiamo
  intende affrontare con vigore il tema, anzi il problema, della
  custodia, della manutenzione ordinaria, della gestione e della
  fruizione pubblica della miriade di beni culturali minori
  "disseminati" un po' ovunque in Italia e in genere non solo
  "negati" al pubblico, ma purtroppo anche abbandonati al
  degrado ed alla spoliazione.  Infatti dal momento che lo Stato,
  per la dissennata politica economica dei vari Governi
  succedutisi in questo dopoguerra, non è in grado di garantire
  l'integrità di quelli di maggiore rilevanza, è purtroppo
  semplicemente impensabile che possa esercitare un'attività di
  adeguata salvaguardia e valorizzazione per quelli minori.
    Noi riteniamo che, a parte le tante altre considerazioni
  che potrebbero essere fatte sui macroscopici errori di
  politica economica, uno almeno non possa essere tralasciato in
  queste brevi considerazioni esplicative della proposta di
  legge.
    Non si è infatti mai pensato, o meglio non si è mai voluto
  pensare, ai beni culturali ed ambientali italiani come ad una
  eccezionale risorsa, unica al mondo per qualità ed estensione,
  tale da essere un polo di aggregazione non solo della memoria
  storica - senza la quale un popolo non può pensare di avere
  diritto ad un futuro -, della sensibilità culturale e
  dell'unità nazionale, ma anche delle domande di "cultura";
  polo intorno al quale costruire una parte significativa - e
 
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  quanto! - del modello di sviluppo del Paese.
    Quanti e quali sono e dove si trovano i beni culturali
  italiani?  Non è dato saperlo, esattamente da 131 anni: risale
  infatti al 10 febbraio 1862 il primo tentativo, non completato
  sinora, di censimento dei beni culturali: "Saviamente" - si
  leggeva in un documento dell'epoca - "ordinava il Regio
  Governo che fosse fatto un esatto catalogo dei monumenti
  d'arte".
    A quel tentativo ne seguirono altri sino ad arrivare a
  quelli ancora in corso, mentre, con la caduta delle frontiere
  infracomunitarie europee, si corre il gravissimo rischio
  dell'esportazione "legale" di opere che non sono nemmeno
  conosciute.  Solo nel 1991 - di quelli noti - sono stati
  compiuti 1.551 furti, mentre i reperti archeologici recuperati
  nel 1990 e nel 1991 assommano a 43.000 pezzi.
    A fronte di tutto ciò il Ministero per i beni culturali e
  ambientali ha una dotazione insufficiente persino per coprire
  le spese correnti, mentre si deve sapere che, con la
  catalogazione in corso, nel 1993 si raggiungeranno i 4 milioni
  di schede, a fronte degli almeno 100 milioni di opere da
  catalogare; è un quantitativo immenso che fa assegnare
  all'Italia il primato mondiale del possesso di opere d'arte:
  due terzi di quello complessivo (si pensi che i soli monumenti
  sono 4 milioni, e 36 milioni sono le opere d'arte, per non
  parlare dell'incommensurabile numero di libri, di beni
  archivistici, nonché di oggetti ed opere di valore artistico
  minore).
    Secondo Federico Zeri ci sarebbe dietro alla carenza di un
  catalogo generale il tentativo di deresponsabilizzarsi:
  un'opera non catalogata è un'opera della quale nessuno deve
  mai rendere conto...
    E non occorrerebbero cifre enormi, come quelle sin qui
  sperperate senza approdare che a poche schedature, come
  affermava il compianto Giuliano Briganti: "E' inutile fare una
  catalogazione perfetta e complicata.  Quello che conta è avere
  una descrizione ed una fotografia dell'opera.  Il catalogo non
  serve agli studiosi.  Serve ai Soprintendenti ed ai
  Carabinieri".  In particolare - aggiungiamo - ciò è vero
  soprattutto se si considera che i furti compiuti solo dal 1970
  al 20 giugno 1992, sono stati 350.000, per milioni e milioni
  di pezzi trafugati.
    Si colloca in questo quadro, onorevoli colleghi, la
  proposta di legge che formuliamo.
    Dinanzi all'evidente impotenza dello Stato - e sia chiaro,
  anche di fronte alle evidenti gravissime responsabilità delle
  istituzioni e dei partiti che le hanno "occupate" - in termini
  di custodia, manutenzione ordinaria, valorizzazione, ci sono 4
  milioni di monumenti e 30 milioni almeno di opere d'arte non
  esposte che sono oggi destinate al degrado, alla spoliazione,
  alla scomparsa.
    Ma se, come  L'Osservatore Romano  scriveva nel 1988:
  "La tutela del patrimonio storico ed artistico italiano è un
  servizio da rendere alla comunità", come questa può
  direttamente intervenire per garantire che il "servizio" a se
  stessa venga reso?
    Le associazioni di volontariato possono essere uno dei
  quattro strumenti preposti per la salvaguardia del bene
  minore; ci sono anche le istituzioni scolastiche: la funzione
  educativa di una scuola, che voglia essere anche mezzo per
  divulgare le tradizioni storiche e culturali del Paese, luogo
  della nascita del principio di responsabilità, sede della
  ricerca dell'identità nazionale nei luoghi, nella storia, nel
  paesaggio, nell'arte e nell'architettura locale, consente
  all'adolescente di muovere i primi passi per la sua
  formazione.  E poi ci sono ancora i consigli di quartiere, dove
  cioè l'orgoglio della "piccola storia" degli eventi e degli
  episodi, che nella loro aggregazione hanno concorso anche alla
  formazione di quella più "grande", consente di realizzare una
  tutela ravvicinata della dignità e dell'orgoglio locale nel
  più vasto contesto urbano.
    Infine vi sono le cooperative giovanili.  Queste - a
  differenza degli altri "strumenti" già indicati - possano
  garantire anche limitati fini reddituali nei confronti dei
  soci, assicurando così ai giovani, data la spaventosa
  recessione produttiva ed occupazionale
 
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  attuale, la possibilità di dedicarsi a tempo
  pieno e professionalmente al monumento minore per offrirlo al
  pubblico.
    La proposta di legge in esame vuole sollevare le
  istituzioni dal peso e dai costi della custodia, della
  manutenzione ordinaria, dell'apertura al pubblico dei
  monumenti minori, per i quali infatti annualmente dovrebbe
  essere predisposto un elenco per farli "adottare", volta per
  volta, da quello dei quattro soggetti indicati che, fornendo
  ampie garanzie di affidabilità, voglia gestirli.
    Resterebbero alle soprintendenze, sulla base delle
  convenzioni (e delle condizioni) che esse dovranno stipulare
  l'onere dei controlli, i più penetranti, opportuni e continui
  che si riterranno necessari, oltre agli oneri connessi al
  restauro e alla manutenzione straordinaria.
    Crediamo anche che sia le associazioni di volontariato sia
  le cooperative giovanili che si cimentassero in tale
  "intrapresa" andrebbero "premiate" almeno con la totale
  esenzione fiscale di eventuali redditi derivanti da tali
  attività, stante il rilievo sociale dell'attività che
  svolgerebbero e delle responsabilità che si assumerebbero.
    Noi crediamo, onorevoli colleghi, che il vostro consenso
  alla nostra proposta non debba e non possa mancare.
    Essa consente infatti di perseguire molteplici obiettivi, e
  tutti degni di considerazione: la salvaguardia e la fruizione
  pubblica dei beni culturali, altrimenti negati per sempre per
  l'impossibilità di intervenire
  sui medesimi, la crescita culturale e la
  responsabilizzazione delle giovani generazioni e delle
  comunità locali, un "sollievo" per le finanze dello Stato, la
  possibilità di occupazione soprattutto nel caso delle
  cooperative di giovani, i cui soci altrimenti resterebbero
  senza alcuna prospettiva di inserimento sociale, in
  particolare nel breve e medio periodo, stante la crisi in
  atto.
    Si tratta di una somma di benefìci patrimoniali e sociali
  di considerevole portata e che il vostro consenso consentirà
  di realizzare in una forma innovativa, che non è né quella
  della "privatizzazione" dei beni, espressione cioè di un
  egoismo senza responsabilità sociale, né quella di una visione
  "collettivizzata" della gestione del bene.  Si tratta invece di
  creare una specie di "responsabilità comunitaria" per la
  gestione di un bene che alla comunità intera appartiene ed a
  cui viene affidato per consentirne la conservazione, la tutela
  e la fruizione pubblica, che altrimenti verrebbero per chissà
  quanto tempo negate dalle difficili circostanze della
  singolare condizione dello Stato italiano: ricco, "opulento"
  addirittura, per quanto riguarda i beni culturali, ma povero -
  a causa di errate scelte - dei mezzi indispensabili per
  tutelarli e valorizzarli, ed occorre individuare questi mezzi
  con urgenza; questa proposta di legge, già presentata nella XI
  legislatura (atto Camera n. 2072), se approvata potrà
  consentire di utilizzare nuovi strumenti di intervento, capaci
  di recuperare il tempo perduto.
 
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