| Onorevoli Colleghi! -- La proposta di legge che presentiamo
alla vostra attenzione rivoluziona il rapporto tra gli enti e
le società erogatrici di servizi e forniture e l'utenza,
giacché intende assegnare a questa un ruolo di partecipazione
e di controllo allorquando il servizio o la fornitura vengano
erogati in regime di esclusiva ed in particolare - ma non
certo soltanto - quando l'utente sia tenuto a versare un
deposito.
E' il caso, per fare qualche esempio, dell'Ati,
dell'Alitalia, della Società Autostrade, delle Ferrovie dello
Stato e di quelle connesse, dell'Enel, degli acquedotti, della
Sip, della Rai-Tv e via dicendo.
La proposta di legge apre all'utenza la facoltà, ove non si
sia in presenza di un deposito, o l'obbligo qualora questo
esista, di partecipare al capitale azionario imponendo agli
enti, alle aziende statali, alle società a partecipazione
statale o private di offrire agli utenti azioni del capitale
sociale, se del caso anche ricorrendo ad aumenti del
medesimo.
L'utente, qualora non abbia effettuato o non debba
effettuare un deposito, può astenersi naturalmente
dall'accettare. Ma quando venga richiesto un deposito per la
stipula del contratto di fornitura del servizio o
dell'erogazione, diverrà azionista mercè la trasformazione in
quote azionarie
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del deposito, sino a quando durerà il rapporto
contrattuale.
Ciò gli consentirà, associato ad altri, di esprimere sino
ad un massimo di quattro rappresentanti dell'utenza nel
consiglio di amministrazione.
Gli scopi dell'iniziativa legislativa che vi proponiamo
sono molteplici e desideriamo brevemente illustrarli.
Innanzitutto riteniamo che l'approvazione dell'iniziativa
legislativa possa consentire all'utenza di far ascoltare
finalmente la propria voce sulla qualità del servizio e sul
prezzo dello stesso, nella sede più qualificata: quella cioè
dove si assumono le decisioni più rilevanti che direttamente
riguardano gli utenti.
Gli utenti di specifici servizi pubblici, gestiti in
condizioni di monopolio territoriale quanto alla specifica
tipologia del servizio, o tenuti a corrispondere canoni o,
peggio, ad effettuare depositi a garanzia, sono sempre
estromessi dalle sedi delle analisi delle decisioni aziendali
e indifesi da arbìtri e carenze gestionali i cui costi,
oltretutto, vengono scaricati regolarmente sui consumatori
finali del servizio.
Divenendo soci degli enti, delle aziende, delle società,
pubbliche, a partecipazione statale o private che siano,
potranno a buon diritto contare di più, effettuare i controlli
sulla gestione, contribuire agli indirizzi ed alle scelte
produttive, verificare molto da vicino i capitoli di bilancio
e le modalità di spesa e di gestione che influenzano sia la
qualità che il prezzo del servizio che saranno poi tenuti a
pagare, bilanciando il loro ruolo di comproprietari in felice
sintesi con quello di utenti finali del servizio.
In secondo luogo, gli aumenti di capitale che saranno
necessari e che verranno sottoscritti dall'utenza
contribuiranno in maniera notevole, in un momento di grave
crisi economica e finanziaria, a fornire i capitali necessari
per migliorare la qualità dei servizi, effettuare gli
ammodernamenti tecnologici, diminuire il ricorso a costosi
finanziamenti esterni, sviluppando così un rapporto quanto mai
utile in termini di autofinanziamento aziendale che,
notoriamente, ha costo zero qualora sia costituito dai
capitali freschi, acquisiti mercè la sottoscrizione di nuove
azioni.
Quanto ai depositi, si riuscirà invece a far cessare
un'iniqua vessazione, senza sostanzialmente sottrarre nulla in
termini economici alle aziende, ma trasformando il titolo del
versamento cauzionale in azioni con i consueti diritti
spettanti ai loro titolari, ai quali la presente proposta di
legge non altro aggiunge ai fini della partecipazione, del
controllo e dell'indirizzo produttivo, oltre ai diritti del
socio, che la possibilità di partecipazione ai consigli di
amministrazione nel caso che gli utenti azionisti - sia quelli
che abbiano liberamente sottoscritto le azioni offerte sia
quelli che vedano, temporaneamente, trasformati i loro
depositi - si associno per esprimere, qualora raggiungano il 5
per cento del capitale sociale offerto in sottoscrizione, o
suoi multipli e sino al massimo di quattro, rappresentanze
dirette dell'utenza medesima nei consigli di amministrazione.
E pensiamo che anche le associazioni dei consumatori,
candidandosi a tale rappresentanza, potranno svolgere meglio
il loro ruolo.
Infine, la questione delle privatizzazioni: molto confusa e
per nulla garante dei diritti dell'utenza, la quale potrebbe
esser chiamata a dover sopportare, insieme ai dipendenti, i
costi più elevati dell'operazione: essa appare come un nuovo
problema e non come una soluzione di quelli vecchi.
Tra i tanti rischi - da quello di svendita a quello di una
rinuncia della presenza pubblica in servizi vitali, a quello
della perdita della indipendenza nazionale, a quella della
questione morale che ha sempre in vari modi disertato le fasi
delle privatizzazioni, a finire al pericolo di estromissione
degli interessi nazionali, ed alla rinuncia ad una politica
industriale - pur essendo questi aspetti rilevanti, il
maggiore è la mancanza di un chiaro contesto politico-sociale
nel quale le privatizzazioni debbono realizzarsi quale
condizione necessaria.
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Ed in questo quadro tutti dimenticano il ruolo dell'utenza
che, sia pur blandamente nell'attuale sfascio, è senza dubbio
più difesa in un sistema di proprietà pubblica, specie quando
il servizio o la fornitura assuma caratteristiche sociali.
Cosa potrebbe accadere in un'azienda privatizzata,
concessionaria in regime di sostanziale monopolio di un
servizio o di una fornitura nella quale domini esclusivamente
l'interesse del capitale? Si correrà il rischio, anzi il
pericolo pressoché certo, che essa operi in funzione
dell'accumulo del profitto e, profittando della posizione di
esclusiva erogatrice del servizio o della fornitura, costringa
l'utenza a pagare sempre più e ad avere servizi sempre meno
qualificati.
Con la proposta di legge che vi sottoponiamo vorremmo
evitare anche questo rischio, insito nelle modalità con le
quali in concreto si vorrebbe selvaggiamente procedere sulla
via delle privatizzazioni. Saltando
oltretutto la fase di una indispensabile preliminare
definizione delle aree strategiche e primarie da
salvaguardare, con il pericolo che alla fine a pagare il costo
elevatissimo di questo nuovo assetto siano al solito, e solo,
i cittadini italiani. Ed in particolare quelli che domandavano
servizi o forniture con condizioni qualitative e di costo in
qualche modo controllate e non affidate alla logica del
profitto di un "mercato" che, in sostanza, con l'esclusiva
tipologia e caratteristica territoriale del servizio o della
fornitura nemmeno esiste.
Sono questi i principali motivi, ma tanti altri ancora si
potrebbero illustrare, che ci fanno convinti del consenso che
vorrete dare alla nostra iniziativa legislativa che mira alla
difesa dei consumatori e degli utenti dei pubblici servizi e
forniture e che riproduce quella n. 1923 presentata il 19
novembre 1992, nella undicesima legislatura.
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