| Onorevoli Colleghi! -- Puntualmente, in ogni consultazione
elettorale, vengono consumati atti di ingiustizia nei
confronti di coloro che da anni sono in attesa di un posto di
lavoro.
E' trascurabile l'apporto economico per chi svolge le
funzioni di componente di seggio elettorale, quando è titolare
spesso di uno stipendio; è mortificante invece per il
disoccupato che si vede privato anche di siffatte piccole
soddisfazioni che, a volte, gli consentono almeno di vivere
per qualche giorno con un manciata di denaro in tasca.
Le attuali norme che regolano le nomine dei componenti dei
seggi elettorali sono anacronistiche, discriminanti ed offrono
diversi escamotage per trovare la giusta scappatoia, da
cui determinare assurdi favoritismi.
Ad essere beneficiate, se di beneficio si può parlare, sono
sempre le solite persone.
E non a torto nei vari giornali, quotidiani e non, viene
dato rilievo a siffatta ingiustizia.
Per la cronaca riporto passi di alcune lettere al direttore
della Gazzetta del Mezzogiorno del 6 aprile 1994: "In un
momento di particolare disagio economico e lavorativo, in cui
migliaia di giovani disoccupati sono alla ricerca di un minimo
sostentamento, si è rilevato ancora una volta con le ultime
elezioni che agli stessi disoccupati vengono privilegiati
cittadini regolarmente occupati. Questi cittadini, oltre ad
arrecare, con la loro assenza, disagio di lavoro per la
propria azienda per i giorni contemplati per le votazioni,
beneficiano di un compenso oltre che economico anche di
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due ulteriori giorni di riposo, così come sancito dalla
normativa vigente. Tutto questo stride violentemente contro
ogni morale, in quanto il problema della disoccupazione viene
regolarmente ignorato anche in queste pur minime circostanze.
E' auspicabile che questo mio risentimento, condiviso da
innumerevoli cittadini, prescindendo da valutazioni di ordine
politico, venga ascoltato da chi si appresta a governarci ed
attentamente valutato".
Dalla Gazzetta del Mezzogiorno del 15 aprile 1994:
"...ai suddetti presidenti sono aggregati i soliti segretari
(molte volte loro parenti) e, perché no, i soliti scrutatori,
che di riffe o di raffa si sono insediati. Orbene, se le
suddette persone si fossero insediate per sorteggio, farebbero
bene a giocare settimanalmente un terno al lotto, vista la
fortuna che si ritrovano. Se invece il loro insediamento non
fosse questione di fortuna, allora sarebbe tutto un altro
discorso".
Dalla Gazzetta del Mezzogiorno del 23 aprile 1994:
"...anche la nomina dei presidenti di seggio presuppone
amicizie, conoscenze e segnalazioni. Desta amarezza che
siffatto comportamento venga tenuto presso le corti d'appello
i cui presidenti, è bene ricordarlo, firmano i decreti di
nomina dei presidenti di seggio e che invece farebbero bene a
sorvegliare quanto avviene nelle cancellerie e negli uffici
elettorali presso queste dislocati per evitare che la
discrezionalità di cui godono in tale materia non sfoci in
arbitrii, e per impedire
abusi, prevaricazioni e favoritismi. Basti pensare che
il personale degli uffici giudiziari, dagli assistenti ai
cancellieri, indipendentemente dal titolo di studio e dalla
qualifica rivestita, sono privilegiati e sistematicamente
nominati (si vedano a tale scopo gli elenchi dei presidenti,
nei quali è dato rinvenire che tutti gli impiegati che ne
hanno fatto domanda hanno poi ricevuto la nomina) e pertanto
sono considerati, solo perché appartengono a detti uffici, in
possesso di quei requisiti oggi richiesti e che a me,
procuratore legale evidentemente difettano".
E chi più ne ha ne metta!
Spinto da una profonda esigenza, che sgorga da
considerazioni umanitarie e da un senso di giustizia, formulo
la presente proposta di legge perché venga posto fine alla
nomina di componenti dei seggi elettorali per persone già
vincolate da un normale rapporto di lavoro.
Sono consapevole che in favore della disoccupazione
giovanile è una goccia nell'oceano, ma il solo pensiero di
considerare lo stato di necessità e di disagio in cui versano
tali persone è già atto di solidarietà.
Pertanto, a mio parere, la scelta dovrebbe essere
rigorosamente orientata verso persone residenti nel luogo di
votazione: così si eviterebbe che molti presidenti,
provenienti da comuni distanti oltre dieci chilometri,
percepiscano considerevoli compensi per missioni, ovviamente
anche (ciò accade molto spesso) per familiari ed amici che
portano con loro.
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