| Onorevoli Colleghi! -- Sono a tutti note le vistose carenze
legislative del nostro Paese in relazione alla condizione
giovanile.
Il 1985, anno internazionale della gioventù, è passato
pressoché inosservato agli occhi dell'opinione pubblica ma
ancor più delle istituzioni nazionali che poco o nulla hanno
fatto per trasformare quella data da scadenza meramente
celebrativa in scadenza proiettata verso la costruzione di
strumenti e di iniziative per i giovani.
Al di là delle scadenze celebrative, esiste infatti una
questione giovanile, che non va confusa con la condizione in
cui un giovane vive in ogni società e in ogni
epoca, che scaturisce dalle condizioni di emarginazione, di
insicurezza, di marginalità nelle quali molti giovani sono
costretti a vivere nel nostro tempo.
Le drammatiche cifre relative, ad esempio, ai fenomeni
della disoccupazione e della tossicodipendenza indicano la
preoccupante dimensione che la questione giovanile
quotidianamente assume, specie nel Mezzogiorno d'Italia.
La situazione è ulteriormente aggravata dalle condizioni in
cui versa la scuola, che non riesce a fornire ai giovani, che
chiedono adeguata formazione culturale, gli strumenti per
affrontare le realtà emergenti.
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Le istanze per un coordinamento delle politiche che
interessano i vari settori del mondo giovanile non hanno per
ora trovato, in Italia, una risposta soddisfacente.
Un confronto con l'esperienza di politiche giovanili fatte
all'estero convince che in altri Paesi i termini di
youth-policy (Gran Bretagna) e di politique de la
jeunesse (Francia) hanno assunto un significato ed un
valore tecnico preciso e stanno a rappresentare l'insieme
degli interventi coordinati sviluppati e realizzati dalle
diverse amministrazioni.
In Italia, invece, l'accezione "politiche giovanili" sta
ancora a significare l'astratta sintesi di più domande e di
più interventi non collegati fra loro.
Gli unici tentativi di coordinamento sono stati realizzati
dai comuni, che hanno dato vita, in questi ultimi anni, a
progetti speciali per i giovani nei settori del tempo libero e
del volontariato, organizzando servizi informativi per la
mobilità occupazionale, favorendo iniziative culturali e
contribuendo ad una valorizzazione dell'associazionismo.
Tali iniziative non bastano però ad affrontare la questione
giovanile, che richiede un approccio globale e integrato, la
cui realizzazione è possibile solo con una innovazione
istituzionale che privilegi l'approfondimento unitario delle
diverse istanze e il loro coordinamento propositivo.
Emerge, in questo quadro, la necessità di un punto di
riferimento unico nel Governo, con l'obiettivo di coordinare
tutto ciò che, direttamente o indirettamente, costituisce o
produce politiche giovanili, attivando anche iniziative di
tutti i ministeri interessati.
La presente proposta di legge, prevede (articolo 1)
l'istituzione di un Dipartimento per le politiche giovanili
presso la Presidenza del Consiglio dei ministri, con compiti
di indirizzo generale delle politiche giovanili; di promozione
e coordinamento di iniziative legislative; di elaborazione di
proposte per favorire il raccordo tra la scuola e la società
civile; di elaborazione ed attuazione di progetti speciali
relativi a specifiche situazioni territoriali; di promozione
dell'adempimento di obblighi internazionali; di diffusione
della conoscenza delle iniziative governative, di istituzione
e tutela dell'albo delle associazioni giovanili.
Il Dipartimento (articolo 2) opera alle dirette dipendenze
del Presidente del Consiglio dei ministri che può delegare il
compito ad un Ministro senza portafoglio per il coordinamento
delle politiche giovanili.
L'esigenza di garantire l'aderenza alle realtà
dell'intervento delle istituzioni nella questione giovanile e,
al tempo stesso, di rispondere alla pressante richiesta del
mondo giovanile di far sentire la propria voce e il proprio
peso nelle scelte politiche che si riflettono maggiormente
nella società, impongono l'istituzione di organismi di
partecipazione, consultazione e proposizione giovanile a
livello comunale, regionale e centrale.
Nella proposta di legge ciò si realizza mediante
l'istituzione di consulte comunali (articolo 4) e regionali
(articolo 5) e di una consulta nazionale (articolo 7), col
compito di esprimere pareri e valutazioni nei settori delle
politiche giovanili.
La Consulta nazionale si affiancherà al Dipartimento per le
politiche giovanili, in un rapporto di collaborazione e di
integrazione tra il momento politico e il momento
dell'elaborazione dei progetti di legge e degli interventi di
coordinamento.
Le consulte comunali e regionali collaboreranno attraverso
la formulazione di pareri, con le amministrazioni locali, per
la realizzazione degli interventi sul territorio.
Gli articoli 6 e 8 prevedono, infine, l'istituzione di albi
regionali e dell'albo nazionale delle associazioni giovanili
che abbiano requisiti di stabilità e democraticità.
L'iscrizione a tali albi costituirà da un lato una facoltà
delle associazioni e dall'altro il presupposto per la loro
partecipazione alle consulte regionali e nazionale.
Onorevoli colleghi, la scelta che il Parlamento è chiamato
a fare con l'approvazione
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della seguente proposta di legge costituisce la prima,
indilazionabile, risposta alla domanda di partecipazione dei
giovani, che sempre più chiedono di avere la possibilità di
influire sulle scelte politiche che riguardano la loro
esistenza.
E' un segno importante, in un momento nel quale la nostra
società è percorsa da un dilagante senso di sfiducia nelle
istituzioni, che i giovani chiedano spazi di partecipazione
dimostrando così di credere nella possibilità di un futuro nel
quale si affermi nuovamente una cultura politica preoccupata
del bene comune.
Sono a tutti note le difficoltà che un giovane deve
affrontare per trovare una collocazione nel mondo del lavoro,
per reperire un alloggio, per resistere alle suggestioni di un
mondo nel quale il mito del consumo, a tutti i costi, non
investe più soltanto i generi deperibili, ma i prodotti stessi
del pensiero e della cultura.
Un mondo nel quale l'imprecisione del linguaggio e la
babele dei significati non sono casuali ma stanno a
testimoniare la perdita di punti di riferimento forti e non
equivoci.
La proposta di legge fin qui illustrata non pretende - né
lo potrebbe - di risolvere la questione giovanile in tutti i
suoi aspetti, ma ha lo scopo di dare un contributo all'avvio
di un discorso fattivo che trasformi i giovani da oggetti di
provvedimenti e interventi a soggetti attivi della
edificazione della società nella quale sono chiamati a vivere
ed a operare: nella speranza che il loro lavoro possa servire
ad evitare che le prossime generazioni si trovino a vivere la
questione giovanile in termini ancor più drammatici di quelli
attuali.
La componente giovanile del Paese chiede di poter dare una
mano nell'opera immane che attende le istituzioni. Sarà il
Parlamento a decidere se tale aspirazione merita o no di
essere realizzata.
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