| Onorevoli Colleghi! -- I profondi cambiamenti che hanno
caratterizzato l'intero panorama internazionale sia sul
versante politico che su quello strategicomilitare inducono ad
un profondo ripensamento dello strumento militare in Europa ed
in Italia.
Sul piano istituzionale dovranno comunque rimanere
inalterati i compiti delle Forze armate per garantire la
nostra libertà, la nostra integrità territoriale, il nostro
ordinamento costituzionale ed il concorso alla protezione
civile del nostro Paese e di altri paesi colpiti da calamità
naturali.
Sul piano più prettamente tecnico occorre sottolineare,
come già emerge dai contenuti della legge 24 dicembre 1986, n.
958, che il tipo di reclutamento delle Forze armate dovrà
rimanere misto.
L'apporto della leva, in relazione, anche al nuovo "Modello
di difesa", deve consentire al nostro Paese di mantenere
inalterato il principio di difesa popolare. L'apporto del
volontariato consente il mantenimento di questo regime
misto.
Sia la leva obbligatoria che il volontariato dovranno
essere verificati in relazione al calo demografico, alle
disponibilità di bilancio e, soprattutto, alla conseguenza dei
negoziati sulla stabilità convenzionale in Europa.
Sul piano strutturale, infine, vi è il problema della
condizione militare. L'insoddisfazione verso il servizio
militare di leva prende forma, molto spesso, nei confronti del
modo con cui questo viene effettuato.
I suicidi nelle caserme, le difficoltà di rapporti
orizzontali e verticali, la sensazione
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di inutilità del servizio militare rappresentano gli
elementi più evidenti di questa insoddisfazione.
Si rende quindi necessario, nell'ambito di un progetto di
ristrutturazione della difesa nazionale, alla luce del mutato
quadro mondiale, puntare ad un miglioramento delle condizioni
dei coscritti e dei volontari.
Il volontariato professionale globale, in campo militare, è
stato adottato nei Paesi le cui Forze armate hanno
sostanzialmente la fisionomia di corpi di spedizione come la
Gran Bretagna e gli USA, e non potrà quindi essere una
prospettiva per un Paese come l'Italia.
Certamente per scelte demagogiche e strumentali si potrà
proporre l'abolizione o quasi (come ad esempio l'eccessiva
riduzione della durata) del servizio di leva obbligatorio, ma
non si aiuterebbe il Paese a crescere e maturare
democraticamente.
La struttura militare quindi dovrà conservare una spiccata
rappresentatività popolare e dovrà basarsi su giovani in
servizio di leva obbligatorio e su volontari a ferma
prolungata nel quantitativo massimo fissato dall'articolo 34
della già citata legge n. 958 del 1986.
Fino ad oggi il reclutamento volontario non ha avuto molta
fortuna. Le ragioni sono molteplici. Si va dalla scarsa
informazione che viene data ai giovani della ferma di leva
prolungata fino alla insufficienza degli incentivi forniti a
tale tipo di volontari. Ma evidentemente non bastano gli
incentivi economici per attirare i giovani ad arruolarsi nelle
Forze armate.
Una seria campagna di reclutamento non può basarsi solo su
temi economici o di carriera. Vi sono oggi problemi di
qualità, di specializzazione e di qualificazione delle Forze
armate.
Questa è la direzione verso cui si muove la presente
proposta di legge, cercando di ridurre la disaffezione dei
giovani rispetto al servizio di leva rimotivandoli e cercando
di evitare che le Forze armate costituiscano una mera
collocazione occupazionale per i giovani del sud e delle
isole.
Vi sono quindi nell'articolato (composto da 8 articoli
complessivamente) alcuni princìpi da ribadire, proprio alle
soglie del terzo millennio, ed alcune novità strutturali da
introdurre nel nostro ordinamento:
le Forze armate, come recita l'articolo 1, devono essere
al servizio della Repubblica per la tutela dell'integrità
nazionale e devono informarsi ai princìpi della nostra carta
costituzionale;
tutti i cittadini (articolo 2) devono effettuare
obbligatoriamente un servizio (militare o civile) per la
difesa della Patria;
la durata della ferma di leva, come recita l'articolo 3,
è fissata in otto mesi, compatibilmente con i contenuti del
trattato sulle Forze armate convenzionali in Europa;
per l'assolvimento dei compiti assegnati dalle leggi
vigenti, le Forze armate dovranno necessariamente disporre di
una componente operativa sin dal tempo di pace e di cospicue
riserve istruite da richiamare all'emergenza (articoli 4 e
6);
diviene poi importante incentivare le adesioni al
volontariato, riservando a coloro che concludono senza
demerito la ferma contratta, la metà dei posti messi a
concorso per l'arruolamento a carattere continuativo nei Corpi
dello Stato, nelle amministrazioni dello Stato, delle regioni,
delle province e dei comuni ed il venti per cento delle
assunzioni periodiche nel settore produttivo nazionale
(articolo 5);
gli articoli 7 e 8 trattano rispettivamente delle licenze
e delle norme di attuazione della legge.
Questa proposta di legge non esaurisce certamente i
problemi, anche quotidiani, della leva o i problemi più
complessivi della difesa nazionale, ma si inserisce nel
dibattito politico parlamentare degli anni novanta con
l'obiettivo di rafforzare i legami tra Forze armate e
popolazione, di rimotivare i giovani al servizio di leva anche
sul piano etico e di rilanciare il concetto di difesa
nazionale secondo l'evoluzione del panorama internazionale.
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