| Onorevoli Colleghi! -- La gestione del giornale di
proprietà pubblica Il Giorno di Milano, è stata al
centro in passato di una accesa disputa fra il direttore ed i
giornalisti.
Motivo della disputa e delle giuste rimostranze dei
giornalisti è stato l'atteggiamento tenuto dal direttore di
fronte ai gravi fatti di corruzione di amministratori pubblici
e di pagamento di tangenti a esponenti politici e alle
segreterie dei partiti.
Si tratta di un episodio che ha evidenziato il mancato
rispetto del principio della libertà di stampa, ritenuto sacro
e inviolabile non solo dalla Costituzione ma anche da tutta la
tradizione democratica
occidentale, e che ha palesato l'ingerenza inammissibile dei
partiti nella gestione di un giornale di proprietà
dell'ENI.
E' inutile soffermarsi sul fatto che nulla potrà mai
convincerci che la strategia di un ente petrolifero possa
ritenere essenziale per la sua linea di sviluppo la proprietà
di un giornale.
Gli ultimi dati disponibili parlano di una perdita annua di
quasi 20 miliardi di lire. Inoltre l'inusuale percentuale del
35 per cento di copie rese rispetto a quelle tirate, indica
una pessima gestione anche sotto il profilo organizzativo.
Nel primo quadrimestre del 1991 il Corriere della Sera
ha avuto una percentuale
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tuale di copie rese del 20 per cento, la Repubblica del
23 per cento. Solo i giornali organi di partito presentano
dati vicini a quelli de Il Giorno: l'Unità (40 per
cento) e Il Manifesto (44 per cento) ne sono chiari
esempi.
Da queste considerazioni deriva che non è ammissibile che
un giornale venga gestito male e venga pagato dai cittadini
attraverso le tasse.
Per rimediare a questa situazione, e poiché il quotidiano
Il Giorno ha pure una sua tradizione, oltre che un suo
mercato a livello locale e nazionale, esso deve essere ceduto
al miglior offerente nel rispetto della logica di mercato.
Solo così si potrà ridare alla testata, ai giornalisti e ai
redattori che vi lavorano, ai lettori affezionati che ogni
giorno lo acquistano la certezza di un giudizio obiettivo dei
fatti e di una linea politica rispettosa della libertà e del
diritto all'informazione.
Ma il caso del quotidiano Il Giorno, ancorché
emblematico, deve rappresentare
il momento di un cambiamento politico in cui viene fatto
divieto agli enti pubblici o alle società a capitale pubblico,
di qualunque natura, di detenere direttamente o indirettamente
proprietà nella stampa quotidiana e/o periodica.
Mai più, in quest'ottica di cambiamento che deve segnare la
fine del regime dei partiti, potrà essere consentita la
proprietà pubblica dei giornali.
Non è infatti ammissibile che, in nome del pluralismo e
della tutela del diritto di informazione, si finisca per
trasformare tale diritto in strumento di difesa e di
orientamento della pubblica opinione da parte di chi detiene
il potere. Ogni Governo in un contesto democratico ha il
diritto di motivare il suo operato presso l'opinione pubblica,
ma lo deve fare in condizioni di parità con altre componenti
politiche e solo servendosi di strumenti il più possibile
neutrali e obiettivi.
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